“La lotta per la giustizia e la legalità di Giacomo Matteotti”

Apprezzo davvero l’iniziativa di ricordare in questa “commemorazione virtuale” la figura di Giacomo Matteotti e la sua straordinaria attualità.

Infatti ricordare Giacomo Matteotti non è solo un dovere morale, ma anche, propriamente, un dovere civile, cioè un dovere attinente ai rapporti fra i cittadini in una repubblica. Oggi più che mai è così, in un Paese che si deve misurare con una tragedia davanti a cui il mondo intero era impreparato e con le sue drammatiche conseguenze sulla vita quotidiana di milioni e milioni di famiglie. Sappiamo infatti che la crisi economica indotta dai provvedimenti contro il Covid 19 sta avendo e avrà effetti pesantissimi. Il nostro Paese da anni si misura con i temi della povertà, delle diseguaglianze, del ritardo del Mezzogiorno. A queste tre questioni vitali si aggiunge oggi il collasso di una parte importante di ceti medi e medio bassi e di lavoratori dipendenti e autonomi. Oltre che al Governo nazionale, sta a tutti noi, alle associazioni, alle istituzioni, all’insieme della società, contribuire al contrasto a questa crisi alla luce della bussola costituzionale. L’Italia che rinasce non può essere uguale all’Italia che abbiamo conosciuto nel recente passato; occorre una discontinuità virtuosa che abbia come orizzonte l’attuazione piena della Costituzione, come baricentro i valori e gli interessi delle persone, come arma la democrazia.

Non siamo certo nel 1924, ma anche allora l’Italia viveva un periodo di laceranti contraddizioni sociali causati dai postumi della guerra mondiale. Anche allora fasce di piccole e media borghesia soffrivano di un forte declassamento sociale. Il fascismo nacque nella cultura della guerra, con la cultura della guerra, per la cultura della guerra. Giacomo Matteotti fu assassinato esattamente in questo scenario che si nutriva di antiparlamentarismo e di antipartitismo.

Tale cultura per fortuna oggi non è più egemone, ma antiparlamentarismo e antipartitismo crescono in ampi strati popolari in una sofferenza democratica evidente a tutti e comune a gran parte dell’occidente.

La prima lezione che ci viene dalla vita e dalla morte di Giacomo Matteotti è perciò la difesa strenua della democrazia e la lotta per la sua continua evoluzione, tesa al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dell’insieme del popolo. La sfida in sostanza è fra un potere diffuso, rappresentato e partecipato, e la mitologia del potere dell’uomo forte, che nel 900 ha portato catastrofi.

La seconda lezione è la difesa della politica come servizio e come progetto, davanti alla sua decadenza come interesse privato e come pura tattica di potere. Giacomo Matteotti era sulle tracce di un accordo segreto del governo con la compagnia petrolifera “Sinclair Oil” per l’estrazione del petrolio in Italia, con un vorticoso giro di tangenti e corruzione che portava ai massimi livelli del potere politico e della monarchia. La chiave della corruzione è la commistione della politica con gli interessi economici, che avviene, come i fatti dimostrano, sia nei regimi democratici che nei regimi autoritari. Ma, a differenza dei primi, nei regimi autoritari è più difficile scovarla e appurare le responsabilità. Sappiamo tutti che una della ragioni attuali della crisi della politica è la corruzione. Ma la democrazia ha gli strumenti per contrastarla. Il fascismo no.

La terza lezione è la lotta contro la violenza e la sopraffazione come mezzo per la conquista del potere. Nel suo ultimo discorso in Parlamento, il 30 maggio 1924, Matteotti accusa i fascisti di brogli elettorali e si scaglia contro le violenze squadristiche che insanguinavano il Paese e di cui lui stesso era stato vittima anni prima. Oggi abbiamo ancora degli epigoni squadristici nella galassia di organizzazioni neofasciste e razziste che impestano il Paese. Pensiamo che non sia stata data ancora piena attuazione né della XII Disposizione costituzionale, né delle leggi Scelba e Mancino. Siamo incoraggiati dal recentissimo sequestro della sede illegittima di CasaPound da parte del magistrato, ottenuto grazie alla strenua battaglia fatta dall’Anpi e anche – diciamolo a suo merito – dalla sindaca di Roma Virginia Raggi.

La quarta lezione riguarda il coraggio come virtù civile. Giacomo Matteotti sapeva benissimo a cosa andava incontro col suo intervento in Parlamento. Rivolto ai suoi compagni disse al termine, com’è noto, “io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Ecco il coraggio civile di un uomo che non ha ancora compiuto 40 anni, che ha moglie e tre figli, ma si mette in gioco e rischia la pelle perché pensa quello che dice e dice quello che pensa, e difende la democrazia contro i tentativi di affossarla. Oggi ci sono ancora le squadracce di neofascisti, ma, per nostra fortuna, non c’è il contesto di diffuso squadrismo omicida tollerato, appoggiato e qualche volte richiesto dalle istituzioni, com’era a quel tempo. Ma di coraggio come virtù civile abbiamo più che mai bisogno; lo hanno dimostrato i tanti che si sono sacrificati pur di assistere altri in questi mesi drammatici di Covid 19. Ora, davanti alla ricostruzione, ne abbiamo ancora necessità. Ci vuole coraggio civile e spirito di solidarietà per gestire la fase difficilissima che si apre per il Paese, per contrastare mafie, squali e poteri che cercheranno di dirottare i fondi per la ricostruzione a proprio vantaggio e a scapito dell’intero popolo italiano.

Va da sé che l’altra lezione di Matteotti è stata il contrasto al fascismo in ogni sua forma e manifestazione. Guai a noi se, finito per sempre il fascismo storico, non ci accorgessimo dei gravi pericoli di un suo ritorno in altre forme nel nostro tempo, quando autoritarismi e oscurantismi sono prepotentemente tornati all’assalto in tutto l’occidente. Suonano quanto mai profetiche le sue parole, diventate patrimonio di tutte le successive generazioni di antifascisti: “il fascismo non è un’idea, è un crimine”.

Infine una nota che comprende ogni mia considerazione precedente: la lotta di Giacomo Matteotti è stata una lotta per la giustizia e per un’idea alta di legalità. Questo mi pare il lascito essenziale, la sua grande attualità oggi, quando tale lotta coincide con la lotta per la difesa della Costituzione, che incarna e disciplina giustizia e legalità. Questo è il suo messaggio che sentiamo nostro e che ci impegniamo a sostenere e praticare perché noi sosteniamo la bella politica, ma senza giustizia e legalità non esiste nessuna bella politica.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

10 giugno 2020

Fonte: Anpi – https://anpi.it/a2330/

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