La Svezia, il lockdown e la seconda ondata

La Svezia, il lockdown e la seconda ondata

9 min lettura

Da alcuni giorni diverse testate giornalistiche stanno rilanciando alcune dichiarazioni dell’epidemiologo di Stato svedese Anders Tegnell, chiedendosi – come accaduto già la scorsa primavera – se la Svezia non possa rappresentare un modello alternativo di contrasto della pandemia del nuovo coronavirus rispetto alle misure di lockdown nazionale adottate quasi da tutti i governi in tutto il mondo.

All’epoca, c’era stato chi aveva visto nell’approccio adottato dal paese scandinavo un modo straordinariamente efficace per affrontare la pandemia, senza costringere la popolazione a grossi sacrifici economici e psicologici, e chi lo aveva ritenuto un modo sconsiderato di mettere inutilmente a repentaglio la vita dei propri cittadini. 

Leggi anche >> Nuovo coronavirus: l’esperienza svedese è un esempio da seguire?

La Svezia è interessata da un aumento dei contagi, ma non a tal punto da poter parlare di seconda ondata, ha dichiarato Tegnell al giornale svedese Dagens Nyether un paio di settimane fa: «Definirla una seconda ondata è troppo esagerato. Ma è un segno di quello che vediamo da qualche settimana a questa parte, che sta aumentando. Una seconda ondata implica qualcosa di più grande, che copre tutto il paese, come in Italia e in Spagna. Abbiamo un aumento a Stoccolma che dovremmo assolutamente tenere d’occhio e prendere sul serio». Ma come vedremo più avanti non è esattamente così.

Le parole del consulente del governo svedese avevano suscitato la reazione dell’ambasciatore italiano a Stoccolma Marco Cospito che, citando i dati del Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), aveva sottolineato che il tasso settimanale di nuovi casi pro capite in Italia, così come quello dei decessi ogni 100mila abitanti, era inferiore a quello della Svezia. E, in ogni caso, le misure adottate dall’Italia non erano poi molto diverse da quelle del paese scandinavo, fatta eccezione per l’utilizzo delle mascherine.

Sentito qualche giorno fa dal Corriere della Sera via Skype, Tegnell ha poi precisato che l’aumento dei contagi in Svezia è da imputare al rientro dalle vacanze all’estero e alla presenza di super-diffusori del nuovo coronavirus, «probabilmente giovani che partecipano a tante feste», ma che, nonostante un leggerissimo aumento dei casi in ospedale, la crescita «sta già rallentando, speriamo di poter controllare l’ondata che abbiamo e siamo fiduciosi di potercela fare».

Secondo Tegnell, a differenza di altri Stati europei, la Svezia sarebbe riuscita a evitare la cosiddetta seconda ondata di diffusione di Sars-CoV-2 proprio perché in passato non ha attuato un lockdown nazionale. E per questo, i cittadini svedesi avrebbero già capito come convivere con il nuovo coronavirus, mantenendo il distanziamento fisico e limitando così la sua diffusione. 

«Da noi c’è stato un lockdown virtuale, in pratica molti svedesi si sono chiusi in casa», ha spiegato l’epidemiologo svedese al Corriere della Sera. «Una delle più grandi differenze rispetto agli altri paesi europei è che in Svezia non abbiamo fatto il lockdown e non abbiamo riaperto nemmeno dopo il nostro “lockdown virtuale”, abbiamo mantenuto le stesse misure per tutto il periodo e questo ha avuto l’effetto di contenere i contagi». 

La scorsa primavera, quando erano cominciati ad aumentare i contagi, la Svezia aveva deciso di non istituire un lockdown rigoroso con obblighi di legge. A fine aprile il governo aveva pubblicato delle linee guida che raccomandavano alcuni comportamenti che i cittadini avrebbero dovuto seguire per aiutare a tenere bassa la curva dei contagi: lavarsi le mani, stare lontani fisicamente, evitare viaggi non essenziali, lavorare il più possibile da casa. Erano stati vietati gli assembramenti con più di 50 persone e agli anziani era stato detto di rimanere a casa ed evitare un contatto stretto con gli altri. I bar, i ristoranti, le palestre e le scuole per gli studenti al di sotto dei 16 anni erano rimasti aperti, pur dovendo garantire alcune misure di distanziamento fisico. 

In sintesi, l’approccio seguito si basava sulla cooperazione tra cittadini in modo tale da rallentare la diffusione del virus, alterando il meno possibile la vita pubblica e cercando di non mettere sotto pressione il sistema ospedaliero in attesa dell’approvazione di un vaccino efficace, sicuro e disponibile in tutto il mondo.

In questo modo, Tegnell stimava che il 40% degli abitanti della capitale, Stoccolma, sarebbe diventata immune alla COVID-19 entro la fine di maggio e questo avrebbe potuto mettere tutto il paese in una condizione di vantaggio nel contrasto di un virus con cui convivere per molto tempo. Allo stato attuale, inoltre, non ci sono prove di un’immunità protettiva duratura contro il virus Sars-CoV-2 e la trasmissione endemica che sarebbe la conseguenza del declino dell’immunità rappresenterebbe un rischio per le popolazioni vulnerabili per un tempo indefinito.

Ma le cose, almeno nel breve termine, non sono andate come sperato dall’epidemiologo svedese. Le previsioni sull’immunità di gregge raggiunta per via naturale si sono rivelate erronee: secondo i dati diffusi il 3 settembre dall’Agenzia di sanità pubblica svedese, si era molto lontani dal 40% prefissato da Tegnell. Era risultato esposto al nuovo coronavirus l’11,4% degli abitanti di Stoccolma, il 6,3% di Göteborg e il 7,1% di tutta la Svezia. E anche riguardo il contenimento dei decessi i dati erano stati poco incoraggianti: ai primi di giugno la Svezia aveva fatto segnare oltre 4mila morti a causa del coronavirus (attualmente sono 5.918), in gran parte oltre i 70 anni, proprio quella fascia di popolazione che il governo aveva dichiarato di voler proteggere, anche a causa delle direttive negli ospedali (sia in accettazione sia nell’accesso alle terapie intensive), come emerso da alcuni studi e inchieste

Attualmente, il tasso di mortalità pro capite della Svezia è il 15esimo più alto al mondo (con 581 morti per milione di abitanti), circa dieci volte maggiore delle vicine Finlandia e Norvegia. Inoltre, stando ai risultati di uno studio pubblicato il 12 ottobre sul Journal of the American Medical Association, Svezia e Stati Uniti sono gli unici paesi con tassi di mortalità elevata che non sono riusciti a ridurre rapidamente questa percentuale con il progredire della pandemia.

«Se incontrassimo oggi la stessa malattia per come l’abbiamo conosciuta finora, penso che adotteremmo tutti un approccio a metà strada tra quello della Svezia e quello del resto del mondo», aveva dichiarato a giugno Tegnell in un’intervista a Sveriges Radio, ammettendo che la Svezia avrebbe dovuto imporre maggiori restrizioni per impedire un così alto numero di morti a causa della COVID-19. 

E adesso? Com’è la situazione in Svezia? È corretto affermare che il paese scandinavo non è interessato da una seconda ondata del virus?

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia pubblica nazionale all’11 ottobre 2020, la Svezia sta effettivamente vedendo un aumento dei casi dopo un periodo di diminuzione dei contagi. Tra il 2 settembre e il 6 ottobre, i casi pro capite giornalieri sono aumentati del 173% a livello nazionale e del 405% a Stoccolma. Sebbene ci sia stato chi ha attribuito l’aumento dei contagi a un maggior numero dei test, un recente studio sulle acque reflue di Stoccolma pubblicato il 5 ottobre dallo Swedish Royal Institute of Technology (KTH) ha riscontrato una maggiore concentrazione del virus nelle acque reflue della capitale, a testimonianza della maggiore circolazione del virus nella popolazione.

Tuttavia, si tratta di epidemie localizzate o a grappolo, ha spiegato Tegnell, e per questo non si dovrebbe parlare di seconda ondata, invece caratterizzata, a suo avviso, da una crescita dei contagi in tutto il territorio, come avvenuto in altri paesi europei.

via The Local

Il 35% dei casi di positività è stato registrato a Stoccolma, il 13% a Västra Götaland e il 9% nella Contea di Scania dove, negli ultimi giorni si è assistito a un aumento dei casi giornalieri, praticamente raddoppiati (passando da 30-40 al giorno ai 90 attuali) rispetto a un mese fa. 

Ma, per quanto si tratti di numeri ancora bassi, è il segnale di un andamento della crescita della diffusione del nuovo coronavirus, ha spiegato Eva Melander, medico responsabile del controllo delle infezioni della Contea. Questo aumento – ha proseguito la dottoressa – non è spiegabile solo con l’aumento delle richieste di tamponi da parte delle persone, ma è l’esito di maggiori interazioni sociali visto che si stanno registrando focolai nelle scuole, nei luoghi di lavoro, dove si fa sport e dopo cerimonie e feste. 

«Potremmo parlare a tal proposito di “stanchezza pandemica”», afferma Melander. «La popolazione si è stancata della pandemia e non ha più le energie per seguire le raccomandazioni del governo». A tal proposito, c’è preoccupazione per una possibile maggiore diffusione del nuovo coronavirus in vista delle imminenti vacanze autunnali che potrebbero portare a un aumento degli spostamenti e delle occasioni di incontro. «Più persone incontri, che altrimenti non avresti incontrato, maggiori sono i rischi di diffondere il virus nella società. E i rischi maggiori sono con i contatti stretti con cui trascorri più tempo», conclude Melander.

A questo si aggiungono le disposizioni contrastanti sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale che non hanno giovato nel contenimento del nuovo coronavirus. Nuovi cluster sono stati rilevati in tre case di cura di Malmö, riaperte al pubblico il primo ottobre dopo 7 mesi senza prevedere l’obbligo di dispositivi di protezione individuale per i visitatori. Ci sono stati casi di contagio tra i medici degli ospedali di Dalarna, Jönköping, Luleå, Malmö, Stoccolma e Uppsala nei quali non era raccomandato l’uso delle mascherine se non nei reparti COVID.

Durante la primavera e l’inizio dell’estate, Swedavia (la ditta che gestisce il più grande aeroporto del paese) – riporta Time – ha vietato ai propri dipendenti di indossare le mascherine e guanti per lavorare. «I nostri rappresentanti sindacali hanno lottato per farci avere le mascherine al lavoro, ma la risposta dell’aeroporto è stata che la loro intenzione non era diffondere paura, ma dimostrare che il virus non era così pericoloso», ha detto un dipendente al quotidiano Upsala Nya Tidning. «Molti di noi erano ammalati all’inizio della pandemia e due colleghi sono morti a causa del virus. Stimerei che il 60-80% del personale ai controlli di sicurezza abbia avuto l’infezione». Swedavia ha consentito l’uso delle mascherine solo dopo una Raccomandazione congiunta dell’Agenzia per la sicurezza aerea dell’Unione europea e dell’ECDC per tutta l’Europa.

Per l’autunno, l’Agenzia di sanità pubblica ha vietato gli eventi pubblici con più di 50 persone (come concerti, spettacoli teatrali, manifestazioni); ha chiesto di evitare di organizzare o partecipare a “grandi eventi”, incluse feste, matrimoni e funerali; nei ristoranti e nei bar è consentito l’ingresso di più di 50 persone ma con servizio solo al tavolo a patto che sia garantito il distanziamento tra i tavoli. Inoltre, è stato chiesto a tutti di evitare, se possibile, i mezzi di trasporto pubblico (se non prenotando il proprio posto in anticipo), privilegiando il camminare, andare in bicicletta o in auto. Le persone che provano sintomi della COVID-19 sono invitate a restare in casa, a fare il tampone se i sintomi durano per più di 24 ore e, se positivi, a rimanere a casa almeno sette giorni dopo l’inizio del malessere e almeno due giorni dopo essere completamente privi di sintomi. Le persone d’età superiore ai 70 anni dovranno limitare il più possibile i contatti sociali e mantenere una distanza minima di un braccio da chiunque sia esterno al proprio nucleo familiare.

Mettendo a confronto i dati relativi ai nuovi casi pro capite giornalieri del paese scandinavo con quelli di Francia, Germania, Italia e Spagna – nota Cahterine Edwards su The Local – si può osservare come fino al 15 ottobre l’aumento dei contagi appaia procedere in modo sostenuto ovunque con le situazioni più critiche in Francia e Spagna. Il grafico mostra anche come la Svezia abbia raggiunto il suo picco molti mesi dopo proprio nel momento in cui gli altri paesi presi in esame cominciavano ad allentare le misure di lockdown e vedevano i casi di positività notevolmente ridotti. Va precisato, inoltre, che è difficile fare un confronto diretto a causa dei diversi criteri di somministrazione dei tamponi in ciascun paese ed è molto probabile che i dati ufficiali non siano la fotografia fedele dell’andamento della pandemia da marzo a oggi.

Alla fine di agosto la Svezia – che a lungo ha fatto registrare una delle percentuali di test più basse in Europa – aveva fatto il tampone a un quinto delle persone testate dalla Danimarca e meno di quanti fatti in Norvegia e Finlandia. E nonostante ci sia stato un incremento in autunno, attualmente i tamponi effettuati sono un quarto di quelli fatti dalla Danimarca.

Per quanto riguarda il numero dei decessi, in Svezia non si registrano incrementi come accaduto soprattutto in Francia e Spagna, sebbene il numero di persone ricoverate in terapia intensiva a causa della COVID-19 sia in costante aumento.

Infine, analizzando la mappa elaborata il 15 ottobre scorso dall’ECDC sull’incremento di nuovi casi pro capite in tutta Europa in un periodo di 14 giorni, si può notare che la percentuale dei contagi è relativamente alta in tutta la Svezia, più o meno come l’Italia, è molto alta in Francia, Spagna e Regno Unito ed è relativamente bassa in Norvegia e quasi tutta la Germania.

Questo significa – conclude Catherine Edwards – che in qualsiasi modo la si chiami, seconda ondata o epidemie a grappolo, anche la Svezia è interessata da un aumento dei casi in quasi tutto il paese e questo comporterà l’introduzione di misure appropriate per circoscrivere e limitare i contagi per tutto l’autunno.

Immagine in anteprima:“Stockholm streets” by Georgios Karamanis sotto licenza CC BY-NC 2.0

.esd-form { margin: 30px auto; padding: 1px 20px;
}
.esd-form h3 { margin-top: 30px ; padding: 1px 20px;
} .capt{ background-color:grey; width: 250px; height:50px; } .capt h2#mainCaptcha{ padding-top:0; }
.capt3{ width: 250px; height:50px;text-align: left; }
.capt2{ text-align: left; } #mainCaptcha{ position: relative; top: 5px; } #refresh{ position:relative; height:30px; background-image: url(rpt.jpg);
} #txtInput { position: relative; width: 250px;
}

Segnala un errore

Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/svezia-covid-seconda-ondata/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *