Una settimana da homo videns

Avremmo avuto la stessa pietà per il piccolo Joseph se qualcuno ci avesse raccontato della sua tragica fine, senza l’ausilio di un video? Avremmo pianto comunque se un amico ci avesse riferito solo oralmente di una mamma che continuava a gridare al vento di aver perso il suo bimbo in acqua? Non solo. Se quel telefonino non avesse ripreso un uomo morto a terra nel Cardarelli di Napoli ci sarebbe stata la stessa fibrillazione politica? Infine: se ci avessero racontato dei dialoghi dei commissari regionali calabresi, uscente ed entrante, ma nessuna videocamera li avrebbe mai ripresi, ci sarebbe stata questa grande attenzione alla Calabria? La settimana scorsa abbiamo vissuto il trionfo di una società basata sugli occhi, che non crede in nulla che non sia stato ripreso da una videocamera, quella trasformazione antropologica che il politologo Giovanni Sartori aveva definito il passaggio dell’homo sapiens all’homo videns: le cose esistono davvero solo se vengono viste in video, altrimenti sono solo notizie orfane, come le definiva Umberto Eco.

Il giorno prima del tragico video della madre disperata di Joseph, quasi tutti i giornali avevano riportato la nota stampa di Alarm Phone, in un piccolo specchietto nelle pagine centrali, di un possibile naufragio nel Mediterraneo di 100 persone in due barchini, ma quella notizia in quanto orfana di immagini era naufragata nel chiasso del Covid. Il giorno dopo la stessa notizia approda davvero in Cronaca e da lì alle empatie umane perchè ora è corroborata da un video straziante che ci dice in diretta cosa significhi perdere un figlio a mare.

Di fronte ad un uomo trovato morto a terra nel bagno di un ospedale, che torna “in vita” solo perché inquadrato da una videocamera, ci viene da dire che oggi “pietà l’è morta” se solo quel video ha fatto aprire gli occhi sulla Campania ed i suoi ospedali in overstress; ci viene da dire che la programmazione politica è solo “gestione dell’urgenza mediatica” se le istituzioni non agiscono a favore di un’intera regione se non quando costrette da interviste video, o video rubati di conversazioni, che in presa diretta smascherino le inefficienze ed i caratteri dei grandi manager selezionati.

Dopo la settimana scorsa, una nuova urgenza educativa potrebbe essere questa: riportare le persone ad ascoltarsi sul serio, ad immaginare un naufragio senza vederlo, ad empatizzare con un bambino che è in alto mare anche senza doverne conoscere in video i dettagli della sua fine tragica. Una nuova politica verso il Sud, per la Calabria in particolare, dovrebbe essere improntata ad un’autentica attenzione verso una regione spesso colpita a morte proprio da scelte improvvisate e prive di una vera programmazione dai governi centrali.

Da dove cominciamo ? Dal posto piu connaturale all’innesco dei cambiamenti sociali sperati, dalla scuola.

Ci sono scuole in cui i docenti connessi a distanza pretendono che il bambino, il ragazzo, durante la DAD sia costantemente monitorato in video , perché non ci si può fidare della sola voce di uno studente. Capovolgiamo lo sguardo. Per parlare di Joseph in classe sarebbe forse meglio chiedere alla classe che ascolta in remoto la lezione dell’insegnante di spegnere ogni video, di chiudere gli occhi e di “connettersi” alla notizia del giorno prima, quando un’organizzazione internazionale ci aveva avvisato che circa 200 persone avevano lanciato un sos, in un sms, per segnalare il loro naufragio. Una scuola che allena le coscienze all’ascolto attivo del giorno prima potrebbe anche forgiare una nuova classe politica, basata su ciò che è e non su ciò che il video rende reale.


*presidente Rete di Economia Civile “Sale della Terra”

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2020/11/16/una-settimana-da-homo-videns/157377/

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