Rapporto Onu: se lo sviluppo in Africa spinge alla migrazione irregolare

STIPENDI E DIVARIO DI GENERE

Giovani (età media 24 anni), la maggior parte maschi e single, la vergogna di non portare a termine la “missione” di inviare fondi alle famiglie e alle comunità sembra essere il fattore determinante che impedisce a questi ragazzi di tornare a casa. Il 53 per cento ha infatti ricevuto almeno un qualche tipo di sostegno finanziario dalle loro famiglie e amici per pagare il viaggio. Una volta in Europa, tra coloro che lavoravano e guadagnavano la stragrande maggioranza – il 78 per cento – stava restituendo denaro.

In media, gli intervistati restituivano un terzo del loro reddito mensile, che però rappresentava l’85 per cento del loro reddito mensile totale nei loro paesi di origine.

Il rapporto mette in luce anche come l’esperienza, una volta arrivati in Europa, fosse diversa tra uomini e donne, con un divario salariale che addirittura si inverte: in Europa, infatti, le donne guadagnano l’11 per cento in più, in contrasto con il 26 per cento in meno in Africa. Tuttavia, il divario di genere si riflette anche nelle esperienze con il crimine, con una percentuale leggermente più elevata di donne cadute vittima di un reato nei sei mesi prima dell’intervista rispetto agli uomini, che diventa significativa se ci si riferisce alle violenze sessuali.

VIAGGIO: LA MAGGIOR PARTE “LO RIFAREBBE”

“L’attuale generazione di giovani africani rappresentati nello studio ha beneficiato manifestamente dei recenti progressi dello sviluppo – si legge nel report – Tuttavia, tali guadagni li lasciano ancora esclusi da qualsiasi prospettiva di emigrazione attraverso canali legali. Emerge che coloro che occupano posizioni relativamente migliori in termini di istruzione e occupazione sono i primi pronti a correre il rischio di viaggiare irregolarmente in Europa in cerca di qualcosa di meglio. Tra questi individui, l’appetito per la mobilità è stato solo acuito da un contesto di sviluppo in miglioramento: la loro ambizione ha superato le opportunità disponibili localmente”.

In altre parole, la loro emigrazione serve a indicare che lo sviluppo nel paese di origine sta sì avvenendo, ma non abbastanza velocemente e con guadagni che sono disomogenei e limitanti. E se la migrazione irregolare è un’espressione del progresso dello sviluppo, gli sforzi dei paesi europei per prevenirla o dissuaderla in modo coercitivo sono visti come “discutibili, addirittura non realistici, se visti attraverso questo obiettivo”.

Secondo l’Undp: “un’accelerazione significativa dei progressi dello sviluppo ben oltre i livelli attuali, in modo tale che opzioni credibili siano create più vicino a casa per le generazioni future della popolazione giovane e dinamica dell’Africa, potrebbe essere l’unica ‘soluzione’ valida a lungo termine. A breve termine, questi risultati suggeriscono che è necessaria una rivalutazione delle tattiche e degli interventi”.

Questo, anche alla luce di un altro elemento importante messo in luce dal report: se circa il 93 per cento degli intervistati ha incontrato pericoli lungo il viaggio dall’Africa all’Europa, solo il due percento ha affermato che una maggiore consapevolezza dei rischi li avrebbe spinti a rimanere a casa. E la maggior parte ha dichiarato che lo rifarebbe.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2019/10/24/rapporto-onu-se-lo-sviluppo-in-africa-spinge-alla-migrazione-irregolar/153087/

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