Fase 2. Un appello al governo: “ripristinare il diritto a manifestare”

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Solo l’altro giorno, mentre alcuni ristoratori protestavano a Milano chiedendo di poter riaprire le proprie attività, è intervenuta la polizia che ha multato i presenti. La scena ha avuto grande eco poiché ripresa in diretta dalle telecamere di una trasmissione in onda su La7.

Tuttavia non è stato questo il primo caso.

L’articolo 17 della Costituzione stabilisce che i cittadini abbiano il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. E che delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica.

Durante la prima fase di contrasto alla pandemia legata al diffondersi del Coronavirus anche questo diritto, così come accaduto per molti altri, è stato di fatto sospeso. Una scelta probabilmente inevitabile affinché si potessero contenere i contagi e salvare vite. Dal 4 maggio però, con il nostro paese entrato nella seconda fase del contrasto al Covid-19, con la riapertura di diverse attività economiche e la possibilità di spostamenti più ampi rispetto a quelli concessi nei due mesi precedenti, riteniamo vada posta al centro dell’agenda governativa anche il poter tornare ad esercitare questo diritto costituzionalmente garantito.

Negli ultimi giorni sono arrivate notizie terribili, per chiunque abbia a cuore i diritti umani, dalla Turchia e dall’Egitto, due paesi dove negli ultimi anni lo stato della democrazia è fortemente compromesso. Due artisti sono morti in carcere dopo un lungo sciopero della fame. In Turchia a morire è stato un musicista di 28 anni, mentre in Egitto un regista e fotografo di 24 anni. Per entrambi, la colpa, era quella di opporsi ai due capi di stato, Erdogan e Al-Sisi. Inoltre, sempre poche ore fa a Patrick Zaky, il giovane studente egiziano dell’Università di Bologna, arrestato al suo ritorno nel paese perché attivista per i diritti lgbt è stata prolungata la custodia cautelare nel carcere di Tora, quello dedicato ai detenuti politici, lo stesso dove è morto il 24enne. Egitto, il paese dove nel 2016 è stato rapito, torturato e ucciso Giulio Regeni.

Dinanzi a queste così consistenti violazioni dei diritti umani, da sempre, anche la società civile italiana si è mobilitata. Tante volte, solo negli ultimi quattro anni, abbiamo organizzato e partecipato a manifestazioni e sit-in per chiedere Verità e giustizia per Regeni. Lo scorso 20 febbraio, proprio mentre in Italia si registravano i primi casi di positività nel nord Italia, a Roma, davanti all’ambasciata egiziana e a piazza del Pantheon, abbiamo partecipato ai sit-in organizzati insieme ad Amnesty International, agli amici di Patrick Zaky e a tante altre associazioni, per fare pressioni sulle autorità di quel paese affinché il giovane studente fosse rilasciato.

Chiunque abbia organizzato una manifestazione sa bene – e del resto è ciò che specifica anche l’articolo 17 della Costituzione – della necessità di richiedere un’autorizzazione alle autorità competenti che, al di là dell’accettazione e del rifiuto, hanno la possibilità anche di rimodularla a tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica. 

In queste settimane di crisi sanitaria abbiamo imparato e compreso fino in fondo l’importanza del distanziamento sociale e degli strumenti di protezione individuale – in primo luogo le mascherine. Riteniamo dunque assolutamente possibile che le organizzazioni promotrici delle manifestazioni, in collaborazione con le autorità pubbliche, possano garantire una partecipazione che, a seconda del luogo prescelto, consenta di rispettare tutte le prescrizioni utili e necessarie per evitare i contagi.

Un paese dove il diritto a manifestare viene meno è un paese meno libero. Per questo ci appelliamo a governo e parlamento affinché sia avviato un confronto – che coinvolga anche il comitato tecnico-scientifico – per individuare una data, che sia il più prossima possibile, per rendere nuovamente effettive le disposizioni previste dall’articolo 17 della Costituzione.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2020/05/08/fase-2-un-appello-al-governo-ripristinare-il-diritto-a-manifestare/

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