Torino tra le Fast-track cities per contrastare la diffusione dell’HIV

06 Ott Torino tra le Fast-track cities per contrastare la diffusione dell’HIV

6 Ottobre 2020

La Città di Torino è tra le Fast-Track Cities che si impegnano a contrastare la diffusione del virus HIV, ma anche lo stigma e i pregiudizi su chi ne è colpito. Su proposta dell’assessore Marco Alessandro Giusta, la deliberazione della Giunta Comunale ha portato lo scorso 2 ottobre alla firma del protocollo internazionale, siglato sei anni fa a Parigi, poi modificato nel 2019 e a cui hanno aderito sinora circa 300 città in tutto il mondo (per l’Italia: Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Palermo e, da venerdì scorso, Torino). Secondo gli ultimi dati, Torino è la quarta città in Italia come nuove diagnosi (108 su un totale in piemonte di 198). La principale causa di trasmissione è rappresentata dai rapporti sessuali non protetti (96%), con un’incidenza maggiore nella fascia di età 25-34 anni. 

Firmando la Dichiarazione di Parigi i Sindaci e le Sindache si impegnano a raggiungere alcuni obiettivi specifici: 

90-90-90 entro il 2020:
– 90% di persone con Hiv che conoscono il proprio status;
– 90% delle persone che conoscono il proprio stato e sono in terapia antiretrovirale;
– 90% di persone in terapia che raggiungono la soppressione virale;

95-95-95 entro il 2030:
95% di persone con Hiv che conoscono il proprio status;
– 95% delle persone che conoscono il proprio stato e sono in terapia antiretrovirale;
95% di persone in terapia che raggiungono la soppressione virale.

Alla cerimonia di sottoscrizione della Dicchiarazione di Parigi ha presenziato anche il Gruppo Abele, insieme a Anlaids Torino, ARCOBALENO Aids ODV, Casa Arcobaleno, Croce Rossa Italiana – Comitato di Torino, Associazione Giobbe onlus, Lila Piemonte: Marco Fanton, operatore della Casa Alloggio del Gruppo Abele Cascina Tario ha così accompagnato la firma del protocollo: “far parte di una rete così importante – ha spiegato – valorizza e arricchisce il quadro di azione nei nostri servizi, che da sempre si occupano di questa tematica”.
A San Vito, sulla collina di Torino, nacquero le prime accoglienze del Gruppo Abele per persone malate di Aids. Erano gli Anni Novanta e accogliere significava, nella mancanza di prospettive di vita e sanitarie, accompagnare ad una morte dignitosa e inevitabile persone lasciate sole dallo stigma che allora ancor più di oggi accompagnava le persone sieropositive e i malati di Aids. Ben venti anni fa il Gruppo Abele, in collaborazione con gli Ospedali S. Anna e Regina Margherita dell’A.O.U. Città della Scienza e della Salute della Regione Piemonte ha attivato (e ancora oggi porta avanti) un progetto per madri sieropositive e per i loro bambini. Ad Andezeno, nel chierese, è attiva una Casa Alloggio per persone sieropositive o in Aids, nonché, ultimo nato tra i servizi a sostegno della fragilità sanitaria, Casa Vic, luogo di accoglienza e sostegno per richiedenti asilo con gravi problemi di salute. “Al di là dei servizi specifici – spiega Fanton – il tema dell’accoglienza delle persone in Hiv/Aids è trasversale a tutte le attività del Gruppo Abele, dalla Casa di Ospitalità Notturna, alla “prima accoglienza“, alle unità di strada e le comunità per donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale. Questo ha fatto si che si sviluppasse una particolare sensibilità e capacità di accompagnamento delle persone che incontriamo e che l’attenzione al tema delle infezioni sessualmente trasmissibili sia insito nei nostri interventi”.
L’impegno del Gruppo Abele riguarda ovviamente anche la prevenzione della diffusione del virus: “sia nelle scuole, con incontri formativi inseriti nei piani triennali, che nei luoghi aggregativi informali per i giovani – ha concluso Fanton – non solo ogni primo dicembre, giornata mondialmente dedicata a questo tema, ma ogni giorno, vogliamo promuovere la diffusione di stili di vita rispettosi della propria salute e di quella pubblica”.

(manuela battista)

Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/torino-tra-le-fast-track-cities-per-contrastare-la-diffusione-dellhiv/

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