Oltre 2.800 i migranti sulle navi quarantena, il 7,8% positivo al Covid

Quando sbarcano dalle sontuose navi quarantena che li hanno ospitati, i migranti ringraziano gli operatori della Croce Rossa Italiana perché in quei 14 giorni hanno riscoperto una piccola parte della loro autonomia. Dopo lo svuotamento dell’hotspot di Lampedusa – le cui condizioni vengono denunciate da anni e non soltanto durante la pandemia – il numero della navi predisposte dal Governo per ospitare i migranti arrivati in Italia e affrontare il periodo di quarantena è salito a cinque. L’ultima che imbarcherà tra i 300 e i 400 migranti a Lampedusa è la Snav Adriatico, mentre si è già concluso il trasferimento degli oltre 800 migranti sulla Rhapsody. Navi che si aggiungono alle altre tre già presenti a largo delle coste siciliane: l’Allegra con 549 persone a bordo a largo di Palermo, l’Aurelia davanti a Trapani con 338 migranti e l’Azzurra a largo di Augusta con 733 persone a bordo. Le cinque navi in servizio erano state precedute dalla Rubattino in cui sono transitate 183 persone e dalla Moby Zazacon 862 persone.

Secondo i dati ottenuti da Vita il numero dei positivi al Covid all’interno delle navi quarantena è pari circa al 7,8 per cento del totale, 309 su 2420 persone, escludendo le persone in via di trasferimento sulla Snav Adriatico, tra le 300 e le 400 per un totale di persone a bordo tra i 2720 e 2820. I migranti positivi sono tutti asintomatici e i numeri dimostrano ancora una volta come non esiste ancora nessuna correlazione tra le persone sbarcate in Italia e il Covid.

I migranti sono affiancati ed assistiti, e non soltanto da un punto di vista strettamente sanitario, da personale qualificato della Croce Rossa Italiana, al momento circa 130 operatori sanitari, medici, infermieri, ma anche mediatori culturali esperti che spiegano ai migranti il processo di accoglienza in Italia e le procedure da seguire.

«Per ogni migrante che transita nelle navi viene eseguito il tampone sia in ingresso che in uscita. Nel periodo di 14 giorni della quarantena viene applicata la cosiddetta sorveglianza attiva, il controllo quotidiano, due volte al giorno dei parametri quali la febbre e la saturazione, in modo tale da poter monitorare qualsiasi tipo possibile di variazione che possa far presumere una sintomatologia da Covid», spiega Francesca Basile, responsabile Unità Organizzativa Migrazioni della Croce Rossa Italiana.

I protocolli per la prevenzione del contagio del Ministero della Salute e dell’Oms qui vengono applicati alla lettera. «In caso di tampone positivo per dichiarare la quarantena conclusa la persona dovrà avere un doppio esito negativo di un doppio tampone, quindi una doppia negativizzazione», aggiunge la responsabile di Croce Rossa.

All’interno di ogni singola nave è allestita una zona rossa, isolata da tutto il resto, che viene determinata dall’autorità sanitaria: «Le cabine sono delimitate in maniera diversa e l’accesso è riservato esclusivamente al personale con adeguato equipaggio per garantire il massimo della protezione, lo stesso che utilizziamo per i trasporti in biocontenimento».

Durante la durata dei 14 giorni imposti dal periodo di quarantena ogni ospite viene costantemente informato dei vari step a bordo: «Raccontiamo le cose in modo trasparente, con tutti i dettagli del caso, ad esempio come viene eseguito il primo e secondo tampone, spieghiamo che la funzione di quelle due settimane ha uno scopo sanitario per il loro bene e per le comunità che le accoglieranno in seguito».

Contingenti di operatori della Croce Rossa Italia che variano dalle 20 alle 50 persone che si alternano anche per spiegare quelle informazioni utili per accompagnare i migranti nel loro futuro. E che spesso sono in grado di poter ristabilire un legame con i propri familiari sparsi in qualche parte del mondo.

In tutte le navi quarantena Croce Rossa – come da suo mandato – attiva il programma Restoring Family Links «Supportiamo le persone per comunicare con le rispettive famiglie nei loro paesi di origine, anche solo per dire che i loro cari sono vivi, li seguiamo se cercano altri familiari in Italia o in Europa come è avvenuto recentemente nel caso del piccolo Junio’ (il bimbo ivoriano di 7 anni partito da solo dalla Libia e poi a bordo della Moby Zaza), il cui ricongiungimento con la madre a Crotone ha commosso tutti noi come le altre associazioni che lo hanno seguito», conclude.

Le quasi tre mila persone che al momento vengono tenute a largo delle nostre coste non sono numeri, ma persone con vulnerabilità che vanno accompagnate. In mare e a terra.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2020/09/08/oltre-2800-i-migranti-sulle-navi-quarantena-il-78-positivo-al-covid/156550/

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