Ammalarsi di paura
Foto di Nicola Zambelli

Sono trascorsi due mesi e mezzo da quando i giornali hanno dato la notizia del primo morto italiano per coronavirus, interrompendo la lunga serie di titoli dedicati a Renzi e alle liti di governo. «Virus, il Nord nella paura», tuonava la prima pagina di Repubblica del 22 febbraio. Da quel momento, i media italiani a reti unificate e la retorica dei governanti non hanno più smesso di ingigantire quella paura, di trasformarla in terrore, e soprattutto di renderla nociva.

Abbiamo a lungo ragionato sugli effetti e gli scopi di questa manipolazione delle nostre fobie, ma ancora non ci siamo soffermati a sufficienza sull’ipotesi che quei timori – ben comprensibili di fronte a una pandemia – siano diventati a loro volta un morbo, una patologia che s’è aggiunta al Covid-19, abbassando le difese immunitarie della popolazione e rendendo il contagio più grave. In svariati commenti ai post pubblicati su Giap di queste settimane è emersa l’idea che l’esercito in strada, i toni dei ministri, la scelta e la presentazione dei dati, le homepage dei giornali abbiano contribuito a farci – letteralmente – ammalare di paura. Questo articolo di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni, scritto appositamente per Giap, affronta la questione dal punto di vista dell’antropologia medica e dello studio scientifico sull’effetto placebo e il suo contrario: l’effetto nocebo. [Wu Ming]

LEGGI L’ARTICOLO Ammalarsi di paura. L’«effetto nocebo» dello #stareincasa e della malainformazione sul coronavirus


Fonte: comune-info – https://comune-info.net/ammalarsi-di-paura/

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