E dal cemento spuntò un orto

L’ultimo rapporto annuale Ispra dice che è più facile camminare a piedi nudi sul cemento che sull’erba in Italia. E così, nonostante in tutte le regioni il cemento avanzi inesorabile, anche in anni di crisi edilizia, ogni tanto qua e là per lo stivale si incontrano luoghi dove il verde ha avuto la rivincita sul cemento.

Questa volta è successo a Montefiore di Recanati, un piccolo borgo di quattrocento anime nell’entroterra marchigiano.

Quasi sotto alla torre medioevale, verdeggia rigoglioso un orto-giardino sinergico. Incredibile pensare che solo tre anni fa al posto di questa terra verde c’era un palazzo di tre piani e un parcheggio per auto.

Fausto Maggiori e Elide Moro raccontano come è avvenuto questo piccolo grande miracolo: “Dalla morte dei miei genitori, abbiamo deciso di ristrutturare la loro casa e andare a vivere lì” spega Elide. “Sono medico, e da quando sono andato in pensione ho sempre avuto la passione dell’orto sinergico – aggiunge Fausto – Accanto alla nostra casetta, appena ristrutturata, c’era un palazzo di tre piani in cemento, appartenuto a tre famiglie che non ci vivevano più da anni. I proprietari abitano fuori regione e si erano decisi a venderlo. Questo palazzo confinava col mio piccolo orto, gettando ombra sulle piantine, e deturpava la bellezza del paesaggio collinare. Quando fu messo in vendita io e mia moglie eravamo molto preoccupati, temevamo che il palazzo fosse comprato da qualche ‘palazzinaro’, che poi avrebbe cementificato anche la terra intorno e anche il traffico sarebbe aumentato. Così abbiamo deciso, pur con qualche sacrificio, di comprarlo”.

Dopo il terremoto del 2016, il palazzo divenne inagibile, e i coniugi decisero di demolirlo. “Tutti ci chiedevano, una volta buttato giù: ‘e ora ci fate una piscina, una villetta?’ No rispondevamo noi ‘Ci facciamo un orto’ e tutti rimanevano stupiti. Abbiamo chiesto alla ditta demolitrice di recuperare tutto il materiale, e ci hanno assicurato che lo avrebbero riusato per ristrutturazioni. Qualche mattone lo abbiamo conservato per decorare l’orto e le siepi”.

E così, dopo circa tre anni di fatica, cura e pazienza, la natura ha ripreso il sopravvento. Ormai il verde è dappertutto, tra i bancali sinuosi dell’orto c’è un prato di trifogli e erbe selvatiche, un po’ ovunque spuntano alberelli spontanei o da frutto, piccoli animali trovano rifugio nelle siepi, le api e gli insetti popolano i fiori e le erbe aromatiche. I bancali dell’orto sinergico, hanno una forma sinuosa, che dall’alto assomiglia a una farfalla, “Una forma voluta a simboleggiare vita e leggerezza al posto del peso del cemento – spiega Fausto – Volevo creare un orto giardino che desse nutrimento all’anima e non solo al corpo”.

A guardare la serenità del posto, totalmente inondato dalla natura e da colori in armonia, sembra esserci riuscito. Sui bancali le verdure crescono circondate una coperta di juta o di pacciamatura, senza aratura né zappatura, senza pesticidi, senza fertilizzanti e in sinergia con altre piante. E così il suolo, prima morto e cementificato, ora è vivo e fertile, assorbe CO2, trattiene acqua, e garantisce frescura. Un ottimo alleato contro la crisi climatica e ambientale. Una terra coltivata con l’agricoltura rigenerativa può assorbire fino a venticinque-sessanta tonnellate di carbonio per ettaro, inoltre il verde e gli alberi diminuiscono la temperatura circostante di almeno qualche grado rispetto al cemento. Fausto ed Elide sono nonni di sei nipotini: “Aver riportato suolo e natura, laddove prima era cemento, è stata una bella soddisfazione, abbiamo anche pensato ai nostri nipoti, al loro futuro in un mondo troppo inquinato. Dobbiamo però ammettere che non siamo stati molto incentivati dalle leggi. Per la demolizione abbiamo dovuto pagare un Iva del 22 per cento. Bisognerebbe prevedere uno sconto Iva per chi demolisce senza ricostruire, coltivando, o riportando area verde. Così come succede per le ristrutturazioni” suggeriscono.

Una storia a lieto fine, anche se è solo una goccia di verde in un mare di cemento che avanza. Una storia che potrebbe contagiare, affinché si possa invertire una tendenza drammatica, e si possa tornare a camminare a piedi nudi sull’erba e non più sul cemento.


* Educatrice, autrice di diversi libri (tra cui Anita e Nico di Tempo dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi e Impatto Zero, Vademecum per famiglie a rifiuti zero), è blogger di famiglie-rifiutizero e di famigliesenzauto.


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/e-dal-cemento-spunto-un-orto/

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