Nelle strade senza nome di Castel Volturno

Portare pacchi viveri e bombole di gas a migliaia di persone a Castel Volturno, dove il numero persone comuni impoverite e di migranti invisibili è enorme, non è facile. Non solo perché da queste parti spesso mancano i nomi delle vie e i numeri civici, ma perché le organizzazioni criminali in situazioni di fragilità aumentano il controllo del territorio. Eppure la Rete Castel Volturno Solidale (a cui aderiscono, tra gli altri, la Caritas, i Missionari Comboniani, il Centro sociale ex canapificio di Caserta, il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati), è riuscita nell’impresa, ha ricevuto ovunque una grande accoglienza, ha spiazzato perfino l’amministrazione comunale di destra con cui ha scelto di collaborare, ha trovato il sostegno di un argentino residente a Roma e ha deciso di continuare a camminare insieme anche dopo il confinamento

Le foto di questa pagina sono di Giovanni Izzo

A Castel Volturno, durante questo tempo di pandemia, ci siamo trovati in una situazione molto complessa. Il virus ha reso ancor più dura la vita delle persone comuni (migranti e non) che nell’area già sopportano il peso di numerosi problemi irrisolti. In particolare, i migranti (qui si registrano oltre ottanta nazionalità diverse di origine) si sono ritrovati con il peso di non avere una rete familiare, di sentirsi distanti dalle istituzioni territoriali e di non avere accesso alla residenza pur pagando un affitto. Da questa parti sono migliaia i immigrati, spesso “irregolari”, impiegati in nero nell’agricoltura, nella filiera bufalina, nell’edilizia e durante l’estate sulle spiagge, nei ristoranti e nelle pizzerie.

Le condizioni di quanti hanno bisogno di sostegno sono state aggravate, oltre dal non lavorare, dalla quarantena e dalla povertà in uno dei comuni più a rischio di tensioni del Sud d’Italia. Questa popolazione va oltre una cittadinanza di 25 mila abitanti residenti. Si parla di oltre 40 mila persone, compresi i cosiddetti “invisibili”, che vivono in un’area comunale molto estesa, oggettivamente grande e complessa, la cui amministrazione è ingestibile. Tante difficoltà ed emergenze sono state rese ancora più drammatiche dalla cieca burocrazia e dalla precarietà dei permessi di soggiorno. Per non lasciare indietro nessuno e per cercare di rispondere insieme a queste gravi emergenze (sanitaria e sociale), come gruppo di cittadini abbiamo deciso di sfidare la pandemia e di creare un fronte unico in una rete solidale tra singoli volontari italiani e migranti, e diverse associazioni: il gruppo ha scelto di lavorare in collaborazione con il Comune di Castel Volturno (una giunta di destra con sindaco di Fratelli d’Italia, ndr) e il Centro Operativo Comunale. La Rete Castel Volturno Solidale comprende la Caritas di Capua e Caserta, il Centro Fernandes, le Parrocchie locali, i Missionari Comboniani, il Centro sociale ex canapificio di Caserta, il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati.

Rispondere ai bisogni primari di persone vulnerabili, da queste parti vuol dire due cose. La prima: combattere contro le mafie che sanno inserirsi nelle difficoltà delle persone comuni e dei piccoli imprenditori per ottenere un controllo sempre più diretto sul futuro del territorio. La seconda: riconoscere l’umanità e dignità di ogni uomo e di ogni donna.

Indubbiamente, abbiamo scelto la cosa più difficile: eravamo consapevoli che aprendoci a una collaborazione più aperta e con l’amministrazione comunale di un certo colore avremmo incontrato difficoltà. Sarebbe stato più facile organizzare e lavorare tra noi. Oggi lo possiamo dire: l’esperienza della Rete Castel Volturno Solidale è stata positiva al di là di ogni previsione, sia per l’impegno di numerosi volontari (ben consapevoli del rischio contagio) di tutte le realtà coinvolte, sia per il risultato economico (grazie alle donazioni raccolte in tutta Italia per sostenere questa iniziativa). I fondi ricevuti sono stati spesi in gran parte per l’acquisto di viveri, bombole di gas, pannolini, cibo per bambini: ciò che è rimasto è stato suddiviso equamente tra le realtà presenti nella rete perché l’emergenza non è certo terminata.

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In questi tre mesi la rete ha risposto a migliaia di richieste di viveri per migranti, singole persone, anziani, famiglie intere. La povertà è estesa a Castel Volturno e il coronavirus ha messo in ginocchio ulteriormente il tessuto sociale. Per questo la Rete Castel Volturno Solidale continuerà a lavorare insieme nei prossimi mesi. Non c’è dubbio: nella tempesta non ci si salva da soli.

Naturalmente la collaborazione con l’amministrazione comunale – che ha una visione molto diversa e opposta a proposito di migranti – non è stata facile. Ci sono state difficoltà, opinioni diverse, incomprensioni. Certamente l’amministrazione poteva fare di più nella collaborazione e nell’ascolto vero della società civile e dei volontari che sono radicati sul territorio da anni. Tuttavia nella Rete è prevalsa l’idea che per costruire mondi diversi occorre cominciare dal locale e tentare di creare dei percorsi e dei processi inediti che possano far migliorare la qualità della vita di tutte e tutti, a cominciare dai più emarginati e invisibili.

Con uno dei gruppi attivi nella Rete, nati intorno ai Missionari Comboniani, mi sono ritrovato ogni giorno a collaborare con Michela, Ciro, Alberto, Appiah, Erik, Tony, padre Sergio per le strade di Castel Volturno ma anche a Pescopagano, Destra Volturno, Bagnara. Il nostro compito era portare pacchi viveri a migliaia di persone in situazioni difficilissime sia per la lunghezza del comune (27 chilometri), ma anche per la mancanza dei nomi delle vie e numeri civici… In questo territorio sono migliaia le persone che lottano ogni giorno per sopravvivere. Sapevamo bene che il pacco viveri consegnato era un piccolo aiuto, ma sapevamo anche che era un modo per costruire relazioni e per dare un segnale di speranza: per questo è stato ovunque accolto con con grande calore, sorpresa e gioia. A proposito di sorprese: tra i primi sostenitori delle iniziative della Rete abbiamo trovato anche papa Francesco, attraverso il cardinale Konrad Krajewski (che ha fatto arrivare un dono di 20 mila euro per le parrocchie di Castel Volturno che i parroci e la Rete Solidale hanno deciso di devolvere al conto bancario aperto dalla Caritas diocesana di Capua per acquistare viveri, medicine, pannolini, bombole di gas).

E ora? Già dagli inizi di maggio, molti migranti, a cominciare da coloro che sono senza documenti, sono tornati già nelle campagne e nelle zone dove tentano ogni giorno di cercare lavoro. Tornano a lavorare spesso in nero nonostante la sanatoria che il governo ha varato, limitata a chi lavora nell’agricoltura e alle badanti. Certo, la “regolarizzazione” è un piccolo passo avanti ma l’obiettivo resta riconoscere la presenza e la dignità di oltre 600 mila persone che l’Italia si ostina a considerare soltanto braccia da lavoro. Nel cammino della Rete Castel Volturno Solidale ci sarà da lavorare anche su questo tema.


Daniele Moschetti, missionario comboniano, dopo aver vissuto in Kenya, Sudan e Usa, da oltre un anno vive a Castel Volturno (presso Santa Maria dell’Aiuto, parrocchia ad personam, cioè non “geografica” e per gli immigrati) insieme ai comboniani Sergio Agustoni e Carlo Castelli. Tra le iniziative più importanti dei comboniani ci sono quelle dell’associazione Black and White.


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/nelle-strade-senza-nome-di-castel-volturno/

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