Avevamo ragione: “rischio non accettabile” con l’attuale ILVA di ArcelorMittal

Avevamo ragione.
Un manifesto della campagna di sensibilizzazione di alcuni genitori tarantini

“Si stima UN RISCHIO NON ACCETTABILE a Tamburi anche per lo scenario 2015, con una produzione di 4,7 milioni di tonnellate di acciaio, inferiore a quella autorizzata dall’AIA (8 milioni di tonnellate acciaio)”.

Sono queste le conclusioni che si leggono nella ricerca pubblicata su “Epidemiologia&Prevenzione” di settembre-dicembre 2019. I ricercatori mettono nero su bianco una valutazione predittiva dei danni alla salute delle emissioni siderurgiche attuali. E viene smentita la leggenda metropolitana secondo cui a 6 milioni di tonnellate anno di acciaio la popolazione di Taranto sarebbe stata al sicuro e avrebbe potuto dormire sonni tranquilli.

PeaceLink aveva indagato sulla questione scoprendo che nessuna valutazione preventiva di danno sanitario era stata fatta su 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio. Infatti l’unica VDS (Valutazione di Danno Danitario) era stata compiuta a 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio. Tuttavia era stata messa in giro la voce di una seconda VDS a 6 milioni, con esiti rassicuranti, tanto che anche autorevoli associazioni ambientaliste e tanti esponenti politici di varia estrazione andavano ripetendo che 6 milioni di tonnellate/anno non avrebbero provocato morti in eccesso.

PeaceLink ha invece continuamente denunciato, dati alla mani, una mortalità in eccesso nei quartieri più vicini al polo produttivo, sulla base dei dati dell’anagrafe comunale di Taranto.

Adesso tutto è chiaro: è stata compiuta una gigantesca opera di manipolazione dell’opinione pubblica. Un’opera di rassicurazione basata sul nulla, su una finta Valutazione Danno Sanitario mai compiuta. Una mistificazione per tirare a campare e per proseguire una produzione che metteva a rischio la salute e la vita di una parte della popolazione di Taranto, quella più vicina alle emissioni del polo industriale.

Non solo: si sono spacciati i parchi minerali come la soluzione di tutto il problema. Mentre lo studio predittivo pubblicato di fatto evidenzia che non è così. E questa ricerca pubblicata da Epidemiologia&Prevenzione combacia perfettamente con l’analisi dei dati – compiuta da PeaceLink con Omniscope – delle polveri sottili che non vengono contenute dalle coperture. 

A questo punto i decisori politici sono di fronte alla decisione cruciale: credere nella scienza e fermare l’area a caldo. O continuare la produzione negando la scienza e causando danni snitari alla popolazione.

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/46940.html

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