Regolarizzare lavoratori migranti. Un’opportunità nell’epoca della pandemia

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Ormai da diversi giorni si parla con forza della possibilità di regolarizzare i lavoratori migranti che, pur senza un titolo, sono presenti sul nostro territorio e, grazie al loro lavoro, aiutano la nostra economia a crescere e sostenersi. Una presenza forte, soprattutto in agricoltura, ma non solo in questo settore.

Che per rendersi conto della loro importanza si sia dovuta attendere un’epidemia che sta mettendo in serie difficoltà la tenuta del paese è un dato che non può essere ignorato ma che, in questo momento, possiamo mettere per un attimo da parte. Come si suol dire, meglio tardi che mai. Ora però è fondamentale non sprecare questa opportunità che la pandemia di Covid-19 ci ha dato, facendoci accorgere dell’importanza di questi invisibili.

Da anni esistono realtà, sindacali e associative, che operano al fianco dei braccianti e che sono impegnate – al loro fianco – a rivendicare diritti. La regolarizzazione permetterebbe infatti di affrontare al meglio anche il fenomeno del caporalato, del lavoro in nero e delle paghe da fame, elementi che spingono al ribasso la concorrenza tra lavoratori. Toglierebbe agli sfruttatori un’arma di ricatto che, come una spada di Damocle, costringe i lavoratori ad accettare condizioni di vita e lavoro al limite dello schiavismo. 

La stessa ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, riferendo al Senato solo pochi giorni fa è stata netta su questo punto. “Sono 600 mila – le parole della ministra – secondo le stime, gli irregolari stagionali nell’agricoltura che vengono spesso sfruttati e lavorano in Italia per quella criminalità che chiamiamo caporalato, che per me significa mafia. O è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o è la criminalità organizzata”.

Il giorno dopo le parole di Teresa Bellanova è stata presentata la bozza di decreto, che prevede la possibilità per i cittadini stranieri senza documenti di essere regolarizzati in seguito alla stipula di un contratto di lavoro. Un provvedimento che va incontro alla richiesta che da tempo la società civile avanza e che era al centro anche della campagna Ero straniero, di cui la nostra Coalizione è tra i promotori, e della proposta di legge popolare ad essa collegata che fu depositata alla Camera a fine 2017 e ora all’esame della I Commissione. 

Questa bozza apre ad una serie di effetti positivi proprio per contrastare i fenomeni di sfruttamento, figli dell’invisibilità di questi lavoratori che li rende particolarmente vulnerabili. Al contempo, poi, si creano nuove entrate fiscali e contributive, fondamentali in un momento di difficoltà economica per tutto il sistema paese, andando incontro anche alle esigenze di quei datori di lavoro che hanno bisogno di manodopera nei campi ma che non possono assumere persone senza documenti. Su questo aspetto, le associazioni di categoria, hanno parlato di circa 300 mila lavoratori mancanti, soprattutto nel nord Italia. Si tratterebbe di stagionali che ogni anno arrivano a raccogliere frutta e verdura soprattutto dai paesi dell’Est Europa e che ora sono bloccati a causa dell’emergenza Coronavirus. 

Infine, tramite questo provvedimento, si aiuterebbero anche le autorità sanitarie locali a mappare al meglio le presenze sui territori, oggi in alcuni territori compito arduo proprio per la presenza di centinaia di lavoratori “invisibili”. Mappature fondamentali per la sicurezza di tutti,  in un momento in cui si parla di fase 2 e di ripartenza del paese.

Dal provvedimento mancano certamente alcuni aspetti che andrebbero inclusi, ad iniziare dai settori in cui operare questa regolarizzazione: dalla logistica alla ristorazione, fino al lavoro domestico e ai servizi di cura. Inoltre interventi andrebbero portati anche relativamente alle tipologie di contratto di lavoro emettibili con la procedura di emersione, senza il limite del tempo determinato, senza imporre contributi onerosi troppo alti e non sostenibili da parte di lavoratore e datore di lavoro e senza penalizzare i lavoratori stranieri che non riuscissero a finalizzare la propria domanda per motivi imputabili al datore di lavoro.

Proprio su questi aspetti le associazioni promotrici e aderenti alla campagna Ero Straniero stanno chiedendo ulteriori interventi, affinché l’emergenza Coronavirus diventi, su questo terreno, un’opportunità da non perdere. 

Della situazione dei braccianti e del tema della regolarizzazione parleremo, durante una diretta Facebook sulla nostra pagina, giovedì 23 aprile alle ore 17 con Marco Omizzolo (sociologo e presidente della cooperativa In migrazione) e Fabio Ciconte (presidente di Terra Onlus!) che da anni sono attivi sul terreno dei diritti dei braccianti del sud pontino e del foggiano.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2020/04/22/regolarizzare-lavoratori-migranti-unopportunita-nellepoca-della-pandemia/

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