La possibilità della fantasia

Il libro di Vanessa Roghi, Lezioni di Fantastica, è appassionante e fondamentale: un faro per seguire le moltissime e ricche sfaccettature della vita e dell’opera del partigiano, maestro, giornalista, organizzatore di cultura e scrittore Gianni Rodari. «Colpisce soprattutto, in molte pagine di racconto storico e di analisi del percorso rodariano – scrive Carlo Ridolfi -, che il filo rosso che lo scrittore di Omegna non perse mai fu sempre quello della massima considerazione per quello che allora si chiamava ancora “il fanciullo”. Non c’è mai paternalismo, nel pensiero e nell’azione culturale di Rodari. Non c’è mai quella insopportabile sufficienza con la quale i “grandi” trattano i “piccoli”, considerandoli mezze figure di adulti ancora non completi…»

Tratta dalla pag. fb di Cento Rodari, “percorso che omaggia la figura poliedrica di Gianni Rodari in vista del centenario della sua nascita”

“Rodari è stato un intellettuale”, leggiamo a pag. 4 di Lezioni di fantastica. Storia di Gianni Rodari (Laterza, 2020) – atteso appassionante fondamentale – libro di Vanessa Roghi, storica, autrice di documentari per La Grande Storia di Rai Tre, che già ci aveva regalato nel 2017 La lettera sovversiva, raccontando la nascita, la fortuna e i fraintendimenti di Lettera a una professoressa. Si compone quindi un dittico su due dei tre “responsabili dello sfacelo della scuola italiana” (secondo i mastri galli della loggia e le mastrocole): don Lorenzo Milani e Gianni Rodari (il terzo sarebbe stato Mario Lodi).

Rodari è stato un intellettuale”, nel pieno senso gramsciano del termine: militante (partigiano e comunista), organico (al Partito e alla classe, ma, come si capisce bene nel libro, tutt’altro che prono e acritico), organizzatore di cultura. Certamente non (non solo) l’autore di filastrocche (molte meravigliose) nel quale vorrebbero confinarlo antologie e affrettare celebrazioni. Dovremo chiederci, un giorno o l’altro: quanti edifici scolastici, in Italia, sono dedicati a Gianni Rodari (e a don Milani e a Mario Lodi) e quanto di lui (di essi) conoscono e sanno insegnanti e genitori e allievi?

Gianni Rodari nasce a Omegna il 23 ottobre 1920 e muore a Roma il 14 aprile 1980. Siamo quindi a cento anni dalla nascita e a quaranta dalla morte. Nella congerie di appuntamenti, mostre, dibattiti, celebrazioni ufficiali e non che affollano (rigorosamente “a distanza”) quest’anno così particolare che stiamo attraversando, il libro di Vanessa Roghi sta come un vero e proprio faro a indicarci coordinate e rotta. Nei ventuno capitoli di cui è composto, infatti, possiamo seguire le moltissime e ricche sfaccettature della vita e dell’opera di Rodari.

Maestro elementare (per breve tempo). Giornalista comunista (per L’Unità e Paese sera, certamente, ma anche per uno dei rarissimi esempi di stampa periodica per ragazzi prodotto dalla sinistra italiana quale fu Il Pioniere e poi come erede di Ada Marchesini Gobetti nella direzione del Giornale dei genitori). Naturalmente scrittore prolifico di racconti e poesie e filastrocche e romanzi. Ma anche attentissimo osservatore e incalzante polemista sulle questioni dell’educazione e della scuola italiana, in rapporto molto stretto con maestri come Mario Lodi e il Movimento di Cooperazione Educativa. E, ovviamente, autore di un testo fondamentale come La grammatica della fantasia, massima trattazione pratico-teorica delle possibilità di uso della parola (“Tutto l’uso della parola a tutti”) in campo educativo e di trasformazione sociale. Libro – La grammatica della fantasia – che, grazie all’approfondimento che ne fa Vanessa Roghi, per quanto pubblicato nel 1973 ha radici ben profonde nel progetto culturale di Rodari e attinge nel suo sviluppo concettuale a correnti di pensiero e di azione culturale fondamentali come il surrealismo letterario e poi il gruppo dell’Oulipo (Officina di Letteratura Potenziale) fondato in Francia da Raymond Queneau e altri e gli studi di linguistica nell’URSS (Vladimir Propp in particolare).

Lezioni di fantastica è in qualche modo anche un libro di geografia, perché, seguendo Rodari, ci accompagna dal lago d’Orta (“per noi di Omegna era il lago di Omegna) a Milano e a Roma e ai moltissimi viaggi che lo scrittore piemontese fece in Unione Sovietica (in cui era oggetto di vere e proprie manifestazioni di culto) e a Manziana, non lontano dal lago di Bracciano.

Gianni Rodari resta orfano di padre quando ha nove anni: il suo babbo muore per una polmonite presa per esser uscito a salvare un gattino sotto una pioggia torrenziale. Morire per un atto in apparenza così inutile e senza alcun guadagno: certamente la memoria del padre deve aver segnato a marchio di fuoco il ragazzino Gianni, che per tutta la vita si dedicò a difendere la causa delle cicale che regalano il loro canto.

Così come si legge a pag. 19:

“Ai miei tempi i bravi bambini leggevano solo Verne. Intanto la mia maestra diceva Salgari e cinema alla piemontese e parlava delle due cose con lo stesso orrore. Salgari era una specie di nemico pubblico”.

Tornerà in più parti del libro di Vanessa Roghi la tenacia con la quale Rodari, fino all’ultimo, difenderà le ragioni dei lettori di fumetti e poi degli spettatori di cartoni animati e in particolare di cartoni animati giapponesi. La politica culturale del Pci non ammetteva deroghe e solo Rodari, con coraggio inedito e raro a quei tempi, seppe sostenere negli anni Cinquanta del ‘900 una polemica, sulle pagine di Rinascita, settimanale che era l’organo ufficiale della cultura comunista, prima con Nilde Jotti e poi addirittura con il segretario generale Palmiro Togliatti, l’una e l’altro che si erano schierati contro la corruzione morale e la pochezza grafico-letteraria dei giornaletti e delle strisce a fumetti provenienti in particolare dagli Usa. Come dire: “Rodari è stato un intellettuale”, certamente organico, ma che non si dimise mai dalla autonomia di giudizio e dalla indipendenza di pensiero, e non molti avrebbero potuto dir lo stesso allora e chissà quanti potrebbero dirlo oggigiorno (nel secondo capitolo, che si intitola “Il maestro”, si legge a pag. 31 il racconto di come durante un pattugliamento partigiano sulla statale Milano-Como il giovane Rodari incontra e lascia andare un grande pittore come Mario Sironi: “Non so se posso vantarmene: gli firmai un lasciapassare in nome dell’arte”).

E poi il lavoro per e con i bambini e i ragazzi. Colpisce soprattutto, in moltissime pagine di racconto storico e di analisi del percorso rodariano, che il filo rosso che lo scrittore di Omegna non perse mai fu sempre quello della massima considerazione per quello che allora si chiamava ancora “il fanciullo”. Non c’è mai paternalismo, nel pensiero e nell’azione culturale di Rodari. Non c’è mai quella insopportabile sufficienza con la quale i “grandi” trattano i “piccoli”, considerandoli mezze figure di adulti ancora non completi e quindi praticamente incapaci di intendere e di volere. Rodari si metteva allo stesso livello dei bambini e dei ragazzi, a volte anche fisicamente, non per abbassarsi (avrebbe detto Janusz Korczak), ma per considerare tutta la dignità e la profondità e la ricchezza del loro sentire e pensare: in questo, come più volte viene richiamato nel libro di Vanessa Roghi, era davvero fratello di Mario Lodi, che si comportava allo stesso modo.

E, infine (ma solo perché una recensione non può essere una mappa grande quanto il territorio) quel grande “libro d’oro e d’argento”, come si intitola il capitolo 16, che è stato ed è La grammatica della fantasia. Libro dedicato, non a caso, alla città di Reggio Emilia e alle straordinarie intuizioni e pratiche di Loris Malaguzzi. Libro che “nasce da una settimana di incontri con le maestre e i maestri della scuola dell’infanzia, dal 6 al 10 marzo 1972”, perché

“ho capito qui che non dovevo fare un libro per far vedere quanto ero bravo (se poi sono bravo) ma dovevo fare un libro per essere capito e rendermi utile”.

Nasce così quello che è, insieme, un insuperato manuale di suggerimenti didattici, un testo nel quale la riflessione teorica sull’uso della lingua può servire da base per mille altri sviluppi e diramazioni e ricerche, una dimostrazione concreta di come quanto quando si possa far scuola ed educazione ben oltre e in modo ben diverso dal “non ho tempo-devo seguire il programma-si è sempre fatto così”.

Un libro, La grammatica della fantasia, che è ipotesi e concretamento di una possibilità. E in questa possibilità – anche grazie al magnifico lavoro di Vanessa Roghi – sta la nostra speranza.


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/la-possibilita-della-fantasia/

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