Pochi medici tanta medicina

Attualmente prevalgono modelli organizzativi regionali, tutti differenti che variano da regione a regione: quelle del Sud commissariate e strette nella morsa del ministero Economia e Finanze, le regioni centrali che tuttora sopravvivono, quelle del Nord, in special modo Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, al vertice della griglia Lea.

La griglia Lea è il sistema di pesatura dei vari servizi sanitari regionali da parte del ministero della Salute. In particolare la Lombardia che, negli ultimi anni, ha adottato un modello ispirato a quello anglosassone, ha potenziato i servizi, dirottando molti soldi sulla sanità privata accreditata, quindi pagata dal Ssn. Con annesso sistema di corruzione e scandali riportati puntualmente sulla stampa negli ultimi anni, che ha visto coinvolti politici “eccellenti” e medici compiacenti.

Il cambiamento degli assetti organizzativi e gestionali è dunque condizione necessaria e sufficiente per mantenere Lea quantitativamente e qualitativamente adeguati in Italia. La gestione della sanità è molto complicata, i fattori in gioco gestibili solo da persone che conoscono bene la materia e che sono disponibili ad aggiornarsi continuamente. La tecnologia fa passi da gigante mentre la tensione etica e la partecipazione degli utenti segnano il passo. C’è da ritenersi fortunati se non si verificheranno peggioramenti nei prossimi anni, in special modo tenuto conto della grave carenza di medici e infermieri alle porte. Auguriamoci che il “malaticcio” con scarse speranze di guarigione non passi a peggior vita.

Pochi medici tanta medicina

Veniamo adesso alla carenza di medici negli ospedali e nei servizi territoriali, già in atto, che assumerà caratteri di vera emergenza nei prossimi anni. Nel periodo tra il 2009 e il 2018 il numero dei medici dipendenti a tempo indeterminato si è ridotto di circa 10mila unità, a causa del blocco del turnover. Nel 2015 il 67% dei medici ospedalieri aveva più di 50 anni. Secondo Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, l’Italia ha i medici più vecchi d’Europa.

Ancora peggiori le previsioni per il futuro. Secondo le stime dell’Anaoo (il sindacato dei medici ospedalieri) dei 105 mila medici attualmente in servizio, nel periodo tra il 2019 e il 2025, ne andranno in pensione 45 mila. A essi vanno ad aggiungersi circa 7 mila medici specialisti territoriali e universitari che usciranno dal servizio sanitario pubblico. Un esodo di 52 mila medici, in possesso di esperienza ed elevate capacità tecniche che, hanno contribuito, in tutti questi anni, al buon funzionamento di ospedali e servizi territoriali.

Dal 2019 al 2025 dovrebbero specializzarsi, nelle varie università italiane circa 45 mila medici. Tenuto conto dei trend storici, circa il 15% di questi ultimi andrà a lavorare nel privato o emigrerà in altri Paesi. È quindi ipotizzabile che, nei prossimi anni, ci saranno circa 13 mila medici in meno, in media 2 mila ogni anno. Occorre poi tener conto del fatto che la legge finanziaria del 2007 ha vietato, ad Asl e ospedali, una spesa per il personale superiore a quella del 2004, ridotta dell’1,5%, limitando di fatto il turnover al 25-50% delle uscite. Si verrà dunque a creare una vera e propria emergenza.

In particolare nei settori più critici : la medicina d’urgenza, i pronto soccorso, la pediatria. Se non intervengono modifiche normative è ipotizzabile che, nei prossimi sette anni, a fronte dei 52 mila medici in uscita ne saranno rimpiazzati circa il 50%. Sempre che, sia ben chiaro, le Regioni, soprattutto del Sud, tuttora commissariate, siano autorizzate dal governo a far bandire concorsi pubblici, alle aziende ospedaliere e alle Asl che, come più volte ricordato, gestiscono in pratica il sistema sanitario. In caso contrario si assisterà ad assunzioni a tempo determinato, nuovo precariato, prestazioni erogate da professionisti a partita Iva.

Per legge, i Lea vanno assicurati da Asl e ospedali, ma mancano e sempre più mancheranno i medici e gli infermieri per assicurare i livelli essenziali di assistenza. Con quale personale, considerata l’attuale grave carenza, Asl e ospedali continueranno a funzionare? Già sono in atto soluzioni tampone che potremmo definire “dal corto respiro” ma utili a evitare la chiusura dei servizi per carenza di medici.

L’esempio di alcune Ulss della Regione Veneto che hanno attivato per conto proprio contratti con pensionati o liberi professionisti è in tal senso emblematico. Una soluzione artigianale ma efficace da parte di direttori generali che, hanno adottato scelte coraggiose, tenuto conto dell’attuale contradditorio contesto normativo.

Da una parte la legge obbliga Asl e ospedali ad assicurare i Lea, dall’altra la legge vieta di assumere il personale atto a compensare il deficit di medici (ma anche di infermieri, Oss) che si viene a creare a causa dei pensionamenti. Riportando una vulgata diffusa tra chi lavora in sanità, il governo obbliga le Regioni e i direttori di ospedali a “friggere il pesce con l’acqua”.

Fonte: Sbilanciamoci.info – http://sbilanciamoci.info/pochi-medici-tanta-medicina/

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