L’elefante nella stanza
Foto tratta dal Fb di Flai-Cgil Nazionale

Il decreto rilancio è entrato in Gazzetta Ufficiale. Dopo essere stato firmato dal Presidente della Repubblica, la manovra più discussa degli ultimi anni si è avviata verso il suo iter parlamentare.

Discussa
davvero. Infatti, tra scontri tra partiti, problemi di copertura, confronti con
le parti sociali, ci sono voluti due mesi per l’approvazione in Consiglio dei
ministri (con il necessario cambio di nome, poiché chiamarlo “decreto
aprile” sarebbe stato alquanto anacronistico) del provvedimento di 400
pagine che vale 55 miliardi.

Un altro motivo di attrito è stato, senza dubbio, il tema della sanatoria per la regolarizzazione degli stranieri irregolari. Tra i 266 articoli, il 103 (presentato in conferenza stampa come 110 bis) è certamente quello che ha alimentato di più il dibattito pubblico, godendo della grande visibilità portata, da un lato, dalle dichiarazioni della ministra Bellanova e, dall’altro, delle rimostranze delle opposizioni e parte della maggioranza.

E proprio queste critiche mosse nei confronti della misura, che hanno ulteriormente rallentato l’approvazione del decreto, hanno dimostrato la sterilità del dibattito politico su un tema fondamentale per il nostro paese in tempi di covid-19.

A questo proposito, è fondamentale inquadrare il contesto. Bisogna ricordare che uno dei due grandi partiti di maggioranza, nel 2019, ha approvato i “decreti sicurezza” e l’altro, ad oggi, non ha ancora provveduto alla loro rimozione

Il problema è evidenziato chiaramente da Oiza Obasuyi, che su The Vision descrive un Paese che «per decenni non ha avuto il coraggio di cambiare le proprie leggi in materia di migrazioni e per cui in un dato periodo storico il problema diventa così rilevante che si cerca di coprire il tutto con una sanatoria».

Con queste premesse, e considerando le vergognose prese di posizione per cavalcare il consenso, appare evidente che l’articolo 103, sull’emersione dei rapporti di lavoro, rappresenti un primo passo per nulla scontato in una direzione corretta.

Ma
qual è questa direzione?

Lecito domandarselo quando, da più parti, si registra un certo malcontento per una misura che appare zoppa, priva di un approccio sistemico alla questione che, in una situazione di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo, ci si sarebbe aspettati.

In effetti, come sottolinea Andrea Oleandri su Open Migration, i numerosi paletti che sono stati inseriti all’interno del provvedimento limitano la sua efficacia e la sua portata.

E
ancora, come si legge sul sito della campagna Ero
straniero
(che, dal 2017, sostiene la proposta di legge
di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare
permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini
stranieri non comunitari”), la
misura approvata «rappresenta un primo passo importante, seppur
parziale, verso il riconoscimento dei diritti e la
tutela della dignità
 di centinaia di migliaia di persone
straniere presenti nel nostro Paese».

Tuttavia, è possibile affermare che, nonostante il decreto Rilancio non rappresenti la manovra strutturale necessaria al ripensamento del sistema, gli si possa attribuire il merito di aver riportato nel dibattito pubblico il tema della condizione di vita e di lavoro delle centinaia migliaia di braccianti che vivono nelle nostre campagne.

I braccianti, gli invisibili che per pochi euro
al giorno raccolgono frutta e verdura nelle campagne di mezza Italia. Vittime
di sistemi criminali che li vogliono nei ghetti, privi di diritti e di dignità.

Foto di Mario Poeta per Terra Onlus

Invisibili per molti, ma non per tutti.

È proprio la richiesta di maggiore dignità e
giustizia che unisce i movimenti e le associazioni che hanno richiesto a gran
voce una sanatoria. Su tutti Terra! che, insieme alla FLAI-CGIL,  il 20 marzo scorso ha lanciato la campagna
#Regolarizzateli, con un appello sottoscritto
da centinaia di associazioni ed esponenti della società civile.

La richiesta è stata in parte accolta nel decreto ma ora, come dichiara lo stesso Fabio Ciconte di Terra Onlus, è necessario vigilare «affinché ghetti, tendopoli e campi container lascino il posto a soluzioni reali e rispettose della dignità umana».

Ovvio, perché non sarà l’articolo di una legge, o lo slogan di un ministro, a fermare un sistema che da anni sfrutta donne e uomini privi di diritti per raccogliere frutta e verdura.

Non basterà una regola a fermare l’intermediazione illecita, lo sfruttamento e le violenze che macchiano l’agricoltura italiana.

Cos’altro serve?

La regolarizzazione è un tassello fondamentale
nella lotta al fenomeno del caporalato. Il pezzo di un approccio ampio e
integrato di cui fa parte anche il Piano triennale di contrasto
allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020 – 2022
.

È proprio questo Piano, che rappresenta la strategia governativa per il contrasto al fenomeno, a indicare le azioni necessarie e i passi che sono ancora da compiere.

Uno di questi potrebbe essere fatto oggi. Si tratta di un impegno politico per il riconoscimento di maggiori diritti e tutele per i lavoratori delle filiere agroalimentari.

Nello specifico, il Piano individua, tra le sfide principali nell’ambito del contrasto all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo, la distribuzione del valore lungo la filiera produttiva agroalimentare e allo sviluppo di Reti del lavoro agricolo di qualità

Il Piano pone in evidenza la necessità di recepire la Direttiva dell’Unione europea sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare (633/2019), prevedendo il divieto delle aste elettroniche al doppio ribasso e il rafforzamento delle misure previste dalla normativa vigente in materia di divieto di vendita di prodotti palesemente al di sotto dei costi di produzione.

Abbiamo parlato spesso di
aste al ribasso e delle loro ripercussioni sulle filiere. Abbiamo lottato
affinché la politica mettesse al bando queste pratiche scorrette che
schiacciano l’agricoltura e che alimentano le distorsioni dei sistemi
alimentari.

In questa direzione, esattamente un anno fa, si è mossa la deputata Susanna Cenni con una proposta di legge che vuole vietare le pratiche vessatorie messe in atto dai giganti della Grande Distribuzione Organizzata.

Una proposta approvata da quasi tutte le forze politiche, che giace da allora in attesa del passaggio in Senato e che, se convertita in legge, segnerebbe un ulteriore passo avanti nella direzione giusta.

E oggi, che lo strapotere dei supermercati
si fa sentire
e che i politici litigano su un provvedimento che potrebbe
dare dignità alle centinaia di migliaia di persone che garantiscono gli
scaffali pieni, le distorsioni delle nostre filiere alimentari appaiono enormi.

La discussione sulla giustizia negata ai braccianti deve partire da queste contraddizioni e risolverle al più presto.

*Terra! e Slow Food Roma


Fonte: comune-info – https://comune-info.net/lelefante-nella-stanza/

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