Europasilo: proposte per una riforma del sistema pubblico di protezione di richiedenti e titolari di protezione attento alle nuove esigenze dei territori

26 Mag Europasilo: proposte per una riforma del sistema pubblico di protezione di richiedenti e titolari di protezione attento alle nuove esigenze dei territori

26 Maggio 2020

Il Gruppo Abele, che fa parte del coordinamento Europasilo, sottoscrive l’appello degli Enti del Terzo Settore per una prospettiva di riforma del sistema pubblico di protezione di richiedenti e titolari di protezione attento alle nuove esigenze dei territori.

Appello:
Cosa ci insegna l’emergenza Covid-19 e come preparare il sistema dell’accoglienza alle imminenti sfide sociali e sanitarie?

  1. La qualità dell’accoglienza integrata e diffusa: La protezione e la tutela sono una risorsa sociale

Il sistema dell’accoglienza integrata e diffusa si è dimostrato all’altezza della sfida dell’emergenza Covid-19. Ampiamente dimenticato da prescrizioni, linee guide e indicazioni delle autorità centrali, su tutti i territori ha garantito continuità assistenziale, relazionale, educativa ai propri accolti e a chi era escluso dai circuiti istituzionali, ha innovato servizi e ha partecipato a fornire risposte comunitarie a fronte dei nuovi bisogni. Un sistema che non prevede grandi concentrazioni e dispone di uno specifico know how (risorse professionali, servizi di tutela e integrazione), ha saputo sia arginare e prevenire il contagio, sia affrontare le prime ricadute sociali, sia mettersi a disposizione del welfare locale, offrendo supporto alle autorità sanitarie, portando informazione e supporto dove era più necessario.

Il sistema conosciuto come Sprar è vocato ad essere una parte integrante del welfare e le sue capacità si sono rivelate un fattore chiave nella gestione dell’emergenza in moltissimi territori. Questo pure considerando destrutturazione del sistema pubblico e unico, operata dai decreti sicurezza, con la trasformazione dello Sprar in Siproimi.

Preme sottolineare come appena prima della fase di emergenza Covid-19, precisamente tra fine dicembre 2019 e febbraio 2020, il sistema Sprar stesse attraversando un’ulteriore profonda mutilazione: esclusi dall’accesso i richiedenti asilo, esclusi i protetti umanitari, era previsto per chi era ancora accolto il trasferimento nei Cas. Emergeva ovunque il paradosso: posti vuoti e servizi solo “per pochi” a fronte di una crescente marginalità sui territori. Un sistema radicato e incardinato nel welfare, pubblico, con le competenze professionali adeguate, veniva letteralmente “svuotato” di persone, senso e funzione in favore per alcuni di grandi parcheggi in attesa del riconoscimento, per altri della strada.

  1. Un riconoscimento tardivo e profondamente incompleto: l’art. 86 bis Legge n.27/04/20 (cd. “Cura Italia”)

L’emergenza Covid-19 ha reso questo paradosso sopra descritto ancora più evidente e visibile a tutti, anche a chi ne aveva sottovalutato la portata. Tantissime le persone rifugiate senza una casa dover stare, senza servizi, mentre tutto chiudeva. Molte le difficoltà di gestione e molti i problemi di sicurezza per accolti e operatori nel sistema Cas. Grandi numeri, grandi concentrazioni, pochi servizi ed in generale (al netto di esperienze virtuose) scarso raccordo con i servizi territoriali, mai così centrali, dal medico di base ai centri di salute mentale, all’accesso alle informazioni per orientarsi. In termini di sistema, al di là quindi dell’interpretazione che ne hanno dato singoli gestori etici, il sistema Cas, deprivato di personale, risorse, servizi, ha mostrato la corda.

L’art. 86 bis afferma che le strutture di grandi dimensioni, deprivate di competenze e servizi non possono garantire il contenimento di eventuali contagi. sia richiedenti asilo che umanitari. Diversamente non avrebbe disposto la riammissione nel sistema Sprar (ora Siproimi) di accolti. Ora avviene, pur condizionandone la presenza a “esigenze di contenimento sanitario” e per il solo periodo dell’emergenza. Tuttavia interrompe e rimanda anche lo svuotamento dello Sprar: prorogando i progetti di accoglienza per tutte le categorie, prima escluse. Un riconoscimento implicito e indiretto che però afferma due cose: il sistema dei grandi centri separati è impossibilitato a contenere una epidemia; occorre integrare e non separare i migranti, parte (spesso vulnerabile, spesso invisibile) di una società che ha bisogno urgente di estendere le tutele per la sicurezza di tutti.

Ma cosa accadrà il 31/07/2020 quando cesserà l’emergenza?
Dove potranno accedere umanitari, casi speciali, persone divenute irregolari per colpa dei Decreti sicurezza? Che tutela avranno i richiedenti asilo? Come impostare un efficace politica di prevenzione sui territori?

  1. Servizi per tutti: Prevenzione e equità a tutela della cittadinanza

Urge ripristinare l’accesso al sistema Siproimi di richiedenti asilo, titolari di protezione umanitaria, casi speciali, non solo per “esigenze di contenimento” dell’epidemia, ma anche e soprattutto per prevenire esposizione al contagio e marginalità sociale.

Oggi sui territori sussiste una marginalità che è profondamente a rischio di esposizione al virus e poterla accogliere laddove vi sono comprovate competenze e possibilità progettuali sarebbe di grandissima importanza per la salute individuale e collettiva. anche in questo caso, il limite del 31/07/2020 appare poco realistico: a quella data avremo ulteriori persone “in strada” perchè hanno esaurito la proroga (nei fatti di un mese, a fronte di un periodo marzo-giugno, ben più lungo dove hanno visto interrompersi i loro percorsi).

Preme rivelare che per territori ed  enti locali sia necessario un supporto nella prevenzione prima ancora che nell’eventuale contenimento, e che la prima forma di prevenzione sia – specie oggi, data la chiusura delle questure per le procedure di rinnovo e la chiusura delle Commissioni per la valutazione, dare continuità a chi è già in carico e permettere l’accesso a chi era stato escluso nella fase precedente, semplicemente consentendone l’accesso e non limitando questo accesso al solo alloggio. Dare sistemazione a chi non ne ha e insieme a questo un percorso è indipensabile a maggior ragione oggi.

Serve insomma una riforma urgente del sistema, che non può partire dal rigoroso ripristino di un cardine del manuale Operativo Sprar (versione Marzo 2018):

L’obiettivo prefissato di una (ri)conquista dell’autonomia deve essere comune a ogni tipologia di accoglienza, a prescindere dalle caratteristiche dei beneficiari. Un obiettivo unico per la presa in carico di tutti […] i servizi che vengono presentati e narrati in questo manuale devono necessariamente essere garantiti sempre, per tutti gli accolti e con il medesimo approccio

Serve quindi subito che i progetti Siproimi, in stretto raccordo con gli enti locali, possano destinare tutti i servizi a tutti coloro, richiedenti asilo, umanitari, persone escluse che ne hanno bisogno. Solo in questo modo è realtà la partecipazione al welfare locale, solo in questo modo si prevengono le lotte tra “poveri” e si promuove una diversa coesione sociale.

L’art. 86 bis prevede infatti anche che persone in condizioni di disagio sociale possano accedere ai servizi alloggiativi Siproimi. La possibilità di inserire persone in condizioni di grave disagio sociale sarebbe una grande opportunità per i territori e certamente un sollievo per i servizi comunali e distrettuali; tuttavia, il mero inserimento alloggiativo senza altri servizi (anche essenziali), dalla spesa per i farmaci, all’abbonamento bus, al lavoro degli operatori per un progetto di autonomizzazione mirato lo rende una misura parziale, dalla trafila burocratica lunga in relazione ad un tempo molto limitato.

La disponibilità alloggiativa, senza servizi, non consente di partecipare ad una strategia di rete sul territorio: non poter attivare servizi come le spese mediche, l’assistenza legale, la mobilità per la ricerca del lavoro; non da sollievo né alla persona né a servizi oberati da crescenti richieste e senza risorse e servizi aggiuntivi.

Servizi e personale sono stati, almeno per l’anno in corso, finanziati: è un ennesimo inspiegabile paradosso: nel momento di massimo bisogno sociale servizi già finanziati non sono accessibili da territori e persone che ne avessero bisogno, pur avendo una rodata e trasparente macchina rendicontativa.

  1. Cosa si può fare oggi: sistema unico e servizi integrati

Queste le proposte di Europasilo:

Estendere l’accesso allo Sprar/Siproimi a richiedenti asilo, umanitari e casi speciali oltre il periodo dell’emergenza rinnovandone il carattere di sistema unico (per richiedenti e titolari di qualsiasi protezione)

Definire una modalità certa per l’accesso tramite una procedura operativa uguale per tutti i territori, per intervenire tempestivamente su persone senza fissa dimora e dare loro un percorso di inserimento sociale;

Utilizzo dei fondi Sprar in modo equo per tutte le categorie, per favorire l’accesso di tutti coloro che ne hanno bisogno a risorse per la formazione, l’orientamento, la tutela; in stretto raccordo con Comuni e Aziende sanitarie.

Queste proposte vogliono contrastare aspetti come la crescita del lavoro nero, dell’usura, della ricattabilità sociale ed in generale prevenire l’ampliarsi delle disuguaglianze sociali che le crisi economiche portano con sé.

  1. Ingressi, Regolarizzazione e Residenza

Pur concentrandoci in questo documento su aspetti legati al modello di accoglienza e alle sue urgenze, non possiamo dimenticare la necessità di una politica complessiva che – a tutela di tutta la collettività – rispetti e promuova i diritti fondamentali, in particolare per quanto riguarda tre aspetti:

Regolarizzazione dei migranti perché in questo momento è fondamentale sapere chi è in Italia per poterlo inserire nei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura; oltre che per contrastare lavoro nero, invisibilità sociale e restituire a migliaia di persone dignità e diritti;

Rinnovo dei motivi umanitari laddove non è possibile la conversione;

Residenza per tutti/e perché in questo momento è indispensabile sapere chi è sui territori e senza tale diritto fatica ad accedere ai servizi di territorio;

Garantire salvataggio e accesso sicuro attraverso l’individuazione di un porto sicuro per lo sbarco dei profughi soccorsi in mare, anche in assenza di garanzie certe sulla loro redistribuzione in altri paesi europei.

Leggi, scarica e sottoscrivi il documento Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/europasilo-proposte-per-una-riforma-del-sistema-pubblico-di-protezione-di-richiedenti-e-titolari-di-protezione-attento-alle-nuove-esigenze-dei-territori/

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