La scuola siamo noi

Rompere distanze è stato in queste settimane la chiave con cui molti hanno tentato di superare, in tanti modi diversi, isolamento di corpi, paure, violazioni di diritti. Rompere discussioni chiuse, tra ministri e comitati di esperti, sembra oggi motivare un gran numero di insegnanti, educatori, realtà sociali e culturali. Un gruppo di genitori della scuola Fortuzzi di Bologna, ad esempio, ha diffuso una lettera con cui ricorda la preziosa esperienza della rete delle scuole all’aperto nate nel dopoguerra e con cui si introdusse un nuovo modo di insegnare, dove si impara dall’ambiente, attraverso l’esperienza diretta, corporea e sensoriale. Bisogna ripartire da qui, dice quel gruppo di genitori, dal pensare che i bambini sono cittadini già oggi e dalla didattica in presenza all’aperto, “affinché sia tutelato il diritto fondamentale dei bambini non alla mera istruzione, ma alla scuola come esperienza”

Foto tratta dalla pagina fb Centenario della scuola Fortuzzi – Bologna

Lettera dei genitori firmatari della scuola Fortuzzi – IC 20 di Bologna sulla Didattica a Distanza e sul ritorno a scuola a settembre 2020


La scuola siamo noi.

Questo è un momento difficile per la scuola ma non può, né deve essere, il tempo in cui la scuola sia lasciata sola, abbandonata a se stessa. Per questa ragione vogliamo esprimere vicinanza, solidarietà e gratitudine a chi – con fatica, dedizione e creatività – ha provato a preservare il contatto con i bambini che improvvisamente si sono visti negare il loro spazio naturale di crescita e apprendimento, incontro e gioco quotidiano, sperimentando con grande professionalità strumenti mai utilizzati prima.

Anche i genitori e i bambini sono rimasti soli.

Stiamo vivendo:

  1. La sofferenza sociale dei nostri figli, e stiamo cercando di sostenere la loro motivazione ad apprendere, consapevoli però che essa nasce e cresce dentro il contesto classe, laddove il momento dell’apprendimento diviene anche momento di crescita individuale e collettiva.
  2. L’indifferenza da parte di molte istituzioni nel riconoscere le necessità dei bambini e il loro disagio.
  3. L’aumento esponenziale delle disuguaglianze sociali, provocato non solo dall’impossibilità per molti di accedere alla didattica on line, ma anche e soprattutto dal peso che in questo contesto esercitano le differenze di tempo e competenze delle famiglie.

È arrivato il momento di confrontarsi per preparare i prossimi mesi e immaginare assieme la scuola ai tempi del COVID19.

Mentre le famiglie cercavano di sostenere i propri figli e gli insegnanti entravano con discrezione nelle case, cercando di recuperare le fila delle proprie classi, intanto qualcuno stava coniando un nuovo acronimo DAD (didattica a distanza).

La DAD, preziosa nel momento dell’iniziale emergenza, non può essere la soluzione in una prospettiva di medio e lungo termine.

Dare i nomi corretti serve a capire la realtà di cui si parla, e l’acronimo DAD rischia di raccontare una realtà che non esiste: nelle nostre scuole la didattica è un tutt’uno con l’educazione e non può che realizzarsi all’interno del gruppo classe, dall’incontro tra i pari attraverso la mediazione degli insegnanti.

La DAD accentua tutte quelle difficoltà, che nelle classi si ricompongono, e lascia indietro i bambini che, per ragioni diverse, maggiormente hanno bisogno di una scuola che li includa e li accompagni nell’apprendimento e nella crescita.

Si devono immaginare soluzioni che permettano di salvaguardare i diversi diritti, quello alla salute (inteso nel suo complesso) ma anche quello all’istruzione e il diritto dei nostri figli ad una crescita armonica.

Non è immaginabile delegare il diritto all’istruzione e all’educazione alle famiglie, non possono essere lasciati soli né i genitori né i bambini.

Non neghiamo il fatto che la scuola rappresenti anche un necessario servizio e non si può pensare di delegare tutto ad un welfare che non esiste, se non nella forma del sostegno parentale (nonni, zii), di amici e di cellulari, videogiochi e televisione, e certo non si può immaginare che tutto si risolva con il bonus baby sitter o con eventuali brevi congedi lavorativi per uno dei genitori.

Come genitori riconosciamo la scuola come necessario spazio di apprendimento e di crescita e per questo chiediamo investimenti per la riapertura in sicurezza, riconosciamo inoltre che la scuola ha colmato le carenze sempre più gravi del welfare nel nostro paese, e per questo è arrivato il momento che si investa nella scuola pubblica, in termini di personale, spazi e tempo scuola, cioè laddove negli ultimi anni si è sempre tagliato, al fine di permettere la riapertura in sicurezza rispetto alla situazione sanitaria del nostro paese.

Chiediamo che si trovino soluzioni per una riapertura in presenza, non a distanza, in piena sicurezza per il corpo docente, il personale ATA, le bambine ed i bambini e le loro famiglie.

I bambini sono cittadini già oggi, ma soprattutto sono i cittadini del futuro. Non investire sull’istruzione di una generazione intera vorrebbe dire non investire sul futuro della nostra società. La scuola deve essere considerata una priorità assoluta. Si devono per questo destinare alla scuola ingenti risorse pubbliche per tutti gli interventi necessari.

Il distanziamento, presupposto fondamentale per ridurre la trasmissione della malattia, quasi impossibile all’interno degli spazi angusti delle classi che l’edilizia scolastica offre è però possibile all’aperto (o in strutture di ampie dimensioni solitamente non utilizzate per l’attività didattica come palestre, teatri, musei…).

Al momento non si potrà tornare in classe, come lo si era prima della pandemia. E non sappiamo per quanto tempo dovremo coesistere col Covid-19. Dunque, anche prendendo esempio da altre nazioni, pensiamo a come potrà essere la scuola ai tempi del Covid-19.

Fino ad ora abbiamo fatto un discorso generale, a cui crediamo profondamente. Ora, come genitori di bambini che frequentano una scuola della rete delle scuole all’aperto, ci sentiamo di suggerire qualche idea da cui partire.

Da una situazione molto difficile e di grande crisi potremmo trarre una grande opportunità e inaugurare quella che potrebbe essere la più grande sperimentazione pedagogica in Italia dopo le scuole all’aperto d’inizio ‘900: una rinnovata stagione di outdoor education.

Bologna, già protagonista e pioniera ai tempi della giunta socialista del sindaco Zanardi (il sindaco “pane e alfabeto”), in tempo di guerra, grazie al lavoro dell’illuminato assessore all’istruzione Mario Longhena, realizzò scuole all’aperto per garantire il diritto all’istruzione e alla salute.

In tempi di emergenza sanitaria potremmo ripensare a quell’esperienza pedagogica che portò aule con banchi e sedie portatili, fuori, attraverso la costruzione di appositi padiglioni aperti, di tende, o semplicemente sotto l’ombra degli alberi. Lì la didattica tradizionale era riproposta in un contesto esterno, si introdusse un nuovo modo di insegnare con lo studio dal vivo dei fenomeni naturali. L’esperienza contemporanea dell’outdoor education ci mostra ancora un altro tipo di scuola all’aperto: imparare dall’ambiente, attraverso l’esperienza diretta, corporea e sensoriale, costruire un apprendimento diretto.

È proprio sulla scia dell’esperienza voluta da Longhena che dal 2016 è nata una rete delle scuole pubbliche all’aperto che lavora in collaborazione con l’Università di Bologna perché l’educazione all’aperto diventi una realtà consolidata nel panorama delle scuole pubbliche. La nostra scuola ne fa parte. Si tratta in realtà dunque di riprendere e rinforzare una didattica che già è esistita e ancora esiste a Bologna.

Bisogna ripartire da qui, affinché sia tutelato il diritto fondamentale dei bambini non alla mera istruzione, ma alla scuola come esperienza.

LEGGI ANCHE L’educazione all’aperto aa.vv., Fare scuola fuori dalla scuola Paola Nicolini, I fantasmi dell’educazione a distanza F. Lorenzoni, Senza cornice il quadro viene giù F. Palomba e P. Sentinelli. Una scuola oltre le mura P. Mottana e G. Campagnoli, Una scuola libera e viva, aa.vv.

In Danimarca (paese dal clima ben meno mite del nostro) le scuole riapriranno presto, e prediligeranno la didattica all’aperto come misura di prevenzione: questa può diventare una soluzione per ripartire, la didattica online no.

Si potrebbe ripensare il modello coniugando le due visioni di scuola fuori dagli spazi consueti: fornendo vestiario idoneo per stare fuori in tutte le stagioni, ma anche sgabelli portatili e tavoli per il lavoro più tradizionale, materiali didattici più consoni ai vari ambienti e agli spostamenti. (Per quelle scuole che non hanno giardini o cortili abbastanza grandi si possono immaginare aule temporanee negli spazi verdi della città, mentre si cercano soluzioni stabili).

Proponiamo:

– la ripresa a settembre dell’attività didattica all’aperto, evitando la formazione di classi sovraffollate (a cui purtroppo ci eravamo dovuti adattare da troppo tempo) e quindi con classi divise in piccoli gruppi

– di aprire un confronto sia tra dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che con le istituzioni

Chiediamo di partire dall’outdoor education non perché crediamo che potrà essere necessariamente la soluzione definitiva e unica per tutti, ma perché crediamo che possa essere l’occasione per aprire un tavolo di discussione che metta al centro la scuola in presenza, e potrà offrire l’occasione per formulare anche nuove proposte in questa direzione.

Crediamo anche che questa situazione di emergenza debba essere l’occasione per avviare nuovi interventi di edilizia scolastica, al fine di avere scuole con spazi più adeguati in assoluto e non solo per la temporanea necessità di distanziamento sociale. Consapevoli che i tempi di questi interventi potranno non essere rapidissimi ribadiamo che non si può immaginare vengano colmati con la didattica a distanza.

La direzione da seguire è già nella cultura pedagogica della nostra città e dell’Italia: facciamone memoria e tesoro.

È tempo di rimettersi in gioco per garantire il diritto alla Scuola. Lo dobbiamo ai bambini, al loro futuro e a quello del nostro Paese.


Alcuni genitori della Fortuzzi:

(Come
vedrete abbiamo deciso di rendere evidente la presenza, tra i
firmatari, di persone che, lavorando nella sanità, hanno una
conoscenza diretta e precisa della situazione dovuta al corona virus
e che conoscono bene i rischi dell’attuale emergenza sanitaria.)

Simone Pierini, papà di Mattia IIB e Cosimo VB, Simona Tantillo, (medico anestesista ospedale Maggiore) mamma di Nina IA, Angela Pesce, mamma di Emma IIB, Roberta Picardi, mamma di Tina VB, Emanuela Fronza, mamma di Mattia IIB e Cosimo VB, Alberto Sebastiani, papà di Emma IIB, Antonietta Cozza, mamma di Lisa IIB, Massimo Ferraro, papà di Lisa IIB, Federica Chiura, mamma di Silvia IIA, Federico Orlandi, papà di Silvia IIA, Carlo Fibbi, papà di Elisabetta IIB e Umberto VB, Chiara Bianchelli, mamma di Elisabetta IIB e Umberto VB, Marianna Fabi (medico pediatra ospedale Sant’Orsola), mamma di Jesus IIB, Giancarlo Basso, papà di Jesus IIB, Mariateresa Nasso, mamma Ruggero II B, Riccardo Salvo, papà di Ruggero IIB, Andrea Rapini, papà di Tina VB, Sara Turatello, mamma di Filippo IB, Giorgia Telloli, mamma di Giovanni IIIB, Elena Suriani, mamma di Emma IIIA, Antonio Senta, papà di Emma IIIA, Elisa Ciaramelli, mamma di Zeno IIB e Lapo VA, Sivia Palmia, mamma di Emilia IIB, Tommaso Arosio, papà di Emilia IIB, Fabrizia Tonelli (farmacista), mamma di Pietro IIA e Alessandro IIB, Fabrizio Chiodini, papà di Pietro IIA e Alessandro IIB, Enrica Menarbin, mamma di Nina VB e Michele IIA, Luca Giovanni Pappalardo, papà di Nina VB e Michele IIA, Fiorina Bartiromo, mamma di Angela IIIA e Andrea IA, Luigi Cirillo, papà di Angela IIIA e Andrea IA, Michela Sandias, mamma di Caterina IIIA, Carlos Caracciolo, papà di Caterina IIIA, Alice Gianstefani (medico medicina generale pronto soccorso Sant’Orsola), mamma di Sofia IIA, Giovanni Badiali (chirurgo maxillofacciale Sant’Orsola), papà di Sofia IIA, Sara Fabbri, mamma di Nicholas IIA, Valentina Ghedini, mamma di Andrea IIIB e Anna IB, Solange Solini, mamma di Sasha IIIA, Stefano Cavarra, papà di Sasha IIIA, Federica Savini (medico veterinario, Università di Bologna), mamma di Matilde IA, Massimo Giunti (medico veterinario, Università di Bologna), papà di Matilde IA, Michela Trento, mamma di Ettore IVA, Giuditta Migliaccio, mamma di Elia IB, Giulia Nannetti, mamma di Gabriele IA, Silvia Palmirani, mamma di Enrico IVB, Giuseppe Tartarini, papà di Enrico IVB, Antonio Stagni, papà di Bianca IIIA e Bernardo IA, Beatrice Mislei, mamma di Bianca IIIA e Bernardo IA, Luca Cechet Sansoè, papà di Clarissa IB, Raffaele Fazzioli, papà di Michele IIB, Lorena Perini, mamma di Leonardo IVA, Giuseppe Di Giovine, papà di Federica IA, Sara Di Matto, mamma di Sveva IIIA, Serena Marzola, mamma di Edoardo IIA, Antonio Valente, papà di Edoardo IIA, Micol Caivano, mamma di Paloma IIA, Matteo Guzzinati, papà di Paloma IIA, Elisa Stefanini, mamma di Gaia IVA, Antonella Zanasi, mamma di Claudio IVB, Elisa Del Mastro, mamma di Francesco VA e Anna IIIB, Chiara Stanzani, mamma di Viola IIA, Emiliano Belillo, papà di Viola IIA, Clara Cheilan, mamma di Yaowen VA, Alessandro Anderlini genitori di Maya Anderlini classe IIIA, Zoi Papadopoulou genitori di Maya Anderlini classe IIIA, Elena Nannetti, mamma di Tobia IIA, Ugo Funghi, papà di Tobia IIA, Antonella Goldoni, mamma di riccardo IA, Anna Pozzato, mamma di Marco IIA, Massimo Carozzi, papà di Ada IVA, Francesca Calafiore, mamma di Ada IVA, Federica Giannerini, mamma di Eva IVB, Elisa Bini mamma, di Alessandro IVB, Valerio Guazzarini, papà di Alessandro IVB, Alessandra Boemi, mamma di Francesco IIB, Veruscka Gennari, mamma di Stella IA, Saverio Cuoghi, papà di Stella IA, Francesca Longo, mamma di Sami IB, Simona Bruzzi, mamma di Pietro IB, Federico Ferretti, papà di Oliver IVB, Stella Di Meo, mamma di Oliver IVB, Maria Luisa Laddago, mamma di Greta IIIB, Laura Celio, mamma di Pietro IIB, Michele Pinelli, papà di Pietro IIB, Anna Maria Sorresso, mamma di Pietro IIIA, Barbara Guardigli, mamma di Luigi IV B e Anita I B, Ludovico Caponetti, papà di Indah IVB e Laura IB, Inge Marisyanti, mamma di Indah IVB e Laura IB, Novella Rossettini, mamma di Marcello VB, Carlotta Serra, mamma di Alessandro IVB, Riccardo Magnoni, papà di Alessandro IVB, Alessandro Pasi, papà di Nicolò IVB, Marco Camorani Scarpa, papà di Pietro IVA, Renata De Angelis, mamma di Eugenia IIB, Ilaria Stefanini, Michele Zaccanti genitori di Caterina zaccanti, classe IV B, Deborah Carlini, mamma di Federica IIB, Pietro Foschi, papà di Federica IIB, Cristina Bergamin, mamma di Sofia Pastore IIB, Francesco Pastore, papà di Sofia Pastore IIB, Luisa Salomone, mamma di Anna IIA e Paola IVA, Dario Arnone, papà di Anna IIA e Paola IVA, Margherita Aguzzi, mamma di Giacomo IIA, Gabriele Tarabusi, papà di Giacomo IIA, Valentina Grimaldi, mamma di Francesca IIIB, Anna Fiaccarini, mamma di Jacopo IVA, Sara Cavani, mamma di IVB, Emidio Clementi, papà di IVB, Ada Maria Farneti, mamma di IVB, Luciano Ricucci, Alessandra Ciancio


Alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, al Coordinatore della Commissione del Miur Patrizio Bianchi, al Dirigente dell’USR Stefano Versari, al Dirigente dell’USP Giovanni Schiavone, al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, al Sindaco di Bologna Virginio Merola, all’Assessora alla scuola del Comune di Bo Susanna Zaccaria, ala Dirigente dell’IC 20 Rosa Liguoro


Fonte: comune-info – https://comune-info.net/la-scuola-siamo-noi/

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