Il consigliere comunale di Verona Andrea Bacciga andrà a processo per il suo saluto romano in Aula

Questa mattina si è svolta a Verona la seconda udienza della vicenda giudiziaria che vede coinvolto il consigliere di maggioranza Andrea Bacciga, accusato – in base all’articolo 5 della cosiddetta legge Scelba – di manifestazioni fasciste, per aver rivolto il saluto romano ad alcune attiviste di Non Una di Meno presenti, nel luglio del 2018, nell’aula del consiglio comunale mentre erano in discussione due mozioni per finanziare organizzazioni e progetti legati ai movimenti antiabortisti.

Dopo il fatto accaduto, Bacciga, restando in tema, aveva commentato le notizie sul deposito dell’esposto in Procura spiegando che il saluto romano richiede l’inclinazione del gomito a 135° mentre il suo gomito, goniometro alla mano, si era fermato a 120°.

Oggi la difesa di Bacciga ha modificato la richiesta di rito abbreviato, presentata informalmente durante la prima udienza, e il giudice per l’udienza preliminare Luciano Gorra ha deciso il RINVIO A GIUDIZIO del consigliere davanti a un organo collegiale. Si andrà dunque a processo e il dibattimento si svolgerà a porte aperte il 13 FEBBRAIO 2020.

Federica Panizzo, avvocata delle parti civili costituite, esprime soddisfazione: «Ritengo che il rinvio a giudizio sia un primo e importante passo, seppur non definitivo, per vedere riconosciuti i valori antifascisti sanciti dalla legge Scelba e dalla Costituzione repubblicana».

Lo scorso maggio, durante la prima udienza, tre attiviste di Non Una di Meno, ANED (l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) e ANPI (l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) erano state ammesse come parti civili.

Il fatto che le attiviste di Non Una di Meno – movimento che riconosce l’antifascismo come valore e pratica quotidiana – siano state ammesse come parti civili è molto significativo: ancora una volta si evidenzia l’intreccio tra fascismo, sessismo e anti-femminismo. Il fascismo, strutturalmente fondato sul modello patriarcale, attribuiva alle donne l’esclusivo ruolo di madri-casalinghe, facendo della maternità e della procreazione un oggetto di pubblica esaltazione a sostegno della Nazione e dell’integrità della stirpe, determinando limitazioni delle libertà individuali, per le donne, e la loro esclusione dalla sfera pubblica. Il “presunto” saluto fatto dal consigliere all’interno di un’aula comunale aveva dunque un preciso obiettivo: rimettere le donne al loro posto, ossia tornare a reificarle e a considerarle mere fattrici.

Tutta la vicenda assume un profilo di particolare gravità considerando che: il saluto romano, simbolo di un sistema dittatoriale e repressivo basato sulla negazione delle libertà, è avvenuto all’interno dell’aula del consiglio comunale, uno dei luoghi della rappresentanza democratica nata dalla lotta delle partigiane e dei partigiani, e dalla violenza subita dalle deportate e dai deportati; l’autore del gesto è un rappresentante delle istituzioni nate dalla Resistenza al nazi-fascismo e si trovava nell’esercizio del proprio mandato. Ruolo a cui è stato chiamato proprio grazie alla Costituzione che ha calpestato.

Al consigliere Bacciga che, in riferimento alla vicenda e citando Mussolini aveva dichiarato «Se mi assolvete mi fate un piacere, se mi condannate mi fate un onore», auguriamo di essere ben presto onorato dal tribunale con una sentenza che stabilisca in via definitiva la gravità di quanto accaduto la sera del 26 luglio 2018.

Non Una Di Meno Verona, ANED, ANPI

11 dicembre 2019

Fonte: Anpi – https://anpi.it/a2265/

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