Perché il caso Moro è ancora attuale

I silenzi e i depistaggi sulle BR sono ancora oggi impressionanti.

I brigatisti non hanno detto tutta la verità.

L’ultima commissione Moro lo ha ormai chiarito.

Il memoriale Morucci ha fatto comodo a chi voleva tombare la questione senza dire tutta la verità. Le verità di comodo hanno consentito di chiudere la stagione del terrorismo senza giungere al nodo di fondo della vicenda: i segreti di Stato. Quei segreti che Moro stava rivelando alle BR e che il Tribunale del Popolo doveva rivelare all’Italia. E su cui le BR hanno invece mantenuto un incredibile silenzio, bruciando addirittura le carte di Moro. Così dicono.

E adesso veniamo al come questo silenzio ha consentito di chiudere la stagione del “terrorismo rosso” con un compromesso. Un “compromesso storico”, inconfessabile ma evidente, fra le BR e chi per lo Stato ha trattato con le BR per costruire le verità di comodo.

Adesso non pochi brigatisti vivono la stagione del perdono, che è in realtà una ipocrita recita.

Non vi può essere infatti il perdono se non si racconta tutta la verità. Quando si vede il brigatista Bonisoli che fa gli incontri del perdono, si rimane molto interdetti, se non contrariati. Non puoi essere perdonato se non dai il tuo contributo per giungere la verità e se – invece di parlare – ti metti a piangere quando si tratta di dire le cose importanti sull’agguato di via Fani.

Bonisoli è quello che sa tante cose sull’agguato di via Fani. Ma invece di aiutare a cercare la verità dei proiettili, ci racconta dei suoi sentimenti. Bonisoli sa le cose. Ha sparato in via Fani. Lui sa se a sparare se erano solo le BR. E sa se – viceversa – c’era qualche altro killer, molto più esperto e preciso di lui, a sparare. Lui sa. Ma si commuove. E preferisce parlare dei suoi sentimenti. E sa parlare così bene dei suoi sentimenti che viene invitato da Comunione e Liberazione al Meeting e anche dall’Associazione Papa Giovanni XXIII. Viene invitato e sa dire molto bene quanto era sbagliato quello che facevano le BR.

Ma oggi questo non ci serve.

Lo sappiamo già da soli che ciò che facevano era sbagliato.

Quello che invece vogliamo sapere da persone come Bonisoli è la dinamica dell’agguato di via Fani.

Ci serve la verità.

Ci risparmi le sue lacrime e ci dica la verità. 

Perché i brigatisti ancora oggi non dicono tutta la verità?

Perché si sono costruiti una verità di comodo che piace anche ai poteri occulti di allora?

Perché non hanno detto nulla sui segreti di Stato?

Questa è la ragione per cui oggi – prima che sia troppo tardi – occorre lacerare il velo dell’ipocrisia. E’ il velo ricamato dalle BR e dai poteri occulti che parteciparono alla regia del caso Moro. E’ il velo che copre ancora le verità indicibili e che ci priva della conoscenza della verità storica.

Un’ultima osservazione.

Chi fa ricerca storica, a livello universitario, potrebbe fare molto di più. 

Si rimane molto amareggiati dall’inerzia con cui non pochi storici rimangono in pantofole di fronte alla privazione della verità storica, ossia di fronte alla negazione strutturale della loro missione. E’ come se gli informatici fossero privati del computer e stessero zitti. E’ come se alcune leggi della fisica fossero messe in cassaforte e rese non condivisibili. Coperte dal segreto di Stato.

Un appello al mondo della ricerca storica: è il momento di agire.

E’ il momento di chiedere la verità.

I conti non tornano.

Se lo Stato accettasse che due più due fa cinque, i matematici insorgerebbero.

Attendiamo con fiducia che gli storici insorgano. 


I conti non tornano

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/47554.html

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