Uccelli a rischio estinzione.

The American Goldfinch

Gli uccelli sono in pericolo. E noi siamo i primi responsabili.

Una nuova allarmante ricerca della National Audubon Society (organizzazione senza scopo di lucro finalizzata alla conservazione della natura n.d.t.) rivela come due terzi delle specie di volatili del Nord America, ossia 389 specie diverse, sono a rischio estinzione a causa dei cambiamenti climatici.

In molti sono rimasti scioccati da uno studio, pubblicato recentemente, che allarmava sulla scomparsa, negli ultimi cinquant’anni, di circa 3 miliardi di uccelli negli Stati Uniti e in Canada.
La ricerca della National Audubon Society prevede scenari ancor più terrificanti, se non affrontati in tempo.

La notizia rassicurante che emerge da tale ricerca è che c’è ancora tempo per invertire la tendenza. Se agiamo ora, approvando leggi a favore di investimenti nel settore delle energie rinnovabili favorendone il loro impiego, potremmo aumentare le possibilità di sopravvivenza del 76% delle specie a rischio. Leggi come la Better Energy Storage Technology BEST (Migliori Tecnologie di Stoccaggio Energetico, con il fine di incoraggiare lo sviluppo di sistemi più efficienti per lo stoccaggio di energia, vero ostacolo all’adozione in massa delle fonti rinnovabili n.d.t.) sono già state introdotte dal Congresso americano.
Ora la legge deve superare l’iter di approvazione per poter cominciare a delineare una società più sensibile allo spreco energetico.

Le alterazioni delle precipitazioni e delle temperature prodotte dai cambiamenti climatici distruggono i luoghi in cui gli uccelli nascono e crescono. Si osservano variazioni nelle modalità e nelle tempistiche della crescita delle piante che comportano gravi cambiamenti nelle abitudini di insetti e animali. Ciò può portare sia una crisi di sovrappopolazione nelle comunità di volatili così come una mancanza di cibo. I cambiamenti climatici aggravano le minacce già esistenti per gli uccelli, e per le persone. Tra le più gravi si identificano fenomeni atmosferici estremi che possono annichilire interi nidi o stormi invernali.

Allo stato attuale, l’iconica strolaga comune potrebbe vedersi ridurre del 97% i territori vivibili nei 48 stati americani più a Sud, raggiungibili durante i mesi estivi.

Il grande gufo grigio potrebbe non sopravvivere più nel 97% dei territori che occupava abitualmente.

Il corriere canoro invece potrebbe subire una riduzione dell’87% del suo spazio di sopravvivenza, scomparendo da gran parte della costa Est.

Le evidenze scientifiche mostrano come, per rallentare e prevenire le peggiori conseguenze del riscaldamento globale, dobbiamo azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050.

Sappiamo come farlo. La riforestazione naturale, che assorbirebbe l’inquinamento atmosferico, e il ripristino delle zone umide costiere, che ridurrebbe il rischio di uragani e alluvioni, sono tra le soluzioni naturali possibili.

Il taglio delle emissioni in primo luogo, il finanziamento di ricerche scientifiche e lo sviluppo di tecnologie di stoccaggio energetico ad alta efficienza (come grandi impianti per lo stoccaggio di energia elettrica in supporto alle fonti rinnovabili) sono soluzioni che possono fare un’enorme differenza.

I modelli climatici e gli studi sugli uccelli di Aubudon sono i primi a includere una valutazione complessiva del paesaggio del Nord America. Tali valutazioni, supportate poi da un’ampia gamma di informazioni sugli uccelli, includono vegetazione, sfruttamento del terreno agricolo e urbanizzazione.

Grazie ai progressi nel big data, 604 specie di uccelli del Nord America sono state mappate, con una precisione al chilometro quadrato, per individuare le possibili aree migratorie in funzione delle condizioni ottimali di sopravvivenza. Questo livello di precisione permetterà di decidere consapevolmente dove costruire edifici e infrastrutture e dove investire nella natura.

Sono state poi osservate le zone nelle quali i cambiamenti climatici mettono più a rischio gli uccelli. Sono state evidenziate potenziali minacce per l’integrità dei loro habitat come l’innalzamento dei mari e le siccità, migliorando la nostra comprensione sui cambiamenti climatici.
Paese per paese, siamo ora in grado di stimare il prezzo che la comunità e gli uccelli saranno chiamati a pagare in vari scenari climatici.

Stiamo già vivendo alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici: i livelli dei mari si sono innalzati, causando inondazioni più frequenti in Florida e in altre regioni costiere. Le stagioni degli incendi così come la siccità nell’Ovest del paese stanno causando sempre più danni. L’uomo allo stesso modo degli animali si trova a fronteggiare uragani sempre più potenti nel Golfo del Messico e lungo la costa atlantica.

Tuttavia i cambiamenti climatici sono la causa di migliaia di altre alterazioni minori ma altrettanto dannose per le singole specie.
Ad esempio la liliacea glaciale, un delicato fiore di colore giallo che sboccia appena dopo lo sciogliersi delle nevi sulle Montagne Rocciose, è una importante fonte di approvvigionamento per il colibrì a coda larga. I cambiamenti climatici portano tale fiore a sbocciare prematuramente. Di conseguenza il colibrì, stanco e affamato dall’abituale migrazione primaverile, ha perso questa fonte di sostentamento poiché già sbocciata.

Alcuni uccelli saranno in grado di adattarsi e colonizzare nuove zone. L’avvoltoio collorosso e la cornacchia americana, per esempio, si trovano bene a vivere tra le persone e sarebbero in grado di sopravvivere condividendo con noi il loro spazio vitale. Altre specie non saranno in grado di adattarsi tanto rapidamente ai cambiamenti climatici in atto.

Se da un lato gli uccelli saranno in grado di spostarsi e cambiare habitat, i paesaggi non lo saranno. Nel momento in cui gli uccelli migreranno per cercare nuovi territori, se questi non saranno ancora adatti per accoglierli, gli stormi di uccelli che vi arriveranno non saranno in grado di sopravvivere. Ci si attende che uccelli come il passero comune, una specie che nidifica nelle prateria a erba alta dell’Illinois e del Minnesota, si spostino progressivamente verso nord nella foresta boreale. È difficile dire se una specie volatile abituata alle praterie possa adattarsi ad ambienti boschivi.

Uno dei risultati più sconvolgenti dello studio della Audubon è che molte specie che ora sopravvivono senza problemi, come il cardellino americano, saranno minacciate dai cambiamenti climatici in futuro.

Ecco perché ogni strategia per affrontare i cambiamenti climatici non solo deve proteggere comunità animali e umane oggi, ma proteggerle sufficientemente anche in futuro. Necessitiamo di leggi che mirino a ridurre l’impatto ambientale in ogni settore dell’economia e dobbiamo iniziare anche a risolvere i problemi tecnologici che rendono ciò difficoltoso.

Una legislazione ideale andrebbe ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, insieme alla diffusione di sistemi di stoccaggio energetico per utilizzare l’energia rinnovabile anche lontano dai luoghi di produzione. Questo è un esempio del tipo di azioni concrete e applicabili che sono necessarie per proteggere non solo gli habitat degli animali che amiamo ma anche il luogo che chiamiamo casa.

Non bisogna chiedersi se siamo in grado di farlo, ma piuttosto: lo faremo?

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/47055.html

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