Fuga da WhatsApp e dai social network

La morte dei francobolli

Venticinque anni fa, nel 1995, cominciava a diffondersi il web in Italia. Nacquero i primi siti e le associazioni più intraprendenti cominciarono a costruire il loro, altre aspettarono qualche anno. Poi siamo finiti tutti lì: sul web, appunto. Contemporaneamente le persone si accorsero che era conveniente usare una cosa per molti nuovissima: l’email. Non si pagava il francobollo. E così da lì a poco la posta tradizionale, con buste e affrancatura, lasciò il passo alla posta elettronica. 

 

Associazioni e rivoluzione del web

Tutto ciò avveniva incontrando una certa resistenza, un po’ per pigrizia, un po’ per diffidenza. Non tutto il mondo del volontariato e dell’ecopacifismo si mosse subito. Anzi. Tuttavia negli anni precedenti un gruppo di pionieri aveva intuito le potenzialità della telematica, organizzando in maniera amatoriale un servizio di condivisione informativa delle email basato su bacheche elettroniche (dette BBS) gestite con il software ideato da un anarchico libertario americano, Tom Jennings. 

La rivoluzione telematica ha costituito una grande opportunità di comunicazione per il mondo dell’associazionismo, del volontariato e dei movimenti di opinione in generale. Avevamo la convinzione che dal basso potesse nascere una nuova consapevolezza. Sembrava sorgere un nuovo potere: la voce dei cittadini.

 

La rivoluzione dei social

Dopo la rivoluzione delle email e del web c’è stata un’altra accelerazione: i social network e WhatsApp. Con questa nuova fase la telematica è arrivata a tutti, ma proprio a tutti.

Il mondo dell’associazionismo si è adeguato a questa nuova ondata creando una quantità incredibile di gruppi WhatsApp e pagine Facebook. E’ avvenuta l’esplosione dei social network. L’asse della comunicazione si è spostato lì. Quali le conseguenze? Diverse associazioni hanno usato la loro pagina Facebook per dare aggiornamenti veloci. I siti web sono sembrati statici rispetto alla dinamicità dei social. Diverse associazioni hanno dato la priorità alla loro pagina Facebook, più facile da aggiornare. Viceversa tanti siti web di associazioni adesso sono fermi, percepiti una pesante palla al piede. 

 

La rivoluzione di WhatsApp 

Non solo: è avvenuto anche un passaggio dalla email a WhatsApp. E così WhatsApp, spodestando l’email, sta diventando lo strumento di comunicazione universale attorno al quale fioriscono community di vario tipo. I gruppi WhatsApp dilagano nelle scuole, delle associazioni, nelle parrocchie, nei partiti politici. Questa fioritura impressionante sta generando una comunicazione caotica, sempre più difficile da gestire: è necessario andare a letto più tardi per finire di leggere i messaggi in sospeso. C’è anche chi si sveglia mezz’ora prima la mattina per vedere i nuovi messaggi. Per non parlare della difficoltà di smaltire tutti i messaggi vocali di chi si scoccia di scrivere e decide di parlare, parlare, parlare. Il cellulare si sta così trasformando in una segreteria telefonica senza fine. Un delirio. 

 

Quando WhatsApp genera il caos

Non è difficile prevedere una fuga da WhatsApp. Ci sono associazioni che hanno il gruppo WhasApp dei soci, poi il gruppo WhatsApp del direttivo, poi il gruppo WhatsApp della segreteria, poi tre o quattro gruppi WhatsApp per i team di lavoro tematici, poi una quantità indefinita di gruppi WhatsApp locali per le diramazioni associative sul territorio. 

Questo caos aveva già cominciato a prendere forma una quindicina di anni fa quando il sito web nazionale di un’associazione non riusciva a seguire i gruppi locali e questi ultimi si creavano il proprio blog su WordPress. 

 

Strumenti collaborativi più evoluti

E così la carenza di formazione nel campo della telematica, invece di essere risolta alla radice con una formazione all’uso evoluto delle nuove tecnologie, è sfociata nel suo opposto: sono proliferati tantissimi gruppi WhatsApp, ognuno costruito attorno alle proprie abitudini comunicative e alle proprie pigrizie. E mentre le imprese formavano il proprio personale attorno a strumenti più evoluti, funzionali ed efficaci, il mondo dell’associazionismo si è aggrovigliato nel caos dei gruppi WhatsApp. Come uscirne? 

 

Esplorare nuove piattaforme

PeaceLink sta sperimentando piattaforme e modalità nuove, per risparmiare tempo e migliorare la comunicazione collaborativa. 

PeaceLink si è dotata di una piattaforma interna per collaborare su progetti (chat.peacelink.org) e un social network etico per aggregare le persone in base ad affinità (sociale.network). Sono due network differenti, uno progettuale e collaborativo e l’altro orientato al dibattito, basato su Mastodon, per chi vuole uscire dal recinto di Facebook e Twitter.

Presto ci ritorneremo, per imparare a uscire dai recinti e aprire finestre sul Fediverso, su universo federato di reti. 

Il logo del Fediverso

Note: Questo editoriale è una rielaborazione e un aggiornamento, nella parte finale, di un articolo già pubblicato su Mosaico di Pace.

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/48072.html

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