I ragazzi del Novantotto

Claudio è uno di loro. Guida l’ambulanza, assiste i malati. 

“Sono un operatore volontario del servizio civile universale, presto aiuto presso la misericordia di Pedara”- dice Claudio con timidezza-“ Sono un novantotto e quest’anno ho deciso di essere un cittadino attivo.”

“Ormai sono passati tre mesi dal nostro primo incarico. Siamo tutti ragazzi tra i diciotto e i trent’anni come previsto dai prerequisiti del servizio civile. Andiamo tutti d’accordo e ci aiutiamo a vicenda là dove è possibile”- continua Claudio- “Di solito il nostro lavoro consiste nell’aiutare soggetti diversamente abili a spostarsi da un posto ad un altro. Se devono fare una visita medica li accompagniamo noi. Più volte ho guidato un’ambulanza, è stato impressionante, così come auto mediche fornite dalla Misericordia. Forniamo anche assistenza per eventi di tutti i tipi: da quelli sportivi alle fiere di paese. In questi giorni abbiamo anche attivato un numero verde per smaltire il lavoro della Protezione civile.”

“Ci è capitato spesso di essere chiamati da qualche anziano per avere un po’ di compagnia: fare la spesa diventava una cosa tutt’altro che banale. Gli brillano gli occhi, ci raccontano vecchie storie da cui si impara sempre qualcosa. Quelle sono soddisfazioni per noi: non si tratta solo di ricevere uno stipendio a fine mese, ma di sostenere i più deboli, le persone più sensibili. D’altronde non tutti possiamo essere forti e invincibili, me compreso. Noi giovani non ci saremmo mai aspettati di vivere un momento così; con la paura si finisce a non aiutare nessuno, dobbiamo farci forza a vicenda. Per questo alla fine di ogni servizio ci raduniamo tutti per confrontarci, ognuno esprime le proprie impressioni.”

Dal servizio civile è previsto che gli enti di pubblica utilità continuino le loro attività mentre tutti gli altri progetti sono sospesi fino al tre aprile per evitare contagi.

“Ieri io e Vincenzo, un mio collega, abbiamo svolto un servizio all’ospedale Cannizzaro di Catania.

Tanta era la tensione prima di entrare, rincuoravano solo le mascherine che indossavamo e i guanti. Dovevamo dimettere un signore dal pronto soccorso, per cui abbiamo visto con i nostri occhi cosa sta succedendo negli ospedali ”- racconta Claudio- “ I corridoi erano vuoti, com’è giusto che sia considerando le direttive; i parcheggi vuoti pure quelli. La gente era diffidente, non altro che sguardi taglienti.”

“I medici e gli infermieri erano stremati, abbiamo comunicato con loro attraverso un interfono, eravamo divisi da un vetro altissimo. Erano tutti muniti di mascherina protettiva, gli occhi erano l’unico modo per capire come stavano. Sembravano tesi, sfiniti, ma si regalavano a vicenda qualche sorriso per smorzare i toni.”

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/7QSOspzr5Ow/

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