25 aprile, dalla memoria della Liberazione dal giogo nazifascista al drammatico presente, per rinascere


Il 25 aprile è giornata che più di ogni altra simboleggia la Liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista.
Una Liberazione conquistata, palmo a palmo, dal popolo italiano che, abbandonato dal governo, disciolto l’esercito, esiliato dal ritorno dei fascisti alleati di Hitler, seppe reagire e vincere. E furono i partigiani in armi, le staffette che li aiutarono e li sorressero, il popolo senz’armi che li sostenne e nascose, i preti che stettero vicino alle loro comunità, i militari che preferirono l’internamento al tradimento della Patria. Insomma, la Liberazione è nata da una grande mobilitazione popolare. Quest’anno è il 75° anniversario. Non dimentichiamolo mai: sono 75 anni (e molti ce ne saranno ancora) durante i quali il compito dei partigiani e degli antifascisti sopravvissuti è stato quello di coltivare la memoria della Resistenza, di quei terribili e meravigliosi venti mesi della lotta partigiana, dei venti anni di fascismo che li hanno preceduti e di ciò che è avvenuto dopo: una bella Costituzione nata proprio dalla Resistenza e il suo difficile cammino.

I sogni partigiani di un mondo diverso, giusto e libero. Le delusioni spesso incontrate.

Scrisse Marisa Ombra, la nostra vice Presidente recentemente scomparsa, che alle partigiane e ai partigiani il mondo nuovo sembrava dietro l’angolo ed invece ci vollero decenni perché si facessero passi in avanti, con grande delusione di chi aveva combattuto. Ma gli antifascisti (e in prima fila i partigiani) non si sono arresi mai. Sono andati a portare testimonianza nelle scuole e hanno lottato per i diritti e la giustizia sociale, ogni giorno. Hanno lottato perché la Costituzione venisse rispettata e attuata.

Ci fu un presidente del Consiglio che cercò addirittura di cancellare il 25 aprile e il 1° maggio come Festa nazionale. Sempre, sempre il popolo antifascista seppe reagire a questa provocazione con la lotta pacifica, con le manifestazioni di piazza e con la presenza fra i giovani, nelle scuole, nelle fabbriche e nei quartieri. Sempre ritrovandosi in tanti.

Quest’anno non potremo ritrovarci tutti insieme. Non potremo guardarci negli occhi a meno di un metro di distanza. Non potremo tenerci sotto braccio per cantare i nostri inni. Non potremo abbracciarci. Lo dobbiamo fare nell’interesse di tutti per salute, solidarietà e amore popolare. Eppure, cari compagni e amici antifascisti, mai come quest’anno saremo uniti. Con il cuore, con la mente con i canti e le bandiere che si sentiranno e sventoleranno dai nostri balconi. Sarà un grande appuntamento collettivo, virtuale e di cuore.

Nel nostro cuore, dolente, ci sarà in primo luogo il ricordo di tutti coloro che ci sono stati strappati dal virus, nemico invisibile e infido. Una strage infinita: per i dati ufficiali più di 25.000 persone ad oggi, forse in realtà un numero superiore, in grandissima parte anziani, portatori di memoria e di esperienza, un pezzo del nostro popolo che se ne è andato in silenzio e solitudine, senza neppure il conforto dell’ultima carezza. E ci sarà anche un pensiero per i tanti morti in mare nelle settimane e nei mesi scorsi. Morti, come ha ricordato il Papa, perché è l’ingiustizia che li ha fatti morire, l’egoismo e la sordità anche dell’UE e del nostro stesso governo.

Anche per tutti questi scomparsi innocenti dobbiamo essere in tanti. In questa giornata li porteremo tutti nel cuore, perché antifascismo è umanità.

Alle ore 15 del 25 aprile, in concomitanza con l’orario in cui partiva ogni anno dalle vie di Milano il corteo nazionale, dobbiamo prestare volto, gesti e voce a questo Settantacinquesimo. Difficile, certamente. Angoscioso per il dolore e i lutti che ha portato con sé, ma assieme carico di gratitudine, per i tanti operatori sanitari che operano quotidianamente contro il corona virus. Sarà un 25 aprile anche carico di solidarietà e di speranza. Alle ore 15 andrà in video, sulla piattaforma Repubblica TV, che ringraziamo, il mio messaggio di saluto e quello delle partigiane Marisa Cinciari Rodano, Lidia Menapace e di una giovane ragazza del movimento ambientalista di Greta. Colgo l’occasione per salutare Carlo Verdelli, già direttore di Repubblica che, nel suo messaggio di commiato, ha scritto “Partigiani si nasce, e non si smette di esserlo”. Sulla piattaforma Repubblica TV ricorderemo, guidati da Gad Lerner, le recenti interviste realizzate da lui e da Laura Gnocchi, a oltre 400 partigiane/i viventi e raccolte nel volume “Noi, partigiani” tra breve in libreria. Sentiremo parole e musica. Ciascuno potrà esprimersi come vuole per partecipare a questo 25 aprile virtuale. Le nostre strutture provinciali, nella rigorosa misura di una sola persona, parteciperanno alle iniziative istituzionali davanti ai monumenti e ai cippi. Eravamo rimasti negativamente colpiti dalla circolare del governo che escludeva la presenza dell’Anpi a tali cerimonie: una ferita alla memoria dei tanti partigiani Caduti ed una gratuita offesa ai partigiani viventi; abbiamo preso atto con soddisfazione, dopo la nostra ferma critica, del ritiro di tale esclusione, una scelta che rispetta in primo luogo la storia democratica del nostro Paese.

Dunque di  tutte queste iniziative daremo conto sui nostri siti Anpi.

Parleremo certamente anche del grande appello promosso da Carlo Petrini e a cui l’Anpi ha convintamente aderito, per raccogliere fondi per chi non ha casa o lavoro. Insomma, per chi ha più bisogno.

Sono orgogliosa di poter dire che le varie Sezioni Anpi, si sono distinte per impegni di solidarietà e sostegno che si sono manifestati in tanti modi.

Continueremo a essere attivi e solidali, anche dopo il 25 aprile. Anche quando questa terribile pandemia sarà superata e potremo finalmente riabbracciarci.

Siamo convinti che tante cose dovranno essere cambiate: gli egoismi di diversi Paesi europei; la passiva accettazione, da parte dell’Europa, di governi antidemocratici; l’indifferenza, anche nel nostro Paese, verso il riaffacciarsi di pratiche violente e filofasciste. L’egoismo di chi vuol respingere in mare disperati che non hanno né patria né futuro.

In ultimo, ma non certamente per ultimo, va ripensata drasticamente l’importanza della pratica sanitaria, nel nostro Paese, oggi che non c’è chi non veda la grande importanza per la salute di tutti noi, degli ospedali e in generale del servizio sanitario nazionale. Esso, negli anni passati, è stato stravolto dalla politica dei tagli, cioè dal cosiddetto risparmio. Lo abbiamo detto e lo ripeteremo ogni giorno: non tagli sulla salute o sulla scuola o sul lavoro. Si taglino le spese per gli F35 e le altre armi. Si fermino in tutto il mondo (come invoca ogni giorno Gino Strada) tutte le guerre. Si ricominci dal rispetto del lavoro e dell’ambiente. Sono quei valori scritti a lettere d’oro nella Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza.

Allora sì, come scrive e disegna Ugo Nespolo nel bellissimo manifesto che ha donato all’Anpi, potremo rinascere ed onorare al meglio il 25 aprile, festa della Liberazione.

Tratto dalla rivista dell’Anpi “Patria Indipendente”



Fonte: Articolo 21 – https://www.articolo21.org/2020/04/25-aprile-dalla-memoria-della-liberazione-dal-giogo-nazifascista-al-drammatico-presente-per-rinascere/

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