Un decalogo per il cambiamento

È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie

Einstein.

Foto tratta dal Fb di Casa delle AgriCulture – Tullia e Gino – Castiglione D’Otranto

Ciò che ho potuto apprendere in questi mesi di lockdown dall’osservatorio privilegiato del movimento dell’economia solidale è che lì dove c’è una economia di prossimità, basata su relazioni dirette e solidali, si può resistere nonostante tutto. Sebbene i decreti del Governo di contenimento del contagio abbiano favorito la grande distribuzione organizzata, i GAS non si sono fermati ma hanno trovato modalità differenti di distribuzione.

Abbiamo imparato che una agricoltura che si basa su legami di prossimità, solidarietà e sostenibilità ha avuto una capacità di resilienza e resistenza, una rapidità di adattamento inaspettata.

Il lockdown ci ha obbligato a ripensare le nostre abitudini e
stili di vita; ha rimodulato le nostre priorità e la percezione di ciò che è un
bene (diritto) fondamentale da garantire a tutti e tutte, come il cibo o
l’accesso alle cure se si è malati; ha messo in evidenza l’importanza delle
economie territoriali e dei servizi di prossimità, come un sistema sanitario
territoriale pubblico.

Cosa fare quindi affinché tutto non sia reindirizzato verso
il consumismo e modelli produttivi insostenibili e fuori dai contesti locali,
nella logica del business as usual?

Foto tratta dal Fb di Oltre Mercato Salento

Ecco un decalogo, personale, di azioni possibili, strategie,
orientamenti, cambiamenti sistemici. Una bozza, da ampliare insieme:

  1. Non
    perdere la consapevolezza acquisita che solo insieme possiamo farcela. Lottare
    per non indietreggiare rispetto a ciò che di buono abbiamo imparato in questi
    mesi di emergenza;
  2. Supportare
    le economie territoriali e di prossimità che sono orientate alla costruzione di
    comunità solidali e che fanno/sono infrastrutturazione sociale. Il valore
    sociale diffuso sostenuto dall’economia solidale dovrebbe essere architrave per
    impostare e consolidare una prossima ripartenza[1];
  3. Imparare
    ad auto-produrre: solo con l’esperienza si comprende appieno una filiera
    produttiva e cosa c’è dietro il bene prodotto;
  4. Lavorare
    insieme affinché le buone pratiche solidali e di prossimità diventino sistema e
    siano priorità nelle agende delle istituzioni e della politica, aprendo
    dibattiti pubblici, partecipando ai tavoli istituzionali e facendosi promotori
    di politiche pubbliche in linea con questi temi;
  5. Ripensare
    i sistemi di produzione e di cura in una logica territoriale e orientata al
    bene pubblico, dove centrale è la comunità nelle prese di decisione e nella sua
    gestione in quanto percepiti come beni comuni;
  6. Ragionare
    in una logica di complessità e non più lineare, senza dimenticare le
    interconnessioni e interdipendenze tra le azioni dei singoli individui, il
    contesto naturale e i processi nazionali e internazionali;
  7. Non
    lasciare indietro nessuno, prendendosi carico delle fragilità e dei soggetti
    più vulnerabili; e della nostra stessa fragilità;
  8. Lottare
    per uno sviluppo che metta al centro la cura della natura e dell’ambiente e
    riconosca i diritti della natura e degli altri esseri che abitano il mondo, che
    l’esperienza della pandemia ha dimostrato essere abitato da una unica umanità;
  9. Auto-organizzarsi,
    prepararsi, pianificare e attivare le energie positive di una comunità,
    costruendo alleanze trasversali, con le istituzioni, il settore economico, la
    società civile, etc.;
  10. Avere coraggio, avere cuore, e
    lottare perché il ritorno non sia come prima, in quanto la normalità
    era il problema.

[1] Appello RIES

*Virginia Meo, OltreMercatoSalento e componente del consiglio direttivo della RIES- Rete Italiana Economia Solidale

Fonte: comune-info – https://comune-info.net/un-decalogo-per-il-cambiamento/

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