Questa elezione non riguarda i prossimi quattro anni, ma i prossimi quattro millenni

L'aver aumentato la temperatura del pianeta di un grado Celsius, ci ha portato in una nuova era geologica, decisamente meno ospitale per gli esseri umani

Tutte le elezioni americane determinano il carattere del Paese per i prossimi quattro anni. E hanno molto da dire su come sarà il mondo – ecco cosa significa essere una superpotenza. Ma questa elezione può riguardare i prossimi quattro millenni – forse i prossimi 40 anni.

Questo perché il tempo è l’unica cosa che non possiamo recuperare, e il tempo è l’unica cosa che abbiamo appena esaurito nella lotta per il clima. Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, nel suo reportage del 2018 ha messo in chiaro che avevamo tempo fino al 2030 per apportare trasformazioni importanti nel nostro sistema energetico – come il dimezzamento della quantità di carbone che riversiamo nell’atmosfera.

Leggi di nuovo quella frase, poiché porta profonde implicazioni politiche. Pochissimi dei problemi che il governo affronta sono limitati nel tempo in modo del tutto uguale. Problemi come la casa o l’istruzione o la sanità durano per tutta la vita, e noi dobbiamo metterli da parte quando possiamo, sperando di fare un passo avanti e non due indietro.

Per il cambiamento climatico non è così. Se non lo risolviamo il prima possibile, non lo risolveremo più perché oltrepasseremo i limiti dai quali non è possibile tornare indietro. Alcuni li abbiamo già oltrepassati: la notizia che la Groenlandia si trova ora in un irreversibile processo di fusione dovrebbe ricordarci che le cose più grandi sul nostro pianeta possono cambiare nel giro di pochissimi anni.

Eleggere Donald Trump la prima volta ci è costato caro. L’idea derivante dall’accordo sul clima di Parigi, è stata confutata dalle insistenze dell’amministrazione per tornare alle leggi ambientali, favorire l’industria petrolifera e rimuovere gli USA dalle trattative internazionali.

Ma, almeno per il momento, un po’ di quell’idea esiste ancora: nelle ultime settimane abbiamo visto la Cina fare nuove promesse e lo Stato della California annunciare una possibile fine dell’era della combustione interna.

L’amministrazione Biden può unirsi a questi sforzi; anzi può condurli. La vice presidente Kamala Harris ha annunciato che una delle sue prime azioni sarebbe quella di indire un incontro di nazioni ad alta emissione, magari incitandone alcune ad aumentare le loro ambizioni in previsione dei prossimi incontri ONU in Scozia nel 2021.

Ma altri quattro anni di Trump e la totale negazione del clima? Se la più grande economia del mondo stesse agendo per frenare il progresso climatico, piuttosto che accelerarlo, il progresso sarà incerto nella migliore delle ipotesi. Non ci sarà modo di esercitare pressioni su leader come Putin o il brasiliano Bolsonaro.

La possibilità di fermare in qualsiasi modo l’aumento della temperatura, come gli obiettivi previsti dagli accordi di Parigi, scivolerà per sempre. Il lavoro dei futuri presidenti sarà quello di rispondere sempre più a disastri che non è più possibile prevenire.

L’aver aumentato la temperatura di un grado Celsius ci ha portato in una nuova era geologica, decisamente meno ospitale per gli esseri umani. Ma ha ancora qualche somiglianza con il mondo da cui sono nate le nostre civiltà.

Se diamo valore a quelle civiltà, allora un voto per Joe Biden non riguarda davvero i prossimi quattro anni. Riguarda il lungo cammino che ci attende e ogni creatura ed essere umano che vivrà in quegli anni sbagliati.

Tradotto da Martina Di Carlo, revisione di Giacomo Alessandroni per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l’autore della traduzione.

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/48129.html

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