Merit Umoru, credere nelle nostre capacità

13 Feb Merit Umoru, credere nelle nostre capacità

13 Febbraio 2020

“Io vorrei una situazione o un territorio che veda la donna africana non solo come una donna portatrice di bisogni ma una donna che porta delle capacità da scoprire. Una donna parte dal suo Paese, non proprio per sé ma perché vuole aiutare la sua famiglia; si butta dentro questo viaggio senza speranza, non conoscendo questo nuovo territorio, si guarda intorno e si chiede da dove inizio? Però è piena di forza e dice ce la farò. Io sfido a qualsiasi donna a spostarsi da suo Paese, affrontando un viaggio così, e a continuare a stare in piedi. Parto da qui”.

Sono Merit Umoru, sono nigeriana e vivo in Italia da 16 anni. Attualmente lavoro come mediatrice interculturale e sono anche stilista di alta moda donna. Il mio percorso lavorativo risale al 2012 con la firma del mio primo contratto di tirocinio presso un’azienda che confezionava abiti per i giganti della moda. Lì avrei dovuto imparare a diventare una brava sarta e vedendo questi capi finiti, molto importanti, ho scoperto di volere di più, avevo il desiderio di saper creare un capo tutto da me. Così ho iniziato a pensare a un corso per imparare le tecniche e, dopo circa tre anni in questa azienda, ho iniziato un percorso formativo di due anni. Oggi sono molto soddisfatta perché questo è il mio sogno: ho la passione per questa attività e vorrei diventare una donna imprenditrice in questo ambito. Quindi, anche se lavoro da mediatrice, continuo a creare i miei modelli in casa, per non perdere la manualità e mi auguro che anche le competenze acquisite e l’esperienza nel lavoro da mediatrice potranno aiutarmi per raggiungere questo obiettivo.
Per questo dico che bisogna credere in noi, perché ciascuno ha la sua storia e il suo bagaglio culturale, ha anche dei bisogni perché si trova in un paese che non conosce, con una lingua da imparare. Però porta qualcosa dentro che è positivo. Io ho avuto questa fortuna, ho conosciuto persone che mi hanno accompagnata e dato fiducia ed è stato importante per me.

Come è avvenuto il passaggio da una passione professionale al tuo lavoro di mediatrice interculturale?
Quando l’azienda ha dovuto chiudere la sede italiana, lasciando da casa venticinque dipendenti per via della crisi, ho avuto l’opportunità di lavorare in un’associazione di promozione sociale dove insegnavo cucito. Lì ho incontrato moltissime donne nigeriane che volevano imparare questo mestiere e ho scoperto che avevamo molte difficoltà: la lingua, prima di tutto, ma avevano anche molte carenze nella capacità di muoversi sul territorio, nella conoscenza dei servizi. Ho pensato che avrei potuto essere adatta ad aiutare i miei connazionali per accompagnarli verso l’autonomia ed è un lavoro che mi piace molto.
La difficoltà nell’esprimersi e comprendere la lingua è la prima cosa, il primo bisogno e spesso insisto con i miei connazionali perché capiscano che sapersi esprimere nella lingua di questo Paese è importante per comunicare, accedere ai servizi, lavorare.
Nel mio percorso d’integrazione ho capito subito che senza una formazione la strada è lunghissima, quindi per diventare una brava stilista ho dovuto formarmi, nel lavoro di mediazione ho voluto acquisire una vera professionalità. Senza questa formazione specifica, oggi non potrei dire di essere una mediatrice. Lo dico con orgoglio perché ho studiato e ringrazio i docenti che mi hanno preparato.  

Due anni fa è nata l’idea del Forum, perché è importante per te partecipare?
Abbiamo appena iniziato un percorso, ben convinte che sia importante mettere insieme donne che hanno capacità nei loro piccoli ambiti, di cui nessuno sente parlare, e renderle visibili. E vorremmo far capire anche a queste donne che nel loro piccolo possono fare grandi cose. Seguendo le donne del Forum, conoscendo il loro vissuto e le difficoltà che hanno riscontrato nel loro percorso, potranno trovare un esempio e comprendere che se quelle donne sono riuscite ad arrivare dove sono anche altre donne e loro stesse potranno farlo. Questo è il messaggio. Vogliamo incontrare queste donne, parlare con loro e renderle consapevoli della realtà fuori da questo muro che si è creato e che le rende invisibili. Un esempio? Molte donne imprenditrici nigeriane qui a Torino tendono a vendere prodotti dentro alla comunità nigeriana, sempre intorno a noi. Non è così facile sviluppare una realtà come questa al di fuori ma dobbiamo aiutarle a capire che si può sviluppare una rete.

La Nigeria è oggi uno dei motori dell’economia africana ma anche un Paese di contraddizioni e contrasti in cui la povertà è ancora uno dei maggiori motivi che muove le persone a cercare nuove opportunità. Qui però la comunità nigeriana, le donne soprattutto, sono viste attraverso il fenomeno gravissimo della tratta degli esseri umani. Per te cos’è oggi la Nigeria e cosa pensi sia utile fare?

Al di là ti tutto è sempre casa. Tutte le volte che penso alla Nigeria, il mio pensiero va alla mia famiglia, ai miei genitori, ai miei fratelli. Uno non può negare le sue radici, la nostalgia anche, sono nigeriana a tutti gli effetti.
Quando noi mediatori ci troviamo a parlare della nostra Nazione, diciamo sempre che per cambiare l’immagine che abbiamo qui dobbiamo iniziare da casa. Portare la voce in Nigeria, parlarne, spiegare alle persone come funziona qui in Italia. Molti di noi sono venuti qui in base ai racconti, forse non proprio veri, per poi capire che è tutto totalmente diverso e ci troviamo bloccati, perché non possiamo tornare indietro e dobbiamo lottare per continuare ad andare avanti. Molti di noi per vergogna, forse per orgoglio, non raccontano questa realtà già a casa. Qualcuno sui social vede le foto belle, pensano che vivi bene ma eccoci qua, la situazione è quella che è. Per questo è importante spiegare, specialmente alla donne, qual è la vera realtà qui in Italia. E questo lo stiamo già facendo. Ad esempio una volta all’anno quando torno in Nigeria, vado nei villaggi, perché nelle grandi città c’è maggior consapevolezza, per raccontare, spiegare. E’ una goccia nel mare ma credo sia già qualcosa, importante, da cui partire per aiutare le persone a vedere la realtà per quella che è e cercare le migliori prospettive di vita.

Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/merit-umoru-credere-nelle-nostre-capacita/

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