Medici e sbarchi, quello che Musumeci non vede

Si tratta, all’opposto, di una vera e propria emergenza sanitaria che ormai da anni viene usata e abusata per permettere ai più di fare propaganda, per regalare occasioni di interventi pubblici con carattere mediatico e/o politico, per istaurare giochi di potere dimenticando però sia il lato prettamente umanitario, sia anche coloro che in prima linea si assumono, sommessamente, i rischi maggiori.

Mi riferisco ai medici dell’Usmaf, di cui ormai da trentatré anni faccio orgogliosamente parte, a quei medici che oggi il Presidente Musumeci addita come impreparati, negligenti, imperiti ed imprudenti. Ci siamo trovati innumerevoli volte a dover fronteggiare situazioni estremamente delicate, prima era la tubercolosi, poi l’ebola, oggi il Covid-19, e mai nessuno, nemmeno il nostro Presidente Musumeci si è chiesto che strumenti avessimo a disposizione per tutelare noi e l’intera comunità, quali protocolli si dovessero attivare, quali fossero le linee guida da seguire, quali mezzi ci erano concessi per riconoscere il pericolo, o anche solo il rischio del pericolo.

Nessuno ha mai puntato un faro su quello che i medici dell’Usmaf, hanno fatto per anni, notte e giorno, senza nessuna pausa per le festività, con il freddo gelido di inverni pesanti e con il sole cuocente che arroventava l’asfalto. Tutti noi “addetti ai lavori” ci siamo trovati a dover fare i conti con la drammaticità di contare cadaveri che senza alcuna identità venivano chiusi in sterili sacchi bianchi, con bambini scalzi ustionati dal sole, con occhi persi in scene di guerre, con la povertà di esseri umani che avevano perso ogni cosa e ogni affetto.

Ciò che il Presidente non ha ricordato nelle sue parole è la disponibilità che ha sempre trovato nei medici dell’Usmaf (pur non essendo regolato normativamente nel loro CCNL l’istituto della reperibilità), sempre pronti ad intervenire tempestivamente una volta allertati, non ha ricordato (probabilmente perché non ne è a conoscenza) delle difficoltà, soprattutto nei periodi iniziali di tale esodo migratorio, che si incontravano nel salire a bordo – supportati dalla presenza del Gicic – di navi colme di persone stremate dal viaggio, con condizioni psicologiche alquanto precarie ove il rischio di essere aggrediti fisicamente e incorrere in linciaggi, era all’ordine del giorno.

Per anni io e i miei colleghi abbiamo svolto quella che sin dall’Università era per noi una “Missione”. Si, perché la professione di medico la scegli non ti capita per caso, scegli consapevolmente di salvare vite umane, di fronteggiare malattie rare, di mostrare coraggio anche quando ti manca. Non siamo macchine deputate a fare i burocrati, non è quello che abbiamo scelto, siamo donne e uomini che hanno fatto degli altri la loro priorità, prima della propria famiglia, prima del denaro, prima della carriera, prima del prestigio professionale.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2020/07/06/medici-e-sbarchi-quello-che-musumeci-non-vede/156109/

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