La via insanguinata dell’oro, dell’argento e dei diamanti

Dietro fedi nuziali, regali di nozze, cresime e battesimi, dietro l’oro, l’argento o i diamanti che regaliamo, c’è spesso un bambino sfruttato che lavora nelle miniere dell’Africa, dell’Asia e del Sud-America, miniere controllate anche da gruppi militari o paramilitari, miniere con a capo multinazionali, con l’oro quotato in borsa. Ci sono territori devastati. Gruppi e popolazioni indigene costrette a lasciare le loro terre o a viverci con la minaccia ai loro sacri valori legati alla Pachamama, la madre terra, che loro amano e venerano. Ci sono fiumi inquinati. Aria inquinata.

Secondo un rapporto di Human Rights Watch sullo sfruttamento dei bambini nell’estrazione di oro e pietre preziose, “oltre un milione di minori lavorano nelle miniere, sono uccisi, feriti ed esposti al mercurio”.
Bambini in miniera

Bambini e bambine, con un’infanzia e un’innocenza strappata, costretti a stare a contatto con sostanze tossiche e pericolose. Che non possono andare a scuola. Sottopagati, esposti al sole cocente, chinati a scavare nel fango.

Così, afferma uno studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), “i bambini minatori scavano ed estraggono minerali dalle miniere sotterranee; si tuffano nei fiumi e nei tunnel allagati; trasportano pietre e carbone sulle proprie spalle o con carriole nelle miniere di superficie”. Lo studio dell’OIL prosegue così: “Spaccano pietre in pezzi più piccoli e, nel caso delle miniere d’oro, spesso frantumano la roccia e la mischiano al mercurio per estrarre l’oro. Nelle cave, i bambini scavano nella sabbia, nella roccia e nella terra, frantumano rocce più grandi per ottenere la ghiaia che viene utilizzata per la costruzione di strade e di edifici e trascinano pesanti materiali. I bambini spaccano massi sotto il sole per ottenere ghiaia. I bambini usano il tossico mercurio per estrarre oro dalla roccia con le nude mani”.

Ci sono poi le tante miniere sparse nel Burkina Faso “tra colpi di Stato militari, corruzione e instabilità politica, terreno fertile per i terroristi di Boko Haram che negli ultimi anni hanno allargato i loro confini geografici attraversando la Nigeria e il Niger fino al Nord del Burkina al confine con il Mali”, afferma la giornalista de l’Espresso Lisa Zancaner. E’ qui che i bambini scavano per cercare qualche milligrammo di oro. Bambini dagli 8 ai 18 anni che rappresentano tra il 30 e il 50% della forza lavoro.

Leggiamo su ActionAid: “Scendono anche a 170 metri di profondità nella terra e respirano costantemente sostanze dannose per l’estrazione dei minerali come cianuro, mercurio ed esplosivi. Resistono abusando di alcol, cannabis, e anfetamine, un’iniezione di coraggio per affrontare una vita completamente ingiusta”.

Un altro rapporto di Human Rights Watch titolato “Philippines: Children Risk Death For Gold” ci narra la stessa brutta storia, ma stavolta sono i bambini delle Filippine, un paese che è il 20° produttore di oro su scala mondiale. Bambini che oltre a lavorare per pochi spiccioli spesso si ammalano, hanno infezioni, spasmi, febbri, dolori alle spalle e alle gambe. Si trovano immersi in profondità, respirano attraverso un tubo collegato a un compressore in superficie. Se il compressore smette di funzionare resta solo la morte. E poi c’è l’esposizione al mercurio, scrive Marta D’Auria su la Riforma.it: “Il mercurio è un metallo altamente tossico, che viene utilizzato per separare l’oro dal minerale grezzo. Quando il mercurio entra in contatto con particelle di oro, sia in sedimenti che nel minerale frantumato, forma le cosiddette «amalgame» – una lega costituita da circa il 50% di mercurio e il 50% di oro. L’amalgama è successivamente riscaldata per far sì che il mercurio evapori e si recuperi l’oro. Il mercurio viene quindi rilasciato in aria, in acqua e al suolo in molte delle fasi di questo processo. Secondo l’ente di protezione dell’ambiente degli USA, il mercurio attacca il sistema nervoso centrale e può causare danni al cervello. I sintomi di avvelenamento includono tremori, cambiamenti rapidi di umore, insonnia, debolezza, cattive capacità di apprendimento, fino a causare nei casi più gravi la distruzione dei reni, dei polmoni, e la morte”.

Poi c’è anche la miniera d’argento di Potosì in Bolivia, la miniera di Cerro Rico,  ribattezzata dalla gente locale “la montagna che mangia gli uomini”. Qui il tasso di mortalità dei bambini che ci lavorano è altissimo. Si ammalano di malattie polmonari come la silicosi, per venti pesos al giorno. Lavorano per mantenere e sfamare le loro famiglie.
Potosí, Bolivia. Jose Gonzales, 14 anni, spinge una carriola carica di minerale d'argento a Cerro Rico Hill (Getty Images).

Questa è la vita di migliaia di bambini e bambine in diverse zone nel mondo. Quando regaliamo e indossiamo un gioiello dovremmo ricordarci sempre di loro. Prendere coscienza e consapevolezza che tutto il nostro benessere deriva dallo sfruttare e schiacciare altre terre e popoli, bambini compresi. Bambini che dovrebbero solo studiare e giocare, a cui è stata tolta ogni cosa anche la spensieratezza. Se cominciassimo ad avere maggiore informazione, coscienza e cultura, di questa nostra “ricchezza insanguinata”, potremmo essere capaci di fare delle scelte. E al posto di acquistare un anello d’oro, una collana d’argento o un diamante, potremmo regalare un sorriso ai tanti bambini, la cui vita e felicità è troppo presto e in maniera ingiusta negata.  

 

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/47632.html

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