Studi e Ricerche di Opal

Giorgio Beretta, Carlo Tombola
11 settembre 2020

“STUDI E RICERCHE DI OPAL”

 

L’Agenzia Industrie Difesa e le operazioni di importazione ed esportazione di armamenti

Sommario. Con questo primo contributo – nel trentesimo anniversario della legge n. 185 del 1990 che ha stabilito “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” – dedicato all’analisi delle autorizzazioni governative concesse per il commercio di armamenti, OPAL intende porre una specifica attenzione all’attività dello Stato italiano come attore nel mercato degli armamenti. Al centro della ricerca, l’Agenzia Italiana Difesa, ente di diritto pubblico che agisce per conto del Ministero della Difesa sia per importare armamenti per le necessità delle FF.AA. e degli stabilimenti militari nazionali, che per esportare materiale militare considerato obsoleto. In proposito, lo studio evidenzia alcune operazioni di importazione ed esportazione rispetto alle quali sarebbe necessario un attento esame da parte delle autorità preposte per valutarne la conformità alle norme stabilite dalle leggi vigenti.

INDICE
Introduzione
1. Difesa Servizi SpA
2. L’Agenzia Industrie Difesa (AID)
3. Le operazioni di esportazione dell’Agenzia Industrie Difesa (AID) 4. Munizionamento e sistemi missilistici
5. Le operazioni di importazione dell’Agenzia Industrie Difesa (AID) 6. Le intermediazioni bancarie
7. Conclusioni e raccomandazioni

Avvertenza.

Questo studio non può essere riprodotto, pubblicato e distribuito né integralmente né parzialmente su siti internet o in forma cartacea senza l’esplicito consenso dell’autore e in nessun modo per scopi commerciali.

Per informazioni contattare Carlo Tombola – email: carlo.tombola@gmail.com

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Introduzione

Lo Stato italiano svolge un ruolo diretto nel mercato degli armamenti, entrando spesso in “conflitto di interessi” tra la funzione di controllore delle esportazioni – esercitata attraverso l’Autorità nazionale UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) incardinata presso il Ministero degli Esteri – e la valorizzazione delle aziende militari, in cui ha una diretta partecipazione azionaria e un potere d’intervento attraverso il “Golden Power”1.

Com’è noto, lo Stato italiano è il principale azionista della maggiore azienda nazionale produttrice di armamenti, Leonardo SpA, di cui possiede per statuto la “quota di maggioranza”, poiché il 30,2% del suo capitale è di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Inoltre controlla Fincantieri SpA, azienda che produce armamenti soprattutto nel settore navale, con una partecipazione (71,6%) detenuta da Fintecna SpA, finanziaria di Cassa Depositi e Prestiti a sua volta controllata (82,8%) dal MEF. Attraverso queste due partecipazioni, lo Stato esercita un controllo indiretto su decine di altre aziende riconducibili ai due gruppi industriali.

Da alcuni anni, lo Stato italiano si è dotato anche di due entità giuridiche che possono operare direttamente nel mercato degli armamenti: Difesa Servizi SpA e Agenzia Industrie Difesa (AID). In questo studio prenderemo in esame le due entità, e in particolare le operazioni di importazione ed esportazione di materiali d’armamento di AID, per offrire al Parlamento e alle autorità preposte elementi utili a valutare la conformità di tali operazioni alle norme stabilite dalle leggi vigenti.

1. Difesa Servizi SpA

Difesa Servizi SpA2 è un ente di diritto privato, una società per azioni a socio unico (il Ministero della Difesa) creata nel 2010 per – leggiamo dal sito internet – «perseguire una gestione efficace ed efficiente delle risorse e delle attività non direttamente legate all’operatività delle forze armate». In quasi dieci anni di attività si è occupata soprattutto della valorizzazione degli assets del Ministero: gli immobili, le aree militari (anche per la produzione di energia rinnovabile), i “marchi” delle forze armate, i servizi vendibili (cartografici, editoriali, meteorologici ecc.), ecc. Tuttavia, la recente (maggio 2020) iscrizione di Difesa Servizi SpA tra le aziende federate di AIAD, l’associazione della Confindustria delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza – che fa parte di Confindustria – lascia pensare a un prossimo coinvolgimento della SpA anche sul mercato degli armamenti.

  1. 1  Al fine di salvaguardare gli assetti delle imprese operanti in ambiti ritenuti strategici e di interesse nazionale, con il decreto-legge 15 marzo 2012 n. 21 (convertito con modificazioni dalla legge n. 56 dell’11 maggio 2012), è stata disciplinata la materia dei poteri speciali (“Golden Power”) esercitabili dal Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché in alcuni ambiti ritenuti di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni. Per una più ampia descrizione, si veda il sito del Governo: www.governo.it/it/dipartimenti/dip-il-coordinamento-amministrativo/dica-att-goldenpower/9296.
  2. 2  Per ulteriori informazioni si veda il sito ufficiale di Difesa Servizi SpA: www.difesaservizi.it. 2

2. L’Agenzia Industrie Difesa (AID)

Già da alcuni anni è attivo anche un altro strumento governativo, l’Agenzia Industrie Difesa (AID)3, ente pubblico creato per «gestire unitariamente» l’attività degli stabilimenti militari, anch’esso sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa e anzi con sede nel Palazzo della Marina, a Roma, dove ha sede anche lo Stato maggiore della Marina. Nata nel 1999, AID si è iscritta al Registro Nazionale delle Imprese nel novembre 2013, quindi soltanto dal 2014 può richiedere – come previsto dalla legge n. 185 del 1990 – e ottenere «le autorizzazioni ad iniziare trattative contrattuali e ad effettuare operazioni di esportazione, importazione, transito di materiale di armamento».

3. Le operazioni di esportazione dell’Agenzia Industrie Difesa (AID)

In questo suo ruolo, AID ha effettuato nel quinquennio 2014-2019 operazioni sia di importazione che di esportazione, con netta prevalenza di queste ultime in termini di valore: si tratta di circa 27 milioni di euro di autorizzazioni all’esportazione a fronte di 9 milioni per importazioni, di cui la metà delle importazioni è relativa al solo ultimo anno, il 2019. Tra 2018 e 2019 si è notata, di fatto, una più evidente tendenza al pareggio tra autorizzazioni in entrata e in uscita, con un saldo passato da +1.350.829,89 € (2018) a +52.162,16 € (2019).

L’attività di esportazione è stata abbastanza lineare. L’Agenzia ha venduto grandi quantità di armamenti considerati obsoleti, tra cui:

  • 207 semoventi d’artiglieria SIDAM nel 2016 per circa 1,5 milioni di euro al Belgio;
  • 206 carri armati M-113 e 24 VCC “Camillino” nel 2019 per 1,15 milioni di euro;
  • 26 elicotteri Sikorsky HH-3F “Pelican” con circa trent’anni di servizio alle spalle,oltre 2 milioni di pezzi di ricambio, nel 2019 per 3 milioni di euro.A corredo di materiale più o meno efficiente, sono stati dismessi anche grandi quantitativi di parti di ricambio, talvolta interi magazzini che hanno comportato anche autorizzazioni a se stanti. Due di queste, da sole, hanno rappresentato un valore complessivo di circa 4,6 milioni di euro:
  • circa 7 milioni di pezzi per Leopard 1A5 nel 2018 alla Grecia per 1,8 milioni di euro;
  • 17 milioni di pezzi per carri M-113 e semoventi M109L nel 2015 al Pakistan per 2,8milioni di euro.Secondo recenti notizie di stampa,4 gli M-113 nelle loro varie versioni e relativi corredi sono stati venduti nel 2019 a una società belga, F.T.S. Flanders Technical Supply NV con sede a Tisselt, la cui attività principale è l’acquisto dei surplus governativi di veicoli cingolati obsoleti, poi utilizzati per i ricambi o anche sottoposti a retrofit con allestimenti moderni: nel catalogo F.T.S. troviamo infatti M-113 in versione anfibia o trasformati in APC (armored personnel carrier) leggeri. Secondo le stesse fonti giornalistiche, gli elicotteri “Pelican”
  1. 3  Per ulteriori informazioni si veda il sito ufficiale di Agenzia Industrie Difesa: www.agenziaindustriedifesa.it.
  2. 4  Toni De Marchi e Carlo Tecce, Lo shopping di Egitto e Turkmenistan: elicotteri, caccia e armi, in «Il Fatto Quotidiano», 24 maggio 2020.

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sarebbero stati venduti nel 2019 a Clayton, società USA non meglio precisata: potrebbe trattarsi della Clayton International Inc., con sede a Peachtree City, Georgia, che ha recentemente acquisito un contratto di manutenzione per un elicottero Sikorsky del governo egiziano.

Al tal proposito, la legge n. 185 del 1990 all’art. 1.4 prescrive che «le operazioni di esportazione e transito sono consentite solo se effettuate con governi esteri o con imprese autorizzate dal governo del paese destinatario», il che comporterebbe che i governi dei paesi destinatari – rispettivamente Belgio e Stati Uniti – abbiano autorizzato le imprese F.T.S. NV e Clayton International Inc. a trattare con AID l’acquisto dei materiali sopra indicati.

Considerazioni analoghe, riguardanti la reale destinazione finale e l’autorizzazione dell’impresa straniera importatrice, sono suggerite dal caso dell’esportazione a Malta autorizzata nel 2017 del seguente materiale:

  • 6 mitragliatrici Browning 12.7;
  • 9 mitragliatrici coassiali 42/59;
  • 27 pistole Beretta 92SL;
  • 1 mitragliatrice coassiale 42/59 – inefficiente;
  • 16 pistole Beretta 92SL – inefficienti.Si tratta di un lotto di armi leggere e pesanti, in parte dichiarate inefficienti. Le mitragliatrici Beretta MG e Browning sono tuttora incluse come “armi di reparto” tra le dotazioni dell’Esercito italiano5, mentre le pistole Beretta sono probabilmente di una vecchia versione del modello 92. La scelta di vendere l’intero lotto per una cifra irrisoria (33.411,82 euro) piuttosto che di procedere alla demolizione in uno degli stabilimenti militari gestiti da AID, potrebbe far pensare a una destinazione di queste armi per musei o per collezionismo. Se invece sono state esportate con l’intento di qualche tipo di “riefficientamento” o per rimetterle sul mercato come armi militari, solleva non poche perplessità la destinazione di Malta, paese che non offre sufficienti garanzie di trasparenza nel caso di rivendita di armi di questo tipo.Le autorità di Malta, infatti, dal 2013 non comunicano – come dovrebbero – i dati sulle esportazioni di armamenti ai competenti organi dell’Unione Europea. Si tratta di informazioni richieste ai sensi della Posizione Comune 2008/944/PESC del Consiglio, che ha definito a livello europeo “Norme Comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari”6.Non va inoltre dimenticato che Malta è stata al centro di diversi casi di traffici illeciti di armi, tra cui quello riguardante il trafficante d’armi James Fenech, accusato di avere violato
  1. 5  Vedasi nel sito web dell’Esercito: www.esercito.difesa.it/equipaggiamenti/Armamento-leggero-e-supporto- di-fuoco/Armamento-di-reparto/.
  2. 6  I Rapporti annuali ai sensi della Posizione Comune 2008/944/PESC sono disponibili sul sito European External Action Service (EEAS): https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/8472/annual- reports-on-arms-exports-_en.

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l’embargo alla Libia7, e la vicenda dei cosiddetti “Malta Files” sulle vendite di armi all’Iran sotto embargo passando attraverso società-schermo con sede nell’isola8.

Anche altre operazioni sembrano contraddire la linea di mera alienazione degli stock obsoleti da parte di AID.
Ci riferiamo in particolare a queste due esportazioni con destinatario finale irrintracciabile:

  • 16 “Lince” con ralla motorizzata per mitragliere, venduti nel 2018 per circa 3,9 milioni di euro (per sostituirli con un pari numero di mezzi nella versione più recente – “Lince 2” – oggi l’esercito deve spendere 15,3 milioni di euro);
  • 4 blindati “Puma” 6×6 venduti per 100.000 a pezzo nel 2019, costati dieci anni prima 6,4 milioni l’uno.Si tratta in entrambi i casi di mezzi di concezione relativamente recente, i “Lince” hanno un discreto parco di utenti stranieri, i “Puma” sono in uso esclusivo all’Esercito italiano, eccetto per la ventina di esemplari donati alla Libia nel 2013 dal governo Monti9.Sono state inoltre sollevate molte perplessità sulla cessione per circa 5,6 milioni di euro di ben 117 blindati 8×8 “Centauro” alla Giordania, nel quadro degli accordi di cooperazione firmati dall’allora ministro Roberta Pinotti ad Amman nell’aprile 2015. Venduti a circa 48.000 ciascuno, i 117 “Centauro” si sono aggiunti ai 24 già trasferiti alla Giordania a titolo gratuito, per effetto della legge n. 141 del 1.10.2014. L’aspettativa per una consistente commessa a profitto del Consorzio IVECO-OTO Melara per l’ammodernamento dei 141 blindati giordani è andata in seguito delusa, avendo il regno ascemita affidato il compito a un’azienda spagnola10.4. Munizionamento e sistemi missilistici

    Vanno anche segnalate – perché particolarmente sensibili – le dismissioni di ingenti quantitativi di munizioni di ogni calibro e tipo, tra cui:

• munizioni cal. 12,7 per mitragliatrice (500.000 pezzi nel 2019 alla Francia e 420.000 nel 2015);

7 Vedasi Vincenzo Nigro, Dai mercanti d’armi alle rivelazioni di Caruana Galizia fino alle mail del Russiagate: la piccola Malta al centro degli intrighi, in «La Repubblica», 27.4.2020; e From arms to riches: the rise of James Fenech, in «The Shift», 28.4.2020, https://theshiftnews.com/2020/04/28/from-arms-to- riches-the-rise-of-james-fenech.

8 Vedasi Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, MaltaFiles, così le armi di Finmeccanica sono finite in Iran nonostante l’embargo, in «l’Espresso» 30.5.2017, https://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/05/26/news/maltafiles-il-traffico-di-armi-con-iran-e-libia-passa- da-la-valletta-e-lo-gestiscono-gli-italiani-1.302817.

9 Oskar Mkala, Libya takes delivery of 69 Puma, Nimr armoured vehicles, 27.2.2013. https://www.defenceweb.co.za/land/land-land/libya-takes-delivery-of-69-puma-nimr-armoured-vehicles/? catid=50%3ALand&Itemid=105

10 Vedi l’articolo di Ruggero Stanglini, L’Italia regala, la Spagna ammoderna, in: «Aeronautica & Difesa», gen. 2019, pp. 40-41.

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  • granate M107 da 155mm (40.000 pezzi nel 2016, probabilmente ceduti alla Croazia);
  • 110 missili Milan (in due tranche, nel 2015 all’Estonia e nel 2018 alla Francia,500.000 euro in tutto);
  • componenti dei sistemi missilistici Hawk (nel 2014 per 4,5 milioni di euro, nel 2017per 1,056 milioni di euro);
  • componenti del missile TOW (quasi 500.000 pezzi nel 2017).I sistemi terra-aria Hawk sono tuttora dispiegati solo in paesi “amici” e collegati alla NATO (come Grecia, Romania, Spagna, Svezia, Turchia), a differenza dei missili anticarro Milan e TOW che hanno una larghissima diffusione sia tra forze armate regolari che tra milizie irregolari (sono stati o sono in uso di Hezbollah, talebani afghani, ISIS, milizie siriane, peshmerga kurdi, ribelli yemeniti ecc.). Di qui l’importanza di conoscere con certezza i paesi destinatari, per impedire i fenomeni di diversione e “triangolazione” assai diffusi nel mercato parallelo del munizionamento leggero e pesante.5. Le operazioni di importazione dell’Agenzia Industrie Difesa (AID)Dal lato “importazioni”, AID sembra aver perseguito nel quinquennio soprattutto finalità di approvvigionamento per i propri impianti produttivi – nove, tutti dislocati nel Centro-Sud11 – e in particolare per la produzione di munizionamento effettuata dal “Pirotecnico” di Capua. Di qui i consistenti acquisti di esplosivi e componenti di munizioni dal Canada, dagli Stati Uniti, da Taiwan e in particolare da Singapore. Nei soli anni 2018 e 2019, AID ha ottenuto autorizzazioni per importare da Singapore oltre 7,5 milioni di euro di materiale, in gran parte componenti di granate 40×53 con esplosivo ad alto potenziale.

    Tuttavia AID ha anche importato da Singapore, per circa 596.000 di euro, 12.476 pezzi per “munizionamento 155mm ICM W/HB (Hollow Base)” e 2.665 pezzi per “munizionamento 155mm ICM W/BBU (Base Bleed)”. La sigla “ICM” significa Improved Conventional Munition (‘munizioni convenzionali migliorate’), in due pezzi (la ‘base cava’ e la ‘base viva’), cioè per proiettili da obice “a grappolo”, altrimenti chiamati cluster bombs.

    In proposito va ricordato che l’Italia ha firmato la Convenzione di Oslo che vieta le bombe a grappolo nel 2008 – cioè prima ancora della sua entrata in vigore giusto dieci anni fa, il 1° agosto 2010 –, l’ha poi ratificata nel 2011, con piena efficacia dal marzo 2012 e prevedendo sanzioni penali in caso di violazione. Le cluster bombs erano e in parte sono ancora utilizzate per diffondere su larghe superfici le cosiddette “sub-munizioni” (bomblets), con effetti indiscriminati identici a quelli causati dalle mine antipersona anch’esse soggette a un bando internazionale, la Convenzione di Ottawa del 1997, firmata dall’Italia nel 1997 e ratificata nel 1999. Il testo della legge n. 374 del 1997 con cui il nostro paese aderiva a una

11 Quattro sono dedicati al munizionamento (“Munizionamento Terrestre” di Baiano di Spoleto, “Ripristini e Recuperi del Munizionamento” di Noceto, “Propellenti” di Fontana Liri, “Pirotecnico” di Capua), due al navale (“Arsenale” di Messina, “Produzione Cordami” di Castellammare di Stabia), due manifatturieri (lo Stabilimento Chimico-Farmaceutico Militare di Firenze, “Spolette” ma in effetti dedicato alla valorizzazione di mezzi terrestri e aerei di Torre Annunziata), uno di servizio (il “Centro di Dematerializzazione e Conservazione Unico della Difesa” Ce.De.Cu. di Gaeta).

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radicale messa al bando delle mine antipersona, specifica che essa concerne tutte le mine congegnate o adattabili, anche mediante specifiche predisposizioni, per provocare gli stessi effetti delle mine antipersona. In particolare l’art. 2 precisa che «sono vietate la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita, la cessione a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione, la detenzione delle mine antipersona di qualunque natura o composizione, o di parti di esse».

Il legislatore ha valutato così importante l’adesione alle due Convenzioni, da inserirne gli obblighi che ne derivano anche nel testo dell’art. 1 della legge n. 185 come modificato nel 2012: «Sono vietate la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di mine terrestri antipersona, di munizioni a grappolo di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 14 giugno 2011, n. 95, di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle idonee alla manipolazione dell’uomo e della biosfera a fini militari» (art. 1.7).

Unica deroga a questi divieti, così chiaramente ribaditi, rimane quella dell’art. 5.1, legge n. 374 del 1997, che prevede la distruzione delle scorte nazionali di mine antipersona, tranne «una quantità limitata e comunque non superiore alle diecimila unità e rinnovabile tramite importazione (…) destinata esclusivamente all’addestramento in operazioni di sminamento».

Le quantità di cluster bombs che Agenzia Industrie Difesa ha importato da Singapore – paese che non aderisce né alla Convenzione di Oslo né a quella di Ottawa – non sono per tipologia tra quelle espressamente vietate, tuttavia rimane da chiarire la finalità specifica di questa importazione.

6. Le intermediazioni bancarie

Nel ruolo di intermediario finanziario delle operazioni con Singapore si è segnalata UBAE, l’Unione delle Banche Arabe ed Europee il cui azionista di maggioranza è la Libyan Foreign Bank – la ex cassaforte off-shore di Gheddafi, ora destinataria dei proventi petroliferi libici –, che annovera tra gli azionisti di minoranza anche nomi di importanti imprese italiane.12 UBAE ha curato anche il contratto del 2015 con cui AID ha venduto al Pakistan per 2,8 milioni di euro un consistente parco ricambi per M-113 e obici M109L. Non a caso, nell’aprile 2020 UBAE e SIMEST, società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti controllata da SACE, hanno siglato un accordo di collaborazione per favorire l’export italiano verso Nordafrica, Medio Oriente, Asia orientale e meridionale.

12 LFB possiede l’80,15% di UBAE, seguono UniCredit (6,6%), ENI (3,3), Banque Centrale Populaire (2,85, controllata dallo stato marocchino), Banque Marocaine du Commerce Extérieure (2,65), Sansedoni Siena (2,25, Montepaschi), Intesa Sanpaolo e Telecom Italia (1,1% ciascuno). UBAE continua a svolgere – ancorché con scarsi risultati – un importante ruolo tecnico per il recupero del credito delle aziende italiane che hanno operato in Libia negli scorsi anni.

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7. Conclusioni e raccomandazioni

Trent’anni fa è entrata in vigore la legge n. 185 del 9 luglio 1990 che ha stabilito “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. La legge prevede specifici divieti e obblighi stringenti. Ai sensi della suddetta legge sono infatti vietati l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento non solo quando sono “in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia, con gli accordi concernenti la non proliferazione e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento” (art. 1.5) ma soprattutto:

a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i princìpi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere;

b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione;

c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea (UE) o da parte dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE);

d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa;

e) verso i Paesi che, ricevendo dall’Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali” (art. 1.6).

Poiché questa legge è uno strumento essenziale per l’esercizio della democrazia nel nostro Paese, sottoponiamo e raccomandiamo questo contributo all’attenzione del Parlamento – destinatario primo della Relazione annuale – per valutare la conformità delle operazioni svolte dall’Agenzia Industrie Difesa (AID) alle norme della legge.

Ci riferiamo in particolare all’operazione più sopra dettagliata, cioè all’importazione da Singapore di 12.476 pezzi per “munizionamento 155mm ICM W/HB (Hollow Base)” e 2.665 pezzi per “munizionamento 155mm ICM W/BBU (Base Bleed)”, cioè di cluster bombs, i cui utilizzatori finali non sono noti.

Raccomandiamo inoltre, per le dismissioni di materiale militare che hanno comportato un passaggio di intermediazione, di aggiornamento o di riefficientamento tecnico, di appurare:

– se questi operatori privati abbiano goduto delle garanzie dovute dalle autorità dei paesi importatori, ai sensi della legge 185, articolo 1.4 («Le operazioni di esportazione, transito e intermediazione, sono consentite solo se effettuate con governi esteri o con imprese autorizzate dal governo del paese destinatario»);

– quali siano stati i destinatari finali dei materiali provenienti dall’Italia e successivamente riesportati;

– e infine se siano state apposte condizioni e richieste garanzie, come indica l’articolo 10-bis.2, in particolare per il materiale venduto al Belgio e a Malta: lo stesso articolo, infatti, stabilisce che, a seguito di trasferimento intracomunitario, «Per la successiva esportazione verso destinatari situati in Stati terzi possono essere apposti divieti, vincoli o condizioni, e possono essere richieste garanzie circa l’impiego dei materiali, ivi incluse certificazioni di utilizzazione finale».

Fonte: Opal Brescia – http://opalbrescia.org/studi-e-ricerche-di-opal/

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