Diamoci da fare

Genitori e insegnanti non sono scesi in piazza solo per dire che la didattica a distanza non basta. Lo hanno fatto prima di tutto per nutrire il bisogno di cambiare strada, per imparare a immaginare e costruire percorsi diversi. “Dobbiamo inaugurare un decennio dedicato alla cura – scrive Franco Lorenzoni – cura delle relazioni reciproche, dei territori, degli spazi pubblici delle città a partire dalle scuole e da strade e piazze da dedicare ai giochi e all’incontro liberto tra bambini e ragazzi…”

Bologna, 23 maggio. Manifestazione Priorità alla scuola. Foto di Benedetta Aledda

Oggi ci mobilitiamo per chiedere al governo ogni sforzo e soluzioni credibili per riaprire le scuole, prendendo l’impegno a non richiuderci più in aule troppo spesso inadeguate. Desideriamo e ci mobilitiamo per migliorarla davvero la scuola, utilizzando i difficili problemi che affrontiamo oggi per la riapertura in sicurezza per immaginare e progettare soluzioni nuove e scuole aperte, con più natura e più città.

Tutti sono d’accordo nello scaricare sulle giovani generazioni un debito pubblico di proporzioni gigantesche, ma dobbiamo pensare sin d’ora come risarcire bambini e ragazzi di ciò che gli stiamo sottraendo. Per risarcirli non c’è altra strada che lavorare con costanza, sforzo e creatività a migliorare la qualità dell’istruzione a tutti i livelli, tutti insieme. Se dei 55 miliardi ne è stato stanziato solo uno e mezzo per la scuola, dobbiamo pretendere che del recovery found almeno il 20 per cento sia destinato a ricerca e istruzione, unico comparto che può garantire futuro e sostenibilità e quell’avvicinamento sociale che riteniamo indispensabile.

LEGGI ANCHE Dateci il diritto a sperimentare Tavolo per l’educazione popolare, L’educazione all’aperto aa.vv., Riapriamo i cancelli delle scuole G. Cantisani, Fare scuola fuori dalla scuola P. Nicolini, Una scuola libera e viva aa.vv. Una scuola oltre le mura P. Mottana e G. Campagnoli

In questi mesi di non scuola abbiamo compiuto un pauroso passo indietro che ci ha fatto tornare a prima della Scuola media unica introdotta nel 1962 e a prima del 1977 quando le aule si aprirono ai bambini e ragazzi con disabilità. La crescita della discriminazione dei più fragili in queste settimane è stata inesorabile e violenta e oggi siamo tutti più poveri perché due milioni di ragazze e ragazzi sono stati esclusi da qualsiasi forma di istruzione. È il momento di dire con convinzione e forza che non possiamo tollerare di vivere in un paese che ha bisogno di ricevere l’aiuto di medici da tutto il mondo e mantiene il numero chiuso nella facoltà di medicina e limita gli accessi alle specializzazioni. Non possiamo tollerare di essere al penultimo posto in Europa per numero di laureati e di continuare ad avere troppe scuole fatiscenti e inadeguate.

In questi mesi è stata usata a sproposito la metafora della guerra. Contrastare una pandemia e combattere una guerra sono due azioni che non hanno nulla a che vedere. La guerra si fonda sull’assassinio e la soppressione del nemico, il contrasto a un virus letale può contare solo sulla cura, la ricerca scientifica, comportamenti coerenti che fermino il contagio e una ritrovata capacità di essere comunità nel piccolo e nel grande. E allora il tema non è tanto ripartire al più presto ma cambiare strada e, soprattutto, sapere immaginare e costruire nuove strade da percorrere.

Per uscire da una crisi economica che si annuncia devastante, dobbiamo ricordare con lucidità che per difenderci da questa e da altre pandemie, per affrontare le gravissime conseguenze del surriscaldamento globale che provoca già oggi milioni di profughi e vittime per siccità, inondazioni e fame, è necessario mettere al centro della rinascita la necessità e il valore della cura reciproca, della ricerca scientifica, dell’arte e della cultura intese nel senso più ampio. Dobbiamo inaugurare un decennio dedicato alla cura: cura delle relazioni reciproche, cura dei territori, cura degli spazi pubblici delle città a partire dalle scuole e da strade e piazze da dedicare ai giochi e all’incontro liberto tra bambini e ragazzi.

Dobbiamo impegnarci e unire tutte le nostre energie perché si riparta delle scuole con massicce nuove assunzioni di docenti, dirigenti e collaboratori scolastici, poiché ne mancano 40.000. Va costruito un patto per la scuola che coinvolga insegnanti, genitori, operatori del terzo settore, volontariato sociale ed Enti locali. E per garantire l’uso di nuovi spazi educativi da reperire nella città e nei quartieri, perché non pensare che, nell’emergenza, non si possa chiedere di lavorare per la sanificazione e la sicurezza, integrandone il reddito, alle decine di migliaia di persone che percepiscono il reddito di cittadinanza, assumendole almeno temporaneamente?

L’anno scolastico che si sta chiudendo drammaticamente era cominciato venerdì 27 settembre, con le grandi manifestazioni studentesche contro il surriscaldamento globale in tutta Italia e in tutto il mondo. Dobbiamo riaprire e progettare una scuola all’altezza della generazione di Greta, una generazione non disposta a fare sconti ad adulti irresponsabili, incapaci di fare scelte coerenti che garantiscano futuro a tutti.

Diamoci da fare!


Messaggio inviato alla manifestazione Priorità alla scuola promossa a Bologna. Appuntamenti analoghi sono stati organizzati in 17 città. Altri articoli di Franco Lorenzoni sono leggibili qui.


<!–
–>
Fonte: comune-info – https://comune-info.net/diamoci-da-fare/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *