Don Roberto è stato lasciato solo

Panchine rimosse, attacchi a chi distribuisce colazioni in strada, elemosine vietate, sottrazioni di coperte ai senza dimora, chiusure di luoghi di accoglienza… Don Roberto Malgesini conosceva molto bene la sua città e aveva scelto di cambiarla nei piani bassi, nei “sottoscala”, dove tra mille difficoltà è possibile creare relazioni sociali diverse. La domanda, gridano quelli di Como senza frontiere, ora è: “Perché don Roberto è stato lasciato solo dalle istituzioni nel compito vitale di dare aiuto alle persone costrette a vivere in strada in una delle città più ricche del mondo?”

Piazza Cavour, Como, 13 giugno 2020: una coperta sulle spalle è stato il simbolo della solidarietà alle persone senza tetto durante un’iniziativa promossa da Como accoglie, dopo la chiusura di un grande centro di accoglienza della città. Foto di Gianpaolo Rosso per Ecoinformazioni (che ringraziamo)

Il cordoglio non ci basta. Per commemorare don Roberto Malgesini è doveroso schierarsi dalla sua parte e contro la cattiva politica che produce intolleranza. È doveroso fermare i responsabili della violenza che si abbatte su chi vive per gli altri, come avvenne nel 1999 per un altro prete dell’accoglienza, don Renzo Beretta.

Nel giorno dell’uccisione di don Roberto, lo stesso giorno in cui nel 1993 veniva assassinato a Palermo don Pino Puglisi, sentiamo il dovere di accusare le istituzioni che dovrebbero esistere per evitare queste tragedie e per contrastare odio e violenza.

1. Perché don Roberto è stato lasciato solo dalle istituzioni nel compito vitale di dare aiuto alle persone costrette a vivere in strada in una delle città più ricche del mondo?

2. Perché le istituzioni non si sono preoccupate e occupate dei bisogni di tutte e tutti gli abitanti della città lasciando che un prete e la Como solidale si facessero carico di problemi che solo il Comune potrebbe gestire?

3. Perché le istituzioni non hanno aiutato e curato un uomo psichicamente instabile nonostante la Como solidale abbia più volte e da anni chiesto di affrontare il problema della fragilità psicologica e psichiatrica di chi vive in strada?

4. Perché le istituzioni hanno lasciato don Roberto e le volontarie e i volontari ad affrontare da soli la disperazione degli ultimi, esponendoli a maggiori rischi?

5. Perché chi governa Como ha irresponsabilmente ampliato la disperata guerra tra poveri con una sequela di atti che vanno dalla rimozione delle panchine a San Rocco, all’attacco a chi distribuiva le colazioni per non disturbare la Città dei Balocchi, a vietare le elemosine nel salotto buono della città, alle sanificazioni “forzate” a San Francesco (con o senza sottrazioni di coperte), fino alla folle inqualificabile idea di chiudere con una cancellata l’ex chiesa di San Francesco?

Anche se voi vi credete assolti siete comunque coinvolti.

COMO SENZA FRONTIERE

(rete antirazzista a cui aderiscono, Aifo, Anpi, Arci, Cgil, Como Accoglie, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Emergency, Missionari comboniani di Como e Venegono,Uds, volontari della Parrocchia di Rebbio)

A tutte le realtà che hanno condiviso in questi anni la ricerca di una società giusta e accogliente, che hanno sostenuto l’affermazione dei diritti di tutte e tutti, che hanno affiancato don Roberto nel suo lavoro quotidiano chiediamo di unirsi a noi in questa richiesta di giustizia.


Fonte: ecoinformazioni.com


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/don-roberto-e-stato-lasciato-solo/

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