Se il cibo che mangiamo poggia su un terreno instabile

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Coronavirus e mancanza di manodopera, Coronavirus e mancati raccolti che manderebbero in frantumi la filiera agroalimentare, ma sopratutto Coronavirus e il rischio che i diritti dei braccianti passino in secondo piano ancora una volta.

Non sono argomenti sentiti soltanto nel nostro Paese, ma in tutta l’Unione e che quindi devono essere affrontati anche e soprattutto a livello Europeo. In questo statement che, tra gli altri, ha sottoscritto anche la nostra Coalizione, sono espresse le richieste che la società civile di diversi paesi pone all’Unione Europea riguardo i diritti dei braccianti.

Perché senza diritti per i lavoratori del settore agroalimentare, le scorte di cibo dell’Europa poggiano su un terreno instabile.

Ecco la traduzione in italiano:

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA DI CORONAVIRUS SULL’AGRICOLTURA DELL’UE

Mentre la nuova pandemia di coronavirus si diffonde in tutta Europa, anche le conseguenze per l’agricoltura europea si fanno sentire.
Le istituzioni dell’Unione Europea e i leader nazionali si sono impegnati a garantire che gli approvvigionamenti alimentari non ne risentano e si stanno attuando una serie di misure a breve termine.
I governi stanno cercando inoltre di assicurare che la carenza di manodopera venga colmata per evitare che i prodotti non vengano raccolti o vengano sprecati e che si verifichi una carenza alimentare.

Le restrizioni sui viaggi all’interno dell’UE e dai paesi terzi impediscono ai lavoratori stagionali di viaggiare, anche se alcuni governi hanno previsto delle eccezioni per questa categoria e la Commissione europea ha chiarito che i lavoratori stagionali provenienti da paesi terzi non sono coperti dalla restrizione temporanea sui viaggi non essenziali verso l’UE.

Ciò che la carenza di manodopera dimostra è che l’agricoltura europea dipende in larga misura dai lavoratori migranti, molti dei quali privi di documenti, che costituiscono una parte significativa di coloro che raccolgono la nostra frutta e verdura, oltre a confezionare e lavorare il nostro cibo.
La mancanza di lavoratori nei campi dovrebbe infatti dimostrare che le condizioni di lavoro nel settore agroalimentare sono state ignorate per troppo tempo.

Come recentemente messo in luce da parte della Federazione europea dei sindacati alimentari, agricoli e turistici (EFFAT) in una lettera alla Commissione europea, il settore agricolo è il più colpito da infortuni sul lavoro e malattie. 

È caratterizzato dai salari estremamente bassi, un’alta percentuale di lavoro in nero e da pessime condizioni lavorative. I lavoratori infatti sono spesso vittime di sfruttamento, caporalato e altre forme di schiavitù moderna. 

Migliaia di lavoratori agricoli migranti – sia cittadini dell’UE che di paesi terzi – vivono in baraccopoli e in insediamenti insalubri dove è impossibile osservare le regole di distanziamento sociale e nei quali l’epidemia potrebbe avere effetti devastanti.
Nei campi agricoli e in molti ambienti di lavoro, i braccianti lavorano a stretto contatto, senza dispositivi di protezione individuali.

Anche prima che l’epidemia si diffondesse in Europa, il sistema agricolo stava lottando per rimanere economicamente sostenibile nonostante i consistenti finanziamenti dell’UE.
Questo era infatti già poco sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, a causa dell’impoverimento della terra, dell’inquinamento delle falde acquifere e della concentrazione del potere nelle mani di cartelli di vendita, i quali hanno portato alla determinazione di un prezzo che in molti casi è al di sotto dei costi della stessa produzione.
Come dimostrato dalla ricerca pubblicata dall’Open Society European Policy Institute (OSEPI), la determinazione dei prezzi è uno dei fattori chiave nella domanda di manodopera sfruttabile sia nel Sud che nel Nord dell’Europa. Le misure a breve termine non sono sufficienti.
Se infatti è importante sostenere gli agricoltori in questa crisi, non sarà l’iniezione di altro denaro all’interno di un sistema già in crisi a risolvere il problema.
Al contrario, queste misure rischiano di sovvenzionare chi sfrutta il lavoro agricolo e di non avvantaggiare invece i braccianti, poichè i soldi in più per gli agricoltori non garantiscono salari più alti o il miglioramento delle reali condizioni di lavoro e di vita dei braccianti. Anche snellire la burocrazia e sospendere l’obbligo di denuncia, misure a breve termine della Politica Agricola Comune (PAC),sono previsioni che rischiano di aggravare ulteriormente le condizioni di lavoro.

 Cosa può fare l’Europa?

La pandemia offre all’Unione Europea l’opportunità di rivedere il suo sistema agricolo e alimentare per renderlo più sostenibile e maggiormente rispettoso dei diritti, con catene di fornitura eque, prezzi adeguati sia per gli agricoltori che per i consumatori, e diritti garantiti per i lavoratori.

Sono necessarie le seguenti azioni:

1. Affrontare con urgenza la situazione dei lavoratori agroalimentari durante la pandemia COVID-19. Le condizioni di lavoro e di vita di molti lavoratori lungo la catena di fornitura alimentare, e in particolare nel settore agricolo, sono generalmente al di sotto degli standard. Adesso anche questi lavoratori sono esposti a un rischio maggiore di contrarre il virus.

L’Unione Europea e gli Stati membri devono fare tutto il necessario, inclusa la mobilitazione di finanziamenti aggiuntivi, per garantire un alloggio che sia dignitoso, l’accesso all’acqua, test rapidi e la fornitura di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori dei campi e degli impianti di lavoro europei.

Occorre inoltre garantire un alloggio separato e dignitoso a prescindere dallo status di residenza.
I fondi dell’UE dovrebbero inoltre essere direttamente indirizzati alle organizzazioni della società civile che si occupano di raggiungere i lavoratori agricoli e di soddisfare le loro esigenze di base. Inoltre, tutti i lavoratori che sono colpiti dal coronavirus o i cui membri della famiglia dovrebbero poter prendere un congedo a stipendio pieno senza timore di perdere il lavoro o il reddito.

2. Trasformare la nuova PAC per renderla sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale.

La politica agricola comune (PAC) dell’Unione Europea ha finora favorito pratiche agricole non sostenibili e la sua dimensione sociale si è concentrata quasi esclusivamente sugli agricoltori, ma non sui lavoratori braccianti. In linea con il Green Deal europeo, la nuova PAC dovrebbe rafforzare le condizioni per la concessione di sussidi all’agricoltura. È ormai il tempo di subordinare i finanziamenti della stessa PAC al rispetto delle norme sul lavoro, degli standard sociali e dei contratti collettivi di lavoro.

3. Includere un focus sui lavoratori nella strategia “dalla fattoria alla forchetta”.

La prossima strategia dell’UE Farm to Fork dovrebbe includere una maggiore attenzione ai lavoratori del settore dell’agroalimentare e garantire che il valore sia distribuito in modo più equo lungo la catena della fornitura.
Il Trattato dell’UE fa di questo un obiettivo chiaro, affermando che la PAC dovrebbe garantire “un equo tenore di vita” alla più ampia “comunità agricola” (art. 39 TFUE).

4. Garantire il pieno accesso al lavoro regolare per i lavoratori migranti e rifugiati. 

L’UE dovrebbe chiedere ai governi nazionali di concedere permessi ai lavoratori privi di documenti, che sono la parte più vulnerabile della manodopera sfruttabile già presente nell’UE, i quali sono esclusi dall’accesso ai servizi di sussidio di molti Stati membri. Nella maggior parte dei paesi dell’UE, la sospensione delle procedure di asilo e d’immigrazione a causa della pandemia ha gettato milioni di persone nel limbo e potrebbe privare molte di queste dei documenti.

I permessi dovrebbero quindi essere automaticamente prolungati e le domande pendenti accettate, come alcuni Stati membri hanno già fatto, tramite il rilascio di permessi di soggiorno di durata ragionevole, per dare un minimo di stabilità e di sicurezza agli individui e alle famiglie che si trovano in situazioni precarie.
Le procedure di rimpatrio sono di fatto sospese in molti paesi e, date le ulteriori difficoltà di accesso ai mezzi di ricorso, dovrebbero essere formalmente sospese, con il rilascio delle persone in detenzione e la fornitura di un sostegno adeguato.

5. Migliorare il funzionamento del rilascio dei permessi di lavoro per i migranti extracomunitari che raggiungono l’Europa per lavorare e imporre il rispetto dei diritti dei lavoratori migranti e rifugiati. 

La legislazione UE esistente in materia di migrazione regolare, come la direttiva sui lavoratori stagionali e la direttiva sulla carta blu, si è rivelata inadeguata sia a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori migranti che a soddisfare la domanda.
La Commissione europea dovrebbe quindi ampliare e rafforzare i progetti pilota esistenti in materia di migrazione legale nel dialogo con i sindacati e le altre organizzazioni che operano con i lavoratori migranti. Questi meccanismi dovrebbero consentire ai lavoratori migranti di applicare la direttiva nel paese, di acquisire diritti di soggiorno, di convertire i tipi di permesso e di cambiare datore di lavoro.
Gli strumenti dell’UE, come la direttiva sui lavoratori stagionali, dovrebbero essere modificati di conseguenza per rendere queste disposizioni vincolanti per tutti gli Stati membri. 

Gli Stati membri che partecipano ai progetti dovrebbero impegnarsi a fornire condizioni di lavoro dignitose ed essere ritenuti responsabili di fornire condizioni di lavoro dignitose. Inoltre sarebbe necessario far rispettare maggiormente le disposizioni sui diritti dei lavoratori e delle vittime contenute nelle legislazioni europee e nazionali, in modo tale che l’applicazione della legge non si concentri solo sullo status giuridico dello straniero.

6. Applicare la legislazione obbligatoria dell’UE in materia di diritti umani e di rispetto dell’ambiente.

La definizione dei diritti umani nel nuovo quadro UE dovrebbe includere i diritti sindacali e dei lavoratori, così come i diritti ambientali.
Dovrebbe stabilire meccanismi di dovuta diligenza, obbligatori ed efficaci, che coprano le attività delle imprese e le loro relazioni commerciali, incluse le catene di fornitura e di subappalto, e che riguardino sia le PMI che le grandi imprese. Dovrebbero essere inclusi forti sistemi di responsabilità e rimedi legali per le vittime. La stragrande maggioranza delle imprese europee intervistate per un recente studio pubblicato dalla Commissione Europea ha richiesto uno strumento UE vincolante sulla due diligence in materia di diritti umani.

La crisi scatenata dalla diffusione del coronavirus ha dimostrato quanto sia fragile e insostenibile il nostro sistema di fornitura alimentare. Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri dovrebbero agire ora, per assicurarsi che il cibo che mangiamo non sia prodotto sfruttando le persone e il pianeta, per costruire un sistema alimentare più equo e sostenibile.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2020/05/07/se-il-cibo-che-mangiamo-poggia-su-un-terreno-instabile/

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