In ricordo di Eugenio Melandri le parole di don Renato Sacco e di don Tonio Dell’Olio

“Gracias a la vida”

Ricordo di Eugenio Melandri da parte di don Renato Sacco pubblicato su “Famiglia cristiana”

https://www.famigliacristiana.it/articolo/eugenio-melandri.aspx

Eugenio Melandri, era un amico, da tantissimo tempo. E
resta un amico. Scrivo queste righe così, di getto, con imbarazzo e con tanti
pensieri e ricordi che si accavallano. Non
sono certo nelle condizioni di fare un ricordo ‘bello’ e ‘completo’ di Eugenio.
Ci sarà tempo, con più calma. Anche se la vedo dura ricordare Eugenio in modo
completo. Proprio una settimana fa, domenica 20 pomeriggio, eravamo con lui, a
gioire con le lacrime agli occhi perché, dopo 30 anni, tornava a presiedere
l’Eucarestia. Grazie a papa Francesco, al vescovo Matteo Zuppi di Bologna, alla
sua ‘famiglia’ Saveriana, con il vescovo Giorgio Biguzzi, gli altri fratelli,
con  Albino Bizzotto, Tonio Dell’Olio e tante amiche e amici, ‘compagni’
di viaggio. Sì, perché quello di Eugenio è stato un viaggio nella vita molto
intenso. E la vita l’ha voluta vivere tutta, intensamente, fino all’ultimo,
dicendo sempre Gracias a la vida, come titolava ogni suo post su Facebook.
Missionario saveriano, per alcuni anni giovane direttore della rivista Missione
Oggi (gli ho cambiato anche il nome, ci diceva domenica). E con quella rivista
ha seminato umanità, passione, documentazione. Ha promosso campagne, ha fatto
entrare nelle case e nel cuore di tante persone scritti con parole vere. Non
posso dimenticare la bellissima riflessione sulle Beatitudini intitolata:
“Sinfonia dei folli”. Poi la campagna contro i mercanti di morte. Il lavoro
intenso che ha portato alla legge 185/90 sul commercio delle armi. Me lo avevi
raccontato qualche mese fa per una intervista pubblicata su Mosaico di pace. E
in questa lotta al tuo fianco c’è stato sempre il tuo grande amico, don Tonino
Bello, vescovo di Molfetta e Presidente Nazionale di Pax Christi. Piangevi di
gioia quando insieme, a Molfetta, aspettavamo papa Francesco il 20 aprile 2018:
erano 25 anni dalla morte di don Tonino. E volevi andare a celebrare la tua
Messa proprio ad Alessano, da don Tonino. Con lui avevamo condiviso la marcia a
Sarajevo nel dicembre 1992, con altri 500 ritenuti ‘folli’. Mi sembra che ti
arrivassero telefonate. Eravamo sullo stesso pulmann, per convincerci a non
metterci in quell’impresa. Ci sono delle belle foto con te a Sarajevo. A
credere che è possibile un mondo di pace, anche, e forse ancora di più, quando
c’è una guerra
. Con noi c’era anche il vescovo Bettazzi. Tu eri
parlamentare, eletto nelle liste di Democrazia Proletaria. Hai fatto quella
scelta sofferta, ma convinta. Sapevi che ti sarebbe costata, ma era un tuo modo
di essere ‘missionario’. In fondo Eugenio hai sempre avuto una faccia sola. Il
tuo amore per il Vangelo tradotto nell’amore per i poveri era sempre lo stesso.
Missione Oggi, Chiama l’Africa, SenzaConfine, Solidarietà Internazionale…
Quanta passione ci hai messo. E quando qualche mese fa hai incontrato papa
Francesco e gli hai parlato delle tue scelte, dell’impegno nella politica, lui
ti ha abbracciato e ti ha detto “hai fatto bene”. Eri l’uomo più felice del
mondo. Un bambino nel senso più bello del termine, che piangeva di gioia dopo
quell’incontro. Lo hai raccontato benissimo su FB, come sai fare tu. Sì, perché
Eugenio – (e ora mi sono accorto che ero passato al tu diretto, forse
giornalisticamente non è corretto, ma è così, con Eugenio si parla col cuore)
–  sapeva scrivere davvero bene! Sapeva raccontare di ogni cosa con
passione. Delle sue avventure con la malattia, dei suoi momenti di fatica, di
dolore e di paura… E mentre leggi cadono le lacrime sulla tastiera, come ha
scritto un amico. Sì, Eugenio ci ha insegnato anche a piangere, a non avere
vergogna della propria debolezza. Ce lo diceva domenica scorsa parlandoci da
seduto: di solito sono le persone importanti che fanno i discorsi da seduti, io
invece sto seduto perché non ce la faccio a stare in piedi, e non mi vergogno
della mia debolezza.

Eugenio è morto la domenica mattina, giorno della
resurrezione. La Parola di Dio nella liturgia faceva risuonare “Il povero grida
e il Signore lo ascolta”. E San Paolo: “Ho
combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.”
Tu ci hai insegnato a vivere con passione ma, come ci dicevi parlando della tua
mamma, ci hai  anche insegnato come si muore. Con la gioia dentro, come
qualcuno mi diceva oggi.

Sì, sono convinto, e non lo penso
solo io, che sia un disegno della Provvidenza dietro alla Parabola della vita
di Eugenio. Un uomo sempre in ricerca, un disobbediente, un innamorato della
vita, dei poveri. “Compagno è una bellissima parola, – ci dicevi domenica – E’
impegnativa! Significa spezzare il pane. Compagno vuole dire che io non posso
vivere se non faccio vivere gli altri insieme con me.”    E
anche le parole di Francesco all’Angelus, pochi minuti dopo la tua morte, sono
un segno, credo, della Provvidenza.  “Per il cammino che verrà, invochiamo
la Vergine Maria, venerata e amata come Regina dell’Amazzonia. Lo è diventata
non conquistando, ma “inculturandosi”: col coraggio umile della madre è
divenuta la protettrice dei suoi piccoli, la difesa degli oppressi. “

Ciao Eugenio. Grazie!

d. Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

Mosaico dei Giorni

A Eugenio Melandri

http://www.mosaicodipace.it/mosaico/i/3053.html

Ed è finito il tempo delle parole. Sola sopravvive la
memoria. Un tempo in cui non hai mai smesso di “lavorare la terra”. Con La
Sapienza dei poveri e la forza degli sconfitti. Con lo sguardo lungo dei
profeti e quello profondo dei sapienti. Compagno. Fratello. Amico. Con i poveri
nell’anima e tu nell’anima dei poveri. Sguardo bambino sulla pelle del mondo e
coscienza indignata per i suoi mali. Eugenio delle proposte ardite. A volte incomprese.
Quello dell’amicizia dolce e spontanea. Quello dell’abbraccio avvolgente capace
di liberarti l’anima. Tu, Premio Nobel della vita che non hai mai smesso di
ringraziare anche quando sembrava lei, ingrata, a chiederti di pagare un conto
troppo alto. Trasparenza di sguardo e di coscienza, ora contempli Colui per il
quale hai scelto l’abbandono. Tu che hai irriso i confini guadandoli tutti con
passo di danza, ora ne attraversi l’ultimo. E il cielo si inchina al tuo
passaggio e tu sorridi. Sorridi e piangi sussultando ancora come un bambino nel
grembo di questa storia sempre incerta.

Tonio Dell’Olio

Fonte: Pax Christi – http://www.paxchristi.it/?p=15984

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