Black Lives Matter: negli Stati Uniti il boicottaggio della polizia passa anche dalla finanza

Disinvestire dalle Fondazioni della polizia e rifiutarsi di sedere nei loro consigli di amministrazione. Sono le richieste della campagna di “Color of change” rivolta alle corporation degli Stati Uniti e supportata dal movimento Black Lives Matter e dalle organizzazioni della società civile. È un “pezzo” della strategia di protesta e boicottaggio rilanciata dopo i fatti come la morte di George Floyd, assassinato da un agente a Minneapolis lo scorso giugno, o il grave ferimento di Jacob Blake a Kenosha nel mese di agosto. Gli attivisti denunciano le falle di un sistema che alimenta abusi e violazioni a danno dei diritti delle minoranze.

“Per rendere le nostre comunità sicure e accoglienti bisogna colpire una delle principali armi delle forze dell’ordine: le fondazioni”, scrivono i promotori della campagna. Negli Stati Uniti le fondazioni della polizia possono essere infatti destinatarie di risorse e donazioni, a loro volta utilizzate per sostenere i dipartimenti locali delle forze dell’ordine. Mentre i bilanci di questi ultimi sono pubblici e devono essere approvati, quelli delle fondazioni non sono sottoposti a controlli. Sono più di duecento le realtà istituzionali che hanno ricevuto finanziamenti da privati e aziende “note”, che vanno dalla finanza fino alle multinazionali dei combustibili fossili. Ad elencarle è il progetto di open data LittleSis: ad esempio nel 2020 la New York City Police Foundation ha ricevuto una donazione da 25mila dollari dalla Starbucks Foundation, una da 100mila dollari dalla Target Corporation, azienda del settore della grande distribuzione, e una donazione da 200mila dollari dalla Bank of America Corporation. La Coca-Cola Company ha contribuito a sostenere l’Atlanta Police Foundation, mentre l’azienda petrolifera Chevron ha sostenuto la Houston Police Foundation.

Le principali aziende che finanziano le fondazioni della polizia negli Stati Uniti

Le fondazioni della polizia “sostengono direttamente la continua sorveglianza dei quartieri abitati da neri, latinoamericani e indigeni”, denunciano gli attivisti, e aiutano i poliziotti ad “acquistare armi militari, tecnologia di sorveglianza, equipaggiamento per le unità speciali SWAT e altri strumenti utilizzati per colpire le persone di colore”.

Da quando gli attivisti hanno chiesto alle aziende di non finanziare le fondazioni della polizia, almeno quattro di loro hanno cancellato le informazioni pubbliche sui donatori e su chi siede nel consiglio di amministrazione. Tra queste c’è la Seattle Police Foundation, presso una delle città dove si sono tenute le manifestazioni di protesta contro gli abusi delle forze dell’ordine. La fondazione ha cancellato alcune informazioni dai suoi profili dopo che LittleSis ha pubblicato i nomi dei loro principali finanziatori. Sono Starbucks, Amazon, Google e Microsoft.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/stati-uniti-polizia-finanziamenti-multinazionali/

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