Pandemia o equità?

Un reddito universale di base. Investimenti immediati per un radicale cambiamento in fatto di salute, cibo, casa, educazione. Una patrimoniale equa e rigorosa, ma anche l’utilizzo di strumenti legittimi e coraggiosi come l’esproprio per pubblica utilità sociale. Non c’è tempo, di questo occorre discutere

Tratta da unsplash.com

Cominciano le rivolte ed era prevedibile, visto che si pretendeva di ricominciare come se nulla fosse e come se tutto fosse passato. Partono le rivolte con meccanismi manzoniani, spinte pure da provocatori e da gruppi e lobbies che hanno contribuito fortemente nei tempi delle loro vacche grasse alla disuguaglianza sociale che c’era anche prima e ora è più drammatica che mai. “La folla in tumulto si muove ed opera precipitosamente, con disordine, nulla la può fermare e nella sua corsa pazza eccede e trascende, anzi il più delle volte inconscia va contro i fini, per i quali crede di essersi sollevata. La massa, dominata dalla rabbia inconsulta, nelle rivolte istintive viene suggestionata ed agitata dai più audaci, dai facinorosi, dai furbi opportunisti e dai pericolosi sobillatori di professione i quali hanno buon gioco a soffiare nelle passioni che l’hanno accesa e spinta alla ribellione per spingerla dove vogliono. I prudenti, i saggi e i veri resistenti all’istinto e seguaci della ragione, vengono travolti i e schiacciati”. 

Non è più tempo di teorie e fantasie. Occorre che chi governa agisca o che lo facciano le basi responsabili e che “resistono facendo” e non solo “dicendo o docendo”. Lo facciano in fatto di ecologia, di economia, educazione,  salute, lavoro. Prima che sia davvero troppo tardi, un tardi che non è domani ma purtroppo hic et nunc. L’origine è sempre la stessa, nei mali materiali e sociali.

«La disuguaglianza fu introdotta dalla proprietà privata, nel momento in cui l’uomo spinto da un istinto di cupidigia e di rapina per la prima volta circondò con un recinto un pezzo di terra e disse: “Questo è mio”, vietandone l’uso agli altri. Da questo momento gli uomini si divisero in padroni e schiavi, ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori e divennero disuguali e dalla disuguaglianza derivarono i vizi, le guerre, i disastri ambientali e sanitari e tutta la corruzione propria della civiltà. Di essa sono espressione anche le istituzioni politiche esistenti che mirano a conservare la proprietà e la disuguaglianza e perciò devono venire rovesciate per restituire agli uomini la condizione di primitiva uguaglianza e proprietà comune alle quali sono destinati per natura». (Jean Jacques Rousseau)

Riflettiamo anche su questi dati per capire l’italica “socialità”:

  • 5 milioni di autonomi e professionisti;
  • 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici;
  • 16 milioni di dipendenti privati;
  • 16 milioni di pensionati;
  • 10 milioni di studenti da materne a università;
  • 6 milioni di disoccupati, inoccupati o sotto occupati.

Quali potrebbero essere le azioni fattibili da subito?

  1. Un reddito universale di almeno mille euro mensili a 10 milioni di poveri onesti e senza lavoro. 
  2. Investimenti e risorse per un radicale cambiamento in fatto di salute, cibo, casa, educazione sottraendoli al mercato privato.
  3. Reperimento di fondi (pochi, maledetti e subito) dall’Europa ma soprattutto attraverso queste doverose, e forse tardive, azioni indispensabili e decise:
  • Recupero di quasi 500 miliardi di latrocinio l’anno tra evasione fiscale, elusione, sommerso e compensi esorbitanti per prestazioni private e pubbliche mediocri e inutili cui nessuno finora ha messo mano.
  • Introduzione di una patrimoniale equa e rigorosa e di un riordino graduale fiscale verso una specie di Fattore 12 (massima differenza assoluta tra redditi e patrimoni minimi e massimi) produrrebbe nei primi tempi un gettito annuo di più di 200 miliardi.
  • Azioni di equilibrio su conti in banca, seconde e terze case, accumulo e speculazioni agendo sulle tasse e sulle imposte.
  • Se poi le tasse, il recupero dell’evasione e le patrimoniali non bastassero o venissero aggirate non resterebbero che strumenti legittimi e coraggiosi come espropri per pubblica utilità sociale e confische.

Non c’è un altro modo per uscirne. Occorre una saggia e non demagogica interpolazione tra protezione e prevenzione, azioni di equità sociale e ridistribuzione della ricchezza che sappiamo bene quasi sempre malamente acquisita. Si oppongano rivolte non violente ed attive, disobbedienze e piazze civili alle folle manzoniane manovrate altrove proprio da chi ci ha ficcato in questa tragedia e vorrebbe specularci ancora. Questo farebbe un governo progressista. Questo, credo, farebbero i cittadini onesti, consapevoli e libertari.


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Fonte: comune-info – https://comune-info.net/pandemia-o-equita/

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