Il rifiuto dell’usurocrazia

L’emergenza Covid-19 dovrebbe essere l’occasione per annullare il debito e non il pretesto per aumentarlo. È il momento di fermarsi e di fare dell’abolizione del debito illegittimo, a cominciare da quello imposto dall’Ue, un tema centrale. “Questo orizzonte può diventare utopia che sposta i popoli e li mette in movimento verso una effettiva liberazione – scrive Antonio De Lellis -, dentro la logica dell’economia della custodia e della società della cura dei viventi”

Foto di Brigate Volontarie per l’emergenza

«Well done», twitta il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Potrebbe essere sintetizzata così la buona notizia dall’Europa. Resta però l’incognita delle risorse 2020. I nuovi fondi arriveranno nel 2021 e la dote per il 2020 è ridotta. Il nodo, vitale per i sofferenti conti pubblici italiani, è infatti quello dei tempi. «Per affrontare la crisi in questi mesi – ha spiegato il commissario al Bilancio Ue Johannes Hahn – proponiamo di aggiungere un volume ponte da 11,5 miliardi». Perché nell’ottica comunitaria i veri fondi da usare subito sono i 540 miliardi messi a disposizione tra Sure, Bei e Mes.

Anche se la quota a fondo perduto destinata al nostro Paese sarà probabilmente ampia (cioè 82 miliardi, contro 91 di prestiti), non si tratta di regali privi di condizionalità. L’Italia, prima di tutto, dovrà contribuire al rafforzamento del bilancio pluriennale Ue, anche se l’operazione porta con sé una massiccia redistribuzione delle risorse a favore dei Paesi del Sud e gli impegni di spesa non si tradurranno in trasferimenti effettivi. E dovrà soprattutto concordare con i vertici della Ue la destinazione dei fondi per la ripresa post-Covid, con un meccanismo che non sembra troppo differente da quello del “nuovo” Mes.

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L’Europa cambia? Pensiamo di no. Occorre ancora cambiare l’Europa! La visione economicista, nella quale rischiamo di cadere tutti, sembra misurare la vicinanza dell’Europa alla quantità di denaro erogato. Come se si dovesse misurare la bontà di una madre dalla quantità degli aiuti che eroga (condizionatamente) ai figli. Certo gli aiuti economici non fanno male, ma possono incatenare sempre di più e senza neanche che ci si accorga. Ma c’è un’altra valutazione da fare.

Non ci giriamo attorno. La questione è sempre quella del debito e anche se ora applaudiamo all’Europa, domani potremmo sentirci sempre più stretti, troppo stretti. La storia del nostro debito è talmente semplice che forse vale la pena ricordarla come una filastrocca: 114 mld di debito avevamo nel 1980 e 755 mld nel 1991, dopo che nel 1981 la Banca d’Italia, che tradizionalmente assorbiva i titoli di stato non acquistati dalle banche, a un tratto ricevette l’ordine di non farlo più. Una mossa a esclusivo vantaggio delle banche che senza oppositori potevano dettare legge. Dal 1992 al 2018, nonostante 825 mld di risparmio realizzati, il debito pubblico ha continuato a crescere a causa dei 2160 mld di interessi passivi, di cui 1130 coperti con nuovo debito. Con l’ingresso in Europa i paesi come l’Italia si sono privati della scelta di fare promozione sociale ed economica ed erano anche stati obbligati ad accettare regole finanziarie molto rigide. In altre parole all’inganno di non avere altro modo di finanziare le spese supplementari se non indebitandosi con le banche anche la beffa di non poter superare certi limiti nell’indebitamento.1

Ciò che ci viene erogato dalla madre Europa altro non è che una parzialissima restituzione del sistema bancario, lo stesso che domina la Ue. Non inganniamoci e non esultiamo se questa restituzione colma in piccolissima parte la grande truffa ai danni del popolo italiano e dei tanti altri popoli europei, solo per limitarci al vecchio continente.

Il Covid-19 deve essere l’occasione per annullare il debito e non il pretesto per aumentarlo. Senza una chiara visione della questione debito rischiamo di suonare il tamburello per seguire una processione a lutto fra non molto. Ora è il momento di fermarsi e di considerare come sia il tempo propizio per abolire il debito illegittimo di tutti quei paesi, poveri e falsi ricchi, che ingannano i propri cittadini.

Sto parlando di seguire la strada della ristrutturazione del debito (rinegoziazione del tipo di interesse e periodi di proroga; allungamento dei termini di estinzione e ammortamento del debito; e, infine, cancellazioni parziali). Lo dico pensando a una rivoluzione, e sempre nonviolenta. Per i credenti sarebbe anche una attuazione dell’antica prescrizione biblica del giubileo voluta nel progetto di Dio per accorciare le distanze, per “resettare” il sistema e consentire a chi ha sbagliato o ha subito ingiustizie di rifarsi una vita, di ripartire, di avere nuove opportunità. In fondo che cos’è l’articolo 3 della nostra Costituzione se non un’attuazione concreta e perenne del rimuovere “gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione…”. In fondo i nostri padri costituzionalisti, di aree culturali diverse, crearono le premesse per un giubileo costituzionale, costante, progressivo e concreto all’interno di un percorso democratico.

Attuare il giubileo significa anche restituire ai migranti ciò che appartiene a loro per lo meno sotto forma di accoglienza dovuta e necessaria.

Ci hanno imposto il lockdown per diversi mesi, ebbene ora imponiamo loro il nostro lockdown: contributi per chi lavora e si prende cura dei viventi (sanità, sociale, educazione, istruzione, cultura e arte, agricoltura), reddito per chi ha bisogno, niente respingimenti, niente azioni economiche e militari che devastano aree del pianeta, niente esportazioni della democrazia, niente produzioni di armi e invece sequestri di quelle esistenti che creano i presupposti per le guerre, i morti, le distruzioni e gli esodi forzati nel tentativo di salvare la vita.

“Resettare” il sistema significa andare a toccare gli interessi di chi oggi governa il mondo e la politica. Conosciamo solo due strade nonviolente che possano costringere a sostenere il supremo interesse dei miseri del mondo (e di un Dio misericordioso e giusto): quello politico e religioso. È il momento di un giubileo del debito ambientale, sociale ed economico. Ora è il momento dell’Audit, ascolto e revisione del debito. Ora è il momento di introdurre il reato di anatocismo internazionale che consenta di misurare il danno causato da questo sistema di usurocrazia. Nessun contentino, senza giustizia. È arrivato il momento della resa dei conti! Quei paesi che oggi in Ue possono godere dei benefici bancari e del dumping fiscale dovranno confrontarsi con un sistema che sempre ci condiziona attraverso il debito economico, ambientale e sociale. Questo orizzonte può diventare utopia che sposta i popoli e li mette in movimento verso una effettiva liberazione, dentro la logica dell’economia della custodia e della società della cura dei viventi.

Ulrich Beck scriveva: viviamo la tragedia di trovarci in momenti rivoluzionari senza rivoluzione e senza soggetto rivoluzionario non c’è nulla. Ma io credo che esista la possibilità storica di una leadership mondiale costituita dai movimenti popolari e da autorità morali religiose che alleandosi potranno far fare ai popoli un salto enorme nella direzione di una riappropriazione della democrazia, sempre nella lenta impazienza che richiede si indignazione, ma anche coraggio e la lucidità di rivoluzionare le cose.


1Il debito bugiardo di Francesco Gesualdi Marotta&Cafiero 2020


Da anni impegnato con Attac e nei movimenti per l’acqua e contro le trivellazioni, Antonio De Lellis vive a Termoli, in Molise. Ha aderito alla campagna “Ricominciamo da 3


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/il-rifiuto-dellusucrazia/

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