I respingimenti dei migranti a Ventimiglia e le violazioni dei diritti lungo la frontiera francese

A Ventimiglia, sulla frontiera franco-italiana, sono ricominciati i respingimenti dei migranti da parte della polizia francese. Nel mese di maggio, secondo i dati ottenuti da Altreconomia, sono state 453 le persone respinte in Italia dalle autorità d’oltralpe. Sono state 1.377 a giugno. “Gli arrivi a Ventimiglia, provenienti in particolare dalla Rotta Balcanica, sono ripartiti con la fine del  lockdown. E con la ripresa dei flussi, sono ripresi gli allontanamenti in Italia. Si arriva fino a 100 persone rimandate indietro in una sola giornata. Solo ieri (mercoledì 19 agosto, ndr) i respingimenti sono stati 66”, spiega ad Altreconomia Simone Alterisio, referente territoriale di Diaconia Valdese, presente nella città ligure dall’agosto del 2017. Oggi è una delle poche organizzazioni a occuparsi dei migranti che arrivano a Ventimiglia dove, insieme alla Caritas e alla onlus WeWorld, fornisce una prima assistenza per le famiglie e supporto legale.

“Le violazioni dei diritti sulla frontiera sono le stesse cui continuiamo ad assistere da quattro anni: impossibilità di fare richiesta d’asilo, respingimenti dei minori non accompagnati, comportamenti brutali della polizia e detenzioni arbitrarie”, prosegue Alterisio. Le persone rintracciate dalla gendarmerie francese senza un documento valido sono condotte negli uffici della Police Aux Frontières (PAF) dove dovrebbero essere identificate confrontando le informazioni raccolte con i dati contenuti nell’Eurodac, la banca dati dell’Unione europea contenente le impronte digitali dei richiedenti asilo. L’identificazione dovrebbe avvenire alla presenza di un mediatore culturale che traduca le informazioni fornite dalla polizia ma non sempre l’iter è rispettato. Quando l’ufficio di frontiera della polizia italiana è chiuso, dalle 18 del pomeriggio fino alle 8 della mattina seguente, i migranti sono trattenuti in container prima di essere espulsi in Italia. Non è fornito loro un avvocato né un mediatore. Collocata presso la stazione ferroviaria di Mentone, la struttura usata per la detenzione è “sporca, non ci si può stendere e non è stato garantito il distanziamento fisico per chi è stato fermato nei mesi dell’emergenza sanitaria”, aggiunge Alterisio. Nonostante la pandemia lo scorso 14 maggio una donna centroafricana che viaggiava insieme al figlio ammalato di cinque anni, è stata respinta in Italia anche se aveva espresso alle autorità francesi la volontà di fare domanda d’asilo. A luglio il Consiglio di Stato francese ha decretato che, non registrando la domanda e non esaminandola secondo le procedure previste, le autorità di confine hanno compiuto una grave violazione del diritto d’asilo. “Una situazione di illegalità che denunciamo da tempo”, afferma Alterisio.

I respingimenti non escludono i minori stranieri non accompagnati, nonostante le norme del “Regolamento di Dublino“. “Secondo Dublino, i minori soli che presentano domanda d’asilo in Francia non possono essere rinviati in Italia, anche nel caso in cui abbiano già presentato una domanda d’asilo”, spiega Anna Brambilla, avvocata dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). “Ai minori non accompagnati non si applica il criterio del Paese di primo ingresso (secondo il “Regolamento di Dublino”, uno dei criteri per la determinazione della competenza sull’esame della domanda d’asilo è quello del Paese del  primo ingresso, ndr). Presentata la domanda, il governo francese è obbligato a farsene carico”. Se, invece, un minore non manifesta la volontà di richiedere asilo in Francia ed è fermato nella zona di frontiera, secondo la legge nazionale può essere respinto in Italia solo dopo avere ricevuto garanzie precise, come la nomina immediata di un tutore. “Se il minore è riaccompagnato dalla polizia di frontiera francese a quella italiana, può verificarsi che quest’ultima controlli l’età della persona riconsegnata e, nel caso in cui ne constati la minore età, la riconsegni di nuovo alle autorità francesi”, spiega. “Tuttavia, come hanno sottolineato gli attivisti presenti sul territorio, sembrerebbe che nell’ultimo periodo questa procedura sia stata interrotta e che la polizia italiana si basi sull’età scritta sul refuse d’entrée (il documento rilasciato dalla polizia di frontiera francese contenente le informazioni della persona fermata e le motivazioni per cui è rimandata in Italia, ndr). Inoltre, negli anni si è più volte verificato che la polizia di frontiera francese cambiasse l’età di un richiedente asilo dichiarandolo maggiorenne”.

Un refuse d’entrée consegnato il 19 agosto 2020 a un ragazzo afghano minorenne dalla polizia francese. Si tratta di un documento rilasciato dalla polizia di frontiera francese contenente le informazioni sulla persona fermata e le motivazioni per cui è rimandata in Italia. Come indicato nel foglio, si tratta del 66esimo provvedimento di allontanamento della giornata

“Il controllo che la Francia fa delle sue frontiere interne è una conseguenza della reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere. La reintroduzione dei controlli, prevista dal Codice Frontiere Schengen, potrebbe durare al massimo due anni e in Francia è in vigore dal 2016”, prosegue Brambilla. “Ora stiamo assistendo a una situazione cruciale dal punto di vista giuridico: applicando una sorveglianza equivalente alle verifiche di frontiera, la Francia inizia a considerare le frontiere interne al pari di quelle esterne. Le persone respinte è come se si considerassero mai entrate sul territorio francese. Si assiste a una vanificazione del ‘Regolamento di Dublino’ perché si considera ogni fermato come ‘irregolare’: una persona fermata, che ha fatto ingresso in altro Paese Ue, e che ha manifestato alla frontiera la volontà di chiedere protezione internazionale, dovrebbe essere fatta entrare in procedura e poi eventualmente trasferita in applicazione del ‘Regolamento Dublino’”, aggiunge. “E la Francia non è sola. La Germania si comporta nello stesso modo nella porzione di frontiera con l’Austria, dove applica accordi di riammissione bilaterali. Una deriva pericolosa”.

A luglio a Ventimiglia è stato chiuso il Campo Roja -il solo centro per migranti in transito presente in città, gestito dalla Croce Rossa Italiana- dalla Prefettura di Imperia. “Ora chi arriva è costretto a dormire all’aperto, lungo il fiume e in strutture abbandonate senza che siano state organizzate attività istituzionali per prevenire possibili contagi da Covid-19”, conclude Simone Alterisio. Gli unici sostegni sono forniti dalla Caritas e dagli attivisti, come i volontari dei progetti 20K e Kesha Niya, che distribuiscono cibo e acqua a chi dorme in strada. “Sembrerebbe che si vogliano condizioni ostili per chi prova ad attraversare la frontiera. Ma questo non scoraggerà nuovi arrivi”.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/respingimenti-migranti-ventimiglia/

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