La Caporetto ILVA: perdite esorbitanti e licenziamenti inaccettabili

Il 7 agosto 2018 scrissi un’analisi dal titolo “ILVA, la Caporetto dei lavoratori”.

Era una previsione. Ed era basata sui numeri. Numeri eloquenti che potete leggere qui sotto.

Quella previsione si è avverata.

Nell’analisi che facevo il 7 agosto 2018 facevo questa previsione:

“Se si portassero i lavoratori da 11.000 a 5.940 (ossia -46%) l’ILVA di Taranto andrebbe in pareggio”, scrivevo.

Riporto qui sotto l’articolo per intero.

I conti oggi tornano e confermano le previsioni che avevo fatto nell’agosto del 2018.

Però negli ultimi mesi la situazione del mercato dell’acciaio è risultata ancora peggiore di quella dell’agosto 2018.

E la cosa che dovrebbe far riflettere è che, come documenta Michelangelo Borrillo sul Corriere della Sera, negli ultimi 12 mesi le perdite di esercizio sono state di 700 milioni di euro, il che significa che anche se i tutti i lavoratori ILVA avessero lavorato gratis nel 2019, l’Ilva gestita da Mittal sarebbe comunque andata in passivo. Se infatti il costo globale del lavoro nello stabilimento è di 580 milioni di euro (dati dei Commissari di governo nella loro relazione al Parlamento a termine del loro mandato di gestione) e le perdite sono state di 700 milioni di euro negli ultimi 12 mesi, se la matematica non è un opinione dobbiamo dedurre un dato drammatico: anche se i tutti lavoratori avessero lavorato gratis, l’azienda a Taranto avrebbe perso 120 milioni di euro negli ultimi 12 mesi.

Che cosa pensare allora?

1) E’ impossibile rendere competitiva una fabbrica viziata da gigantismo. Il punto di pareggio costi/ricavi a Taranto è a 7 milioni di tonnellate/anno mentre nel 2018 ne ha prodotti 4,7.

2) ArcelorMittal richiede una “cura da cavallo” che non risolleverà lo stabilimento ma che lo farà definitivamente stramazzare morto per terra.  

E allora la domanda è: possibile che questa cosa chi governa non l’abbia capita?

L’impressione è che nessuno la voglia capire per mera convenienza politica. Occorrerebbe prendere atto che l’ILVA sta affondando e che l’unico modo per salvare i lavoratori e preparare le scialuppe di salvataggio, non rimanere sulla nave che si inabisserà.

Alessandro Marescotti

ILVA

“ILVA, la Caporetto dei lavoratori” (7/8/2018)

Cosa fu Caporetto?

Fu la disfatta dell’esercito italiano centoeuno anni fa, dopo una guerra logorante e mal condotta. Quella che fu la Caporetto dei soldati italiani rischia di riproporsi oggi per gli operai ILVA. La trattativa presto diventerà conflitto insanabile.

Perché diventerà un conflitto insanabile?

Semplice: perché Arcelor Mittal non accetta trattative sul piano occupazionale.

E perché Arcelor Mittal non accetta di trattare?

Per via dei numeri, e delle equazioni contabili di Arcelor Mittal in cui i lavoratori sono una variabile dipendente.

Ho fatto un po’ di conti e li sottopongo alla vostra attenzione. E anche a quella dei sindacati.

I numeri parlano chiaro. Il dati di bilancio dell’ILVA, tenuti in questi ultimi anni segreti, sono ora stati resi pubblici dai commissari ed ecco cosa emerge per il 2017:

  • costo del lavoro 580 milioni di euro;
  • perdite complessive di 269 milioni di euro.

Perché sono importanti questi due dati? Perché le perdite dell’ILVA ammontano al 46% del costo del lavoro. Se si portassero i lavoratori da 11.000 a 5.940 (ossia -46%) l’ILVA di Taranto andrebbe in pareggio. Tenendo conto che lo stabilimento di Arcelor Mittal a Gent è di 5.800 dipendenti (meno dell’ILVA di Taranto) è chiarissimo qual è il piano della multinazionale che ha vinto la gara. Il piano è quello di dare una grande sforbiciata occupazionale.

Ogni trattativa sindacale per ammorbidire Arcelor Mittal fallirà.

A questo punto la domanda è: come evitare questa prevedibile Caporetto sindacale?

Alessandro Marescotti

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/47104.html

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