Una nuova genitorialità
Foto di Bev_E tratta da Pixabay

Quando la pioggia incessante improvvisamente si ferma, la vita torna ad affacciarsi, piano piano. Eccoci qui, nel pieno della Fase 2: il mondo torna ad aprirsi, le città riprendono a muoversi, le porte delle case si socchiudono e fanno entrare la luce di maggio.

Dietro quelle porte, per lunghi mesi, si sono nascoste storie e relazioni. Hanno albergato famiglie, figli e genitori alle prese con qualcosa di completamente nuovo, a partire dal loro stesso convivere, ventiquattr’ore su ventiquattro. Ci si e guardati in faccia, bambini e adulti, con la consapevolezza di aversi unicamente l’uno per l’altro, senza alternative, senza distrazioni, o soluzioni facili. Un’avventura nell’ignoto potente, complessa e potenzialmente evolutiva, se vissuta con consapevolezza.

Le famiglie, alle prese con le tante e faticose variabili da tenere in equilibrio, sono state chiamate a riorganizzarsi, accedendo a risorse nuove con flessibilità. I contesti di delega sono spariti improvvisamente: i nonni, la scuola, lo sport, le lezioni di musica o di inglese sono diventati inaccessibili. L’unica delegata fruibile è diventata la tecnologia, che oltre a facile destinataria di ore vuote, si e scoperta indispensabile e preziosa per la comunicazione, la didattica e il mantenimento di una rete sociale altrimenti perduta.

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Cosi, madri e padri abituati, per bisogno o scelta, a “distribuire” la responsabilità genitoriale, si sono ritrovati a essere l’unico punto di riferimento dei figli, rispetto a tutte le aree significative per il loro sviluppo; si sono dovuti reinventare, con creatività e impegno, come poli affettivi costanti, ma anche come educatori e insegnanti, compagni di gioco e regolatori emotivi.

I “grandi” per riuscire, o almeno provare, a fare tutto questo, hanno dovuto in primis fare i conti con se stessi, con le loro paure e ansie. Mai come ora è stato necessario trovare un equilibrio individuale, per gestire innanzitutto se stessi, prima che l’altro. Un genitore “sufficientemente” capace di regolare le proprie emozioni, ossia ascoltarle, riconoscerle, capirle e gestirle, sarà stato capace di regolare emotivamente il proprio figlio, facendolo sentire accolto nelle sue stesse emozioni, davanti ad una realtà esterna così spaventante.

Perché quanto accadeva nel mondo ha necessariamente avuto bisogno di essere verbalizzato, tra le mura di casa, per poter essere gradualmente accettato da tutti, grandi e piccoli. Si auspica, allora, che si sia aperto un dialogo nuovo, costellato di emozioni, oltre che di riflessioni, domande e pensieri. Un dialogo e un ascolto che forse, nella vita “di prima”, non trovavano lo spazio e il valore che meritavano; colonne necessarie per una relazione genitore-figlio “sicura”.

È inevitabile pensare a quanto sia stato diverso essere genitore di un neonato, piuttosto che di un bambino o, ancor di più, di un adolescente. Fasi evolutive con bisogni profondamente diversi, che avranno reso profondamente diversa anche la convivenza in casa. Più i bimbi saranno stati piccoli più avranno vissuto la presenza costante dei genitori come una risorsa emotiva; salendo di età avranno sentito la mancanza dei pari e, nel caso degli adolescenti, avranno probabilmente vissuto la convivenza forzata come una realtà soffocante.

Una sfida in ogni età, che apre il pensiero a un’ulteriore prova: la fase 2. Se la fase di adattamento alla quarantena è stata complessa, altrettanto complesso deve essere stato per i genitori abituare i figli a piccole frustrazioni quotidiane date dalla loro momentanea assenza emotiva, li dove non era possibile l’assenza fisica. Perché non può essere facile adesso, per un bambino, riabituarsi al distacco e al non avere un contatto affettivo continuo con mamma e papà, soprattutto se questo tipo di frustrazione non è stata sperimentata durante i mesi precedenti.

Ma quanto preoccupa, allora, la fase 2? Questo ritorno a una socialità e a una quotidianità frenetica nasconde la necessità di un nuovo, ulteriore adattamento per i bambini: abituarsi a non avere più una fonte di protezione immediatamente accessibile. Per gli adolescenti, al contrario, si immagina un ritorno al mondo liberatorio e potente, per quanto probabilmente bisognoso di un contenimento da parte della famiglie, in merito a regole e cautele.

Ciò che si auspica e che lo spazio sospeso sperimentato dalle famiglie, in questo faticoso periodo, possa lasciare un profumo nuovo, che continui ad aleggiare in quelle quattro mura, anche quando le porte si apriranno, o spalancheranno. Un profumo che sa di ascolto emotivo, di dialogo, di presenza; un profumo che ci fa tornare a ritmi più umani e ci fa guardare i nostri figli con il desiderio autentico di guardarli, per le persone che sono e le emozioni che portano.


Alice Cupini, psicologa clinica, è specializzata nel lavoro con i nuclei familiari e nel sostegno alla genitorialità. Si occupa inoltre di progetti di promozione della salute nelle scuole e di psicologia giuridica. Amante della scrittura, appassionata di storie e di dettagli.


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/una-nuova-genitorialita/

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