Ma io cosa posso fare?

Il contributo per l’evento “The Economy of Francesco” presentato dalla Tavola della pace e dal Sacro Convento di San Francesco, frutto del lavoro collettivo di esperti, economisti, cittadini, associazioni ed enti locali per rispondere alla domanda: “Ma io, cosa posso fare per costruire l’Economia di Francesco?”


IMG_5777 copia

Verso l’Economia di Francesco

MA IO COSA POSSO FARE?

Questo documento è un contributo all’invito rivolto il 1° Maggio 2019 da Papa Francesco a chi oggi in tutto il mondo “sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda.”

 

È frutto di un lavoro collettivo al quale hanno partecipato non solo giovani economisti, imprenditori e imprenditrici ma persone di tutte le età e provenienze, di molti ambiti dalle città all’ONU, e che rivestono una grande varietà di responsabilità.

 

Il percorso che ha portato alla sua stesura è stato promosso e coordinato dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dai Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, dalla Fondazione Finanza Etica (Banca Etica) e dalla Tavola della Pace in collaborazione con: Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale e l’International Labour Organization (ILO).

 

La redazione del documento è stata curata da Jean Fabre, membro della Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale.

 

Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

via della Viola 1 (06122) Perugia tel. 075/5722479 – fax 075/5721234

email info@entilocalipace.it  – www.cittaperlapace.it

SCARICA IL DOCUMENTO IN PDF

IN ITALIANO  ➡️   Ma io cosa posso fare per l’EdF

IN INGLESE  ➡️  But what can I do EdF

🔹🔹🔹🔹🔹🔹

Verso l’Economia di Francesco

 

MA IO COSA POSSO FARE?

 

 

Premessa

Il 1° Maggio 2019, con un gesto senza precedenti, Papa Francesco ha invitato i giovani di tutto il mondo a costruire “una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

L’economia non è una cosa astratta, al di sopra di noi o al di fuori della nostraportata. Ècostituita da tutte le attività di produzione e gli scambi di beni e servizi che possono essere negoziati, ceduti o comprati. Noi tutti siamo “attori economici”, attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente, a volte spinti dalla necessità. Quindi, abbiamo tutti un ruolo da giocare nel riprogettare il modo in cui viviamo, produciamo, scambiamo e consumiamo – come individui, imprenditori, amministratori, o responsabili politici a qualunque livello.

E dunque, tutti ci dobbiamo chiedere: ma io, cosa posso fare?

Per rispondere seriamente a questa domanda c’è bisogno dell’impegno, dell’ingegno, della creatività e del coraggio di tutti e ciascuno.

Con questo spirito, un gruppo di persone con ruoli, competenze e responsabilità diverse si è ritrovato ad Assisi, presso il Sacro Convento di San Francesco, il 21 febbraio scorso, dando avvio a un nuovo percorso di ascolto, stimolo, confronto e collaborazione e di consultazioni internazionali al quale hanno preso parte lavoratori, studenti, ricercatori, sindaci e assessori, responsabili di governo, economisti, dirigenti di istituzioni, organizzazioni e associazioni, imprenditori, banchieri, religiosi, volontari. Questo percorso si è anche nutrito delle riflessioni condivise tra partecipanti al processo preparatorio dell’evento “Economy of Francesco”.

Questo documento è il primo frutto di questo lavoro collettivo. Mette in luce esperienze vissute nei cinque continenti dalle quali si può imparare e trarre ispirazione.

Il nostro obiettivo è aiutare le persone, i gruppi di cittadini, le associazioni e gli imprenditori e le imprenditrici a capire in termini chiari cosa possono fare.

Abbiamo anche scelto di offrire agli Enti locali alcuni elementi di riflessione sulle iniziative che possono intraprendere per sviluppare l’Economia di Francesco sul proprio territorio. Gli Enti locali possono giocare un ruolo determinante poiché, da un lato l’economia a livello macro-territoriale dipende dall’intera gamma di scelte e decisioni politiche fatte a livello locale e dall’altro, le città svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere connessioni, creatività, innovazioni e servizi. Inoltre molte decisioni possono e devono essere prese nelle città dove si trovano a vivere le persone.

Questo documento non pretende di essere esaustivo. Anzi! E’ un invito alla riflessione, alla creatività e alla collaborazione. L’abbiamo concepito come l’inizio di un brainstorming che pur coinvolgendo già molte persone, organizzazioni e istituzioni deve diventare ancora più esteso e coinvolgente. Per rispondere ai gravi problemi legati all’economia, resi ancora più gravi dalla pandemia di Covid-19 che sta aumentando le disuguaglianze sociali, abbiamo bisogno di buone idee e di capire come metterle in pratica in modo che ciascuno possa realizzarle ovunque sia necessario. Tutti i contributi sono benvenuti!

  

 

Invia le tue idee, proposte e riflessioni al

Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

via della Viola 1 (06122) Perugia tel. 075/5722479 – fax 075/5721234

email info@entilocalipace.it  – www.cittaperlapace.it

 

 

Indice

Premessa

Verso l’economia di Francesco

Introduzione

 

Alcune lezioni da approcci economici etici emergenti

Economia di Comunione

Economia sociale

Economia circolare

Economia collaborativa / economia di condivisione

Economia solidale

Economia del bene comune

Economia civile

Capitalismo collettivo (crowd based capitalism)

Workers buy-out

Gig economy

Economia sociale e solidale

Costruire una nuova economia dal basso ovvero cosa possono fare le persone, le associazioni e le imprese

Cosa possono fare i cittadini

Svizzera – Cooperative abitative

USA – Community Land Trusts (Società fiduciarie di gestione communitaria di terreni)

Canada e Francia: Centri di Scambi di Servizi (“Accorderies”)

Sardex – Italia – Valute locali

Italia – Libera e GOEL – Proprietà confiscate alla mafia e trasformate in modelli etici

Stati Uniti d’America e altrove – Fondazioni locali (Community Foundations)

Italia – Bologna Porto15: prima esperienza italiana di co-housing di proprietà pubblica

Italia – Lezioni dell’iniziativa di comunicazione “L’Italia che cambia…”

Francia – “Cultures du Coeur”: accesso alla cultura per famiglie con reddito basso

 

Cosa possono fare imprese e imprenditori

Francia – Un ristorante che riconnette disoccupati a lungo termine con il mondo del lavoro

Italia – Gnucoop: l’informatica al servizio della cooperazione internazionale perlo sviluppo e le iniziative umanitarie.

Francia – Scelta individuale esemplare da parte di un imprenditore

Dubai – Un imprenditore guidato dallo spirito dell’“economia di comunione”

Acquisizioni di società fallite da parte dei dipendenti per riconvertirle in cooperative (workers buy out)

Francia – I lavoratori ricomprano una libreria a Clermont-Ferrandriconvertita in cooperativa

Italia –Cooperativa cartiera Pirinoli di Roccavione

Cooperative sociali

Italia – Cooperative matrioska: migliore efficienza e potere contrattuale.

La finanza al servizio di un’economia consapevole centrata sui bisogni della gente e dell’ambiente

Italia – Banca Etica e Fondazione Finanza Etica

Spagna – Fundación Finanzas Eticas

Il Gruppo Banca Etica e la Laudato sì

Africa e… mondo – Le “tontine”

Cooperative ibride

                                                                       

Cosa possono fare gruppi di cittadini, associazioni e mondo accademico

Investire in ricerca, educazione e processi decisionali partecipativi “fuori dagli schemi”

Libero accesso alla conoscenza e all’innovazione

Istituire dei “nessi” di conoscenza accessibili liberamente

Costruire un “hub di pratiche istruttive” sull’economia sociale e solidale per gli enti locali

Mondo – Scienza aperta

Cosa possono fare gli Enti Locali

Utilizzare le risorse umane locali

Stimolare e sfruttare l’Economia Sociale e Solidale (ESS) e i suoi molteplici benefici

In che modo un Ente Locale può sfruttare il potenziale dell’Economia Sociale e Solidale

Le azioni concrete degli Enti Locali

Sensibilizzare

Nominare un Assessore per l’Economia Sociale e Solidale

Organizzare eventi pubblici

Lanciare un premio dell’economia sociale e solidale

Creare una certificazione dell’economia sociale e solidale

Facilitare i tirocini all’interno di strutture dell’economia sociale e solidale

Creare una camera dell’Economia Sociale e Solidale

Creare un’agenzia per diffondere l’economia sociale e solidale

Creare degli incubatori aziendali dell’economia sociale e solidale

Sfruttare il potere di convocazione del Comune

Mettere a disposizione le infrastrutture pubbliche

Appalti e subappalti

Politiche di approvvigionamento

Avviare incentivi per pratiche virtuose

Adottare misure per regolare il consumo d’acqua

Alcuni esempi

Greater London Council + Comune di Parigi: soluzioni per l’alloggio

Mali – Bamako: dalla raccolta rifiuti alla promozione della salute

Italia – Brescia: la città senza gare

Francia – Parigi: servizio di assistenza d’emergenza per i senzatetto

Repubblica Coreana – Daegu: stabilire un ecosistema sostenibile di economia sociale e solidale

Italia – Grottamare: Casa della legalità- Proprietà confiscate alla mafia e trasformate in modelli etici

Accesso alla cultura

Francia – Strasburgo: industrie creative e cultura

 

Proposte generali e risorse

Facilitare lo scambio di esperienze tra le città

Mondo – Grandi città: la rete C40

Europa – La rete REVES

Una nuova bussola

Francia – Paesi della Loira – Processi consultivi dal basso per definire gli indicatori delle politiche regionali

 

Altri elementi per un patto con Papa Francesco

Alcune proposte Politiche

Siti utili

Questo documento

 

Principali tappe del percorso effettuato per scrivere questo documento

 

 

 Verso l’economia di Francesco

 […] oggi più che mai […] la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Occorre pertanto correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. […]  Mi vengono in mente le parole a lui rivolte dal Crocifisso nella chiesetta di San Damiano: «Va’, Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Quella casa da riparare ci riguarda tutti. […] Di fronte a questa urgenza, tutti, proprio tutti, siamo chiamati a rivedere i nostri schemi mentali e morali, perché siano più conformi ai comandamenti di Dio e alle esigenze del bene comune. […] Se ascoltate il vostro cuore, vi sentirete portatori di una cultura coraggiosa e non avrete paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società. […] Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! […] Finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale.

 

Papa Francesco

Nell’Economia Gioiosa, lo scopo della vita economica è di sostenere, alimentare e restaurare le comunità umane e gli ecosistemi naturali, affinché le beneficenze materiali e non materiali della vità siano alla disposizione di tutti.  Si tratta di un sistema innovativo di politica economica che conferisce una reale e onesta priorità non già al profitto, alla produttività e al potere ma piuttosto alla gente, al luogo e al pianeta. La parola d’ordine è cura, cura gli uni degli altri, cura della natura e cura del futuro….

 

Per disporre di una guida, abbiamo disperatamente bisogno di un nuovo (…) sogno (…) nell’ambito del quale la ricerca della felicità non consiste nell’ottenere di più per spendere di più, ma nella crescita della solidarietà umana, di amicizia fedele e di significative realizzazioni; laddove la persona media sia in grado di realizzare il suo potenziale umano; dove il ricavo dell’attività economica sia ampiamente ed equamente condiviso; dove la democrazia e la partecipazione del cittadino fioriscono a tutti I livelli; dove l’ambiente è curato in favore delle attuali e future generazioni; e dove le virtù di una vita semplice, di una comunità affidabile, di fratellanza e di rispetto della natura, siano valori predominanti. Queste tradizioni non sono sempre prevalenti attualmente ma non sono scomparse. Ci stanno aspettando e infatti qualcosa sta risvegliando le nostre coscienze […].

James Gustave Speth [1], in The Joyful Economy, A Next System Possibility

Prima di intraprendere un’azione, rifletti sull’impatto che essa può avere nei confronti dei più vulnerabili nella società. Nel caso in cui l’impatto fosse negativo, astieniti perché quest’azione non può essere legittima.

Mahatma Gandhi

Noi pensiamo che le persone che sono le più vicine ai problemi sono anche le più vicine alle soluzioni.

People’s Action, USA

 

 

Introduzione

Viviamo una situazione paradossale. In pochi decenni, le tecnologie hanno trasfigurato tutte le società e interconnesso tutti i Paesi. Le conoscenze in tutti i campi sono aumentate in modo fenomenale. La richezza mondiale per abitante è oggi la più elevata di tutta la Storia, sufficiente per assicurare a tutti sul pianeta una vita dignitosa se fosse equamente ripartita. Si vive più a lungo di prima. Oggi abbiamo la generazione più istruita che ci sia mai stata. Si producono più alimenti di quanto la popolazione mondiale ne può consumare. L’umanità si è dotata di istituzioni per dialogare e cooperare. Eppure, 2,2 miliardi di persone non hanno installazioni per lavarsi le mani, 1 miliardo non ha accesso all’elettricità, 800 milioni non hanno accesso nè ad un cesso nè a una fonte d’aqua pulita, il 40% dei nostri fratelli e sorelle non ha nessuna copertura sociale, l’1%della popolazione mondiale possiede più di 2 volte quello che possiede il 92% meno abbiente dell’umanità, centinaia di milioni di persone nei paesi cosi detti “più ricchi” hanno grandissime difficoltà a sbarcare il lunario, e ogni anno da decenni fame, malnutrizione e povertà uccidono almeno 9 milioni di persone.

Non c’è dubbio: il sistema economico globale dominante sta deludendo l’umanità e la natura. Fornisce una considerevole quantità di beni e servizi, alcuni dei quali sono fenomenalmente sofisticati, ma aggira troppi dei nostri simili, lascia morire tuttora un bambino ogni 6 secondi per fame e mancanza di cure, si dimostra incapace di ridurre i divari sociali ed economici, non migliora la qualità delle relazioni umane, rovina e impoveriscetroppe risorse naturali, e innesca pure sconvolgimenti climatici che possono avere delle conseguenze enormi sul futuro dei neonati che sono attualmente sotto la nostra custodia. Questa economia rende la vita penosa per troppi esseri umani e uccide di più delle guerre.

Mettendo le persone al servizio dell’economia invece di mettere l’economia al servizio delle persone, e superando spesso i limiti come descrive la “Laudato sì” di Papa Francesco, abbiamo saccheggiato una buona parte della base sulla quale si nutre la vita. Rincorrendo i profitti e la crescità del PIL senza badare a cosa cresce e come, abbiamo istituito meccanismi e regole in materia di scambi, gestione delle risorse naturali, propietà intelletuali e strumenti finanziari inadatti alla nostra epoca che è caratterizzata da una crescità demografica senza precedenti e che ha reso tutti i membri della famiglia umana interdipendenti se non altro perche dipendiamo delle medesime risorse naturali che non sono infinite. A nome di una visione discutibile dell’economia abbiamo santificato il principio della concorrenza, mettendo in competizione individui, imprese e Paesi in tutti campi proprio mentre le trasformazioni profonde che subiva il mondo richiedevano di andare nella direzione opposta. L’economia dominante è costruita su un modello bellico a tutti i livelli. Per questo va cambiata!

Non possiamo continuare a funzionare come al solitoe accontentarci di procedere con alcuni ritocchi. Se così fosse, finiremo col produrre ulteriori eccessi, allargando i divari sociali (all’interno dei Paesi e tra di loro) e i danni ambientali. Dobbiamo ripensare gran parte della nostra ingegneria economica e sociale, il che significa anche condurre una riflessione sui valori di base che suffraghiamo di fatto.Ciascuna delle nostre transazioni economiche riflette i nostri valori reali ed è una misura del nostro grado di umanità – o mancanza di essa. Ogni atto economico dice qualcosa su come ci relazioniamo con le nostre sorelle e fratelli della famiglia umana, se li rispettiamo, se li trattiamo in modo equo, se ci preoccupiamo del loro benessere o se invece li sfrutiamo o abusiamo di loro. Il tipo di economia che si ha è sempre la somma di scelte individuali. Tali scelte non sono facili da fare in un ambiente di competizione e di speculazione, ma giocare secondo le regole di un’economia violenta significa perpetuarla.

Perciò Papa Francesco ci invita tutti, credenti e non, ad essere senza aspettare “portatori di una cultura coraggiosa” e non avere paura di rischiare e di impegnarci nella costruzione di una nuova società. E’ urgente quindi riscoprire – o scoprire – che l’umanità nella sua diversità è una sola ed unica famiglia che non puo reggersi sui principi del “ciascuno per se” ma della fraternità.

Per questo motivo è necessario unirsi gli uni agli altri e creare nuove relazionie nuovestrutture.

Dobbiamo urgentemente:

  • prenderci cura gli uni degli altri
  • ridurre i divari sociali
  • sradicare fame, malnutrizione e povertà
  • fermare i meccanismi speculativi
  • promuovere il commercio equo
  • assicurarci che tutti abbiano un ruolo sociale e i mezzi per vivere una vita dignitosa e soddisfacente
  • smettere di sprecare risorse essenziali come l’acqua pulita, il petrolio, le foreste e i minerali
  • ridurre gli inquinanti e le piogge acide
  • ridurre le emissioni di CO2
  • smettere di degradare i suoli
  • smettere di contaminare gli oceani e le risorse marine
  • assicurarci che ogni comunità goda di una prosperità sufficiente per fare la propria parte della cura dei beni comuni globali.

 

E dobbiamo costruire una nuova cultura della responsabilità civileperché in un mondo che ospiterà presto 10 miliardi di persone, una cospicua minoranza di individui che si comportano male possono vanificare i progressi ottenuti da una vasta maggioranza che ha adottato forme di vita sostenibili.

La reingegnerizzazionedel modo in cui produciamo, scambiamo e consumiamo dovrebbe combinare l’esigenza di garantire la libertà di iniziativacon l’imperativo della saggezza collettivanella gestione delle risorse naturali e la necessità di premiare gli sforzigarantendo al contempo la giustizia socialee la dovuta attenzione per le persone vulnerabili.

Ognuno ha un ruolo da svolgere. Il potere di cambiare è nelle mani di tutti. Non importa se il contributo che possiamo dare è grande o piccolo. Ogni atteggiamento e ogni decisione conta. Le relazioni economiche riguardano il modo in cui trattiamo gli altri, ci sottomettiamo a loro, interagiamo con loro, scambiamo con loro o li ignoriamo. Viviamo sotto i vincoli di sistemi consolidati che troppo spesso contraddicono i nostri valori e le nostre aspirazioni. Ma non siamo condannati ad essere messi uno contro l’altro… Possiamo decidere di prendere una strada diversa. Possiamo fare crescere la fraternità qui e ora. Non dobbiamo aspettare ancora a rinunciare a competere l’uno con l’altro, e iniziare a prenderci cura l’uno dell’altro e prendere cura congiuntamente dei nostri beni comuni.

Non dobbiamonemmeno cominciare da zero. Molte persone nel mondo hanno sperimentato sistemi di solidarietà per rendere la vita di tutti soddisfacente e garantire che nessuno venga lasciato indietro.

La produzione di beni e la fornitura di servizi può essere fatta con uno spirito commerciale puntando al profitto, ma gli stessi beni e servizi possono essere messi a disposizione con l’obiettivo di assicurare che i bisogni di base di ciascuno siano soddisfattie che ci si prenda cura dei beni comuni. È innanzitutto una questione di scelta e di coscienza. Gli imprenditoripossono decidere di strutturare o ristrutturare la propria impresa e orientare le attività di quest’ultima in una direzione che collochi le persone, che siano impiegati o clienti, al di sopra dei profitti, e che adotti obiettivi sociali e ambientali espliciti. Certo, ogni azienda deve essere in equilibrio. Ma vi è una differenza tra perseguire l’obiettivo di rispondere a dei bisogni (con una giusta retribuzione di chi lavora) e quello di massimizzare dei profitti e magari la distribuzione di dividendi a degli azionisti.

Nei cinque continenti, ci sono delle persone che già concepiscono e provano modi più umani di produrre e scambiare, e tentano di spostare lo scopodell’economia dall’ossessione diprodurre sempre di più e di ingrandire a dismisurala finanza, a quello di prendersi cura dei bisogni degli individui, diassicurarsi che nessuno sia escluso e diaccudire la natura che ci nutre. Molti hanno caratterizzato il loro approccio con una denominazione che è diventata un “marchio”. Ne sono sorte molte col tempo sui vari continenti, come l’economia di comunione, l’economia della pace, l’economia della solidarietà, l’economia della condivisione, la finanza etica, il commercio equo, l’economia gioiosa, l’economia nonviolenta, l’economia della fraternità, l’economia del bene comune, l’economia sociale, l’economia sociale e solidale, l’economia della cura e… l’economia di Francesco.

Per togliere ogni ambiguità, è bene precisare che quando viene usato in queste denominazioni il termine “economia” non si riferice alla strutturazione complessiva di tutta una società come quando ci riferiamo all’economia attualmente dominante. Quando si parla di una economia particolare si fa riferimento più che altro a una costellazione di individui, organizzazioni e imprese che hanno adottato certi comportamenti o che hanno strutturato la loro attività in un determinato modo anche se il resto della società funziona in modo diverso, sulla base di altri valori. Per usare un’immagine sarebbe come un arcipelago di persone ed enti che tentano di avere un comportamento virtuoso in un oceano di scambi basati sulla logica della competizione e del ciascuno per se. A seconda dei continenti e Paesi, si stima che il “peso” nel PIL rappresenta tra il 2% e il 10% (per esempio in Europa). L’ONU raggruppa gran parte di queste denominazioni sotto la definizione generale di “economia sociale e solidale (ESS)”. Le imprese dell’ESS si distinguono principalmente per due caratteristiche: una coscienza sociale e una gestione democratica. Per quanto riguarda le aziende e istituzioni, le tipologie principali sono: cooperative, organizzazioni mutualistiche, associazioni, fondazioni, imprese sociali e tutta una serie di imprese senza scopo di lucro che producono beni e servizi senza perseguire in maniera primaria fini economici, dando invece priorità a finalità di carattere sociale attraverso la promozione di attività solidaristiche. Alcune di queste organizzazioni sono totalmente prive di finalità economiche, per esempio le associazioni o club sportivi. Al contrario, altre realtà sono apertamente imprese di mercato, ma non seguono le logiche tipiche della maggior parte delle imprese for profit.

Questi esperimenti per vivere meglio hanno moltissimi punti in comune. Sostituiscono la solidarietà alla concorrenza, il recupero allo spreco, la mutualizzazione all’appropriazione individuale, la gestione colletiva al verticismo, l’obiettivo del benessere dei membri al guadagno, la ripartizione dei guadagni tra tutti all’accaparamento da parte di alcuni, la produzione di beni e servizi alla speculazione finanziaria, il reinvestimento all’accumulazione, l’attenzione ad aiutare i più deboli al loro sfruttamento. Sono forme di organizzazione economica e sociale che non trasformano le persone in concorrenti, ma ne fanno dei soggetti responsabili di se stessi e degli altri. Alcuni esperimenti sono rimasti piccoli, ma altri hanno fatto nascere grandi istituzioni come le assicurazioni per la salute, le banche cooperative, il microcredito, le cooperative agricole e veri e propri villaggi dove le persone provano a vivere in armonia e solidarietà. Possiamo trarre ispirazione da queste sperimentazionie imparare dai loro lati positivi e negativi per concepire cosa può essere l’Economia di Francesco. Non ci sono limiti alla fraternità.

 

 Alcune lezioni da approcci economici etici emergenti

 

Economia di Comunione– Fondata in Brasile, coinvolge imprenditori, lavoratori, dirigenti,consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici impegnati a promuovere una prassi economica improntata alla gratuità ed alla reciprocitàe a dare vita ad imprese fraterne per sradicare l’ingiustizia sociale e l’esclusione. Invita a vivere una “cultura del dare” (in antitesi con quella dell’avere, con una concezione né individualista né collettivista, né filantropica né assitenzialista, ma di comunione) e a formare imprenditori che liberamente condividano gli utili per sostenere la riduzione della miseria e dell’esclusione, lo sviluppo dell’azienda come luogo di servizio al bene comune e agli esclusi e di creazione di posti di lavoro. Si basa sulla convinzione che non si puo curare nessuna forma di povertà non scelta senza includere le persone svantaggiate all’interno di comunità vive e fraterne.E’ promossa dal movimento dei Focolari.

Economia sociale – Le imprese sociali sono organizzazioni private  che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di utilità sociale(inclusione sociale, educazione, salute, cultura, tutela dell’ambiente, promozione sociale, ecc) e senza scopo di lucro . Ciascun Paese ha i suoi criteri per definire cos’è un’impresa sociale. La legge italiana classifica le imprese sociali in due categorie: quelle che si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari, formativi e di educazione permanente, equelle che si occupano della gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nei settori: industria, commercio, servizi e agricoltura. La forma giuridica non si limita alle cooperative macomprende tutte le imprese private, le associazioni e le fondazioni dirette a realizzare finalità di interesse generale che rispettano certi vincoli quali il reimpiego e la non distribuzione di utili, e il coinvolgimento dei lavoratori e destinatari delle attività nella gestione. In certi Paesi ci deve essere una quota di impiegati svantaggiati o disabili. Le imprese sociali, radicate nei propri territori, mettono al centro della propria azione i valori di uguaglianza, giustizia sociale e sviluppo sostenibile.

Economia circolare – è un modello economico che cerca di eliminare gli sprechi minimizzando gli input lungo tutto il ciclo produttivo, riciclando materiali e rifiuti scartati, riutilizzando e rivendendo prodotti, riparandoli invece di scartarli e prolungando la vita dei prodotti. Può portare molti benefici ambientali, ma non tiene sempre conto della dimensione sociale della produzione e del commercio enon si preoccupa sempre della qualità e della decenza dei posti di lavoro che crea.

Economia collaborativa / economia di condivisione– in base alla quale le persone si raggruppano per condividere servizi o risorse o per fornire servizi (condivisione di case, di automobili o di tutti i tipi di strumenti e servizi domestici, ecc.) invece di acquistare o affittare questi servizi e beni individualmente. Offre una scelta più ampia alle persone, riduce i costi, spesso riduce gli sprechi, crea legami umani e può ridurre la quantità di merci consumate per soddisfare le esigenze di una determinata comunità. È un processo peer-to-peer, non gerarchico.

Economia solidale– modello economico incentrato sulla centralità della persona e delle relazioni sviluppate strategicamente in reti capaci di favorire lo scambio tanto di beni e servizi quanto di conoscenze ed esperienze. Le pratiche di economia solidale hanno in comune vari principi quali: le relazioni basate sulla reciprocità e la cooperazione; la giustizia e il rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei beni essenziali); il rispetto dell’ambiente; la partecipazione democratica (autogestione, partecipazione alle decisioni); l’impegno nell’economia locale e un rapporto attivo con il territorio; una disponibilità a condividere percorsi comuni con altre realtà similari; l’impiego degli utili per scopi di utilità sociale. Le reti operano su più livelli compartecipati da differenti esperienze territoriali quali:

  • Gruppi di Acquisto Solidale(GAS): gruppi informali di cittadini i quali si incontrano e si organizzano allo scopo di acquistare insieme prodotti alimentari o di uso comune, stabilendo una relazione produttore-consumatore basata sulla condivisione della promozione locale e del valore aggiunto sociale e ambientale
  • Distretti di Economia Solidale: reti locali di economia solidale capaci di collegare le realtà territoriali aderenti a tale modello (GAS, produttori, fornitori, associazioni) in circuiti di idee, informazioni, prodotti e servizi

In alcuni territori sono presenti anche reti regionali ed esperienze locali di riconoscimento istituzionale dei percorsi di economia solidale.

 

Economia del bene comune– movimento internazionale che propone di mettere al centro dell’economia il benessere delle persone e del pianeta, basandosi sui valori della dignità umana, solidarietà e giustizia sociale, eco-sostenibilità, trasparenza e condivisione democratica. Si tratta di un modello che mira a favorire una maggiore consapevolezza dei cittadini (piano sociale); rivedere i criteri con i quali le amministrazioni pubbliche definiscono le relazioni e la concessione di contributi a privati (piano politico); ripensare gli indicatori usati dalle imprese nel valutare la propria attività.

Economia civile– prova a combinare l’efficienza del mercato con una solidarietà tra tutti e a superare la supremazia del profitto e del mero scambio strumentale nell’attività economica e finanziaria. Questa visione economica si basa sulla reciprocità intesa come attenzione al valore relazionale dei rapporti economici in ottica di fraternità, intesa come legame che sorge dal riconoscimento della piena dignità di ciascuno; di gratuità; di perseguimento della felicità pubblica attraverso l’opera di una pluralità di rapporti economici (ulteriori rispetto a Stato e Mercato e in grado di animare un nuovo welfare civico).

 

Capitalismo collettivo (crowd based capitalism)– in base al quale un gruppo eterogeneo di attori (dalle grandi aziende agli individui) fornisce beni o servizi di solito attraverso una piattaforma online. Poichè operano su un mercato aperto, queste iniziative non sono protette da interessi aziendali che possono spostare gli investimenti  e cambiare l’indirizzo di industrie o aziende già stabili.

 

Workers buy-out– iniziativa intrapresa dai lavoratori di imprese in crisi e desinate alla chiusura i quali, associandosi in una cooperativa, rilevano l’attività (ramo d’azienda) riportandola sul mercato. Queste attività sono riconosciute sul piano normativo e possono accedere a strumenti di supporto al credito e alla capitalizzazione delle nascenti cooperative; beneficiano di un importante lavoro in rete con le organizzazioni di secondo livello, le realtà sindacali e altri partner finanziari e tecnici. Il ruolo più importante resta ovviamente quello dei lavoratori, i quali investono risorse proprie e condividono il rischio d’impresa.

Gig economy– ovvero la tendenza emergente di lavori temporanei, flessibili o indipendenti che spesso sono resi possibili collegandosi tramite una piattaforma di lavoro online con coloro che necessitano di un servizio (esempio: Uber …). I matchmakers collegano on-line la domanda e l’offerta sia per attività economiche che per attività sociali. Offre opportunità di lavoro e risolve i problemi di individui e imprese, ma spesso significa anche lavori a basso reddito, mancanza di protezione sociale e talvolta condizioni di lavoro difficili. Bisogna studiare come tutto questo possa essere gestito in modo da riconoscere i diritti dei lavoratori, ridistribuire il reddito e ridurre le disuguaglianze. Per evitare di esacerbare la concorrenza e le sue conseguenze sociali negative, potrebbe valere la pena dare un’occhiata da vicino a ciò che alcune imprese dell’economia sociale e solidale stanno sperimentando.

Economia sociale e solidale– Per l’ONU che raggruppa sotto questa denominazione (ESS) molte iniziative economiche al servizio delle persone e dell’ambiente, l’economia sociale e solidale (ESS) si riferisce alla produzione e alla consegna di beni e servizi da parte di organizzazioni e imprese che hanno espliciti obiettivi sociali e spesso ambientali e sono guidati da principi e pratiche di cooperazione, solidarietà, etica e autogestione democratica (una persona, una voce, anziché una quota, un voto). Sebbene centrata sul bene comune, l’ESS è indipendente dal governo. È anche indipendente dai poteri finanziari. Non cerca di massimizzare i profitti ma ridistribuisce le eccedenze ai suoi membri, li reinveste nell’azienda o sostiene progetti sociali. Combina alcuni aspetti dell’economia di mercato e dell’economia pianificata. L’ESS è guidata dal bene comune. Pertanto ha molto in comune con le preoccupazioni dei governi. Ma molti attori dell’ESS sono radicati localmente e perseguono obiettivi simili a quelli delle autorità locali, il che li rende partner naturali dei Comuni. Le imprese dell’ESS sono presenti praticamente in tutti i settori di attività. Prendono molte forme: cooperative, associazioni, fondazioni, cooperative di credito, imprese sociali, ecc. Possono essere senza scopo di lucro o a basso profitto. Nei paesi in via di sviluppo, l’ESS è un mezzo importante per passare dell’economia informale a quella formale.

La crisi sociale ed economica provocata dalla gestione del coronavirus accresce la necessità e l’urgenza,già esistenti,di cercare nuove strade per rispondere concretamente ai problemi delle persone e per strutturare una cooperazione internazionale all’altezza delle sfide odierne.

 

Costruire una nuova economia dal basso

ovvero cosa possono fare le persone, le associazioni e le imprese

Nonostante lo Stato giochi un ruolo importante, l’economia è essenzialmente fatta e gestita da attori non-statali, cioè individui o strutture organizzate in varie dimensioni: imprese di ogni tipo, banche, assicurazioni, fondi comuni di investimento o altre istituzioni.

Come persone, abbiamo un ruolo nell’economia ogni giorno. Quando compriamo, vendiamo, affittiamo, concediamo prestiti, investiamo o eseguiamo un lavoro retribuito, ma anche quando offriamo il nostro tempo per aiutare un vicino. Ogni atto e ogni meccanismo economico al quale ci atteniamo rivela qualcosa su come ci relazioniamo l’uno all’altro – e dunque sui nostri valori. È perciò essenziale riconoscere inogni momento se stiamo alimentando il problema o se facciamo invece parte della soluzione. È spesso una questione di scelta che dobbiamo fare. Ad esempio:

  • I proprietari possono mettere a disposizione un alloggio a “prezzo di mercato” o scegliere di tenere conto delle condizioni di vita di coloro che ne hanno bisogno.
  • Gli avvocati possono approfittare della loro posizione per scambiare un’ora del loro tempo con dieci o venti ore della persona che ha bisogno di un consiglio legale, o decidere di trattare i clienti come pari.
  • Comeconsumatoridobbiamo capire se quello che ci concediamo è basato sul commercio equo o sullo scambio disuguale, su condizioni di lavoro decenti per i produttori o sullo sfruttamento palese.

Ciò che segue sono esempi di pratiche istruttive e idee condivise da persone che le hanno vissute.

 

 

Cosa possono fare i cittadini

Svizzera – Cooperative abitative

Dei cittadini si sono organizzati per fondare delle cooperative abitative in grado di fornire affitti accessibili o,per chi vuole comprare,di garantire la proprietà individuale dell’alloggio. La maggior parte delle cooperative gestiscono meno di 100 unità abitative. Molte cooperative hanno ricevuto un sostegno da parte di enti nazionali, regionali o locali sotto forma di crediti o altre forme di assistenza finanziaria, o con la messa a disposizione di terreni. Alcuni cantoni[2]concedono un “diritto d’uso” di terreni a delle cooperative abitative affinchè vi possano costruire degli edifici. A Zurigo, un quarto delle unità abitative costruite di recente è stato opera di cooperative.

Una “Carta delle organizzazioni abitative no-profit” stabilisce dei principi guida, fra cui:

  • l’assenza di profitti speculativi
  • l’integrazione di famiglie svantaggiate
  • la partecipazione e l’autodeterminazione degli inquilini o propietari

Le cooperative abitative sono no-profit: gli affitti si basano sulle spese d’esercizio, non viene pagato nessun dividendo o interesse,gli eventuali proventi di liquidazione vanno a organizzazioni simili. Le azioni vengono rimborsate ai membri alla loro partenza al valore di acquisto. All’interno dell’assemblea generale, tutti i membri hanno diritto a un voto indipendentemente dal loro numero di azioni. Di conseguenza, gli affitti sono fra il 20% e il 50% più bassi degli affitti privati. Inoltre, le cooperative abitative contribuiscono a fare nascere delle comunità socialmente inclusive. Per saperne di più : https://www.housinginternational.coop/co-ops/switzerland/

USA – Community Land Trusts (Società fiduciarie di gestione communitaria di terreni)

Le Community Land Trusts sono delle corporazioni no-profit  create e gestite da semplici cittadini per sviluppare e gestire terreni, edifici e altri beni edilizi destinati ad un uso residenziale, al fine di far sì che restino obligatoriamente accessibili a lungo termine per individui con basso o medio reddito, prendendo in considerazione il costodella vita e il livello dei redditi nella loro area, e prendendo anche in considerazione le condizioni di vita dei possibili futuri occupanti.

 

Canada e Francia: Centri di Scambi di Servizi (“Accorderies”)

Le “Accorderies” sono un concetto creativo canadese. Si tratta di un termine che possiamo tradurre con “centri di messa in corrispondenza di competenze e servizi” oppure “negozi di scambi di tempo”. Un centro di messa in corrispondenzaè un’associazione finalizzata a superare la povertà e l’esclusione attraverso lo sviluppo di una rete di scambi di servizi basata sulla solidarietà fra persone di ogni condizione e ceto sociale. L’associazionepropone agli abitanti di un quartiere di organizzarsi per scambiare servizi sulla base delle competenze di ciascuno, senza alcuna rimunerazione finanziaria. Il centro organizza una formadi assistenza reciproca fra i membri rendendo pubbliche le competenze che ogni membro può mettere a disposizione degli altri.Non c’è nessuno scambio di beni materiali: i membri scambiano competenze basandosi sul concetto di un’ora di servizio data per una ricevuta.Nessuna competenza è messa al di sopra di un’altra. In questo modo, un individuo può offrire un’ora di giardinaggio e ricevere da qualcun altro un’ora di carrozzeria. Un altro effettuerà riparazioni elettriche o insegnerà una lingua e beneficerà di un taglio di capelli o di una assistenza informatica.

Ogni membro ha un conto orario, simile a un conto in banca, dove le ore offerte sono accreditate, e le ore ricevute sono addebitate. Le competenze disponibili possono essere visualizzate su un sito o al centro di messa corrispondenza. Nessun denaro viene scambiato. Circolano solo “paghe orarie”. Esse possono essere utilizzate anche per servizi collettivi. Se dei costi monetari sono richiesti (ad esempio per comprare la pittura per qualcuno che prende lezioni di pittura, o per comprare del tessuto per un servizio di sartoria), devono essere a carico di colui che compra. Alcuni di questi “Centri di messa in corrispondenza” offrono anche una varietà di servizi collettivi, ad esempio l’acquisto collettivo per ottenere prezzi migliori.

Il tempo speso al servizio del funzionamento del centro cooperativo è accreditato nel conto di ciascun membro. Il limite del modello è nel costo materiale della sua esistenza: l’affitto della sede dove i membri si incontrano, il materiale informatico centrale, le bollette telefoniche, magari un coordinatore a tempo pieno… Per questo motivo questo sistema è spesso in parte dipendente da un sostegno esterno: enti locali o fondazioni in Canada, una fondazione in Francia (ma un Comune può anche offrire uno spazio per la sede se ne dispone).

Sardex – Italia – Valute locali

Nel 2010 in un villaggio in Sardegna (Italia), cinque giovani che non avevano mai studiato economia lanciarono una valuta locale chiamata “Sardex”, che ebbe successo nel dare impulso all’economia locale. Non avevano soldi da investire, ma ebbero un’idea brillante. Capirono che, nonostante il loro sapere tecnico, molte imprese erano in difficoltà perché non avevano accesso a delle risorse di sovvenzione in grado di permettere loro di iniziare un’attività. Così, questi giovani crearono una piattaforma di creditobasata sulla fiducia reciproca dei partecipanti. Le imprese che vi si iscrivono ricevono un conto online e il diritto di chiedere un prestito di un dato numero di Sardex (1 Sardex = 1 euro) senza dover pagare alcun interesse. Il credito ricevuto deve essere speso all’interno della rete, cioè per comprare un prodotto o un servizio da un’altra impresa affiliata alla rete. Possiamo illustrare il suo funzionamento con un esempio. Una compagnia di trasporti chiede in prestito 50 Sardex. Il conducente del camion li spende in un ristorante affiliato alla rete Sardex. A sua volta, il ristorante spende quei 50 Sardex per comprare del cibo o del vino da un produttore affiliato alla rete. Il produttore in seguito acquista dei servizi di consegna dall’impresa di trasporti per un valore di 50 sardex. In questo modo ogni impresa guadagna e spende 50 sardex ed è in grado di svolgere le proprie attività. La rete funziona come intermediario per una vasta gamma di attività. 10 anni dopo il suo inizio, la rete genera già degli scambi del valore di più di 100 milioni di euro all’anno e la cifra continua a crescere!

Alcune regole rendono possibile tutto ciò:

  • Ci deve essere un equilibrio fra domanda e offerta per poter assicurare che nessuno sia messo da parte. I gestitori della rete devono dunque far sì che la rete cresca secondo i bisogni espressi dai suoi membri.
  • Il Sardex può essere speso solo in Sardegna. In questo modo stimola l’economia locale.
  • L’etica è necessaria. Le imprese si devono impegnare a rispettare le persone, la comunità e le loro attività devono essere positive (ad esempio, un fabbricante d’armi non può far parte della rete).
  • Ognuno deve essere affidabile e fiducioso verso gli altri.

Italia – Libera e GOEL – Proprietà confiscate alla mafia e trasformate in modelli etici

Libera e Libera Terra

Libera è un’associazione creata nel 1995 per liberare le persone dalle tenaglie di vari tipi di mafia, che ha ottenuto sostegno da più di un milione di persone in tutta Italia e che ha giocato un ruolo critico nell’avvento della legge del 1996 che istituì la confisca delle proprietà del crimine organizzato e il loro riuso a scopo sociale. La sfida in ogni regione dove terreni, palazzi e altri beni sono stati confiscati, è quella di trasformare consolidate abitudini, pratiche e mentalità forgiate dalla corruzione e dalla paura. Perciò è importante mettere in atto nuovi meccanismi economici e relazioni non solamente basate sulla legge, ma sulla giustizia sociale, sulla democrazia radicata nell’uguaglianza, nella trasparenza, nel rispetto per ogni persona e nella solidarietà verso i più vulnerabili, e preservare la memoria delle vite distrutte dalla corruzione, dal crimine e dagli abusi.

Nel 2001 Libera ha avviato il progetto “Libera Terra” che aspira a creare con i contadini locali delle cooperative sociali agricole per coltivare le terre e gestire le strutture confiscate in diverse regioni d’Italia : Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. La sfida è quella di ristabilire la dignità e la reputazione di tali territori trasformandoli in modelli economici solidi,capaci di fornire prodotti attrattivi di alta qualità e di offrire allo stesso tempo posti di lavoro a livello locale. Libera Terra (LT) raggruppa ora 9 cooperative che gestiscono 1400 ettari di terre confiscate, interamente dedicate all’agricoltura biologica, rispettosa della natura e degli individui. Nel 2008 LT ha fondato il Consorzio Libera Terra Mediterraneo con l’obiettivo di permettere alle cooperative di coordinare le loro attività, riunire alcuni dei loro prodotti, trasformarli e commercializzarli (dalla terra agli scaffali). La sostenibilità delle cooperative e il benessere dei membri è dovuta al disegno e alla commercializzazione di prodotti eccellenti con un rapporto qualità/prezzo alto. Il suo successo è anche dovuto alla trasformazione degli agricoltori locali in ambasciatori della loro regione attraverso la commercializzazione di prodotti che raccontano le storie, le competenze, i sapori e i profumi delle loro terre. Questi agricoltori sono ora fiduciari di un patrimonio culturale e naturale del quale vanno fieri.

Libera è una rete che raggruppa più di 1600 protagonisti: cooperative sociali, associazioni, movimenti, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi discout, etc. Non gestisce in maniera diretta le proprietà confiscate,poiché ciò viene fatto dai suoi membri,ma associa una varietà di attori, li forma, organizza processipartecipativi per avviare nuove iniziative e creare strumenti e strutture utili. Nelnovembre2018, Libera ha lanciato il portale “Confiscati Bene 2.0” che raggruppa l’esperienza di 20 anni di esperimenti nella gestione delle terre confiscate al fine di aiutare altri territori ad emulare l’esperienza del rinnovamento di un’intera area. Oggi, centinaia di proprietà confiscate sono diventate un fattore di coesione sociale, di responsabilità, dignità, autonomia, e cura per il bene comune.

GOEL – Gruppo Cooperativo: il riscatto del territorio attraverso l’economia etica

 

GOEL – Gruppo Cooperativo (www.goel.coop) è una comunità di persone, imprese, cooperative sociali che opera per il riscatto e il cambiamento della Calabria. È nata nel 2003, nella Locride: lavora per innescare processi di cambiamento sociale. Per dimostrare che l’etica non è solamente “giusta” ma anche “efficace”, l’unica via per uno sviluppo sostenibile dei territori in cui viene praticata. E che la criminalità organizzata calabrese, la ‘ndrangheta, non è solamente “ingiusta”, ma fallimentare per il territorio sotto tutti i punti di vista.

Oggi la comunità di GOEL è formata da 12 imprese sociali, 2 cooperative sociali, 2 associazioni di volontariato, 1 fondazione, 29 aziende prevalentemente agricole, molti professionisti e volontari coinvolti singolarmente. Ha al suo interno (dati aggregati 2017) 348 lavoratori dipendenti, ed un valore di produzione di oltre 8 milioni di euro.

Nel settore socio-sanitario, GOEL gestisce:  2 comunità di accoglienza di bambini e adolescenti che provengono da percorsi di devianza, emarginazione e, a volte, violenza; 2 residenze sanitarie per persone con malattie mentali; attività di accoglienza di  persone migranti richiedenti asilo politico e di minori stranieri non accompagnati, nonché di integrazione nei piccoli Comuni del territorio; attività di assistenza sociale e sanitaria per persone svantaggiate provenienti da percorsi di emarginazione.

Nel settore dello sviluppo locale GOEL promuove numerosi progetti, tra cui: Campus GOEL, incubatore di imprese fortemente etiche e innovative per trattenere le migliori intelligenze in Calabria ed impedire l’emigrazione dei giovani; GOEL Consulting & Communication,  servizi di consulenza alle imprese per lo sviluppo di prodotti etici, la prevenzione all’infiltrazione mafiosa, il superamento di condizionamenti ambientali.

Non ultimo, GOEL gestisce iniziative imprenditoriali di mercato fortemente etiche e innovative come GOEL Bio, CANGIARI, I Viaggi del GOEL.

GOEL Bio (www.goel.bio) è la cooperativa che aggrega aziende agricole biologiche che si oppongono alla ‘ndrangheta, alcune delle quali hanno subito ripetute aggressioni. Attraverso un’ampia mobilitazione ed un’efficace strategia di cooperazione, i produttori di GOEL Bio riescono a resistere e ripartire dagli attacchi. Non solo: attraverso la ricostruzione della filiera e l’eliminazione degli intermediari, ricevono un prezzo equo di conferimento, superiore alla media di mercato. La qualità del biologico certificato e la lotta al caporalato sono garantite dall’adozione di  rigorosi protocolli etici e di anticontaminazione.

CANGIARI (www.cangiari.it), “cambiare” in dialetto calabrese, il primo brand eco-etico di fascia alta della moda italiana, nato per ridare vita alla tradizione della tessitura al telaio a mano calabrese. Un’iniziativa etica a 360°: i tessuti e i filati utilizzati sono biologici, certificati, naturali ed ecologici. Tutta la filiera è made in Italy, composta da cooperative sociali che inseriscono al lavoro persone disoccupate e/o svantaggiate.

I Viaggi del GOEL (https://turismo.responsabile.coop/it)  è il tour operator specializzato in turismo responsabile, che promuove itinerari che favoriscono il legame dei viaggiatori (e dei loro territori di origine) con le comunità locali calabresi. I Viaggi del GOEL propone soggiorni e servizi presso aziende etiche e che si oppongono alla ‘ndrangheta o strutture confiscate come l’ostello Locride.

Stati Uniti d’America e altrove – Fondazioni locali (Community Foundations)

Le Fondazioni di comunità (o fondazioni locali) sono un’esperienza che si va diffondendo su scala mondiale. Con approcci e metodologie piuttosto articolati, stanno facendo la differenza in molti contesti locali. Le fondazioni locali (Community foundations) sono create localmente dagruppi di cittadini per migliorare la qualità della vita di un territorio geograficamente definito, che sia una città, un distretto, una provincia, o una regione, e per costruire un senso di comunità fra gli abitanti di tale territorio. Le Fondazioni sono progettate per offrire a chiunque voglia fare un dono, che sia un privato, una fondazione privata, un’impresa o una istituzione pubblica, la garanzia che questo servirà le necessità della comunità locale in maniera efficace. I contributi dei donatori possono essere stanziati per iniziative specifiche o determinati settori, ad esempio l’istruzione, l’assistenza a domicilio, le arti, le disabilità, lo sport, i senzatetto, il benessere degli animali, o per fini più generali. Tuttavia, la fondazione non agisce solo come intermediario per connettere mezzi a necessità, è anche un fornitore di servizi per filantropi e può concedere sussidi per loro conto, ma può anche investire i loro fondi e prendersi cura di donare i dividendi. Raggruppando le donazioni da una varietà di fonti, le Fondazioni Locali (Community Foundations) possono ottimizzare i risultati, garantire che gli investimenti restino etici e costruire da sole una dotazione di capitale che possa assicurare la loro sostenibilità a lungo termine. Esse cercano essenzialmente contributi all’interno delle comunità nelle quali prestano servizi e sono sempre a contatto con le realtà sociali e ambientali nel territorio dovespesso riuniscono vari gruppi per risolvere problemi specifici in maniera collettiva. Questo conferisce loro una conoscenza profonda delle comunità e dei loro bisogni potenziali.

Oltre a colmare le lacune, le fondazioni locali (Community Foundations) contribuiscono a dare forza alla comunità mettendo in comune le risorse locali, non solo quelle finanziarie ma anche competenze, reti, conoscenze, etc., generando processi partecipativi e offrendo a persone con storie diverse una situazione di parità migliore di quella che la società generalmente offre, anche perché le conoscenze o le competenze di alcuni sono importanti quanto le risorse finanziarie di qualcun altro. Infine, queste fondazioni locali, costruiscono fiducia e accrescono la solidarietà.

Nate negli Stati Uniti, le fondazioni locali (Community Foundations) si sono dimostrate così utili da essersi diffuse in tutti i continenti. Possono essere riprodotte in centinaia di luoghi in quasi tutti i Paesi. Per saperne di più:

ECFI https://www.communityfoundations.eu/home.html

GFCF https://globalfundcommunityfoundations.org/

Guida sulle Fondazioni di comunità in Italia di Assifero http://assifero.org/wp-content/uploads/2016/09/Guida-sulle-FdC-in-Italia.pdf

Italia – Bologna Porto15: prima esperienza italiana di co-housing di proprietà pubblica

Porto 15 è il primo co-housing in senso stretto a proprietà interamente pubblica, ovvero dotato di spazi comuni e di una comunità di abitanti strutturata per condividere l’abitare, e assegnato in affitto. È un’esperienza pilota, e per tanti versi audace, realizzata sulla spinta dell’Assessorato alla Casa del Comune di Bologna in partenariato con l’Azienda per i Servizi alla Persona – ASP Città di Bologna e l’Azienda Casa Emilia-Romagna, che ha potuto contare su un ingente co-finanziamento del Dipartimento per la Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questa esperienza ha beneficiato dell’assistenza tecnica della Cooperativa Su Misura di Torino nata in seno ad un’esperienza precedente di co-housing et che svolge servizi di vari tipi: pulizie, ufficio, magazzino, traslochi, trasporti, manutenzione…

Inaugurato nel 2017, Porto 15 ospita oggi una comunità di 39 persone di cui 10 bambini. La “comunità di abitanti” è stata selezionata per mezzo di un bando pubblico, e formata alla “condivisione dell’abitare” attraverso un lungo percorso laboratoriale di 14 mesi, precedente all’ingresso nello stabile, durante il quale i coabitanti sono stati accompagnati nella creazione di un sistema al tempo stesso valoriale e gestionale condiviso.

Gli appartamenti sono affittati a canone concordato coerentemente con l’obiettivo progettuale di favorire l’autonomia abitativa per  i giovani della cosiddetta fascia  grigia: non così benestanti da non soccombere al mercato immobiliare bolognese né abbastanza poveri da accedere all’edilizia residenziale pubblica. Hanno metrature diverse che rispondono alle diverse esigenze dei nuclei: bilocali per i single, trilocali intermedi per le coppie, trilocali con due stanze complete per i nuclei con figli. Tutti gli appartamenti, relativamente piccoli, possono contare su un’ampia superficie dedicata a spazi condivisi:

– nelle cantine sono stati ridotti al minimo gli spazi dedicati a magazzini privati, in favore dell’allestimento di una falegnameria, una sala per le lavorazioni alimentari, una lavanderia, una ciclofficina e un parcheggio per le biciclette, ma anche un punto per lo stoccaggio delle verdure acquistate da una CSA (Communità di Supporto Agricolo) locale o dai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale).

– l’atrio è un grande spazio, vetrato per amplificare la comunicabilità con l’esterno, dedicato alle attività di apertura alla cittadinanza (piccoli spettacoli, incontri, presentazioni …)

– al primo piano un appartamento comune, dotato di cucina, di una sala cinema/giochi e di una grande sala da pranzo che ospita non solo le assemblee bimensili ma anche Biblionoi, una biblioteca di libri per l’infanzia e l’adolescenza sulle tematiche di genere e migrazioni

La comunità di abitanti autogestisce gli spazi e le attività in completa autonomia. Lo sgancio dagli enti promotori è stato netto e definito nel momento stesso dell’ingresso negli appartamenti, pur mantenendo il co-housing una solida relazione sia con ASP Città di Bologna che con il Comune.

Per quanto riguarda la dimensione interna, la vita dentro Porto 15 è scandita dalle assemblee plenarie che si tengono due volte al mese e durante le quali vengono prese tutte le decisioni che hanno un impatto sulla vita comunitaria in generale, pur permanendo all’interno diversi gruppi di lavoro vocati alla gestione di sotto-attività. Spesso si cena o si pranza insieme, ordinariamente i pianerottoli sono piazze di scambio di beni materiali e immateriali, insieme hanno fatto tutti i principali acquisti per arredare e attrezzare gli spazi condivisi. Il sistema delle aste gli ha spesso permesso, per le spese più importanti, di contribuire ciascuno secondo la propria disponibilità e propensione all’acquisto di un determinato bene: stabilito l’ammontare obiettivo da raccogliere, si definiscono delle quote per coabitante ma ciascuno mette un po’ più della quota indicativa o un po’ meno, finchè si raggiunge l’obiettivo. Numerose sono le attività di sharing economy.Grazie ad una collaborazione con Legambiente gli abitanti hanno avuto occasione di farne una prima sistematizzazione, disponibile in questo documento.

Gli abitanti hanno creato da subito un’associazione con il duplice obiettivo di accompagnare la creazione del loro co-housing ma anche di promuovere all’esterno il modello dell’abitare collaborativo e di facilitare l’inserimento della loro realtà nel tessuto cittadino. Attraverso l’associazione hanno partecipato a numerose iniziative e progetti, nei rapporti annuali delle attività (Report 2018e Report 2019) è possibile vedere molto di quello che hanno fatto.

Italia – Lezioni dell’iniziativa di comunicazione “L’Italia che cambia…”

I media popolari tendono a concentrarsi più sulle brutte notizie che su quelle buone, non mostrandoin tal modo le innovazioni suscettibili di essere replicate. Per questo motivo è importante per gli attori delcambiamento comunicare ciò che fanno – in questo momento storico in cui gli individui mostrano immagini della loro vita quotidiana sui social network, ciò che non viene comunicato sembra non esistere…

Nel settembre 2012 il giornalista Daniel Tarozzi decide di partire con un vecchio camper per un lungo viaggio attraverso l’Italia alla ricerca dell’Italia che Cambia, per, come recitava il “payoff” del viaggio: “incontrare e conoscere chi si è assunto la responsabilità della propria vita senza aspettare che qualcuno lo faccia al suo posto”. Prima di partire, Daniel pensava che la sua difficoltà sarebbe stata trovare esperienze concrete di cambiamento positivo. In realtà, in ogni regione, la sua difficoltà fu scegliere tra tutte le esperienze che gli venivano segnalate. Alla fine il viaggio è durato 7 mesi e 7 giorni. In questo tempo, Daniel ha incontrato e conosciuto oltre 450 realtà. Dall’esperienza di questo viaggio è nato un libro (“Io faccio così”, Chiarelettere 2013), un documentario, uno spettacolo teatrale, ma soprattutto la consapevolezza di quanto l’Italia fosse migliore rispetto all’immagine restituita quotidianamente dai media.

Nasce così l’idea, insieme ad altri giornalisti, di trasformare questa esperienza in un progetto di racconto permanente. Italiachecambia.org oggi racconta, mappa e mette in rete quel pezzo di paese che di fronte a un problema si attiva per cambiare concretamente le cose senza delegare o aspettare che qualcuno lo faccia al suo posto. Offre inoltre strumenti di facilitazione dei processi di trasformazione positiva in atto nel Paese con l’obiettivo di far emergere le potenzialità di coloro che “vogliono cambiare” fornendo l’esempio, il know how e il supporto della rete di progetti già in atto. Per farlo ha realizzato un giornale, una mappa, dei portali territoriali e una campagna di attivazione dei territori attraverso le proposte emerse dalle “visioni 2040”.

Di fronte ai problemi, italiachecambia.org porta avanti un giornalismo costruttivo che pone l’accento sulle soluzioni possibili, riconoscendo l’importante ruolo di utilità sociale che il giornalista ricopre.

L’obiettivo è far emergere il cambiamento positivo già nel Paese, che permetta anche di sentirsi meno soli nelle proprie scelte, contribuire alla costruzione di un nuovo paradigma culturalee di un nuovo immaginario più aderente alla realtà e capace di sostenere la realizzazione di un nuovo modo di vivere e agire.

Internet offre molte possibilita per rendere visibili le realizzazioni dei change-makers, e aiutare in questo modo gli altri a pensare fuori daglischemi tradizionali, facilitando l’emulazione. È essenziale intensificare la nostra comunicazione per liberare l’immaginazione delle persone, generare il desiderio di un’economia della cura e non della concorrenza, e aiutare gli individui a superare la paura di addentrarsi in terreni sconosciuti. Dobbiamo, però, anche essere attenti a non rinchiuderci in una sorta di “comunicazione di nicchia” utile, ma attiva solamente all’interno di un microcosmo. Dobbiamo fare uno sforzo per sensibilizzare persone nuove e ambire ad una comunicazione“popolare”. Un modo per raggiungere un pubblico più vasto è farcapire perché tutte le realizzazioni della nuova economiaaiutano a risolvere i problemi maggiori della nostra epoca quali,ad esempio, l’esaurimento delle risorse naturali, il cambiamento climatico, la sicurezza del posto di lavoro..etc.

Francia – “Cultures du Coeur”: accesso alla cultura per famiglie con reddito basso

L’associazione “Cultures du Coeur” (“Culture del cuore”) fu fondata da un gruppo di artisti con l’obiettivo di far sì che i più svantaggiati non fosseroesclusi dall’accesso alla produzione artistica e alla vita culturale. L’associazione contatta produttori di spettacoli teatrali, direttori di cinema e dimusei, siti del patrimonio e organizzatori di eventi sportivi invitandolia mettere a disposizione un certonumero di biglietti per distribuirli gratuitamente a persone con reddito basso.

A Parigi, testaronoquesto approccio e intrapresero un esperimento in occasione diun famoso festival di teatro ad Avignone, nel sud della Francia, nel 1998. Grazie alla risposta positiva delle varie compagnie teatrali presenti al Festival, un totale di più di 25.000 biglietti fu offerto a famiglie svantaggiate. Fu un successo clamoroso.

Benché i musei e i grandi festival musicali possano offrire facilmente dei biglietti gratuitamente senza perdere guadagni, anche molti produttori di spettacoli dal vivo cooperano. Gli organizzatori di alcuni spettacoli sanno che una percentuale di biglietti rimarrà comunque invenduta e preferiscono che gli artisti si esibiscano in una sala piena, purché abbiano la garanzia che il pubblico addizionale sia davvero costituito da persone che altrimenti non avrebbero potuto assistere all spettacolo. Per quanto riguarda gli spettacoli sicuri di essere al completo, generalmente beneficiano di sussidi pubblici, quindi è giusto che alcuni posti siano riservati ai più svantaggiati (e a volte i comuni aumentano i loro sussidi per compensare il guadagno perso).

I biglietti sono distribuiti alle famiglie con reddito basso attraverso i figli che vanno a scuola perché una porzione importante dei genitori con reddito basso non è abituata ad assistere ad eventi culturali e fare piacere ai figli è un incentivo per uscire. I figli sono contattati dai loro insegnanti (i quali, a loro volta, contattano anche i genitori).

 

L’associazione funziona su una base di volontariato e cerca supporto finanziario da imprese locali, enti locali e regionali e dai ministeri rilevanti : cultura, sport, patrimonio.

 

 

Cosa possono fare imprese e imprenditori

Francia – Un ristorante che riconnette disoccupati a lungo termine con il mondo del lavoro

A Pantin, vicino a Parigi, il ristorante “Le Relais” ha l’aspetto di qualunque altro ristorante e serve cibo delizioso con il sorriso. Le caratteristiche speciali di questo ristorante sono il modo in cui opera e la sua funzione sociale. Il suo fondatore non aspirava soltanto ad una fonte di guadagno, ma alla felicità dei suoi impiegati. Prendendo in prestito del denaro per cominciare, fondò il ristorante sul modello di una cooperativa in cui ogni impiegato ha una voce… e viene formato ad essere formatore! Il ristorante fece un accordo con un’associazione che aiuta i disoccupati a lungo termine e oggi offre regolarmente contratti di riformazione professionale. Con più di 30 anni di esistenza, il ristorante ha permesso a molte persone la re-inserzione nel mondo del lavoro, fornendo un rafforzamento delle capacità professionali.

Italia – Gnucoop: l’informatica al servizio della cooperazione internazionale perlo sviluppo e le iniziative umanitarie.

Gnucoopè una cooperativa di operatori informatici fondata nel 2012 con l’obiettivo di sviluppare database e applicazioni web per aiutare le organizzazioni a gestire facilmente le loro informazioni e dati, al fine di fornire ai progetti di cooperazione internazionale una migliore opportunità di successo. Appartiene alla Rete digitale umanitaria e si impegna a sostenere in primis le istituzioni no-profit: ONG, istituti di ricerca, agenzie umanitarie. La sua visione è rendere i progetti di sviluppo e il sostegno ai rifugiati più efficienti mediante l’uso di software gratuiti e soluzioni tecnologiche sostenibili. Per saperne di più : https://www.gnucoop.com/

Francia – Scelta individuale esemplare da parte di un imprenditore

Nello spirito di San Francesco che decise di farsi fratello di tutti, ogni giorno alcune persone prendono decisioni difficili per costruire “un nuovo tipo di economia: quella che porta vita e non morte, quella che è inclusiva e non esclusiva, che umanizza e non disumanizza, quella che si preoccupa dell’ambiente e non lo depreda”, come Papa Francesco ci incita a fare.

Un esempio di questo tipo lo fornisce l’imprenditore francese Eric Belile che ha fondato, a Nantes, la “Générale de Bureautique”, un’impresa leader nel campo della copisteria e nell’office automation chevanta 44 impiegati e un giro d’affari annuo di 10 milioni di euro. Al momento di andare in pensione dopo 30 anni di duro lavoro, invece di vendere la sua impresa sul mercato a buon prezzo, Belile decise di passare il testimone ad alcuni dei suoi impiegati capaci di gestire l’azienda collettivamente. Fece tale scelta solo per proteggere il lavoro dei suoi impiegati e la gestione umana di cui tutti godevano. Per far ciò dovette chiedere un ingente prestito a un consorzio di banche, che ora viene gradualmente ripagato da una parte dei profitti dell’azienda gestita dagli impiegati, con i rischi a questo legati. Ciò vuol dire che, attraverso questa scelta, Eric Belile si impose alcuni vincoli e rinunciò a più della metà del guadagno che avrebbe potuto fare vendendo la sua azienda ad un investitore. Ma il destino dei suoi 44 impiegati e la qualità della loro vita gli stettero più a cuore.

 

Dubai – Un imprenditore guidato dallo spirito dell’ “economia di comunione”

Quando Abdullah Al Atrash prese il controllo della fabbrica di pittura per legna e muri “MAS Paints”, si sentì guidato dallo spirito dell’economia di comunione che aveva scoperto attraverso il movimento dei “Focolari” che aveva frequentato durante i suoi studi in Italia. Ossessionato dalla citazione di Olivetti “Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”, prese il tempo di discutere approfonditamente con i suoi 200 impiegati. La maggior parte di essi erano immigrati dall’India o dalle Filippine, e scoprì che, per fuggire dalla povertà, molti di questi avevano dovuto effettuare prestiti a tassi d’usura e si trovavano in debito a vita. Perciò ebbe l’idea di creare una banca d’impresa, ovvero una struttura bancaria che appartiene alla propria impresa, che presta a rate negative.Per liberare i suoi impiegati dagli strozzini, prestò loro immediatamente il totale di ciò che avevano preso in prestito per venire a Dubai, permettendo loro di ripagare alla banca d’impresa delle quote ragionevoli da loro stabilite. Inoltre, una parte dei profitti fatti dalla fabbrica viene messa da parte per coprire le spese mediche delle famiglie, così come le tasse scolastiche per l’istruzione dei figli. Un’altra parte dei profitti è destinata a sostenere le associazioni di volontariato che lavorano per aiutare delle comunità in diversi paesi. Abdullah Al Atrash è anche impegnato nella sicurezza sul posto di lavoro, ha installato macchine da sollevamento per risparmiare ai suoi dipendenti sforzi non necessari, ha comprato le migliori maschere per proteggere i suoi impiegati dalle polveri chimiche e fornisce loro delle scarpe di ottima qualità, elmi ed occhiali. Il risultato di tutto ciò è che gli impiegati vivono meglio e sono più motivati a lavorare efficientemente per l’impresa.

Acquisizioni di società fallite da parte dei dipendenti per riconvertirle in cooperative (workers buy out)

Francia – I lavoratori ricomprano una libreria a Clermont-Ferrandriconvertita in cooperativa

La libreria “Les volcans” è nata a Clermont-Ferrand (Francia) nel 1974. Fu venduta nel 1989 quando il suo proprietario andò in pensione, e fu successivamente venduta nel 2005 al gruppo Bertelsman che la incluse in una rete di 57 librerie in Francia, tutte gestite con gli stessi principi. I clienti non apprezzarono il nuovo approccio e le vendite cominciarono a scendere. Fu dunque rivenduta al fondo pensione Americano Najafi nel 2010 ma andò in bancarotta nel 2013. A seguito di ciò, gli impiegati si riunirono con l’unione regionale delle cooperative che li aiutò a preparare una proposta di riacquisizione. Dodici impiegati misero insieme le loro indennità di liquidazione e una parte delle loro indennità di disoccupazione. Non essendo questo sufficiente, contattarono il Comune, la Regione, alcune banche e lanciarono una procedura di raccolta fondi per raggiungere la somma necessaria. La libreria fu così ristrutturata, funzionando in maniera democratica come una cooperativa. Rapidamente il bilancio della libreria tornò in pari, e poi inizio a generare dei surplus.

Il loro successo dimostra l’utilità della messa in atto di processi manageriali partecipativi che coinvolgono il personale in contatto con le comunità che un’impresa serve: le équipe locali possono adattare i servizi, in questo caso le librerie, alle necessità delle persone con le quali interagiscono. Al contrario,un approccio dall’alto verso il basso imposto in maniera trasversale in un gruppo come una catena di librerie, ma vale anche per altri servizi, da un ufficio centrale non può rispechiare le diverse idiosincrasie presenti in una comunità.

Italia –Cooperativa cartiera Pirinoli di Roccavione

Fondata nel 1872 la cartiera Pirinoli è stata costruita accanto ad un salto d’acqua acquisito a Roccavione (provincia di Cuneo) per sfruttarne l’energia idraulica. Nel 1889 la famiglia Pirinoli compro la prima macchina continua per carta che consenti di produrre carta in rotoli invece di produrla per fogli, e seppe far crescerel’azienda. Qualche decennio più tardi fu rivenduta varie volte e attrezzata con altre due linee continue tecnologicamente più avanzate e di maggiore capacità produttiva. Cosi nel 2000 la cartiera aveva preso posto tra i dieci primi produttori d’Europa di cartoncino patinato. Dopo il 2010 scelte manageriali sbagliate portarono l’azienda al fallimento.  Un gruppo di dipendenti si organizzò per salvare l’azienda occupando lo stabilimento giorno e notte (per evitare che i macchinari fossero venduti o distrutti) per tre anni durante i quali riunirono i loro risparmi e indennizzi e cercarono sostegni esterni (compreso quello de la Legacoop e del sindaco di Roccavione) per potere ricomprare l’azienda. In 10 crearono una cooperativa, si presentarono all’asta fallimentare e acquisorono l’impianto con le sue attrazzatureper poco più di un millione di euro. Ne fecero una cartiera esemplare dal punto di vista sociale, ambientale e manageriale. E’ un modello di economia circolare e sostenibile. Fabbricano il cartoncino con carta riciclata (più dell’80% delle fibre che utilizzano provengono dalla raccolta differenziata). Recuperano più del 90% dell’acqua del torrente che usano. Riutilizzano la totalità del fango di depurazione. Producono l’elettricità con un impianto a basse emissioni. Nel 2019 ottennero il riconosciemnto di “Ambientalista dell’anno” dalla Legambiente, dopo avere ricevuto a maggio il riconoscimento di “Green Heroes” da parte di Alessandro Gassmann. Ormai vendono quasi 100.000 tonnellate l’anno di cartoncino multistrato patinato in mezzo mondo! Sopratutto hanno messo le persone al centro con una gestione orizzontale, un’attenzione alla formazione (dicono di essersi riciclati come persone) e al benessere. Contano 91 dipendenti dei quali 76 sono soci-lavoratori. E creano ancora posti di lavoro…!

Cooperative sociali

Le cooperative sociali sono imprese senza scopo di lucro (ma  inserite nei meccanismi di mercato) che hanno vocazione a rispondere ai bisogni di cittadini svantaggiati o a produrre servizi o beni di utilità sociale. Offrono servizi qualificati che rispondono ad una domanda solvibile. In Italia si distinguono quelle che hanno come obiettivo l’inserimento lavorativo, e quelle che offrono servizi socio-sanitari o educativi (interventi di tipo territoriale e domiciliare). Alcune cooperative sono raggruppate in consorzi.

Italia – Cooperative matrioska: migliore efficienza e potere contrattuale

L’Italia vanta 13000 cooperative sociali che assistono più di 7 milioni di persone e offrono servizi chevanno dall’assistenza ai giovani o agli anziani, alle case di cura, ai servizi di sanità, al giardinaggio, ai servizi informatici, allo smaltimento dei rifiuti, alla falegnameria..etc. Molte di queste cooperative sono organizzate in consorzi come,ad esempio, le “cooperative di secondo grado” che, oltre a fornire servizi ai loro membri, permettono loro di competere efficientemente negli appalti pubblici (ad esempio riorganizzandosi per assicurare un servizio di catering – ovvero la fornitura di un insieme di servizi richiesto da un ospedale: pulizie, lavanderia, cucina, sicurezza, giardinaggio… ), dando loro accesso a prestiti da banche o alla possibilità di negoziare un contratto con entità pubbliche o private.

Questi consorzi si organizzano talvolta per sostenere le reti locali di cooperative, pianificare progetti nazionali comuni e anche per fornire servizi di assistenza allo sviluppo con istituzioni internazionali come l’ONU, l’OCSE e l’Unione Europea. Il Consorzio Gino Mattarelli (CGM) è attualmente la più grande cooperativa di cooperative in Europa. Il CGM raggruppa 701 cooperative che operano nel settore della sanità e nel settore sociale : assistenza a domicilio, assistenza infermieristica, centri medici, centri di accoglienza per rifugiati… etc., le quali a loro volta sono raggrupate in 58 consorzi che contano insieme 42000 impiegati. Il 75% del budget del consorzio è proveniente da contratti pubblici ottenuti in tale maniera.

 

La finanza al servizio di un’economia consapevole centrata sui bisogni della gente e dell’ambiente

Italia – Banca Etica – e Fondazione Finanza Etica

Spagna – Fundación Finanzas Eticas

Gli enti di finanza etica, sociale e sostenibile sono intermediari finanziari (enti di microfinanza, istituti di credito, società di gestione del risparmio) i quali, utilizzando gli ordinari strumenti finanziari (ed essendo sottoposti alle medesime regole di vigilanza e controllo di qualsiasi intermediario) veicolano il risparmio raccolto dai cittadini per finanziare attività capaci di incidere positivamente nella vita delle persone e delle comunità così come della qualità dell’’ambiente (iniziative di assistenza e inclusione socio-lavorativa, agricoltura biologica, sviluppo di energia da fonti rinnovabili, economia circolare, cooperazione internazionale, promozione culturale e della legalità, housing sociale, ecc).

Questi intermediari non investono in attività capaci di generare impatti negativi (commercio delle armi, gioco d’azzardo, attività svolte in condizioni di sfruttamente delle persone e dei lavoratori, attività con esternalità ambientali nocive, attività che implicano la mercificazione del sesso).

La nascita e lo sviluppo di tali enti hanno avuto origine diversa e presentano caratteristiche diverse a seconda dei contesti e dei tempi in cui si sono sviluppati. Questo dimostra quanto gli elementi geografici, storici e socio culturali sono importanti per generare la “sensibilità” che porta alla loro creazione.

Ad oggi, queste realtà sono rappresentate dalla Global Alliance for Banking on Values (GABV), organizzazione che promuove le relazioni e lo sviluppo di progettualità comuni tra gli operatori di finanza etica. Alla GABV aderiscono oggi 63 istituzioni finanziarie (oltre a 16 partner strategici) operanti in Asia, Africa, Australia, America Latina, Nord America ed Europa, le quali servono oltre 70 milioni di clienti, gestendo oltre 210 miliardi di dollari di asset grazie al lavoro di più di 77.000 impiegati.

L’attività di questi enti si fonda su 6 principi:

  • business model basato su sostenibilità e generazione di impatti socio-ambientali
  • radicamento nella comunità, servizio all’economia reale e abilitazione di nuovi modelli di business capacità di rispondere ai bisogni delle persone
  • creazione di rapporti di lungo termine con i clienti e comprensione diretta delle loro attività economiche e relativi rischi
  • vocazione al lavoro a lungo termine, autosufficienza e resilienza
  • governance trasparente ed inclusiva.

Tali principi sono incorporati nella leadership e nella cultura dell’istituzione finanziaria.

In Europa, dopo le prime esperienze di alcuni antesignani (nel Medioevo i Monti di Pietà, piccoli istituti creati da benedettini e francescani e dediti all’erogazione di microprestiti per l’inclusione economica dei più fragili, seguiti nel tempo da Banche popolari ed esperienze di credito cooperativo e rurale), le esperienze di finanza etica si sono sviluppate soprattutto a partire dagli anni ‘60.

In Italia, dopo le prime esperienze di finanza etica realizzate dalle MAG (Mutue di Autogestione) è sorta nel 1999, grazie a un processo di azionariato popolare, Banca Popolare Etica.

E’ importante sottolineare come la nascita di queste esperienze di finanza alternativa (Mag e Banca Etica) sia strettamente collegata allo sviluppo di movimenti come quello della pace, della cooperazione internazionale, della cooperazione sociale, dell’ecologia. Non è un caso infatti che la scelta della “finanza etica”, da parte dei primi risparmiatori alternativi, sia determinata dai criteri, non solo economici ma anche etici, che queste realtà utilizzano nella gestione del “denaro” loro affidato.  Criteri che possono essere di tipo negativo – no produzione di armamenti, no produzioni che danneggiano l’ambiente e/o che non rispettano i diritti umani e sociali, no alla creazione di dipendenze, no rapporto con la politica e i grandi poteri ecc.) ma anche positivi, e qui, per sintetizzare il tutto, si può dire che vengono finanziate esclusivamente realtà socio economiche che si assumono “la responsabilità delle conseguenze non economiche delle attività economiche” (tratto dalla mission di Banca Etica).

Grazie alle Mag nasce in Italia, verso la fine degli anni 80, un movimento di cittadini che comprendono quanto l’economia e soprattutto la finanza possano incidere nella creazione di un contesto socio economico più equo, più inclusivo, più solidale. E’ anche la nascita di una nuova cultura della cittadinanza attiva e responsabile in cui l’etica ritorna ad essere il faro che orienta tutte le attività umane, da quelle più sociali e relazionali, a quelle economiche e politiche. Questa nuova sensibilità sarà alla base del successo che avrà il lancio del progetto Banca Etica nel 1994 con la creazione dell’associazione Verso la Banca Etica. Fondata da una ventina di realtà a carattere nazionale appartenenti al Terzo Settore;nel giro di 4 anni raccoglie il capitale necessario per chiedere autorizzazione apertura della banca (fine 1998). Lo strumento organizzativo scelto per la realizzazione di questo obiettivo è la formula cooperativa il cui punto di forza sta nel coinvolgimento e nella partecipazione dei soci alla vita della banca, questi di conseguenza sono i principi su cui essa si basa: partecipazione (decisioni assunte in assemblea con la regola “una testa, un voto”); trasparenza (i finanziamenti a imprese e organizzazioni sono liberamente visibili sul web); sobrietà (limiti nelle differenze retributive tra dirigenza e dipendenti); efficienza; attenzione alle conseguenze non economiche delle attività economiche. I finanziamenti a imprese e organizzazioni vengono decisi sulla base di una sostenibilità che non sia solo economica ma anche al valore aggiuntosociale ed ambientale dell’impresa o ente beneficiario del prestito (oltre che alla trasparenza e responsabilità nella loro gestione). Questo significa che assieme ad una istruttoria economica ci sia anche una Valutazione Socio-Ambientale (oggi valutazione d’impatto), realizzata questa da soci volontari formati dalla Banca e che contribuisce alla valutazione finale nella stessa misura della valutazione economica.

La Banca è oggi una comunità formata (dati 2019) da 43.695 soci; presenta oltre 95.000 clienti; il suo capitale sociale è pari a oltre 73 milioni di euro; raccoglie risparmi per oltre 1,5 miliardi ed eroga finanziamenti per oltre 1 miliardo. Il suo tasso di sofferenze (crediti non restituiti) è dello 0,64% contro una media nazionale dell’1,61%.

Nel 2003 la Banca ha dato vita alla società di gestione del risparmio Etica SGR, unica in Italia a promuovere esclusivamente fondi comuni d’investimento i cui titoli sono selezionati secondo criteri di responsabilità della governance, impatto sociale e ambientale degli emittenti. La società partecipa alle assemblee delle società in cui investe per promuovere il miglioramento dei loro profili di responsabilità (azionariato attivo).

Collegata al gruppo Banca Etica abbiamo la Fondazione Finanza Etica  che si occupa della promozione di una cultura della cittadinanza attiva e responsabile nel settore della finanza, nella consapevolezza che la sfida in gioco prima ancora che economica e finanziaria è culturale. Suo principale compito è quello di stimolare le persone ad interrogarsi e prendere coscienza di quanto le azioni umane, anche quotidiane, possano incidere nei contesti in cui si vive e si opera: si parla di lavoro, consumo, risparmio, per citare le principali attività che caratterizzano l’homo economicus, ben sapendo però che questa componente umana non può confliggere con quella parte che rappresenta il nostro sentire, i nostri valori, le nostre aspirazioni più ideali.

La Fondazione Finanza Etica è anche pioniera, in Italia, dell’azionariato critico; si tratta, nella sostanza, di una attività di ricerca, sensibilizzazione ed azione che, grazie ad una attiva cooperazione con realtà e movimenti della società civile, è finalizzata a fare pressione su grazie aziende e imprese, operanti il più delle volte in contesti internazionali, che presentano elementi di criticità sul fronte della responsabilità sociale ed ambientale. Questa attività si concretizza nell’acquisto di un numero simbolico di azioni di società controverse; questo da diritto a partecipare alle loro assemblee generale portando così, sotto i riflettori degli altri azionisti e dell’opinione pubblica, le criticità individuate.

Il Gruppo Banca Eticanon parla solo italiano, da tempo infatti si è intrapreso con alcune realtà spagnole un percorso finalizzato alla realizzazione di un progetto italo spagnolo di finanza etica. Principale attore di questo percorso in Spagna è stata la Fondazione Fiare, nata alcuni anni fa per stimolare i cittadini a un uso più responsabile del loro risparmio. Elemento vincente di questo progetto è stata la scelta di fondere in una unica organizzazione due patrimoni che si erano via via creati grazie alla promozione della cultura della finanza etica in Italia e Spagna, dando così respiro e forza a quella visione che va oltre i confini dei propri paesi e crea relazioni e collaborazione tra quanti, persone ed organizzazioni, nel mondo si ritrovano nei valori della finanza etica. Questo ha fatto sì che oggi anche in Spagna ci sia una struttura operativa che offra servizi e prodotti di finanza etica, sia una fondazione gemella di quella italiana: la Fundacion Finanzas Eticas.

Le due fondazioni sono state le promotrice di una rete europea Shareholders for Change formata da investitori istituzionali che impegnano per stimolare le aziende a diventare attori di uno sviluppo realmente sostenibile. Per info: https://www.shareholdersforchange.eu/

Nel 2019 entra nel gruppo Banca Etica Cresud, una societàche offre risorse finanziarie e servizi di assistenza a Organizzazioni di microfinanza, Produttori di commercio equo e sostenibile, Cooperative, Reti, Associazioni e ONG in America Latina, Africa ed Asia. Questa società è stata costituita nel 1999 da persone, cooperative ed associazioni che operano nel campo dello sviluppo sostenibile, della cooperazione nord sud, del commercio equo. CreSud mette a disposizione risorse finanziarie a chi, nei paesi del Sud del mondo, non riesce ad accedere al circuito bancario tradizionale, con un duplice obiettivo:

  • consentire l’accesso al credito ai soggetti svantaggiati, normalmente esclusi dai sistemi finanziari locali, facilitando la crescita dell’economia sostenibile
  • incentivare scelte di risparmio etico e di investimento socialmente responsabile.

Per info: https://www.bancaetica.it/cresud

Il Gruppo Banca Etica e la Laudato si’

La finanza occupa una posizione centrale nell’analisi che l’Enciclica svolge sulla crisi ecologica, sociale e culturale in cui è avvolto il pianeta. L’Enciclica individua nella finanza il vero motore dell’attuale modello di sviluppo, causa di squilibri, storture, disuguaglianze, rischi globali. Allo stesso tempo l’Enciclica può essere il viatico per una riflessione costruttiva e innovativa della finanza, sulla possibilità che torni a essere ciò per cui essa nasce, cioè far incontrare domanda e offerta di denaro per lo sviluppo sociale, ambientale, umano della società.

Il Manifestodella Banca Etica sembra dialogare molto con i contenuti della Laudato si’, nel concepire l’idea stessa della sostenibilità di una società nella quale i tre pilastri di sviluppo economico, coesione sociale e tutela ambientale sono pensati in modo fortemente integrato. Il Manifesto delinea anche un ambito di impegno e di attività che possano delineare una riforma strutturale della finanza. Vengono così indicati alcuni obiettivi e strumenti di riforma che, anche in vista dell’Economia di Francesco possono essere oggetto di confronto per tradurre le indicazioni contenute nella Laudato si’ in concreti passi per la riforma del sistema.

Per questo Fondazione Finanza Etica, in collaborazione con il Gruppo Banca Etica, Fra Sole e Sisifo, ha promosso il 1 febbraio 2020 ad Assisi il seminario Riparare la nostra casa comune. Laudato si’, economia e finanza etica, da intendersi anche come un contributo del Gruppo Banca Etica al percorso che porterà i giovani economisti chiamati dal Papa a discutere dell’Economia di Francesco.

Il Gruppo Banca Etica, Esperti del settore bancario e finanziario insieme a 100 giovani economisti e ricercatori under 35 nell’incontro di Assisi hanno elaborato riflessioni e fornito proposte sul rapporto tra Laudato si’ e finanza etica. Le abbiamo riassunte in un videoe riportate nel reportdell’incontro.

 

 

Africa e… mondo – Le “tontine” 

Sono pratiche nate in Africa e ormai correnti in molte parti del mondo, in cui le persone mettono insieme le proprie risorse per finanziare un progetto o l’acquisto di beni che servono alla collettività o a una parte di essa. Fanno parte della logica del mutuo aiuto, del sostegno reciproco. Possono servire ad esempio per aiutare qualcuno ad avviare la propria attività professionale, oppure per assicurare l’acquisto di prodotti di cui una collettività ha bisogno. Servono anche per risolvere problemi comuni quale occuparsi dei bambini mentre i genitori lavorano: in questo caso la tontine consiste nel mettere in comune dei soldi per pagare una persona alla quale si affidono i bambini. Ci sono molte forme di tontine ma tutte sono basate sulla fiduccia tra le persone che ne prendono parte. Non sono meccanismi di prestiti speculativi. Funzionano sulla logica della solidarietà tra membri di una comunità.

 

                                                                                                           

Cooperative ibride

Recentemente si stanno molteplicando le cooperative “ibride”, che combinano elementi dell’economia sociale (non profit) e dell’economia profit. Le cooperative ibride sono aziende di tipo sociale che hanno sviluppato modi di produrre o di commercializzare che accrescono l’importanza del profitto nella gestione complessiva pur mantenendo i valori sociali sui quali si è costruita l’azienda. Altre hanno cambiato la struttura giuridica verso una società per azioni per motivi di crescità e accesso a certi prestiti o per poter realizzare alleanze con soci for profit. Ma altre cooperative ibride lo sono diventate perche hanno fatto la strada opposta: sono aziende profit che stanno modificando la propria struttura, il funzionamento e gli stessi obiettivi assumendo una dimensione più etica. In Italia che conta più di 12.000 cooperative con un fatturato complessivo attorno ai 10 miliardi di euro e mezzo millione di impiegati, sorgono interrogativi.

Dal supermercato etico che vende prodotto biologici ed etici, agli investimenti socialmente e ambientalmente responsabili, le dinamiche sono molteplici e intrecciate e nessuna è priva di rischi. Vi è una crescente ricerca di senso in tutti gli ambienti, ma non si possono neanche ignorare le tentazioni di andare fuori strada sia consapevolmente sia per slittamenti progressivi inconsci. Viviamo un periodo epocale nel quale è essenziale interrogarsi in ogni momento e non lasciarsi illudere sulla propria capacità a mantenere l’indirizzo.  Per andare verso un’economia centrata sulla cura delle persone e dei beni comuni, occorre mettere su degli ecosistemi solidi che consentano di allargare la base dell’economia sociale e solidale.

                                                                                                           

 

Cosa possono fare gruppi di cittadini, associazioni e mondo accademico

Investire in ricerca, educazione e processi decisionali partecipativi “fuori dagli schemi”

Per decenni, sono stati fatti enormi investimenti pubblici e privati per la ricerca e per campagne di comunicazione con lo scopo di convincere gli individui e i dirigenti che la libera concorrenza e la competitività sono necessarie per generare ricchezza, una richezza che finirebbe per avere effetti benefici anche per i meno abbienti. L’economia della competizione si è diffusa e ha generato delle ricchezze, deludendo però le persone e l’ambiente. Questo sistema ha generato disparità sociali crescenti e distruzioni di ecosistemi mai viste prima – che a loro volta richiedono dei costi di riparazione enormi – e lascia ingiustificabilmente inattesi molti bisogni umani. Per rovesciare questa spirale discendente, abbiamo bisogno di considerevoli investimenti nella ricerca sulle economie trasformative che sono centrate sulle persone, che mettono gli scambi solidali, la riduzione della povertà e la cura reciproca al posto della competizione, della speculazione e dell’avidità. Tale ricerca deve abbracciare le dimensioni sociologiche, legali, etiche e filosofiche delle scelte economiche. Dobbiamo anche dedicare risorse finanziarie e umane significative per approfondire queste ipotesi economiche: organizzare dibattiti fra accademici, attori dell’economia e responsabili politici, diffonderne i risultati, investire nell’istruzione ed infine far sì che ai cittadini venga data la possibilità di riflettere su ciò che rispecchia i loro veri valori e verificare se le regole e i meccanismi in funzione mettono realmente le persone e la natura al di sopra dei profitti.

Libero accesso alla conoscenza e all’innovazione

L’economia della competizione,ora egemone,tende inoltre a mercificare la conoscenza e le competenze, rallentando l’innovazione e lo sviluppo e generando disparità, mentre invece il libero accesso alla conoscenza e all’innovazione dovrebbe essere la norma. Condividere la conoscenza e le lezioni tratte dall’esperienza favorirebbe le iniziative da parte di individui, gruppi, imprenditori, attori privati o pubblici che aspirano a costruire un’economia veramente umana. Questo, permetterebbe ai Paesi e alle comunità ovunque nel mondo di prosperare ed essere in grado di fare la loro parte per risolvere problemi di natura globale o transnazionale, quali, ad esempio, le questioni ambientali e climatiche.

Ciò può essere fatto in una miriade di modi, comprese le piattaforme web. Ma, un elemento importante è quello di far sì che l’informazione sia disponibile nelle varie lingue locali. L’esperienza dimostra che non possiamo dare per scontato che l’utilizzo di una “lingua franca”, qualunque essa sia, possa essere sufficiente.

Istituire dei “nessi” di conoscenza accessibili liberamente

Uno degli strumenti di trasformazione più potenti è la condivisione delle conoscenze e la messa in comune delle esperienze. Gli individui, i gruppi, le comunità, le istituzioni e le imprese a vocazione sociale beneficerebbero fortemente delle lezioni che si possono trarre dalle esperienze fatte da altri attraverso l’accesso libero a casi di studio di pratiche istruttivescritti in modo pedagogico. Cio’ può essere facilitato dalle tecnologie informatiche. La creazione di appositi centri di conoscenza  (hub) basati su piattaforme internet gratuitamente accesibili al pubblico possono offrire dei servizi preziosi.

Costruire un “hub di pratiche istruttive” sull’economia sociale e solidale per gli enti locali

Gli enti locali e le Regioni sono in un’ottima posizione per offrire un potente contributo alla crescità di iniziative di carattere economico centrate sul benessere delle persone e sulla cura dell’ambiente. Ognuno può trarre ispirazione dalle esperienze fatte da altri enti locali, evitando insidie grazie alle lezioni che altri comuni o regioni hanno imparato da successi e fallimenti. Si dovrebbe trovare un accordo, idealmente con il sistema delle Nazioni Unite, per potere scambiare su scala mondiale, e il sostegno di alcuni governi per concepire e gestire un hub globale di pratiche istruttive per gli enti locali dedicato all’Economia di Francesco / l’economia sociale e solidale.

 

Mondo – Scienza aperta

La conoscenza dovrebbe essere considerata un bene comune universale. E’ la base sulla quale si costruisce la cittadinanza e la capacità di ciascuno di vivere una vita dignitosa e di prendersi cura della società e della natura che ci nutre.  In realtà, l’accesso a tanta parte della conoscenza è a pagamento in quasi tutti i Paesi, in particolare quando si tratta di conoscenza accademica, sia che si tratti di scoperte e di dati presenti in pubblicazioni a pagamento, sia che si tratti dei risultati di ricerche brevettate. Cio accresce i divari sociali non solo all’interno di un Paese ma anche tra imprese a livello internazionale e tra ricercatori di varie discipline che operano in Paesi diversi in situazioni molto differenti pur lavorando sullo stesso tema. Quando leggere un solo articolo costa 9 dollari e poterlo caricare e usare ne costa 40, un’istituto universitario della zona saheliana in Africa non è alla pari di una prestigiosa università degli USA – e moltissimi individui sono fuori gioco. Si accrescono i divari anche in campi vitali quale la ricerca medica. Il Covid19 vede 173 laboratori nel mondo competere per produrre e vendere trattamenti e vaccini mentre dovrebbero superare ogni calcolo di potenziali profitti e mettere tutti gratuitamente in comune le loro conoscenze e funzionare come un’unica squadra mondiale per salvare centinaia di migliaia di vite ovunque si trovino. Trattandosi di un problema comune a tutta l’umanità, trattamenti o vaccini, se trovati, dovrebbero essere considerati bene comune dell’umanità, privi di qualisiasi brevetto e resi accessibili a tutti. Ma la realtà è molto diversa.

Da 10 anni a questa parte pero, si sta sviluppando il movimento cosidetto della “scienza aperta” (“open science” in inglese) con l’obiettivo di rendere accessibile gratuitamente e liberamente a tutti la conoscenza ed in particolare i risultati della ricerca scientifica. E’ facilitato dalla tecnologia internet che permette di scambiare rapidamente dati e analisi a livello  mondiale a costi ragionevoli. Si tratta di accelerare la generazione e la condivisione di nuove scoperte e competenze.  In concreto, invece di fare conoscere i risultati della ricerca tramite riviste e banche dati a pagamento o chiuse, si pubblicano su siti web specializzati per diffonderli gratuitamente a tutti – imprese, ricercatori, e cittadini – senza ostacoli o ritardi, e autorizzarne l’uso libero (rispettando certe regole quali l’obbligo di citare la provenienza).La scienza aperta facilita il lavoro collaborativo, la cooperazione e la transdisciplinarietà, cosi come permette di integrare delle idee ed esperienze di persone della società civile a prescindere della loro formazione…

Per mettere l’economia al servizio della gente e del bene comune, occorre sottrarre la conoscenza alla privatizzazione e alla mercificazione. È dunque utileriflettere su come sviluppare l’accesso aperto, la condivisione gratuita, i software liberi, e esplorare come migliorare le licenze “creative commons”che permettono di rendere il proprio lavoro disponibile a tutti affinchè lo si possa utlizzare e adattare a scopi positivi dando pieno credito agli autori. Un problema da risolvere è il costo della gestione. Se un ricercatore deve pagare per caricare le sue scoperte su un sito idoneo, non è una soluzione soddisfacente.

E’ interessante menzionare che per agevolare la scienza aperta, la Commissione Europea ha preso l’iniziativa di costruire un sistema tecnologico chiamato European Open Science Cloud basato su infrastrutture già esistenti che offrira servizi a imprese, enti e individui di tutti livelli per gestire, condividere e riutilizzare i dati della ricerca in modo sicuro e nel rispetto delle norme. Questo spazio virtuale consentirà a 1,7 milioni di ricercatori e 70 milioni di professionisti nei settori della scienza, della tecnologia, delle scienze umanistiche e sociali di federare le infrastrutture scientifiche esistenti, attualmente divise per discipline e tra gli Stati membri dell’UE al fine di archiviare, gestire, analizzare e riutilizzare dei dati di ricerca.

 

Cosa possono fare gli Enti Locali

ovverocome gli enti locali possono sfruttare le risorse umane locali e stimolare e utilizzare il potenziale dell’economia sociale e solidale per fronteggiare questioni sociali, ambientali e di società.

 

Utilizzare le risorse umane locali

Un Ente Locale può facilitare il benessere locale e il “buon vivere” (come si dice in America Latina, “el buen vivir“), mai risultati dipendono solo parzialmente dalle iniziative e dai servizi da esso offerti. Che si tratti di coesione sociale, solidarietà e opportunità per vivere una vita soddisfacente, tali condizioni derivano dalla somma totale di ciò che tutti gli individui, le istituzioni e le imprese fanno in un dato territorio e come operano e interagiscono fra di loro. Ciò può sempre essere migliorato. La maggior parte delle comunità non riescono a generare gli alti livelli di soddisfazione di cui sono capaci perché non sfruttano tutto il proprio potenziale. Gli Enti Locali possono svolgere un ruolo determinante per rivelare e mettere in atto tale potenziale.

La vera sfida non è solo nell’applicare il principio di sussidiarietà in maniera verticale, ma nello strutturare una “sussidiarietà circolare”, come dice Gianni Fogliato, Sindaco di Bra (Italia), ovvero ripensare i processi decisionali e gli schemi di attuazione basandoli su processi partecipativigenuini che coinvolgono i cittadini e i soggetti interessati (privati o pubblici che siano) al fine di creare un’economia reattiva e inclusiva all’interno della quale non si siaossessionati dalla creazione dell’impiego ma piuttosto concentrati sul far sì che ognuno abbia un ruolo sociale e l’abilità di accedere ai mezzi necessari per vivere una vita dignitosa. Questi approcci facilitano non solo l’accesso alle necessità di base della popolazione, ma migliorano anche la qualità della vita, le relazioni sociali, la cura e la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali. Trovare le giuste soluzioni dipende innanzitutto dalla formulazione corretta dei problemi da risolvere. La sfida ha a che fare con l’educazione civica e l’educazione alla cittadinanza per raggiungere livelli più alti di attenzione ai beni comuni e pubblici, con meno spreco, più attività di cura, una gestione delle imprese più umana…etc.

C’è una ricchezza di lezioni da imparare partendo dalle esperienze di città sparse ovunque nel mondo. Alcune di queste rivelano che non tutte le attività che strutturano un’economia della curadevono necessariamente essere basati su scambi monetari.

 

Stimolare e sfruttare l’Economia Sociale e Solidale (ESS) e i suoi molteplici benefici

In questo documento, prendiamo in considerazione esperienze di varie origini, e alcune di queste rivendicano una parentela con un tipo preciso di economia (l’economia di comunione, l’economia della condivisione, l’economia della cura…). In attesa della definizione ad Assisi dell’”Economia di Francesco”, nella parte che segue raggrupperemo tutte queste esperienze nella definizione utilizzata dalle Nazioni Unite, ovvero Economia Sociale e Solidale (ESS).

L’Economia Sociale e Solidale si riferisce alla produzione e alla fornitura di beni e servizi da parte di organizzazioni e imprese che hanno obiettivi sociali e ambientali espliciti, orientati da principi e pratiche di cooperazione, solidarietà, etica e autogestione democratica (“una persona, un votoinvece di “un’azione, un voto”).

Le imprese dell’ESS sono presenti virtualmente in ogni settore di attività. Possono assumere varie forme: cooperative, associazioni, fondazioni, cooperative di credito, imprese sociali, ecc. Possono essere no-profit o low-profit. Nei Paesi in via di sviluppo, l’ESS è uno strumento importante nella transizione da economia informale a economia formale.

L’ESS è indipendente dai governi e dai poteri finanziari. Non cerca di massimizzare i profitti ma ridistribuisce il surplus ai suoi impiegati, lo rinveste nell’impresa o sostiene progetti locali che hanno un impatto sociale o ambientale.

L’ESS è guidata dal bene comune. La governance democratica dei modelli delle organizzazioni dell’Economia Sociale e Solidale contribuisce a promuovere l’impegno civico e la coesione sociale nei quartieri.

Per loro natura,molte organizzazionidell’Economia Sociale e Solidale sono in una posizione unica per coltivare e sfruttare il potenziale inutilizzato di molti individui che hanno poche opportunità di prendere parte nella vita sociale, economica o culturale. Gli attori dell’economia sociale e solidale e gli enti locali sono radicati a livello locale e seguono almeno in parte obiettivi simili – in linea con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 il che fa sì che siano alleati naturali, e le municipalità hanno molto da guadagnare nell’aiutare a fare crescere a livello locale l’economia sociale e solidale.

In che modo un Ente Locale può sfruttare il potenziale dell’Economia Sociale e Solidale

 

L’Economia Sociale e Solidale è una miniera d’oro per gli Enti Locali. Gli Enti Locali possono sfruttare le capacità trasformative dell’Economia sociale e solidale e la sua prossimità con la gente. Ma soprattutto possono fare una cosa strategica: aiutare l’Economia Sociale e Solidale a crescere. Un processo che giova a tutti. Un numero sempre più grande di città nel mondo sono ora attivamente impegnate nella promozione dell’ESS e tra queste ci sono Montreal (Canada), Parigi (Francia), Seoul (Corea del Sud).

Un Ente Locale non può sempre creare direttamente o rafforzare un’impresa dell’ESS, poiché le organizzazioni dell’Economia Sociale e Solidale nascono solitamente su iniziativa di cittadini o di gruppi costituiti e hanno una struttura decisionale democratica che non può essere influenzata dall’esterno. Ma con un po’ di creatività, anche gli enti locali possono fornire un sostegno diretto – o una leadership – in vari modi.

Ecco alcuni benefici che gli enti locali possono trarre dalla promozione dell’economia sociale e solidale e dai partenariati con imprese dell’economia sociale e solidale:

  • aiutare le comunità a soddisfare i molteplici bisogni locali
  • concentrare azioni a favore delle popolazioni svantaggiate
  • cercare risultati sociali piuttosto che profitti
  • promuovere la partecipazione dei cittadini
  • costruire fiducia, stima di sé e comportamenti civili fra gli emarginati

I partenariati con le imprese dell’ESS possono avere un effetto moltiplicatore

  • Accrescono l’economia
  • Migliorano le infrastrutture
  • Generano benefici sociali, sanitari, ambientali

Tutto ciò è più facile da realizzare laddove esistono degli strumenti che creano condizioni favorevoli per il soggetti dell’Economia Sociale e Solidale, quali politiche locali, partenariati pubblici-privati/ESS, appalti pubblici, partecipazione e impegno dei cittadini.

Gli Enti Locali possono sostenere / aiutare a fare crescere l’economia sociale e solidale attraverso misure specifiche o includendo certi organismi dell’economia sociale e solidale in politiche esistenti. Questo può richiedere risorse finanziarie, ma può anche essere fatto a costi ridotti o senza alcun costo utilizzando il potere di convocazione degli enti locali.

Oltre ad avere un potere decisionale a pieno titolo, i consiglieri municipali e i sindaci possono trarre vantaggio dall’elaborare,con l’aiuto di attori dell’ESS,dei processi partecipativi che coinvolgono i cittadini perchécosi facendo danno nascita a un futuro basato su una nuova cultura della responsabilità individuale e collettiva.

Le azioni concrete degli Enti Locali

Sensibilizzare.Il fattore più importante è probabilmente la sensibilizzazione in ogni settore della società sull’esistenza dell’economia sociale e solidale e sui suoi molteplici benefici. Molte persone ignorano il valore sociale e i principi manageriali umanisti delle mutue assicuratrici o di certe catene di supermercati a loro familiari. Non sono consapevoli di tutte le numerose strutture create  da cittadini che hanno un’impatto sulla vita della loro comunità, incluse quelle che offrono servizi sociali. Ignorano il fatto che alcune imprese che forniscono regolarmente servizi usuali(ad esempio una tipografia, un’agenzia pubblicitaria, un supermercato, un negozio di abbigliamento o un ristorante…etc) sono in realtà gestite da cooperative operanti in maniera orizzontale, che seguono principi etici, assumono i disabili o riqualificano persone disoccupate da molto tempo per riconnetterle al mondo del lavoro e trovare loro un impiego stabile, etc. Spesso i giovani imprenditori non immaginano neanche di potere strutturare la loro azienda secondo i principi dell’economia sociale e solidale. È dunque essenziale rendere l’economia sociale e solidale visibile attraverso ricerca, campagne di sensibilizzazione degli abitanti, riconoscimento ufficiale e iniziative di comunicazione creative. Per questo, tutti i comuni dovrebbero mettere in evidenza nei loro siti web ufficiali delle informazioni sull’Economia Sociale e Solidale.

Nominare un Assessore per l’Economia Sociale e Solidale.Un forte segnale da dare è quello di nominare un assessore o consigliere incaricato di promuovere l’ESS. Ciò, non solo dà visibilità al settore, ma crea un riferimento al quale le persone possono rivolgersi e un centro di iniziative che possiede una legittimità per prendere delle decisioni, attivare la capacità di convocazione del Comune e incoraggiare ogni dipartimento della municipalità a integrare l’economia sociale e solidale nell’ambito della loro missione.

Quest’ultimo punto è molto importante. Uno degli ostacoli ad un’azione efficace è che l’economia sociale e solidale passa spesso inosservata fra i vari rami dell’amministrazione municipale. Tutti i dipartimenti dell’amministrazione municipale devono essere pienamente coinvolti, il che significa che devono anche essere ben consapevoli del valore e dei limiti dell’economia sociale e solidale, oltre ad essere formati ad integrarla nel loro lavoro. Devono, anzitutto, percepire che si tratta di una priorità del sindaco e del Comune. In caso contrario, la negligenza a livello politico si trasformerà in negligenza a livello amministrativo. Questo vale anche per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili in quanto tali:essi avranno successo solo se considerati una priorità esplicita. Anche quest’ultimi dovrebbero figurare in maniera evidente sui siti web dei Comuni!

Organizzare eventi pubblici. Alcune città organizzano eventi pubblici per dare visibilità alla varietà di attori dell’economia sociale e solidale e ai loro contributi. Gli eventi possono prendere diverse forme: fiere di strada, esposizioni all’aperto, riunioni cittadine…

Lanciare un premio dell’economia sociale e solidale. Alcune città organizzano ogni anno dei “premi per l’economia sociale e solidale”, conferendo un riconoscimento pubblico alle iniziative locali particolarmente innovative o aventi un impatto sociale.

I premi possono essere semplici onorificenze, ma possono anche includere una ricompensa in natura o in denaro. Sollecitando le imprese a contribuire al premio, il comune aiuta inoltre a sensibilizzare in maniera reciproca creando ponti fra gli attori dell’economia sociale e solidale e le imprese classiche di mercato.

Creare una certificazione dell’economia sociale e solidale.La città di Lione in Francia conferisce un’etichetta speciale agli attori dell’economia sociale e solidale che rispondono a una serie di criteri, permettendo loro di mostrare nei loro locali, nei loro prodotti e nella loro comunicazione un logo che conferisce loro un valore aggiuntivo. La diffusione del logo è anche un modo in séper attirare l’attenzione sull’economia sociale e solidale e la sua missione.

Facilitare i tirocini all’interno di strutture dell’economia sociale e solidale. La città di Parigi ha avviato una grande campagna di sensibilizzazione facilitando i tirociniper studenti all’interno di strutture di economia sociale e solidale, mettendo in piedi una piattaforma internet ad hoc. La città fa proattivamenteun inventario delle offerte disponibili, organizza regolarmente campagne d’informazione utilizzando diversi canali per tenere al corrente gli studenti sulle diverse opportunità di tirocini disponibili e per informarli su cos’è l’economia sociale e solidale.

Creare una camera dell’Economia Sociale e Solidale.In Svizzera, la città di Ginevra ha organizzato la creazione di una camera dell’Economia Sociale e Solidale basata sul modello delle Camere di Commercio. Altrove, certi Comuni hanno optato per il conettersi tra di loro al fine di creare insieme camere regionali capaci di consolidare la presenza dell’economia sociale e solidale su un territorio più vasto.

Creare un’agenzia per diffondere l’economia sociale e solidale. Alcune città hanno creato delle agenzie ufficiali per lo sviluppo locale dell’Economia sociale e solidale.

Creare degli incubatori aziendali dell’economia sociale e solidale. Altri sono riusciti a fondare un centro per l’economia sociale e solidale che talvolta svolge la funzione di incubatore aziendale per le start-up dell’economia sociale e solidale.

Sfruttare il potere di convocazione del Comune. Senza spendere soldi, un governo municipale può utilizzare il suo potere di convocazione (vale a dire la posizione che occupa, che gli permette di invitare a riunirsi delle persone, istituzioni e aziende) al fine di aiutare a fondare una cooperativa, accompagnare un’iniziativa in corso radunando i partner potenziali o i consiglieri, oppure negoziando un accordo specifico per sbloccare una situazione particolare.

Mettere a disposizione le infrastrutture pubbliche.Alcuni enti mettono a disposizione le infrastrutture pubbliche per aiutare a fare crescere l’economia sociale e solidale: terreni, spazi urbani, edifici, etc. Ciò viene generalmente fatto per iniziative specifiche come la promozione della proprietà domiciliare per persone con redditi medi o bassi come negli esempi precedentemente illustrati, o per la creazione di un centro di scambi di servizi (“Accorderie” /”Services Matching Centre”  – vedere sopra), o la creazione di un incubatore aziendale.

Appalti e subappalti. Gli enti locali possono dare sostegno diretto all’economia sociale e solidale contrattando servizi dalle imprese dell’economia sociale e solidale e attraverso pratiche di approvvigionamento. Abbiamo visto l’esempio dell’affidamento in appalto a una cooperativa di donne della raccolta rifiuti della città di Bamako in Mali, ma ciò può essere fatto in varie forme. Ad esempio, quando il Comune prevede un ricevimento per un evento, l’amministrazione municipale può scegliere di affidare l’incarico ad una cooperativa di “ritorno all’impiego” specializzata nel fornire servizi di ristorazione. Sempre più città introducono criteri sociali, ambientali ed etici nelle loro regole di appalto/approvvigionamento che favoriscono le imprese di economia sociale e solidale e conferiscono un vantaggio alle strutture che operano sulla base di norme etiche e sostenibili.

Politiche di approvvigionamento. Laddove la legislazione nazionale lo permette, i comuni possono introdurre nelle gare d’appalto per l’approvvigionamento di beni e servizi dei criteri che offrono vantaggi a compagnie che hanno obiettivi sociali e ambientali specifici (imprese sociali, mobilità, etc) e che funzionano sulla base di regole e principi manageriali etici forti  (cooperative, etc). Ciò può essere una regola generale che si applica a tutti i servizi e beni che il Comune compra o applicarsi solo in circostanze specifiche. In ogni caso, è importante adottare formalmente delle regole di ”Approvigionamento Verde” vale a dire che nessun acquisto deve avere un impatto negativo sull’ambiente.

 

Avviare incentivi per pratiche virtuose. Il comune pò incoraggiare buone pratiche economiche e ambientali mettendo in opera una varietà di incentivi. Ad esempio una riduzione delle tasse per coloro che fanno un uso responsabile dei beni comuni (tali acqua, giardini, la messa a bando del materiale usa e getta, l’installazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici o ancora tritarifiuti per bottiglie di plastica negli uffici, etc..) o anche delle tariffe ridotte (sull’acqua, l’energia, etc).

 

Adottare misure per regolare il consumo d’acqua. Questo può essere fatto in ogni edificio o proprietà comunale, e gli incentivi possono essere concepiti per le imprese come per i privati. L’accesso sicuro all’acqua è un diritto fondamentale. Deve essere messa a disposizionedi tutti, però ognuno deve farne un uso responsabile in termini di quantità e impatto ambientale. I piani devono essere fatti in modo da raggiungere una situazione ottimale in ogni contesto al più presto, e non oltre il 2030.

 

Alcuni esempi

 

Greater London Council + Comune di Parigi: soluzioni per l’alloggio

  • Contrastare la speculazione immobiliare e superare la gentrificazione(Londra)
  • Comprare un appartamento a metà del prezzo di mercato ? (Parigi)

Il Comune di Parigi sta attualmente riprendendo l’iniziativa del Greater London Council (GLC) per contrastare l’aumento vertiginoso della speculazione immobiliare che ha come conseguenza una carenza di alloggi accessibili alla classe media e la gentrificazione di interi quartieri.

In un quartiere con terreni comunali edificabili, il GLC fece un accordo con un “Community Land Trust (CLT)”, cioè con un Fondo Locale Fondiario di proprietà e sotto controllo dei suoi membri e della comunità locale, un tipo di struttura dell’economia sociale e solidale nato negli Stati Uniti. Il GLC vendette la terra a prezzo scontato al CLT a condizione che i terreni disponibili venissero tolti per sempre dalle transazioni di mercato. A sua volta, il CLT garantì 99 anni di affitto a basso costo ipotecario a una cooperativa pioniera di proprietà di alloggiche ha l’obiettivo di rigenerare il quartiere stesso, con la condizione che la proprietà del terreno sia separata da quella dell’edificio. I membri della cooperativa pagano dunque il 30% o il 35% del loro salario ogni mese per diventare proprietari della loro dimora, e accumulano una partecipazione azionaria nella proprietà che sarà lororipagata alla partenza in maniera proporzionale alla somma versata, prendendo in considerazione il valore di mercato del solo edificio. Attraverso la separazione del valore del terreno da quello del costo della proprietà su di esso edificata, questo modello ha posto un freno considerevole all’inflazione dei prezzi degli alloggi, e di conseguenza ha reso accessibili alloggi di qualità a persone con basso o medio reddito. La varietà sociale che ne risulta nel quartiere ha inoltre abbassato le tensioni, dando così frutto a un rendimento sociale sui sussidi pubblici molto più alto dei consueti schemi di proprietà domiciliare low-cost.

Questo modello è ora studiato dalla città di Parigi che aspira a dimezzare il prezzo al quale si vendono in media gli appartamenti sul mercato, rendendoli accessibili alla classe media che fino ad ora non era in grado di diventare proprietaria di un alloggio.

Benefici:

  • Rende la proprietà domiciliare possibile per persone provenienti dalla classe media
  • Frena la speculazione
  • Riduce la gentrificazione
  • Assicura un livello più alto di coesione sociale
  • Riduce le tensioni e la delinquenza
  • Genera un livello più alto di responsabilità sociale fra gli individui

Mali – Bamako: dalla raccolta rifiuti alla promozione della salute

Nel 1991, nonostante la spesa di un terzo del proprio budget nella raccolta rifiuti, il governo municipale poté raccogliere solo la metà di essi. Con un’azione strategica, oil Comune decise di assegnare il servizio di raccolta rifiuti ad una cooperativa di donne.

Delocalizzando il servizio a un’impresa di economia sociale e solidale, portò più benefici alla città e alla popolazione di quanto previsto inizialmente. In effetti, per lo stesso budget, la cooperativa sensibilizzò sui benefici di un ambiente pulito e migliorò l’igiene, i servizi igienici e la salute, poiché nello spirito dell’economia sociale e solidale, l’obiettivo finale della cooperativa era quello di aiutare le persone in aeree svantaggiate a migliorare la loro condizione di vita. Procedendo alla raccolta rifiuti, i membri della cooperativa femminile COFESFA dialogarono con le famiglie fornendo le informazioni e la formazione necessaria. In questo modo il Comune attribuì degli impieghi alle donne della cooperativa e attraverso loro stimolò le produzioni locali, dato che la cooperativa incoraggiò le famiglie a migliorare le condizioni d’igiene utilizzando dei bidoni metallici con dei coperchi. La cooperativa vendette ogni anno molte centinaia di bidoni fabbricati da artigiani locali (creando cosi posti di lavoro), e fornì anche degli spazi pubblici. Costruì inoltre dei bagni pubblici nella stazione creando tre nuovi impieghi con i pagamenti degli utilizzatori. Ulteriormente, installò degli idranti e degli spazi per l’igiene personale nei quartieri svantaggiati.

Italia – Brescia: la città senza gare

La competizione è al centro del sistema economico dominante, allorchéun’economia al servizio delle persone e che prende cura della natura può solamente essere basata sulla collaborazione, la solidarietà e la cura reciproca. Ma la competizione è incorporata anche nei processi amministrativi, incluso quando fa da strumento per combattere la corruzione. Gli enti locali sono spesso intrappolati nella contraddizione di promuovere la competizione fra i vari attori sociali ed economici, interessati a prendere parte in un’azione collettiva, guidata dalla città per generare benessere, iviincluse le politiche di welfare. Consapevole di trovarsi in un tale dilemma, il Comune di Brescia, sperimentò il concetto di “città senza gare”. In sostanza rifiutava che lo sviluppo del sistema del welfare cittadino avvenisse attraverso gare d’appalto per l’affidamento dei servizi, e sceglieva di avviare un processo di lavoro comune con tutti gli Enti di Terzo Settore per la messa a punto condivisa di una azione corale per offrire ai cittadini risposte e servizi adeguati ( la “città del noi”).Per cominciare, questo conceto riconosce che da nessuna parte del mondo il welfare dipende strettamente dai servizi forniti ai cittadini dal Comune. È infatti l’intero tessuto locale fatto di individui, famiglie, istituzioni pubbliche e private a rispondere ai bisogni sociali nel territorio servito dal Comune.

Questo a tal punto che in termini di servizi sociali, il Comune di Brescia aveva calcolato che copriva solo attorno al 15% delle attività finanziatedi welfare, senza contare ovviamente il volontariato. I servizi sociali aspirano a prevenire, alleviare e possibilmente eliminare le difficoltà sociali ed economiche esistenti, e coprono una vasta gamma di aspetti della vita, daiproblemi fisici o emozionali, alla tossicodipendenza, alle relazioni interpersonali, alle disabilità, all’assistenza ai migranti, etc. e riguardano ogni età: neonati, bambini, adulti e anziani… Coinvolgono molte strutture: scuole, asili nido, scuole materne, case di riposo per anziani, infrastrutture sportive ma anche un certo numero di famiglie d’accoglienza, mobilizzando non solo il comune ma anche imprese, fondazioni, associazioni, chiese, lavoratori domestici, operatori sanitari, membri di una famiglia…etc Alcuni servizi sono finanziati dal comune, altri sono pagati dagli utenti e altri da enti di beneficenza..

Di conseguenza, invece di essere un distributore di risorse, Brescia decise nel 2013 di diventare un facilitatore di risorse, un “allevatore” di servizi e soluzioni collaborative. Utilizzando la sua capacità di invitare a riunire gli attori presenti sul suo territorio, il Comune decise di raggruppare tutti i vari attori contribuenti al welfare/benessere  nel territorio attorno a un tavolo al fine di costruire insieme le politiche sociali, le strategie e i programmi della città e organizzare la loro attuazione, inclusa la ripartizione delle risorse comunali. Per organizzare in modo legittimo e trasparente il flusso di risorse pubbliche verso questi enti, si impostò un sistema diffuso, rigoroso e aperto di accreditamento che produsse il superamento generalizzato – per questo settore – delle tradizionali gare d’appalto competitive. Praticando “l’arte di essere un enzima” e concentrandosi sulla costruzione di meccanismi cooperativi e strutturando gli scambi, il Comune ha contribuito a cambiare diverse abitudini dei vari attori, liberando tutti dalle logiche della competizione e dai suoi molteplici sottoprodotti negativi. Questo approccio liberò inoltre il comune dai ricorsi amministrativi che, quasi fisiologicamente, accompagnano l’indizione di gare d’appalto. E si ebbe un netto miglioramento dell’insieme dei servizi.

Francia – Parigi: servizio di assistenza d’emergenza per i senzatetto

Nel 1993, il Comune di Parigi istituì un servizio d’emergenza per i senzatetto (chiamato SAMU Social de la Ville de Paris – SSP) basato, da un lato, su squadre di assistenza mobili che pattugliano le strade per trovare persone in difficoltà, da un altro lato, su una linea telefonica specifica che chiunque può chiamare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le pattuglie possono portare assistenza immediata e trasportare i senzatetto in centri di assistenza sanitaria o in centri di cura o anche per pernottare in centri di accoglienza per crisi o di accoglienza diurna.

 

Il Comune istituì il servizio come un sogetto multi-partenariale  e lo registrò come associazione legalmente e finanziariamente indipendente, al fine di generare abbastanza risorse, e assicurare la sostenibilità a lungo termine dell’iniziativa. Il Comune utilizzò la sua capacità di convocazioneper invitare nella discussione tutte le entità pubbliche e private suscettibili di essere danneggiate o turbate dalla presenza di senzatetto. I soci forniscono cash, personale, uffici, attrezzature o altri tipi di sostegno in natura. E’ cosi che il Comune è stato raggiunto da un numero sempre crescente di soci, incluse le istituzioni pubbliche di assistenza sociale, ma anche le autorità dei trasporti pubblici (bus e metropolitana), gli ospedali, le ferrovie nazionali, etc.

Per estendere la gamma dei servizi offerti ai senzatetto, la SSP cerca attivamente sostegni finanziari supplementari. Insistendo sul senso di comunità inerente al suo lavoro, la SSP ha attratto contributi finanziari da corporazioni private desiderose di avere un’immagine genuina di buona cittadinanza aziendale. Per assicurare una base di sostegno a lungo termine, è stato istituito un comitato di sponsor aziendali,con una sua carta che vincola i partner a sostenere e sviluppare le attività presenti e future della SSP sul lungo termine, secondo le rispettive aree individuali di competenza. Mentre il primo anno il Comune ha sostenuto l’essenziale dei costi, le attività si sono settuplicatenei primi 4 anni, tuttaviala parte delle spese sostenute dal Comune scese ad un mero20% grazie al numero di partner coinvolti.

Attraverso l’allargamento dei suoi partenariati,inclusi quelli con le aziende donatrici,il Comune è stato in grado di rafforzare i propri servizi e di avviare nuove attività. Tra queste, ci sono, ad esempio, (1) il finanziamento di un servizio di assistenza medica reso possibile grazie ad un accordo con l’assicurazione sanitaria nazionale, (2) il pagamento delle spese di riqualificazione e reinserimento professionale e (3) la copertura delle spese di patrocinio legale degli assistiti.

Il partenariatoha reso possibile un’offerta di servizi che nessuna delle organizzazioni partecipanti avrebbe potuto offrire da sola e ha reso possibile la riduzione degli investimenti di ogni singolo partner.

 

Repubblica Coreana – Daegu: stabilire un ecosistema sostenibile di economia sociale e solidale

L’esperienza della città metropolitana di Daegu nella Corea del Sud dimostra che anche laddove la società civile è debole e non esiste un’esperienza precedente di partenariato pubblico-privato, è possibile costruire un forte ecosistema di economia sociale. Daegu è una delle aree più conservatrici del paese. Mentre il concetto di impresa sociale era già noto a Seoul all’inizio degli anni 2000, è solo dopo l’entrata in vigore della legge sulla promozione dell’impresa sociale nel 2007 che ha guadagnato terreno a livello nazionale. È stato istituito un sistema di certificazione, ma questo di per sé non ha sviluppato l’economia sociale

Il primo impulso è arrivato con l’adozione da parte della Corea del Sud di una ‘”agenda 21″ per attuare gli obiettivi fissati dalla conferenza di Rio del 1992 sull’ambiente e lo sviluppo. Daegu ha tenuto la prima convention mondiale di città solari nel 2004 e ha adottato una visione per l’autosufficienza di energia rinnovabile entro il 2050. Ciò ha portato le società di energia solare e rinnovabile a Daegu. Le principali ONG hanno condotto una campagna per incoraggiare una nuova cultura della camminata e del risparmio energetico che ha suscitato un’enorme interesse e portato a tutti i tipi di azioni e spettacoli da parte dei giovani. Il secondo impulso è provenuto da una zona povera in uno dei distretti di Daegu. I residenti si unirono per avere una biblioteca del villaggio che presto attirò molti bambini e dove le madri si incontrarono, crearono un sistema di baby-sitting e formarono gruppi di studio sulle donne. È stato istituito un movimento cooperativo che ha emulato azioni in altre aree al punto che nel 2018 erano state create più di 20 cooperative, imprese di villaggio e imprese sociali in quella zona.
Il terzo impulso è stato legato alla decisione del governo di concedere un sostegno finanziario alle imprese sociali. La maggior parte delle prime imprese sociali di Daegu si concentrava sull’aiutare i gruppi vulnerabili, e non era facile per le organizzazioni senza scopo di lucro, le cooperative e le piccole imprese ottenere la certificazione. Inoltre, le autorità locali non erano a conoscenza dei benefici dell’economia sociale e mostravano scarso interesse. Un grande cambiamento è arrivato nel 2009 quando il governo ha affidato a organizzazioni intermedie la responsabilità di sostenere le imprese sociali. Due eventi sono diventati punti di svolta: 1. la fiera cooperativa tenutasi a Daegu nel 2012. L’organizzazione intermedia ha esternalizzato le proprie spese a progetti sostenuti da gruppi di organizzazioni dell’economia sociale e solidale. Questo ha consentito la nascita delle prime reti di economia sociale del distretto locale di Daegu. Alcune università influenti hanno sostenuto queste iniziative, e la visione di Daegu City sull’economia sociale ha iniziato a migliorare non appena sono apparsi risultati tangibili. I funzionari pubblici hanno iniziato ad acquistare sempre più dalle imprese sociali, che a loro volta hanno migliorato la qualità dei loro beni e servizi. All’aumentare del volume delle transazioni, la cooperazione è stata aumentata, così come la fiducia nelle imprese sociali.

2. Nel 2014, mentre le elezioni del sindaco metropolitano stavano attirando l’attenzione nazionale, l’organizzazione intermedia ha riunito i candidati alle elezioni con quasi tutte le organizzazioni di imprese sociali di Daegu e ha ottenuto la promessa unanime che chiunque sarebbe stato eletto avrebbe sostenuto l’economia sociale. Dopo le elezioni, è stata istituita una divisione dell’economia sociale e il numero di funzionari pubblici in carica è aumentato da due a dieci. Alla fine del 2018, a Daegu, c’erano 915 organizzazioni dell’economia sociale e solidale.

Italia – Grottamare: Casa della legalità- Proprietà confiscate alla mafia e trasformate in modelli etici

Nel centro Italia, il comune di Grottammare insieme agli enti locali e regionali, l’associazione di società civile “Libera” ed altri soggetti, sta attualmente restaurando un edificio di 400m2 confiscato al crimine organizzato per crearvi degli appartamenti per famiglie con reddito molto basso che hanno urgentemente bisogno di un alloggio a prezzo accessibile.

Accesso alla cultura

La cultura è parte dell’economia. Da un lato, la cultura genera un considerevole giro d’affari. Dall’altro, però, l’accesso alla cultura è spesso limitato dai mezzi di cui dispongono gli individui. La barriera è talmente grande per le famiglie povere e per individui senza diritti che non pensano neanche lontanamente di poter partecipare alla maggior parte degli eventi culturali, spesso non facendo neppure uso delle infrastrutture comunali, biblioteche comunali incluse. È dunque importante superare gli ostacoli economici. Ma riconnettere le persone alla cultura è anche un modo di aiutare gli individui a superare le proprie barriere psicologiche e costruirsi un proprio posto nell’economia generale.

Francia – Strasburgo: industrie creative e cultura

A Strasburgo, il Comune ha deciso di investire nell’economia sociale e solidale per accrescere l’offerta nel settore culturale, per sostenere artisti e industrie creative e contribuire alla creazione di nuovi impieghi locali. A questo fine, co-finanzia e subappalta delle attività alla cooperativa “Artenréel”, che offre servizi d’impiego per opportunità lavorative artistiche o culturali, formazioni al management e servizi di produzione. “Artenréel” facilità anche gli scambi di esperienze fra artisti e creativi, connettendoli con una vasta gamma di imprenditori.

 

Proposte generali e risorse

Facilitare lo scambio di esperienze tra le città

Mentre l’economia dominante tende sempre di più a privatizzare (e mercificare) conoscenze e know how per garantire agli operatori vantaggi competitivi e rendite consolidate, gli operatori dell’ESS sono ispirati da una diversa visione economica e organizzano la condivisione del know how, della conoscenza e delle competenze. A tal fine vanno organizzati hub di raccolta e redistribuzione di buone pratiche. Sarebbe utile strutturare tra Comuni di vari continenti un apposito Hub di raccolta e redistribuzione di buone pratiche di Comuni.

Mondo – Grandi città: la rete C40

Le grandi città stanno già creando delle reti come la C40 centrata sulle questioni ambientali (e in particolare il cambiamento climatico) che ha come Vice Presidente il sindaco di Milano, per scambiare tra di loro competenze ed esperienze a livello mondiale. E’ cosi che per esempio ad Aprile, la città di Amsterdam ha approvato un piano di trasformazione profonda. Si è fissato l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 la quantità di risorse primarie che consumano i suoi abitanti e di essere entro il 2050 neutrale dal punto di vista climatico e al 100 % circolare – il che significa che a quella data produrrà pochissimi scarti poichè manterrà in uso le risorse che consuma il più a lungo possibile, ricavandone il massimo valore durante l’uso e recuperando e rigenerando i prodotti e materiali scartati alla fine della loro vita. Già entro il 2022 il 10% degli appalti pubblici sarà circolare e nel 2023 tutte le gare d’appalto saranno circolari.

Europa – La rete REVES

Esistono altre reti come REVES (la rete europea di citta e regioni dell’economia sociale) con sede a Bruxelles. REVES è l’unica organizzazione europea basata sul partenariato tra autorità locali e regionali e organizzazioni dell’economia sociale territoriale. I membri di REVES sono enti locali e regionali e organizzazioni dell’economia sociale che vogliono sviluppare politiche volte a promuovere l’economia sociale e solidale per una società più giusta, inclusiva, partecipativa e responsabile, e costruire una rete di innovazione sociale in termini di metodi e procedure basati sulla costruzione comune e sui mezzi comuni dei suoi membri e dei loro territori. Il REVES fa da tramite con le istituzioni dell’Unione Europea.

Una nuova bussola

Profitti, PIL, competizione (fra individui, fra imprese, fra Paesi…), mercificazione della conoscenza, crescita…quando la bussola è fuorviante, non dobbiamo sorprenderci di essere esausti e di esaurire la natura. Per ricostruire l’economia è necessario un nuovo indice di controllo basato su quello che le persone valutano veramente.

Il PIL è fuorviante poiché include produzioni positive e negative purché generino guadagno. Accrescere il PIL non ha senso di per sé e può addirittura rivelarsi pericoloso.

Una nuova economia richiede nuovi indicatori che riflettano veramente i valori interiori delle persone, così come le priorità e le aspirazioni spirituali. I nuovi indicatori non possono essere elaborati neanche dagli specialisti più brillanti: devono invece essere costruiti attraverso processi partecipativi. Non solo per essere sicuri che rispecchiano davvero le cose che contano per la gente, ma anche perchè è il modo per coinvolgere tutti, fare crescere la società, creare un senso di appropriazione, e responsabilizzare i cittadini e i diversi attori dell’economia.

Francia – Paesi della Loira – processi consultivi dal basso per definire gli indicatori delle politiche regionali

Nel 2009, la Regione dei Paesi della Loira in Francia ha deciso di lanciare una grande consultazione partecipativa partendo dal basso al fine di adattare il proprio budget e le proprie decisioni politiche alle vere priorità degli abitanti. In tutta la regione, si sono svolti 160 dibattiti cittadini nel corso dei quali i partecipanti hanno riflettuto su cosa ha valore per loro, su quali sono i problemi da risolvere e su quali criteri si possono utilizzare per misurare il progresso. Alle persone è stato dato il tempo di pensare e rivalutare le proprie proposte basandosi su scambi locali fra vicini, colleghi e conoscenze. A metà del 2011 erano state ricevute più di 7000 contribuzioni destinate ai facilitatori di tali processi democratici, mentre un’indagine aveva permesso di compilare 85 indicatori usati in altre parti della Francia e nel Mondo. Gli indicatori emersi furono di nuovo presentati ai cittadini per successivi dibattiti prima di arrivare alle conclusioni.

Nel 2013, sono emersi 27 indicatori identificati dalla popolazione, basati su 16 tipi di “ricchezza” che hanno a che vedere con le condizioni di vita, la qualità delle relazioni umane e il senso di responsabilità delle persone. Gli indicatori scelti riguardano il ritmo di vita, la salute, la biodiversità, il lavoro, l’infanzia, l’arte, la cultura, la famiglia, l’educazione, la cordialità, l’altruismo, la libertà, la giustizia, lo sport, la formazione professionale, l’uguaglianza, l’apertura di spirito, la coesione sociale, la felicità…etc. Il guadagno pro capite non è stato ritenuto, ma la generosità sì.

Altri elementi per un patto con Papa Francesco

Rimodellare l’economia richiede una riflessione approfondita sui valori che saldano le nostre società. Cosa non fare conta quanto cosa fare.

Da mettere al bando (cosa rifiutiamo):

  • La competizione fra esseri umani
  • I cambiamenti disuguali
  • Approfittare dello stato di necessità di qualcuno per ottenere guadagni squilibrati
  • Aumentare i prezzi del cibo quando c’è una carestia
  • Aumentare il prezzo delle medicine nel caso di una pandemia …
  • Brevettare le conoscenze essenziali per l’umanità (e.g. nel campo della salute…)
  • Brevettare medicine e vaccini essenziali e speculare sopra loro

Da promuovere:

  • La solidarietà
  • La cura
  • Dare priorità alle persone e alle risorse naturali piuttosto che ai profitti
  • Rispondete alle necessità sociali non soddisfatte
  • Mettere al centro il bene comune e l’interesse generale
  • Coltivare la responsabilità individuale e collettiva e l’auto-aiuto
  • Preservare la soddisfazione dei bisogni delle future generazioni e la loro abilità di decidere
  • Rafforzare e consolidarele connessioni sociali per promuovere l’inclusione
  • L’attenzione per i più vulnerabili
  • Rispettare i diritti umani fondamentali di tutti
  • Trovare soluzioni dignitose alle necessità di ciascuno
  • Garantire condizioni di lavoro decenti per tutti

Proposte Politiche

Ottenere la creazione di quadri istituzionali propizi

Insieme agli individui, finanziatori, aziende di ogni tipo e dimensione, associazioni e altri attori, lo Stato ha un ingente peso economico. Tuttavia, esso esercita anche un’influenza considerevole sulla natura dell’economia e sull’abilità di accrescerla perchè fissa le “regole del gioco”. Le leggi definiscono cosa può e non può essere fatto nelle relazioni economiche come nelle pratiche di lavoro. Le politiche fiscali possono guidare gli investimenti in date direzioni e incentivare o limitare alcuni settori. Il quadro legislativo svolge un ruolo cruciale ovunque e le misure politiche provenienti da vari livelli di amministrazione possono favorire attività specifiche. È perciò importante adottare leggi e regolamentiche riconoscano i numerosi benefici sociali, economici, ambientali e societali derivati da un’economia centrata sull’umano, e che sono concepiti appositamente per favorirne la crescita. Va notato che la Task Force delle Nazioni Unite sull’Economia Sociale e Solidale sta mobilitando le competenze interne dell’ONU e della società civile per preparare “una guida internazionale alle leggi che riguardano l’Economia Sociale e Solidale, e alle relative politiche pubbliche” allo scopo di essere in grado di rispondere ad eventuali richieste di Paesi che vogliono costruire o migliorare i loro quadri legali e politici per favorire lo sviluppo dell’Economia Sociale e Solidale.

A questo proposito, è importante:

  1. a) incoraggiare le autorità dei Paesi dove tali leggi non esistono o potrebbero/dovrebbero essere migliorate a dotarsi di un insieme appropriato di leggi e regolamenti o a ottimizzare quelle esistenti.
  1. b) invitare l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a riconoscere ufficialmente il contributo positivo al progresso umano delle varie forme di economia sociale e solidale e adottaremisure tese ad intensificare la cooperazione internazionale per rafforzarle e godere dei loro benefici ovunque.

Oltre a riconoscere il ruolo sociale delle cooperative, le leggi nazionali devono salvaguardare la loro specifica identità come enti la cui proprietà è separata dall’apporto di capitale e che sono strutturati per servire gli interessi di una gamma di soggetti specifici quali consumatori, produttori, clienti, impiegati, comunità locali, etc… mettendo al centro il bene comune.  Le regole devono anche prevenire ogni tipo di demutualizzazione tramite l’impossibilità di usare il patrimonio dell’azienda ad altri scopi di quelli inizialmente previsti e l’indivisibilità delle riserve, facendole diventare patrimonio imprenditoriale intergenerazionale al servizio della comunità locale. Ultimo ma non meno importante, il contesto legale dovrebbe posizionare le cooperative almeno allo stesso livello di altre imprese private, e offrire un numero di facilitazioni fiscali, come ad esempio un’esenzione dalle tasse per i profitti investiti nelle riserve indivisibili.

Rafforzare gli enti locali

Gli enti locali sono il grado di amministrazione più vicino alle persone. Sono in contatto con le realtà e sono in grado di agire rapidamente per sostenere l’economia e il tessuto sociale di ogni territorio senza tener conto della sua grandezza. Essi devono dunque avere il potere e i mezzi per svolgere il loro ruolo critico, inclusi i provvedimenti fiscali.

Rafforzare le organizzazioni internazionali

Gli attori economici dominanti operano al di là delle frontiere a livello globale, giocando con le disuguaglianze e accrescendole, controllando un numero di merci e spostando le proprie operazioni quando incontrano restrizioni locali. I governi da soli non hanno presa su di essi. In un Mondo in cui la popolazione si è più che triplicata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli esseri umani sono de facto sempre più interdipendenti, dovrebbero ormai gestire certi prodotti come beni comuni globali e cooperare al di là delle frontiere per prendersi cura delle questioni comuni globali, incluso quella di superare il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno oggi più che mai di forti istituzioni multilaterali, inclusa un’organizzazione delle Nazioni Unite più forte e democratizzata.

Assicurare la parità totale tra uomini e donne

L’economia non può essere riformata in maniera soddisfacente senza la totale parità dei sessi in tutti gli aspetti della vita. Si tratta anche di una condizione sine qua non per realizzare i vari obiettivi dell’Agenda 2030. Oggi, ovunque nel mondo, anche se in misura diversa, le donne e le ragazze sono discriminate nella vita pubblica e privata, al lavoro e nelle strutture decisionali di ogni tipo. La pubblicità nelle società cosiddette “più avanzate” mostra ancora un’immagine mercificata delle donne. Oggi è essenziale sbarazzarci finalmente di tutti gli stereotipi e costruire un’uguaglianza di trattamento reale fra donne e uomini in tutti i posti di lavoro e in tutte le istituzioni. Questo è qualcosa su cui ogni persona può fare la differenza.

 

Ripensare il ruolo dei social networks, di internet e dell’intelligenza artificiale

Internet e i social networks hanno reso la vita più facile sotto molti aspetti e gli sviluppi recenti spianano la strada per successive trasformazioni che saranno probabilmente più veloci e più profonde di tutto ciò che fino ad ora abbiamo conosciuto. Alcuni di questi cambiamenti, come ulteriori guadagni di produttività, possono essere benefici per tutti. Però molto di questo dipende dalla nostra abilità di contrastare gli effetti negativi e padroneggiare in maniera responsabile le nuove capacità a disposizione. Sul piano economico, benché le economie di piattaforma generino un certo numero di vantaggi, producono a volte effetti negativi non compensati, ad esempio la chiusura di negozi, trasferimenti di impieghi in altre parti del mondo o un’elevata competizione fra lavoratori all’interno delle stesse professioni, la riduzione della protezione sociale e la probabile scomparsa di alcuni mestieri senza la garanzia che le tecnologie emergenti possano permettere ad ogni individuo di avere un ruolo nella società. È dunque necessaria una riflessione più ampia per sfruttare l’innovazione in maniera positiva e strutturare una governance globale del web e dei social network.

 

Preservare il ruolo degli organismi intermedi

L’innovazione tecnologica sta rendendo le nostre società più orizzontali. Nonostante ciò abbia permesso agli individui di prendere parte più attivamente nella vita pubblica politica e culturale, ha anche ridotto l’importanza di organismi intermediari come i sindacati, le associazioni o i partiti politici. Malgrado ciò, tali organismi hanno ancora un ruolo molto importante, in particolare durante iperiodi di transizione. Questa è una questione da dibattere prima che sia troppo tardi.   

 

Siti utili

L’ONU offre agli enti locali un crescente numero di riflessioni scientifiche nel suo “knowledge hub” sull’ESS (http://unsse.org/knowledge-hub/).

Altri riferimenti utili sull’ESS si trovano sul sito dell’ ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) : https://www.ilo.org/empent/areas/WCMS_546299/lang–en/index.htm

e in particolare sulle sezioni dedicate al “Collective Brain”, uno spazio virtuale che l’ILO dedica agli scambi sull’ESS (http://ssecollectivebrain.net/about/)

e all’Accademia dell’ESS (http://ssecollectivebrain.net/ilo-academy-on-sse/).

Tra gli organismi della società civile, possiamo segnalare i siti:

del Global Social Economy Forum (GSEF), una piattaforma mondiale di promozione dell’ESS basata in Sud Corea: (https://www.gsef-net.org/fr/knowledge-hub);

di EURICSE, l’Istituto Europeo di Ricerca sulle Aziende Cooperative e Sociali (http://www.ripess.org/ressources/ressources-sur-less/);

del CIRIEC, il Centro Internazionale di Ricerca e Informazioni sull’Economia Pubblica, Sociale e Cooperativa (http://www.ciriec.uliege.be/),

del RIPESS, la Rete Intercontinentale di Promozione dell’ESS (http://www.ripess.org/ressources/ressources-sur-less/,

e dell’ESSFI, il Forum Internationale dell’ESS (https://www.essforuminternational.com/).

 

Questo documento

 

Questo documento è il primo frutto di unlavoro collettivoche ha preso avvio il 21 febbraio 2020 ad Assisi, presso il Sacro Convento di San Francesco, con la partecipazione di lavoratori, studenti, ricercatori, sindaci e assessori, responsabili di governo, economisti, dirigenti di istituzioni, organizzazioni e associazioni, imprenditori, banchieri, religiosi, volontari. Tra questi ci sono:

Alain Gennari, Responsabile Politiche di inclusione sociale FormaFuturo

Andrea Ferrari, Presidente del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Andrea Spoecker, Architetta,  Jai Jagat Francia

Anna Fasano, Presidente di Banca Etica

Carlo Borzaga, Docente di Economia dell’Università di Trento, Presidente Euricse

Cristiano Citterio, Sindaco di Vedano Olona

Daniela Bartolini, Vicepresidente di Italia che cambia

Elly Schlein, Vicepresidente della Regione Emilia Romagna

Emili Gino, Provincia di Perugia

Enrico Piergallini, Sindaco di Grottammare (AP)

Fabrizio Tondi, Sindaco di Abbadia San Salvatore (Siena)

Felice Scalvini, Co-presidente Reves – Delegato Anci Consiglio Nazionale Terzo Settore

Flavio Lotti, Direttore Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Francesca Benciolini, Assessore del Comune di Padova

Francesco Cavalli, CEO Icaro TV

Gabriele Giottoli, Assessore del Comune di Perugia

Gérard Biraud, ex alto funzionario ONU

Gianni Bagnoli, Assessore del Comune di Sinalunga

Gianni Fogliato, Sindaco del Comune di Bra

Jean Fabre, Task Force dell’Onu sull’Economia Sociale e Solidale

Laurence Kwark, Segretario Generale GSEF (Global Social Economy Forum)

Lella Palladino, Cooperativa Eva

Leoluca Orlando, Sindaco del Comune di Palermo

Lucia Mancino, Co-Housing Bologna Porto15

Luigi Mansi, Sindaco di Scala

Marco Piccolo, Presidente della Fondazione Finanza Etica

Mariateresa Ruggiero, Banca Etica

Marina Baretta, Assessore del Comune di Barberino Tavarnelle (Firenze)

Mario Galasso, Direttore Caritas Emilia Romagna

Mirco Potami, Vicepresidente ARIFEL

Nazzareno Gabrielli, Vicedirettore di Banca Etica

  1. Antonello Fanelli, Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
  2. Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi

Paolo Mirti, Dirigente Comune di Senigallia

Pier Paolo Baretta, Sottosegretario Ministero Economia e Finanza

Pietro Gabrielli, Presidente Pacha Mama, Rimini

Randa Harb, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Riane Eisler, Presidente del Centro Studi sulla Partnership (Stati Uniti)

Roberto Di Meglio, Organizzazione Internazionale del Lavoro

Rosario Lembo, Comitato Italiano per il diritto all’acqua

Salvatore Gibiino, Presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo (Palermo)

Samuele Ramberti, economista

Simone dal Pozzo, Sindaco di Guardiagrele

Simone Pettirossi, Assessore del Comune di Assisi

Simone Siliani, Direttore della Fondazione Banca Etica

Stefania Proietti, Sindaca del Comune di Assisi

Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

Vincenzo Linarello, Presidente del gruppo cooperativo GOEL

* * *

Principali tappe del percorso effettuato per scrivere questo documento

 

21 febbraio 2020 – Assisi, Sacro Convento di San Francesco – Laboratorio dell’economia delle cittàpromosso da: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, Banca Etica, Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale.

 

11 luglio 2020 – Laboratorio online delle Città per l’Economia di Francesco promosso da: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, Banca Etica, Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale, Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), Forum Internazionale dell’Economia Sociale e Solidale, Rete Europea delle Città e Regioni per l’Economia Sociale (REVES), EURICSE

 

9 ottobre 2020 – Perugia, Provincia di Perugia – “Cosa possiamo fare per costruire l’Economia di Francesco” Laboratoriopromosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dai Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, dalla Fondazione Finanza Etica (Banca Etica) e dalla Tavola della Pace in collaborazione con: Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale, International Labour Organization (ILO)

10 ottobre 2020 – Perugia, Provincia di Perugia – “La cura della Comunità”Assemblea Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con: Comitato Italiano per il diritto all’acqua, Coordinamento Agende 21 Locali, CEVI, CIPSI nell’ambito del progetto “Le Città e la gestione sostenibile dell’acqua e delle risorse naturali (AID 11788), con il Patrocinio del Festival dello sviluppo sostenibile ASviS – Alleanza per lo sviluppo sostenibile

Ginevra – Perugia, 17 Novembre 2020

Invia le tue idee, proposte e riflessioni al

Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

via della Viola 1 (06122) Perugia tel. 075/5722479 – fax 075/5721234

email info@entilocalipace.it  – www.cittaperlapace.it

[1]ex Amministratore dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), ex Decano del Dipartimento Foreste dell’Univeristà di Yale, co-presidente di “The Next System Project”

[2]L’equivalente delle Regioni in Italia

Fonte: Perlapace.it – http://www.perlapace.it/maiocosapossofare_doc/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *