Phon, forbici e mascherine

La chiusura prolungata dei parrucchieri potrebbe causare danni irreparabili.

“Ho scoperto la sera, una volta rientrato dal lavoro e guardando Conte in televisione, che il giorno dopo non avrei più riaperto il mio negozio.” racconta Alessandro Arcidiacono, parrucchiere che lavora in via Plebiscito. “È stato tutto brusco ed improvviso: non abbiamo neanche avuto il tempo di spegnere l’impianto e mettere in sicurezza le tubazioni idriche. Tutto è rimasto così come l’ho lasciato a fine febbraio, perfino quella ciotola col colore rosso, ormai secco, che avevo dimenticato di lavare prima di abbassare la saracinesca. Più che chiudere, ho proprio abbandonato la mia attività.”

Da più di due mesi Alessandro si trova a casa con la promessa di riprendere in mano il suo negozio dal primo giugno, tuttavia la situazione incerta, nonostante manchino ancora trentadue giorni all’inizio della fase due per i parrucchieri, non garantisce nulla di buono: “Il lavoro prima era molto regolare, ma tutto d’un tratto siamo stati penalizzati. La nostra situazione era già delicata.” dice Alessandro. “Quello che danneggiava prima, e che continua anche ora, è l’abusivismo esercitato da sempre più colleghi. I giovani parrucchieri, infatti, una volta finito il percorso di formazione, a causa della pesante pressione fiscale, preferiscono lavorare in nero senza aprire un negozio che comporterebbe il pagamento dell’affitto, delle bollette e delle tasse alte. In questo periodo siamo sconfitti sia dal virus sia dalla concorrenza illecita che non conosce crisi nemmeno ora lavorando ugualmente.”

“Anche con l’una tantum da seicento euro non si riescono a coprire tutte le spese del locale e questo non considerando i bisogni di una famiglia, primo fa tutti sfamarsi. Per campare quattro persone servono almeno mille euro, così non c’è alcun sostentamento.” – continua Alessandro – “Molti si arrangiano chiedendo soldi ai genitori pensionati o prosciugando i risparmi di una vita. Questo mese in più di fermo è solo un’altra mazzata, perché non riuscirò a colmare nemmeno in parte le perdite degli ultimi tre mesi.”

E sulla riapertura spiega: “Sarà una fase di rodaggio, soprattutto a causa della gestione della clientela; non si potrà più essere flessibili e disponibili come una volta. La cliente, inoltre, non troverà più un “amico” pronto ad accoglierla. Prima il mio negozio rappresentava una seconda casa in cui stare a proprio agio, ma ora avverrà tutto a distanza. perché il cliente mi troverà sempre con la mascherina e la visiera in plexiglass e farò il lavoro il più velocemente possibile. Non è più un lavoro piacevole a tu per tu, ma un servizio impersonale senza aggregazione o svago.” – prosegue Alessandro – “Troveranno un negozio diverso e questo potrebbe scoraggiarle, anche perché i parrucchieri faranno pagare le protezioni aggiuntive date: due euro in più qui in via Plebiscito, al Corso Italia i costi potrebbero essere maggiori.”

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/DUKJpyUqo-w/

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