Gaza. Tra l’assedio e il virus

La Striscia di Gaza è una delle zone con maggor densità di popolazione in tutto il pianeta. Due milioni di persone vivono assediate dall’occupazione israeliana, con enormi problemi sanitari, di accesso all’acqua, etc. Va da sé che la diffusione del virus resta una minaccia tremenda, ma fortunatamente per ora i casi registrati a Gaza restano pochissimi. Ben diverso è il peso dell’altro impatto della crisi che il virus porta con sé, quello sociale, soprattutto negli aspetti che riguardano la disoccupazione e il reddito. Un impatto che si innesta su una condizione preesistente già di per sé invivibile

foto tratta da Rete Italiana Ism

Nabil Mattar non è in grado di far fronte alle necessità della sua famiglia. Fino a poco tempo fa vendeva accessori per telefonini nei mercati di Gaza. Le restrizioni introdotte per rispondere alla pandemia da coronavirus lo hanno lasciato senza entrate. “Di solito mi guadagnavo 10 dollari al giorno,” dice Mattar, padre di sette figli. “Era troppo poco per poter risparmiare qualcosa. Da quando ho smesso di lavorare non ho soldi per sfamare i miei bambini”. La perdita colpisce la sua dignità: “Non puoi immaginare come si sente un padre impotente di fronte ai propri figli”, afferma.

La disoccupazione era già un gravissimo problema prima che in marzo a Gaza venissero confermati i primi casi del nuovo coronavirus. Negli ultimi mesi del 2019 il tasso di disoccupazione ufficiale a Gaza era del 43%. Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese ciò significava che più di 208.000 persone erano senza lavoro.

Shock

Secondo il ministero dell’Economia di Gaza, da quando è scoppiata la pandemia altre 130.000 persone ora sono rimaste senza lavoro. Il ministero stima che da quando è iniziato il blocco totale siano state lasciate a casa 25.000 persone che lavoravano in hotel, ristoranti e bar. Ibrahim al-Dali è uno di loro. Era cameriere in un hotel sul lungomare di Gaza City. “Che io abbia perso il lavoro è stato uno shock per la mia famiglia,” racconta. Al-Dali è stato per molto tempo la principale fonte di sostentamento della famiglia. Con il suo stipendio ha mantenuto i suoi genitori e due dei suoi fratelli. Il padre lavorava in Israele, ma è rimasto disoccupato a causa del blocco totale imposto a Gaza negli ultimi 13 anni. “È difficile per un uomo giovane come me rimanere a casa,” dice al-Dali. “Ma la cosa peggiore è che non posso più aiutare la mia famiglia”.

Gli abitanti di Gaza stanno facendo il Ramadan in modo sommesso. Normalmente i ristoranti e i bar sono pieni durante il mese sacro, in quanto molte famiglie escono di sera per porre fine alla giornata di digiuno. Tuttavia quest’anno il settore della ristorazione è praticamente bloccato. Invece di offrire servizi per il turismo e le attività di svago, gli hotel sono stati utilizzati come strutture per l’isolamento.

Il ministero del Lavoro di Gaza ha destinato 1 milione di dollari per aiutare le persone senza lavoro durante la pandemia. Ibrahim al-Dali, il cameriere disoccupato, ha fatto richiesta di un contributo di 100 dollari al sito web del ministero. Gli sono stati negati sulla base del fatto che non è sposato. In totale il ministero ha considerato che circa 40.000 richieste avessero i requisiti per il sussidio. Eppure è stato in grado di aiutarne solo 10.000.

Strade vuote

Ahmad Younis, un tassista, ha ricevuto il finanziamento di 100 dollari. Ma il sussidio è “molto scarso e non copre la quantità di soldi che ho perso,” afferma. “Il settore dei trasporti in genere è molto attivo,” dice. “Ma in questi giorni quando esco con la mia auto le strade sono praticamente vuote. Ho così pochi passeggeri che posso a malapena sbarcare il lunario. Temo che la situazione possa continuare in questo modo per mesi. Ciò per me sarebbe un disastro.”

L’Ufficio Centrale di Statistica palestinese stima che il nuovo coronavirus potrebbe avere come conseguenza che nel 2020 il prodotto interno lordo della Cisgiordania e di Gaza sia del 14% inferiore rispetto all’anno scorso. Ciò significherebbe una perdita totale di circa 2.5 miliardi di dollari. Alcune attività economiche stanno cercando di affrontare le sfide poste dal COVID-19. Molte industrie tessili a Gaza hanno iniziato a produrre mascherine protettive, soprattutto per clienti in Israele. Il settore dell’abbigliamento aveva un ruolo fondamentale nell’economia locale, ma è stato gravemente danneggiato quando Israele ha imposto il blocco delle esportazioni di tessuti nel 2007. Questo divieto è stato attenuato solo nel 2015, portando a una parziale ripresa del commercio di vestiti a Gaza.

Forse è troppo presto per dire se la produzione di mascherine darà un impulso al settore tessile, che ne avrebbe assoluto bisogno. In ogni caso tale impulso non sarà sufficiente a compensare i problemi più gravi che affliggono l’economia di Gaza – problemi provocati da Israele, che agisce di concerto con i governi più potenti al mondo.

Fedaa al-Qedra è una giornalista di Gaza

Fonte: The Electronic Intifada

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi per Zeitun)

Fonte: comune-info – https://comune-info.net/gaza-tra-lassedio-e-la-pandemia/

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