Civiliste in quarantena

20 Apr Civiliste in quarantena

20 Aprile 2020

Dalla sospensione delle attività, posta in atto dal decreto che gestisce l’emergenza sanitaria di questi giorni, il Servizio Civile universale e i ragazzi che lo stavano facendo si sono reinventati ruoli e obiettivi, attraverso nuove forme di comunicazione, e aprendo fin da subito nuovi spazi nella pianificazione e riprogettazione.
Per chi come noi, due ragazze di poco più di vent’anni, prestava servizio al Gruppo Abele, in un settore come Genitori&Figli che si propone di essere uno spazio di incontro, riflessione, discussione e convivialità dedicato alle famiglie, è stato come accettare una seconda sfida, in corsa.
Il Servizio Civile si chiama così perché mette a servizio di chi ne ha necessità le capacità di giovani che abbiano volontà e possibilità. Prevedendo una relazione tra colui che necessità e colui che si rende utile.
Le famiglie sono un altro esempio di relazione alla base del nostro sistema sociale.
Insomma, mettendo insieme i due punti fondamentali del nostro servizio e l’imposizione del distanziamento sociale, il lavoro era completamente da reinventare!

Come?
Le forme di interazione ripensate e adattate all’attualità passano oggi dalla produzione di video pubblicati su diverse piattaforme, alla creazione e gestione di gruppi Whastapp per mantenere il contatto con i nuclei familiari e non solo. Il nostro obiettivo è quello di permettere lo scambio di informazioni tra operatori e familiari sia rispetto all’emergenza (per poter rendere le famiglie maggiormente consapevoli e informate), sia rispetto al mantenimento delle relazioni createsi. In questo senso ci siamo rese conto che anche una semplice videochiamata piuttosto che una telefonata rende l’interazione, in un momento di distanziamento forzato, più solida e formativa per entrambe le parti.
All’interno del servizio permane una costante attenzione ai problemi delle famiglie più vulnerabili senza perdere di vista il caso singolo, così da essere anche a distanza un aiuto concreto. A tal proposito, per esempio, negli ultimi giorni, di fronte alla difficoltà di alcune famiglie di usare i servizi online per la scarsità di strumenti e connessioni internet siamo intervenuti per recuperare tablet e gigabyte da donare alle famiglie più in difficoltà.

Più in particolare, di noi due una si occupa della gestione, pubblicazione e creazione di contenuti sui canali social mentre l’altra si dedica alla creazione di laboratori artistici. Compiti che spesso diventano un intreccio produttivo che rivela la dinamicità del lavoro e consente di sperimentarci continuamente come duo e come gruppo insieme agli altri operatori e operatrici del servizio.
Il lavoro di equipe rimane fondamentale e la possibilità di fare riunioni seppur virtuali, permette lo scambio e la discussione: stiamo imparando che anche così è possibile fare un lavoro di squadra.
In questo periodo abbiamo ragionato molto per capire cosa proporre ai bambini e come proporlo e/o raccontarlo. Ogni idea cerca di tener conto non soltanto dei materiali che i bambini avranno a loro disposizione (per esempio reinventando l’utilizzo di oggetti di uso quotidiano) ma anche dei diversi tempi e spazi a cui bambini e genitori hanno accesso nelle loro case. Molto spesso le idee proposte hanno coinvolto direttamente le famiglie così da rafforzare e tenere viva la rete di cui fanno parte.
Da ragazze giovani che utilizzano da sempre dispositivi tecnologici stiamo sentendo in questo periodo con maggiore contezza la funzione di telefoni e computer come strumenti vitali per avvicinarci agli altri e mantenere i contatti. È come riformulare la tecnologia come un mezzo e non come un fine. Proprio perché ciò per cui, nel nostro caso, risulta funzionale, ossia la sopravvivenza delle relazioni familiari, è un concetto di tale importanza da non lasciare dubbi.
Potrebbe sembrare questa un’osservazione apparentemente scontata. Tuttavia, solo oggi, in queste particolarissime condizioni, appare chiara e limpida.
Dunque siamo felici di poter svolgere il nostro servizio con il nostro telefono e con in nostri dati. E meno ci importa di quale sia il modello del telefono o di quanti giga abbiamo a disposizione. Conta che dall’altra parte del “filo” possano rispondere.
Questa nuova consapevolezza, unita a quella di far parte di un servizio così ricco e dinamico che continuerà a cercare sempre nuove forme e linguaggi per rendere la relazione con le persone concreta e costruttiva, dice che la sfida l’abbiamo accettata. Con entusiasmo!

(francesca e candida, civiliste del Progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele)

Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/civiliste-in-quarantena/

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