Gli impatti della pandemia sulle reti di trasporto in Italia

Con l’inizio della “fase due” molti italiani sono saliti sulla propria automobile per la prima volta dopo settimane. Intuitivamente la paura del contagio terrà lontane le persone dai mezzi pubblici, mentre assisteremo a un uso massiccio dei veicoli privati per gli spostamenti. Purtroppo -per fortuna- il buon senso non coincide con la realtà: per tentare di descriverla servono studi scientifici, e infatti prefigurare scenari circa gli impatti della pandemia sulle reti di trasporto in Italia è l’obiettivo di un recentissimo lavoro del Laboratorio di Politica dei Trasporti – TRASPOL del Politecnico di Milano, realizzato in collaborazione con la società Meta Srl di Monza.

Paolo Beria, ingegnere civile e docente di Economia dei trasporti, dirige TRASPOL ed è uno degli autori -con Andrea Debernardi ed Emanuele Ferrara- della ricerca “Gli impatti della pandemia sulle reti di trasposto in Italia – Scenari esplorativi Fase 2”.
“Siamo partiti dalla semplice domanda: come cambieranno le nostre abitudini di mobilità dopo il Covid-19? Per tentare una risposta e comprendere un po’ meglio la possibile evoluzione futura del sistema di trasporto nazionale, superando le prime impressioni tratte dal dibattito corrente, abbiamo utilizzato uno strumento molto potente, un modello di calcolo multimodale e multiscalare chiamato i-TraM (Italian Transport Model) sviluppato negli scorsi anni”.

Lo strumento suddivide il territorio italiano in circa 1.700 aree “trasportisticamente” omogenee, e su questa base simula, tenendo conto della struttura dell’offerta e dei livelli di congestione, gli spostamenti tra esse -a un livello di dettaglio che arriva fino alle circonvallazioni cittadine-. Tali spostamenti vengono poi assegnati alle reti di trasporto pubblico e alla rete stradale, costruendo delle mappe dettagliate, i flussogrammi.

Lo scenario di partenza -l’inizio della “fase due”, dal 4 maggio per intenderci- è l’analisi di una settimana feriale (esclusi quindi il sabato e la domenica), nella situazione in cui le scuole rimangono chiuse, gli spostamenti tra le Regioni per affari, commissioni personali e il tempo libero sono vietati, e complessivamente la mobilità è ad un livello inferiore al normale. In questo scenario il totale della “domanda” di trasporto crolla in maniera piuttosto importante: -64% rispetto al pre-crisi, con il trasporto pubblico che praticamente sparisce lasciando spazio solo al trasporto privato, tuttavia molto ridimensionato. È il post-lockdown per come l’abbiamo conosciuto finora e ancora stiamo vivendo.

“Un esempio di questa situazione sono gli spostamenti tra Lazio e Lombardia, che in situazione di pre-crisi erano rappresentati per l’80% da trasporto pubblico. In questo inizio di fase due la domanda scende del 52%, ma il trasporto privato balza dal 20 al 39%” spiega Beria. “In altri termini, una delle conseguenze più evidenti dello shock consiste in una netta regionalizzazione del traffico, limitato ad una frazione dei normali spostamenti di lavoro, con la quasi scomparsa della lunga percorrenza”.

Lo scenario successivo è quello che apre agli spostamenti tra le Regioni (ovvero quello che ci aspettiamo partire, se confermato, dal 3 giugno), che rimangono comunque una frazione del normale. “Il nostro modello ci dice che in realtà non aumenterà di molto il numero totale di spostamenti passeggeri -spiega Beria.- La rete non sarà congestionata in nessun punto, anche se registriamo un aumento delle distanze medie percorse. Il trasporto pubblico sarà ancora poco utilizzato, ma va evidenziato che in condizioni pre-crisi questo vale complessivamente circa il 10%: quindi anche una sua pur drastica riduzione non impatta severamente sulla congestione del traffico privato”.

In questo scenario sono interessanti due esempi: “Gli spostamenti tra Lazio e Veneto si riducono del 46%, ma il trasporto pubblico passa dal 78% -sostanzialmente treni e aerei- al 9%, mentre il traporto privato passa dal 22% al 45%. D’altro canto, gli spostamenti tra Lazio e Abruzzo si riducono dell’81%, e anche il trasporto privato passa dal 57 al 18%”.

Infine c’è un terzo scenario, che si spinge verso luglio: “Ancora scuole chiuse, ma trasporto merci a regime e industria riattivata. L’utilizzo del trasporto pubblico è ancora molto depresso mentre l’utilizzo dell’auto privata cresce significativamente. In ogni caso la riduzione del numero degli spostamenti è del 29%, e solo in pochissimi punti della rete si ritorna a flussi simili al pre-crisi. Ciò è dovuto anche al fatto che chi usa il mezzo privato, con la rete scarica, può seguire i percorsi più brevi. È comunque chiaro che le problematiche connesse al minor impiego del trasporto pubblico si verificheranno prevalentemente nei grandi centri urbani.”.

Attenzione però a chiamare tutto questo “previsioni”: “Per arrivare a un utilizzo ‘predittivo’ del modello -spiega Beria- vanno progressivamente affinate le ipotesi di base, in particolare su quale sia il vero impatto della crisi sulla mobilità totale e su quella pubblica. Non solo: dovremo tenere conto del possibile mutamento dell’offerta, ad esempio una rimodulazione dei servizi sulle relazioni meno cariche a favore di quelle più trafficate dove però va garantito il distanziamento a bordo, e mettere a fuoco fattori evolutivi strutturali, come il maggior ricorso a telelavoro, e-commerce o ciclopedonalità. E infine, iniziare a immaginare quel che sarà quando le scuole riapriranno, perché se la necessità di distanziamento e la minore capacità dovessero diventare strutturali, l’utenza del trasporto pubblico non potrebbe riversarsi sull’auto senza pesanti impatti sulla congestione, ambientali e sociali”

Lo studio completo è scaricabile qui.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/gli-impatti-della-pandemia-sulle-reti-di-trasporto-in-italia/

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