L’olio buono

Dai beni confiscati a Palagonia l’olio per chi ha più bisogno.

I mafiosi erano convinti che quei terreni di Contrada Alcovia a Palagonia, nonostante la confisca definitiva, se li potevano tenere. Potevano andarci a raccogliere le arance, potevano farci le feste: lo hanno fatto per dieci anni, indisturbati, impuniti. Poi sono arrivate le associazioni, quelle che fanno antimafia sociale, quelle che hanno avuto il coraggio di denunciare la finta antimafia. Sono andate lì a gridare che i beni confiscati appartengono alla comunità, non più ai mafiosi. Così come le arance, così come le olive che quei terreni producono.

Quando il Dottor Angelo Bonomo, coadiutore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati alla mafia, e i carabinieri di Palagonia hanno finalmente preso possesso del casolare e dei cinque ettari di agrumeto e oliveto di Contrada Alcovia, tanti erano i segni tangibili del fatto che quei beni confiscati non fossero mai stati tolti ai mafiosi: la fornitura di luce attiva, con le bollette tutte saldate, intestata a chi aveva subito la confisca; gli alberi di arance appena curati; le immagini riprese dalla giornalista Eleonora Mastromarino che immortalavano la presenza del vecchio proprietario; gli ulivi appena potati; venticinque casse di olive appena raccolta, stipate in uno dei magazzini della tenuta, pronte per essere portate al frantoio.

Le cassette di olive nel bene confiscato di Palagonia

È bastato uno sguardo, durante il sopralluogo di quei beni confiscati, per capire cosa andava fatto di quelle olive. “Dottor Bonomo – abbiamo chiesto, davanti a polizia e carabinieri – che cosa ne sarà di queste olive? Non è che saranno lasciate a marcire qua?”. Lui ci guarda, tra il preoccupato e lo sbalordito. E noi chiediamo: “Non è che possiamo prenderle, salvarle?”. “Chiedete all’Agenzia dei beni confiscati alla mafia. Io non decido nulla”. Subito, dal telefonino di Dario, parte la PEC all’Agenzia. “Nel corso del sopralluogo svolto in data odierna presso il bene confiscato di Palagonia, lotti da 849 a 868 del bando, abbiamo rinvenuto delle olive appena raccolte. Al fine di evitare che il predetto raccolto perisca, ci rendiamo immediatamente disponibili al loro prelievo e alla relativa lavorazione qualora l’Agenzia in indirizzo, all’uopo, ci autorizzi. Rimane inteso che sulla richiesta articolata non sarà operato alcun lucro e quanto in ipotesi prodotto sarà gratuitamente distribuito in circuiti solidali”.

A qualche ora di distanza arriva una PEC di risposta del Dottor Bonomo, a nome dell’Agenzia. Ci da appuntamento all’indomani, nei terreni di Palagonia, per “acquisire i beni” di cui si è fatto richiesta. Ci sono I Siciliani, c’è l’Arci, c’è il circolo di Palagonia, c’è l’associazione antiestorsione di Catania. Le venticinque casse di olive vengono caricate su un furgoncino e si parte in direzione Motta Sant’Anastasia.

L’olio alla fine della molitura

Lì ci attende Francesco Costanzo, socio dell’associazione antiestorsione Asaec. Francesco è titolare di un’azienda agricola che produce olio. Lui ha avuto il coraggio di denunciare estorsione e usura subite dalla sua azienda: ha affrontato i processi ed è riuscito a far condannare i suoi aguzzini. Si è messo subito in moto per trasformare quelle olive confiscate alla mafia in olio.

Quattrocentosessantuno chili di olive sono diventate oltre 55 litri di olio. Adesso quell’olio sarà distribuito ad associazioni di volontariato che si occupano di distribuire la spesa a chi vive una situazione di difficoltà economica. L’olio delle olive dei terreni di Contrada Alcovia arriverà sulle tavole di alcune famiglie dei quartieri di Librino e di San Cristoforo a Catania. Una buona parte sarà distribuito a Palagonia, a chi ha più bisogno.

A fine gennaio ci sarà da raccogliere le arance.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/ShMPk5frZRc/

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