Cinque principi e uno schema per una buona comunicazione medico-scientifica

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Decisioni politiche che rischiano di generare allarme sociale anche con la migliore delle intenzioni, polemiche tra virologi che rischiano di delegittimare le autorità scientifiche anche con la migliore preparazione dei polemisti, e derive sensazionaliste dei mezzi di informazione mi hanno spinto a riflettere sul metodo con cui si svolge il dibattito mediatico su temi delicati di salute pubblica.

Il risultato di questa riflessione è una serie di principi-guida per una buona comunicazione medico-scientifica, che possa scongiurare il contagio del panico diffuso con un dibattito informato, corretto e finalizzato ad una gestione del rischio razionale ed efficace.

A questi principi ho aggiunto un diagramma che schematizza il processo di costruzione della conoscenza con il metodo scientifico, uno strumento aggiuntivo per capire meglio come funziona l’entità astratta indicata dai media come “la scienza”, e promuovere con questa comprensione una gestione virtuosa della comunicazione su temi di salute pubblica.

In questo schema ho voluto evidenziare quali sono le fonti primarie (più autorevoli) di informazioni scientifiche e quali sono le fonti che pur essendo fonti qualificate, esperte, validate, verificate, interne alla comunità scientifica e competenti nella materia trattata ai più alti livelli, sono comunque fonti puntuali di informazione che vanno considerate come un contributo individuale al dibattito scientifico e non come la voce collettiva, ufficiale, definitiva e autorevole della scienza.

Quello che oggi chiamiamo “scienza” non è riconducibile a singoli individui o pubblicazioni scientifiche, ma è sempre espressione collettiva di un consenso diffuso, maturato in seno alle varie comunità di ricercatori che si confrontano in un dibattito realizzato attraverso la produzione di letteratura scientifica sottoposta a codificati processi di revisione e validazione, che comunque non sono esenti da errori.

Questo dibattito produce come risultato la conoscenza che viene sistematizzata e trasformata in indicazioni per i decisori politici e l’opinione pubblica da autorità scientifiche nazionali e internazionali, che in ambito medico, ad esempio, sono l’OMS a livello globale e l’ISS per quanto riguarda l’Italia.

Nella gestione dei risvolti medici, sociali, economici, logistici e politici legati al problema sanitario che stiamo provando a gestire collettivamente (un problema che non si esaurisce nella circolazione di un virus) il mio augurio è che questi modesti strumenti di riflessione possano servire a favorire una comunicazione medico-scientifica corretta, efficace, consapevole e responsabile, che aiuti il maggior numero possibile di persone a fare la propria parte in modo costruttivo.

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Cinque principi per una buona comunicazione medico-scientifica

1) La buona comunicazione scientifica richiede buon giornalismo. Il buon giornalismo si distingue dalla circolazione incontrollata di affermazioni per l’adozione di una prassi professionale arricchita da verifiche, prudenza, buone traduzioni su fonti straniere, seria correzione di bozze su titoli italiani, capacità di collocare qualsiasi incidente nel suo contesto, ricorso a fonti dirette, primarie e istituzionali come OMS e ISS ove possibile, capacità di distinguere tra il consenso della comunità scientifica e l’orientamento dei singoli scienziati, capacità di comunicare questa differenza e le incertezze legate al processo di costruzione scientifica della conoscenza, rifiuto di sensazionalismo e allarmismo, sobrietà della comunicazione per evitare una saturazione mediatica che già da sola basta a generare allarme, un orientamento alla pubblica utilità finalizzato ad una gestione efficiente dei rischi sociali.

2) La buona comunicazione medico-scientifica non viene delegata ai soli medici. Le scienze sociali che studiano da oltre un quarto di secolo la comunicazione scientifica presso il grande pubblico e i suoi effetti nei comportamenti di massa ci dicono che la buona comunicazione medico-scientifica si basa su competenze e conoscenze multidisciplinari, che coinvolgono “hard sciences” come medicina, biologia e fisica (conoscenza dei dati di realtà e dei dati scientifici da comunicare), ma anche l’esperienza di chi pratica professionalmente la comunicazione scientifica come intermediazione tra le conquiste della scienza e l’informazione del pubblico (conoscenza delle tecniche efficaci per la comunicazione pubblica, sociale e scientifica in situazioni di rischio, di crisi e di incertezza), e gli esperti di altre scienze sociali come la psicologia comportamentale (conoscenza degli effetti indotti da alcune modalità di comunicazione sui comportamenti collettivi e sui fenomeni sociali) o la scienza della “science communication” (scelta dei formati, dei contesti e dei linguaggi più efficaci per la comunicazione scientifica).

3) La buona comunicazione medico-scientifica sostiene un processo collettivo di gestione informata, responsabile e costruttiva dei rischi sanitari, che non include la comunicazione viziata da personalismi, la comunicazione basata sull’autorità individuale che rischia di delegttimare l’autorevolezza collettiva delle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali, la comunicazione che diventa uno scontro tra personalità e personaggi quando potrebbe rappresentare l’incontro dei saperi che collaborano per una gestione razionale del rischio.

4) La buona comunicazione medico-scientifica parte dalla conoscenza del pubblico a cui si rivolge, per capirne le paure, le esigenze, la composizione, il background culturale, gli orientamenti e tutte le altre caratteristiche specifiche che a partità di contenuti possono aiutarci a capire in che modo si può fare la differenza tra una comunicazione che genera panico disordinato fomentato da allarmismo morboso e un’altra che produce impegno coordinato e consapevole per la gestione di qualunque tipo di rischio.

5) La buona comunicazione medico-scientifica rassicura senza imbonire, contestualizza senza minimizzare, informa senza banalizzare, spiega senza umiliare, afferma senza aggredire, aiuta senza impaurire.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/02/26/scienza/

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