Pillole di Ottimismo, la dichiarazione contro il lockdown e l’immunità di gregge

Pillole di Ottimismo, la dichiarazione contro il lockdown e l’immunità di gregge

10 min lettura

Pillole di Ottimismo è un progetto di informazione e divulgazione sulla pandemia promosso da un gruppo di docenti e ricercatori italiani. Nel suo board figurano tra gli altri i medici Guido Silvestri, Matteo Bassetti e Alberto Zangrillo. Il 10 ottobre la sua pagina Facebook ha pubblicato un post che riporta l’intervista rilasciata da uno dei propri esperti, il docente di Farmacologia Piero Sestili. In questa intervista Sestili ha dichiarato di aver sottoscritto la petizione nota come Great Barrington Declaration.

Nello stesso post, la redazione di Pillole di Ottimismo invita a riflettere su questa iniziativa «con spirito critico e senza pregiudizi, a mente aperta e senza censure». Riflettere, scrivere Sestili:

NON per affermare verità, di cui sono l’ultimo dei conoscitori, ma per investigare la fondatezza o infondatezza dei dubbi che ogni scienziato dovrebbe maturare e perseguire ogni giorno. La verità scientifica è un orizzonte verso il quale si può solo tendere con l’umile consapevolezza di non sapere, e non un comodo approdo.

Suona tutto molto sensato, condivisibile, laico e ragionevole.

Ma cos’è questa Great Barrington Declaration di cui si parla in questo post e di cui hanno dato notizia anche diversi media? Si tratta di una dichiarazione i cui primi firmatari sono gli epidemiologi Martin Kulldorff (Università di Harvard), Sunetra Gupta (Università di Oxford) e Jay Bhattacharya (Università di Stanford). Nomi di esperti che possono vantare competenze scientifiche e che sono affiliati a istituzioni universitarie prestigiose. I firmatari intendono denunciare «gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai Governi in materia di COVID-19». Gli autori osservano:

Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo. I risultati (solo per citarne alcuni) includono tassi di vaccinazione infantile più bassi, peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale.

Secondo la Great Barrington Declaration le politiche di lockdown applicate in diversi paesi, come l’Italia, stanno causando un impatto sanitario, oltre che sociale ed economico, perfino peggiore di quello che si può attribuire direttamente alla pandemia. Per questa ragione, i firmatari  propongono una politica di contenimento alternativa che chiamano “Protezione Focalizzata” (Focused Protection). Si tratta, in buona sostanza, di un approccio basato sul principio dell’immunità di gruppo: quando all’interno della comunità una percentuale della popolazione abbastanza ampia diventa immune a un agente patogeno, la circolazione di questo agente nella popolazione (in questo caso, il virus SARS-CoV-2) verrà ridotta. Di conseguenza, anche il resto della popolazione non ancora immune beneficerà di una protezione indiretta, conferita dall’immunità acquisita dal resto della popolazione. È lo stesso effetto che si ottiene grazie alle vaccinazioni.

Secondo la dichiarazione questo rappresenterebbe un «approccio più umano», che permetterebbe alla gran parte della popolazione, come i giovani, di riprendere una vita normale pur continuando a osservare le norme igieniche. Nel frattempo le persone più a rischio, come gli anziani, dovrebbero rimanere in casa o nelle strutture assistenziali, il più possibile protette dal contagio. «La società nel suo insieme gode della protezione conferita ai più vulnerabili da coloro che hanno costruito l’immunità di gregge», conclude la dichiarazione.

Quali che siano le politiche sanitarie che questa dichiarazione propone per limitare la diffusione del nuovo coronavirus, c’è un elemento a cui bisogna prestare attenzione per comprendere il senso e gli scopi di questa proposta e del contenuto della dichiarazione. Chi la legge, notando i nomi degli esperti che figurano tra i primi tre firmatari, non può che pensare di trovarsi di fronte a una proposta seria, autorevole e ragionevole. Una proposta di natura puramente scientifica e disinteressata. Un laico contributo al dibattito che, come minimo, merita di essere preso in considerazione.

Le cose tuttavia non stanno esattamente così.

La Great Barrington Declaration è stata promossa da un think-tank libertarian, l’American Institute for Economic Research (AIER). L’AIER, secondo un’inchiesta di Byline Times, ha realizzato investimenti in alcuni settori come le fonti fossili e il tabacco e ha ricevuto donazioni dai fratelli Charles e David Koch (morto l’anno scorso). La famiglia Koch è proprietaria di un colosso industriale con attività in numerosi settori, compreso quello petrolifero. I due fratelli, personalità molte note negli Stati Uniti, si sono dati parecchio da fare per sostenere diverse cause e organizzazioni conservatrici, libertarian, pro-libero mercato, influenzando la politica nel paese. L’AIER è parte di un network di altre organizzazioni e think-tanks di area conservatrice o libertarian, come il Cato Institute, che promuovono il negazionismo climatico (sul sito dell’AIER si leggono interventi contro l'”isteria climatica“).

Qualche altro dettaglio, più pittoresco: la dichiarazione può essere sottoscritta da chiunque (cosa di per sé usuale in questo tipo di lettere fatte circolare pubblicamente), ma i promotori non devono aver prestato molta attenzione alle firme dal momento che, come è stato notato, figurano anche nomi fake come Dr Johnny Bananas, Isaac Newton (a meno che non si tratti di un omonimo del celebre scienziato), Miss A Piggy British e altri nomi buffi. Va detto che potrebbero essere stati inseriti anche da chi voleva prendersi gioco della petizione, ma da qualche giorno non è più possibile verificare i nomi dei firmatari. Tra cui sono comparsi anche nomi di omeopati.

Tornando ai promotori e agli scopi della dichiarazione, è importante rilevare che è stato proprio l’AIER a organizzare e ospitare, ai primi di ottobre, un incontro «dei massimi epidemiologi, economisti e giornalisti, per discutere dell’emergenza globale creata dall’uso senza precedenti della costrizioni statali nella gestione della pandemia da COVID-19», come si legge sul sito della dichiarazione.

È piuttosto chiaro: l’AIER ha promosso una petizione anti-lockdown perché convinto che in questo momento ci sia un’emergenza non causata dalla pandemia ma dagli obblighi e dalle costrizioni di Stato per contenerla («the global emergency created by the unprecedented use of state compulsion in the management of the Covid-19 pandemic»). Questa affermazione è coerente con l’ideologia politica libertarian e pro-libero mercato che l’AIER sostiene. Per promuovere e diffondere questa petizione, l’AIER si è fatto scudo dell’autorità di qualche esperto con competenze in epidemiologia (non molti tra i firmatari, a dire il vero) per dare una verniciata scientifica a quella che è una posizione che ha evidenti presupposti e intenti politici.

Non si può ignorare tutto questo, né si può ignorare il profilo dei promotori di questa dichiarazione e la sua cornice politico-ideologica. Non lo può ignorare nemmeno chi aderisce anche in perfetta buona fede. In Italia la Great Barrington Declaration ha peraltro trovato sostegno nella stessa area politico-culturale dell’AIER e tra qualche economista che da mesi strilla contro il nazional-socialismo sanitario (sic). Che, tra l’altro, è tra i membri del bord di Pillole di Ottimismo:

Tutto questo non squalifica necessariamente le proposte della dichiarazione. Ma chi ne viene a conoscenza attraverso i media o pagine come Pillole di Ottimismo ne può ricavare la percezione, ingannevole, che si tratti di un’iniziativa di natura solo scientifica e completamente apolitica. L’evidenza dimostra il contrario. Gli esperti che hanno sottoscritto la Great Barrington Declaration non condivideranno, necessariamente, l’ideologia dei promotori (almeno, non sappiamo se e quanti la condividano). Ma non bisogna trascurare che anche gli scienziati e gli esperti hanno visioni politiche e morali, pregiudizi di varia natura, convinzioni personali che possono viziare le loro opinioni scientifiche. Possono innamorarsi delle proprie opinioni, come qualsiasi altro essere umano.

Sonia Sodha, su The Guardian, fa un’osservazione a proposito di Sunetra Gupta, una delle firme di maggior peso della Great Barrington Declaration:

Il modello matematico ampiamente riportato dalla professoressa di Oxford Sunetra Gupta alla fine di marzo suggeriva che fino a metà della popolazione del Regno Unito poteva aver contratto la COVID-19; affermò che all’epoca era sicura che l’umanità avrebbe sviluppato l’immunità di gruppo. L’evidenza sierologica indica che il suo modello era sbagliato, ma Gupta non ha affrontato questo tema nella sua dichiarazione. Come possiamo sapere che non sia influenzata dal naturale desiderio di avere ragione?

Talvolta gli scienziati possono abbracciare perfino cause decisamente antiscientifiche. È successo con il cambiamento climatico, quando un piccolo gruppo di scienziati ha contribuito a diffondere disinformazione negazionista sul clima, insinuando dubbi nei confronti del consenso scientifico.

Il coinvolgimento degli esperti nel dibattito pubblico su questioni scientifiche che hanno anche importanti ripercussioni sociali può avvenire in varie forme. Possono intervenire come esperti, rimanendo fuori dalla disputa, senza prendere (apertamente) posizione. O possono manifestare le loro idee, essere attivisti di una causa e dichiarare il loro supporto a una parte politica. Difficilmente gli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici potranno intervenire nel dibattito sulle politiche per il clima e l’energia per affermare che non dobbiamo tagliare le emissioni di gas serra. O per appoggiare un candidato negazionista. A meno di non essere loro stessi negazionisti. Gli scienziati, specialmente quando sono figure pubbliche riconoscibili, possono perfino esprimersi su questioni che non riguardano il loro ambito di competenza. Qualche volta sì, la scienza è politica. Albert Einstein, ad esempio, era un attivista contro la guerra.

È evidente che quelle che i governi stanno prendendo in questi mesi, sulle politiche per il controllo della pandemia e sui lockdown, sono decisioni anche politiche, non solo scientifiche. Tengono conto dell’economia, degli aspetti giuridici e costituzionali e del consenso dell’opinione pubblica. Tuttavia il problema non è l’attivismo degli scienziati, ma la mancanza di trasparenza e di chiarezza riguardo ai propri intenti. Il punto è quale cause uno scienziato sostiene e se, nel farlo, va contro la migliore scienza disponibile.

Chiarito questo aspetto, possiamo prendere in considerazione la proposta della Great Barrington Declaration: l’idea che in una pandemia, come quella da COVID-19 possiamo sfruttare l’immunità di gruppo per proteggere le persone più rischio (come se peraltro potessimo chiuderle in una bolla dove il virus non ha alcuna possibilità di entrare), non si basa su evidenze convincenti. Il 14 ottobre, sulla rivista medica-scientifica The Lancet, è stato pubblicato un intervento di un gruppo di ricercatori ed esperti che la definisce una «fallacia pericolosa non supportata dall’evidenza scientifica». Questo intervento è stato chiamato John Snow Memorandum, dal nome del medico inglese considerato tra i fondatori dell’epidemiologia moderna.

Gli autori osservano:

Qualsiasi strategia di gestione della pandemia basata sull’immunità da infezioni naturali per COVID-19 è viziata. La trasmissione incontrollata nei più giovani rischia di determinare una significativa morbidità e mortalità in tutta la popolazione. Oltre al costo umano, questo causerebbe un impatto sulla forza lavoro nel suo complesso e travolgerebbe la capacità dei sistemi sanitari di fornire cure sia per i casi di emergenza che di routine. Inoltre, non ci sono prove di un’immunità protettiva duratura contro il virus SARS-CoV-2 a seguito di infezione naturale e la trasmissione endemica che sarebbe la conseguenza del declino dell’immunità rappresenterebbe un rischio per le popolazioni vulnerabili per un tempo indefinito. Una tale strategia non porrebbe fine alla pandemia COVID-19 ma si tradurrebbe in epidemie ricorrenti, come nel caso di numerose malattie infettive prima dell’avvento della vaccinazione.

L’immunologo Anthony Fauci ha definito l’idea della Great Barrington Declaration «ridicola» e «senza senso».

La Protezione Focalizzata, lasciando circolare liberamente il virus nella popolazione, fallirebbe proprio nell’intento di tutelare i più vulnerabili. Tra i quali non ci sono solo gli anziani, ma anche persone che hanno condizioni o patologie pre-esistenti che le rendono più esposte a possibili complicazioni. Secondo uno studio, il 22% della popolazione globale ha almeno una condizione preesistente che aumenta il rischio di contrarre una forma grave di COVID-19.

Non siamo inoltre ancora abbastanza certi del grado e della durata dell’immunità che il SARS-CoV-2 lascia nei contagiati. Alcuni studi suggeriscono che l’infezione da nuovo coronavirus produca anticorpi protettivi per alcuni mesi. Nel caso dei quattro coronavirus umani stagionali, che causano raffreddori, è stata osservato che l’infezione conferisce una protezione per circa un anno. Il coronavirus della SARS sembra lasciare una protezione per circa 2-3 anni. L’immunità da SARS-CoV potrebbe essere simile?

Di certo, date le conoscenze ancora incomplete di cui disponiamo, è come minimo un azzardo proporre una politica sanitaria di contenimento di questa pandemia sulla scorta di questi dati. Negli Stati Uniti è stato riportato un caso di reinfezione da SARS-CoV-2 in un 25enne. La malattia si è presentata in forma più grave rispetto alla prima volta.

Anche Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha ribadito che quella basata sull’immunità di gruppo non è una strategia scientificamente ed eticamente accettabile.

Come abbiamo visto, la Great Barrington Declaration afferma anche che «le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica». Ma, come evidenzia The Lancet e come è emerso durante la scorsa primavera, è proprio il carico sulle strutture ospedaliere causato dall’emergenza e dalla pandemia a mettere in crisi anche la capacità del sistema sanitario di garantire le altre cure e prestazioni.

Il deterioramento della salute mentale nella popolazione, che la Great Barrington Declaration attribuisce ai lockdown, non è un effetto delle chiusure ma della stessa pandemia. È stato osservato anche in un paese come la Svezia che ha adottato misure di contenimento meno restrittive. Secondo uno studio dell’Università di Uppsala, diverse malattie mentali sono diventate più diffuse e gravi durante la pandemia COVID-19 «nonostante le misure di controllo delle infezioni siano meno restrittive in Svezia che nella maggior parte degli altri paesi». L’impatto sulla salute mentale della pandemia da COVID-19 in Svezia si è mostrato comparabile a quello registrato in paesi che hanno adoatto lockdown rigidi, come Italia e in Cina.

Curiosamente, inoltre, come nota il sito ScienceBasedMedicine, la dichiarazione non fa menzione dell’uso delle mascherine come strumento di contenimento del contagio. Dettaglio bizzarro, per una petizione che vorrebbe essere non politica, dal momento che il rifiuto della mascherina è diventato una bandiera di una certa parte politica (in USA come in Italia). Del resto indossare le mascherine significherebbe ostacolare proprio la circolazione del virus.

Anche considerando le competenze di alcuni degli esperti che figurano tra i firmatari, la Great Barrington Declaration sembra seguire lo stesso copione di altre petizioni, lettere, dichiarazioni di esperti (o più spesso presunti tali) “dissidenti” apparse in passato su altri temi scientifici (come il cambiamento climatico e la teoria dell’evoluzione). In queste circostanze molti media riportano questi interventi presentandoli come il punto di vista, autorevole e disinteressato, di esperti internazionali.

Un gruppo di docenti e ricercatori, come si presenta Pillole di Ottimismo, che si prefigge lo scopo di informare in modo equilibrato, corretto e (come dichiara) con “spirito critico”, dovrebbe chiarire, al proprio pubblico, chi sono i promotori di questa dichiarazione che a sua volta diffonde presentandola come “ragionevole”. E se queste proposte sono supportate dalle migliori evidenze disponibili.

Foto in anteprima “Coronavirus” by chaddavis.photography is licensed under CC BY-SA 2.0

.esd-form { margin: 30px auto; padding: 1px 20px;
}
.esd-form h3 { margin-top: 30px ; padding: 1px 20px;
} .capt{ background-color:grey; width: 250px; height:50px; } .capt h2#mainCaptcha{ padding-top:0; }
.capt3{ width: 250px; height:50px;text-align: left; }
.capt2{ text-align: left; } #mainCaptcha{ position: relative; top: 5px; } #refresh{ position:relative; height:30px; background-image: url(rpt.jpg);
} #txtInput { position: relative; width: 250px;
}

Segnala un errore

Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/pillole-ottimismo-dichiarazione-lockdown-immunita-di-gregge/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *