Senza cornice il quadro viene giù

Occorre disegnare una cornice i cui elementi devono prendere corpo, perché senza la cornice il quadro non sta in piedi. Per prima cosa, ad esempio, bisogna abbandonare l’idea dell’autonomia differenziata. Poi c’è bisogno di rivedere l’idea tradizionale di classe per favorire una struttura a laboratori, avere aule più grandi, un numero ridotto di studenti per classe, rigenerare cortili e giardini e farne luoghi di apprendimento critico, ma anche utilizzare gli spazi insieme a realtà del territorio. In questo scenario servono il potenziamento dell’organico (non solo dei docenti) e la cancellazione del precariato. Questo articolo scritto a quattro mani (da Patrizia Sentinelli e Fiorella Palomba) è un modo per mantenere uno sguardo lungo, consapevoli che, mai come in questo momento, si è ripreso un ragionamento sulla scuola

Foto di Pezzettini – Festa della Lettura, iniziativa promossa a Roma da AltraMente

Ci voleva la pandemia per riprendere una discussione sulla scuola. Sembra un paradosso, eppure mai come in questo momento, così particolare, si è ripreso un ragionamento diffuso sul suo valore educativo e democratico che investe docenti, educatori, genitori e studenti.

Vogliamo aprire e chiudere queste note con le citazioni del grande Rutger Hauer dal film Blade runner: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi (…)”, perché anche noi abbiamo visto e vissuto stagioni di grandi orizzonti che hanno segnato positivamente la nostra vita non solo lavorativa. Abbiamo pensato a una scuola grandiosa dal punto di vista pedagogico e l’abbiamo, per lo meno in parte, realizzata pur nel contesto istituzionale che provava a ostacolare le innovazioni. Erano anni diversi attraversati da grandi conquiste sociali che nella scuola portarono il tempo pieno, le 150 ore, le sperimentazioni diffuse. Fuori dalla scuola formale, che anche allora era segnata da differenze di classe e diseguaglianze, nascevano nelle periferie (le coree) e nelle borgate delle grandi città così come nei piccoli centri, numerose scuole popolari. Basti pensare a Roma e alla scuola 725 ideata da don Roberto Sardelli (qui uno dei suoi ultimi articoli, straordinariamente attuale, pubblicato su Comune-info nel 2017, Ripartire dai piccoli gruppi) che ha saputo coniugare rigore e innovazione per garantire il diritto allo studio per tutte e tutti.

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Quella scuola dove abbiamo mosso i nostri primi passi da giovani insegnanti prima di tutto aveva un’anima, aveva un coinvolgimento emozionale forte che permeava progetti per un sapere agito. Quella scuola aveva un’anima di classe, ovvero una attenzione grande verso gli ultimi, anzi partiva proprio dagli svantaggiati. 

C’erano movimenti pedagogici di rilievo che creavano una rete tra i docenti, c’erano esperienze anche internazionali che si confrontavano con tecnologie allora di avanguardia, c’erano docenti universitari che rivoluzionavano le università e creavano dei modelli esportabili in ogni ordine scolastico. Poi c’erano quelli che non si accorgevano del mondo cambiato, infatti, c’erano giardini di innovazione e praterie di conservazione. C’è sempre una soggettività che gioca, ovvero, l’innovazione passa anche attraverso scelte dei singoli che poi di aggregano e riescono a produrre cambiamenti significativi.

Quelle pratiche che hanno resistito

Questo vale anche per l’oggi: lungo il sentiero disegnato da cattive riforme, da tagli indiscriminati, da indifferenze e burocrazie, dalla competizione e aziendalizzazione hanno resistito pratiche di didattica relazionale innovativa e la capacità di saldare la scuola con l’extra scuola.

Qualcuno nel suo percorso di insegnante ha avuto la fortuna di insegnare in luoghi maestosi dal punto di vista dell’architettura: scuole belle pensate come luoghi di agio, o scuole all’aperto dove si misurano i saperi con l’ambiente e la natura. Non è ininfluente fare scuola accanto a una ginkobiloba, la pianta dei dinosauri.

Ecco è proprio da quelle grandi esperienze e dalle realtà virtuose che si sono realizzate andando contro vento che pensiamo si debba ripartire per rifondare una scuola. La meta non è a portata di mano, ma perché il cambiamento si possa realizzare bisogna mirare alto.

Noi, Fiorella e Patrizia, che scriviamo queste note, abbiamo insegnato in scuole differenti, in città differenti, ma ci siamo buttate nell’agone della sperimentazione educativa che ci ha segnato profondamente. Quando, a un certo punto ci siamo incrociate in AltraMente, abbiamo ripreso forza da quell’energia per realizzare progetti di inclusione e di grande innovazione.

Tutto ciò per dire che la transizione al dopo pandemia non può restare confinata alla pura gestione dell’emergenza bensì va indirizzata per ridare vigore e senso alla scuola, mortificata da un trentennio di mala politica. Se vogliamo una scuola realmente democratica dobbiamo ora fare il salto oppure, temiamo, abbiamo perso il treno per sempre. 

Contro e oltre la normalità

Non vogliamo il ritorno alla normalità, perché quella normalità che si invoca da molte parti ha ridotto lo stato sociale a pezzi e la scuola a luogo della burocrazia mercantile.

La povertà educativa è alta perché non si accompagna solo alla povertà assoluta o relativa dei singoli soggetti, ma si associa a questa e in aggiunta si alimenta di tanti fattori quali l’assenza della lettura e di tutti quei beni culturali, cinema, concerti, teatri ecc. che rendono armonica e completa la crescita personale e della comunità in cui si vive. 

Gli elementi della cornice

Desideriamo disegnare una cornice i cui elementi devono prendere progressivamente corpo perché senza la cornice il quadro non sta in piedi. Per prima cosa bisogna abbandonare definitivamente l’idea dell’autonomia differenziata perché la scuola per funzionare deve riferirsi ad un corpo legislativo valido per tutto il Paese.

Bisogna rivedere la struttura dell’insegnamento: la classe tradizionale non ha più senso e la struttura dei laboratori é urgente a partire da quelli linguistici per accogliere in piena dignità studenti non italofoni.

Pensare di riprendere la scuola a settembre dividendo le classi con lezioni frontali in presenza e a distanza e con turni differenti come sembra venir fuori dal cilindro della ministra proprio non regge.

Occorrono aule più grandi e un numero ridotto di studenti per classe.

Si può immaginare – in alcune situazioni questo avviene da tempo – il modo in cui i bambini, gli adolescenti, i giovani non hanno la loro aula, ma migrano, quando occorre anche in numero ridotto, di volta in volta in spazi attrezzati.

La scuola ha bisogno di più tempi e di più spazi, quindi maggior tempo pieno e scuola aperte per tutta la giornata utilizzate da quella rete di associazioni che sono nervi vitali per fare società.

Questo significa che è urgente il potenziamento dell’organico non solo dei docenti, ma anche del personale tecnico-amministrativo.

Questo significa la creazione di una rete di comunità educante che operi in sinergia. Ricordiamo con amore “La città delle bambine e dei bambini” promossa a Roma da Francesco Tonucci. Perché non riattivarla?

Poi c’è l’aspetto della salute, fisica e psicologica che la pandemia può aver silenziosamente compromesso, quindi bisogna predisporre un apparato medico e psicopedagogico dedicato. Sembra un’utopia ma queste cose c’erano trent’anni fa e progressivamente sono state smantellate.

Un grande dibattito

È tempo di aprire un grande dibattito sulla scuola dando voce a più soggettività. Proviamo a scrivere tracce di lavoro, a creare un virtuoso crogiuolo di idee e discutere nel modo più largo possibile prima che sia troppo tardi. La Scuola è una Istituzione della Repubblica garantita dalla Costituzione, come sono previsti e garantiti quei corpi intermedi che organizzano lotte, conflitti, cittadinanza attiva perché la vita è una buona vita se dà socialità, condivisione, relazione e inclusione. Perché tutto si inveri e non si trasformi solo in un chiacchiericcio senza costrutto servono investimenti sostenuti da ingenti risorse finanziarie per cancellare il precariato diffuso in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per svolgere piani di formazione ricorrente per gli insegnanti, per realizzare interventi di risanamento e riorganizzazione degli spazi scolastici, per ridisegnare una didattica figlia della grande pedagogia cooperativa, che preveda classi aperte e modulari, per fare della scuola una esperienza formativa relazionale dove a momenti di esposizione frontale seguano momenti laboratoriali, per rigenerare cortili e giardini e farne luoghi di apprendimento critico. È urgente prevedere per coloro che non conoscono la lingua italiana corsi intensivi di lingua distesi su tutto l’anno scolastico; accogliere in tutte le scuole studenti che arrivano nel nostro Paese anche ad anno scolastico iniziato evitando ogni forma di respingimento, per valorizzare e sostenere le esperienze di educazione non formale e scuole popolari che abitano i territori, cerniere e ponti di comunicazione. Il dopo dovrà essere semplicemente un bene comune da difendere e garantire.

Occorre uno sforzo di tutti coloro che nella scuola operano per immaginare una scuola del futuro che abbia ampi orizzonti, recuperando le memorie e le esperienze più significative. È fondamentale per riaprire un nuovo corso politico non lasciare soli i docenti. Loro hanno il compito primario ma la scuola va rigenerata con l’apporto dell’intera comunità educativa.

È urgente altrimenti i nostri pensieri “andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”.


Fiorella Palomba è stata maestra e ha collaborato con università e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Negli ultimi anni si è dedicata soprattutto a condurre laboratori di scrittura.

Patrizia Sentinelli è stata insegnante, dirigente sindacale, vice ministra degli affari esteri nel governo Prodi (II), consigliera comunale a Roma e deputata (con il Prc). Oggi è tra le principali promotrici del progetto Altramente, straordinaria esperienza di sostegno scolastico volontario e pratiche di mutualismo nel territorio di Roma con la più alta presenza di nuclei familiari di origine migrante.

Fiorella Palomba e Patrizia Sentinelli anni hanno aderito alla campagna di sostegno di Comune-info Ricominciamo da 3.


Fonte: comune-info – https://comune-info.net/senza-cornice-il-quadro-non-sta-in-piedi/

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