Regolarizzazione delle persone straniere: la proposta che non discrimina

Una regolarizzazione non selettiva e inclusiva delle persone straniere. È l’obiettivo della proposta lanciata dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione per fare uscire da una condizione di precarietà giuridica e lavorativa  tutti i cittadini stranieri senza un permesso di soggiorno presenti in Italia. Tutti, dunque, e non solo solo i lavoratori di alcuni settori produttivi, come invece propone la bozza di decreto elaborata dal governo. Il primo dei 18 articoli del testo -al quale hanno lavorato Luciana Lamorgese (ministro degli Interni), Teresa Bellanova (ministro dell’Agricoltura), Giuseppe Provenzano (ministro per il Sud) e Nunzia Catalfo (ministro del Lavoro)- specifica che si intende “sopperire alla carenza di lavoratori nei settori dell’agricoltura, allevamento, pesca e acquacoltura”. L’obiettivo è tornare ad avere manodopera che raccolga frutta e verdura al posto dei lavoratori stagionali, provenienti in particolare dall’Europa dell’Est, non arrivati in Italia a causa delle misure restrittive applicate nell’emergenza sanitaria. Su una stima totale di 610mila persone senza permesso di soggiorno, sarebbero 200mila i braccianti che potrebbero ottenerlo insieme a un documento di identità e a una tessera sanitaria. Tutti gli altri sono esclusi.

“Il limite più evidente della bozza è legare la regolarizzazione unicamente ad alcuni settori produttivi. Alla base c’è un approccio utilitaristico: si cerca di rispondere alla sola urgenza di avere lavoratori in agricoltura, che finiscono per essere considerati come manodopera e non come soggetti titolari di diritti”, commenta Lorenzo Trucco, il presidente dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione. Asgi ha sottolineato la necessità di regolarizzare tutte le persone che vivono in una condizione di irregolarità, come i cittadini stranieri e i richiedenti asilo che negli ultimi dieci anni non hanno ottenuto un permesso di soggiorno a causa della mancata programmazione dei “flussi in ingresso” e delle disposizioni previste dal Decreto sicurezza del 2018.
“Crediamo sia necessaria una regolarizzazione estesa: è lo strumento per rendere visibili le persone che oggi non lo sono”, prosegue Trucco. Negli anni il percorso della regolarizzazione ha permesso a 1,8 milioni di persone straniere di uscire da una condizione di irregolarità. Ora inserite nel tessuto sociale e produttivo, contribuiscono al 9% del Pil nazionale. Gli effetti ricadono anche sulla tutela della salute personale e collettiva. Ottenere un permesso di soggiorno, infatti, consente di avere una copertura sanitaria e farà accedere anche al monitoraggio epidemiologico nella “Fase 2” di contenimento del Coronavirus. “Il piano del governo risponde a una situazione di emergenza. Non è sufficiente: riteniamo fondamentale ribadire che la possibilità di uscire da una condizione di precarietà giuridica e il diritto alla salute devono essere garantiti per tutti. Soprattutto ora che l’accesso alle cure è prioritario per il singolo e la comunità. Il nostro appello, che ha già ricevuto centinaia di adesioni, si muove verso questa direzione”, spiega.

Asgi avanza la proposta di rilasciare un permesso di soggiorno per “ricerca occupazione” di durata annuale ma rinnovabile. La bozza del decreto, infatti, lega la possibilità di ottenerlo a una domanda di assunzione. A un contratto di lavoro subordinato, della durata di un anno, corrisponde un permesso annuale. Chi non lavora, ne è escluso. E quando il rapporto di lavoro termina, gli stessi destinatari del provvedimento potrebbero perdere il permesso di soggiorno se il contratto non è rinnovato. “Il piano del governo non risolve il problema dell’irregolarità. Le persone che non rientrano nelle sue categorie rimangono nelle condizioni di precarietà lavorativa che hanno caratterizzato anche le precedenti sanatorie quando, pur di ottenere un impiego, si accettava qualunque ricatto”, prosegue. Essere titolari di diritti anche senza avere un lavoro, invece, permette di avere maggiori tutele. 

Per Asgi l’“emersione dal lavoro irregolare” dei cittadini stranieri può essere ottenuta anche attraverso la sospensione dei procedimenti penali e amministrativi (come un decreto di espulsione) nei confronti dei lavoratori e dei datori di lavoro fino all’esito del procedimento e alla loro eventuale estinzione. Nel caso dei datori di lavoro, si propone la sospensione dei procedimenti per la violazione delle norme con “un carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale” relative all’impiego dei dipendenti. Il datore di lavoro assolve agli obblighi relativi al precedente rapporto di lavoro attraverso il pagamento di un regime forfettario di 500 euro. Per quanto riguarda il lavoratore, “fatta eccezione per i casi più gravi previsti dall’art. 12 del Testo unico sull’immigrazione,  chiediamo che i procedimenti penali collegati alle norme relative all’ingresso e al soggiorno siano sospesi”, chiarisce Trucco. “Il Coronavirus ha fatto emergere le disuguaglianze della nostra società. Ma questa può essere l’occasione per rivedere l’intero sistema”.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/regolarizzazione-persone-straniere-proposta-asgi/

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