Brigada Callejera. Per Jaime

“Io ed Elvira siamo in quarantena con tutti i sintomi del Covid-19. Non possiamo smettere di portare avanti le ultime battaglie che stiamo combattendo: in strada con la mensa comunitaria in resistenza, le distribuzioni di preservativi, l’accompagnamento a persone affette da HIV affinché ricomincino i loro trattamenti e le persone affette da Codiv-19 non si ritrovino nella terra di nessuno. Anche l’assistenza dei malati, non potevamo darla dalla comodità delle nostre case…” . Sono parole tratte da una lettera scritta all’amico Sergio Lazacano da Jaime Montejo, rivoluzionario colombiano che ha vissuto in Messico per molti anni, a sergio Lazcano, prima di essere ucciso dal virus del terrore che ancora dilaga in América Latina. Jaime aveva fondato un’organizzazione che lotta e organizza le lavoratrici sessuali a Città del Messico e Tapachula per opporsi con le idee e con il corpo alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti. Il ricordo di Raúl Zibechi

Ci sono collettivi umani imprescindibili. Assolutamente imprescindibili. Perché senza di loro, la vita varrebbe meno, molto meno. Senza queste persone che mettono il corpo e si mettono in gioco per le altre, la vita in generale, le vite delle e dei de abajo, in particolare, sarebbe più dura.

La Brigada Callejera (Brigata di Strada) è uno di questi collettivi. Formata da persone comuni, come Jaime Montejo ed Elvira Madrid, che sono stati capaci di qualcosa di straordinario, totalmente fuori dal comune: passare dalle aule universitarie alle strade, confortando con corpo e anima le emarginate, le lavoratrici sessuali del Messico.

In questo andare verso la pianura, hanno lasciato tutto; non solo le proprie comodità materiali, cosa che già impressiona, ma tutto, tutto, tutto. I propri corpi, la propria salute, il proprio benessere emozionale, questo modo di vita che il sistema colloca come il bene più elevato. C’è forse qualcosa di più commovente di quelli e quelle che ipotecano la propria vita, non con un gesto eroico definitivo, ma con piccoli gesti quotidiani, persistenti, per più di 25 anni?

In questa discesa verso l’amore, condividere la propria vita con le lavoratrici sessuali ha fatto parte di una militanza così guerriera come silenziosa. Emoziona vederli lavorare nella clinica del centro di Città del Messico, circondati da donne povere, corpi tatuati dalla violenza di poliziotti e protettori, ambedue servitori del sistema.

Un sistema che non hanno mai temuto e che hanno sempre sfidato in modo coerente, senza discorsi altisonanti, forse perché hanno appreso dalle donne di strada che le tattiche di guerra si fanno, non si fanno a chiacchiere né si discutono con superbia.

Le varie volte che ho avuto il privilegio di incontrarmi con Jaime ed Elvira, camminavano verso quegli spazi dove le lavoratrici sessuali sfidavano poteri infinitamente superiori, facendo proprio il dolore di persone che, a volte, nemmeno conoscevano, ma riconoscevano come dolore e angoscia.

Oggi, da lontano, sento che la loro vita è una pedagogia di ribellione e coerenza. Ma soprattutto di amore. Mentre le politiche sociali statali si limitano a passare alcune briciole alle persone derelitte, le genti della Brigada Callejera condividono abbracci, affetto, tenerezza; perché quello che uccide è, prima di tutto, la solitudine e l’abbandono, anche prima degli assassini in uniforme e i virus del capitale.

Dal 5 maggio il mondo delle e dei de abajo è più solo. Ti sfugge di mano. Voglio che tu sappia, vogliamo che tu sappia, Jaime, che la tua vita è un esempio di dignità e coerenza. Per questo il tuo ricordo non è memoria, la tua vita non è un esempio del passato. È luce che illumina questa notte nella quale siamo persi. È il tiepido albeggiare che annuncia il calore del mondo nuovo.

Fonte: Desinformémonos

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca

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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/brigada-callejera-per-jaime-montejo/

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